mercoledì, giugno 21, 2006

Denunciamo la Banca d'Italia per "uso ingannevole del marchio" ?

(di sandropascucci)

Si può denunciare la Banca d'Italia S.p.A.
per sopravvenuta decettività del marchio Banca d'Italia secondo Art. 14 del nuovo Codice di Proprietà Industriale ?


comma 2.
2. Il marchio d'impresa decade:
a) se sia divenuto idoneo ad indurre in inganno il pubblico, in particolare circa la natura, qualita' o provenienza dei prodotti o servizi, a causa di modo e del contesto in cui viene utilizzato dal titolare o con il suo consenso, per i prodotti o servizi per i quali e' registrato.


rif: http://www.ricercagiuridica.com/codici/lmsg.asp?num=13758

martedì, giugno 13, 2006

Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 5

Il nostro monitoraggio prosegue
C'eravamo lasciati qui: parte 4?

aggiorniamo i dati, PARTE 5:


da repubblica.it

A marzo toccata quota 1.556,9 miliardi di euro, 4 miliardi in più
rispetto a febbraio. In crescita del 6,8% le entrate tributarie

Bankitalia, nuovo record per il debito pubblico

ROMA - Nuovo record per il debito pubblico che a marzo, calcolato in termini assoluti, è arrivato a quota 1.556,9 miliardi di euro. E' quanto risulta dal Bollettino statistico della Banca d'Italia sulla finanza pubblica. A febbraio era a 1.552 miliardi.

Migliori notizie, arrivano invece per quanto riguarda le entrate fiscali. Sempre secondo Bankitalia nel primo quadrimestre dell'anno crescono del 6,8%. Le entrate di cassa, da gennaio ad aprile 2006, al netto dei fondi speciali di riscossione, sono pari a 97.118 milioni di euro, in crescita rispetto ai 90.903 milioni dello stesso periodo dell'anno precedente. Ad aprile - sempre secondo i dati di Bankitalia - le entrate sono state pari a 22.694 milioni, in crescita del 3,4% rispetto ad aprile 2005.

(12 giugno 2006)


Ma che ci prendete per il culo?
le entrate aumentano MA il debito pubblico aumenta ugualmente!
a parte che non sono 4 ma 4,9 miliardi di euro in un mese!!!
9.500.000.000.000 di lire!!



martedì, maggio 30, 2006

Kirchner dice ciao al FMI

da: http://www.movisol.org/znews110.htm

Kirchner dice ciao al FMI

29 maggio 2006 – “Eravamo tormentati da coloro che dicono che bisogna pagare prima le banche e poi la popolazione. Abbiamo dimostrato fermezza e siamo riusciti a costringere coloro che avevano saccheggiato il paese a cedere”, ha affermato il presidente argentino Nestor Kichner alla gigantesca manifestazione tenutasi a Plaza de Mayo di Buenos Aires il 25 maggio per celebrare l’Indipendenza. “Quando entrai in carica si combatteva secondo per secondo, adesso si combatte minuto per minuto, ma il cambiamento nel paese sta diventando sempre più profondo”, ha detto il presidente ai 350 mila manifestanti provenienti da ogni parte del paese e di appartenenza politica diversa.

I nemici sinarchisti dell’Argentina si sono lamentati del fatto che la popolarità crescente del presidente rappresenta una minaccia alla democrazia, e portano proprio ad esempio questa manifestazione che secondo loro sarebbe stata orchestrata come un comizio pre-elettorale, tanto che alcuni manifestanti issavano il cartello “Kirchner nel 2007”. Kichner si è scusato con loro dicendo che purtroppo non ha il tempo che occorrerebbe per costruirsi un movimento d’opposizione come si deve, perché è troppo preso con gli impegni prioritari del governo.

Durante il discorso a Plaza de Mayo, Kirchner si è rivolto “a tutti quegli argentini che, guardando oltre le piccole questioni, vogliono costruire una patria diversa” affinché uniscano le forze per costruire “l’Argentina della giustizia e della dignità”. Facendo di nuovo riferimento all’orrore dei 30 mila desaparecidos e alle altre atrocità subite dall’Argentina, Kirchner ha detto che ora la popolazione è tornata a Plaza de Mayo per farne la piazza delle ricostruzione e del perdono.

Quando ottenne l’incarico tre anni fa, il paese era allo sbando, ha ricordato Kirchner. “Avevamo il 60% della popolazione nella povertà, il 26% nella disoccupazione e quasi il 30% nell’indigenza. L’Argentina sembrava crollare, ma con la forza di gente onesta e per bene di questo paese abbiamo iniziato la ricostruzione”. Il paese era perseguitato dai debiti, da settori privilegiati decisi a non cedere un millimetro, da coloro secondo cui le banche vengono prima della popolazione. “Con il vostro sostegno abbiamo potuto costruire un’Argentina diversa. Abbiamo ottenuto una storica cancellazione di 100 miliardi di dollari di debito privato. Per la prima volta nella storia noi argentini abbiamo potuto vincere la battaglia e costringere chi saccheggiava il paese a cedere, e abbiamo risparmiato 70 miliardi di dollari”.

Kirchner si riferisce ai titoli del debito pubblico, che Buenos Aires aveva venduto sul mercato a condizione formale che essi non fossero venduti al dettaglio, e cioè non fossero girati dalle banche ai risparmiatori. Se ciò è avvenuto, come nel caso dei risparmiatori italiani, non è colpa del governo argentino.

In mezzo agli applausi Kirchner ha aggiunto: “Da questa Plaza de Mayo io dico formalmente ‘ciao’ al Fondo Monetario Internazionale. L’Argentina ha pagato il suo debito. Non dipende più dal FMI”.

“Gli sforzi quotidiani contro questi interessi sono impegnativi. Essi possono cedere un momento ma cercano sempre di riprendere l’iniziativa. Per questo chiedo al popolo argentino di aiutarmi. Unitevi a me nel combattere questa battaglia di cui l’Argentina ha bisogno. Se le cose vanno bene per l’Argentina andranno bene anche per i lavoratori, per i ceti medi, per gli imprenditori del paese, per chiunque è parte della Patria”. E issando con onore e dignità la bandiera dell’Argentina “noi issiamo la bandiera dell’America Latina”.

giovedì, aprile 27, 2006

Signoraggio de còre!

da: repubblica.it
Il governo elvetico voleva sopprimerla perché antieconomica
"La gente la vede con affetto, non possiamo eliminarla"

Svizzera, abolito il centesimo
proteste salvano la moneta da 5



La Svizzera ha abolito
le monete da 1 centesimo

BERNA - Giù le mani dai 5 centesimi. Davanti alle proteste dei cittadini il ministro delle Finanze elvetico, Hans-Rudolf Merz, ha rinuncia ad abolire le monete da cinque centesimi. Una proposta che, appena resa nota, aveva scatenato l'ira delle associazioni dei consumatori, dei dettaglianti e delle piccole e medie imprese. E così l'abolizione riguarderà soltanto la moneta di rame da un centesimo.

I costi per la fabbricazione della moneta da cinque centesimi sono superiori al suo effettivo valore, "ma la gente vi è affezionata", ha osservato il ministro elvetico. Inoltre c'è il pericolo che i commercianti arrotondino in alto, facendo aumentare l'inflazione dello 0,2%.

Il ministro delle finanze sperava di ottenere risparmi per circa 300mila franchi, ma alla luce della nuova decisione lo sgravio sulle casse pubbliche sarà solo di 70mila franchi. La produzione della moneta di un centesimo costa attualmente 12 centesimi, mentre quella di cinque ne costa sei. L'ultima moneta annullata era stata quella di due centesimi, abolita nel 1978.

(26 febbraio 2006)


poi dicono che Rothschild tiene le cose nascoste! più chiaro di così!
E' il popolino che è proprio fesso!

Il signoraggio sulle monete è in questo caso negativo, raro caso ed è dovuto naturalmente al basso valore nominale della monetina in questione.
Approfondimenti qui:
http://www.mclink.it/personal/MC0823/signoraggio_centesimidicartastraccia.html

lunedì, aprile 24, 2006

Ecuador - Italia: 1 - 0

da http://www.ecn.org/reds/etnica/indiosecuador/ecuador0001comunicati.html


Comunicati del Parlamento Nazionale dei Popoli dell'Ecuador
che riunisce riunisce oltre ai rappresentanti delle comunità indie, anche quelli di lavoratori, soldati, studenti, durante la rivolta di gennaio. Dal Comitato internazionalista Arco Iris. Gennaio 2000.

Il Parlamento Nazionale dei Popoli dell'Ecuador riunisce oltre ai rappresentanti delle comunità indie, anche quelli di lavoratori, soldati, studenti.

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Alle organizzazioni di tutte le nazioni del mondo

Quito, 16 gennaio 2000

Fratelli e sorelle,

Il Parlamento Nazionale dei Popoli dell'Ecuador, costituito democraticamente con la partecipazione di 21 Parlamenti di Provincia, innumerevoli Parlamenti Comunali, Cantonali e di Quartiere ha assunto direttamente l'esercizio della sovranità nazionale per salvare la Repubblica dell'Ecuador dalla dissoluzione nazionale avviata con la decisione del presidente Jamil Mahuad di rinunciare alla sovranità monetaria annunciando la sostituzione del "Sucre", il nostro storico simbolo monetario, con il dollaro.
La decisione di dollarizzare l'economia è l'ultimo colpo contro l'economia del popolo e il sistema produttivo del paese che Mahuad assesta con il proposito sinistro di proteggere una bancocrazia corrotta e in fallimento per trasformare l'Ecuador in un enclave della speculazione finanziaria e del lavaggio del denaro sporco.
La dollarizzazione implica la distruzione del sistema produttivo, la rovina dell'industria e la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, l'espropriazione progressiva dei piccoli appezzamenti di terra degli indigeni e dei contadini del paese.
Questo schema coloniale è inapplicabile perchè l'entrata di valuta straniera rappresenta appena il 15% del Prodotto Interno Lordo (PIL), per cui l'ossessione di Mahuad porta al soffocamento della produzione locale.
In seguito a una successione di rivolte indigene, scioperi dei contadini e di lavoratori in generale, nessuna delle loro legittime aspirazioni sono state accolte, si sono invece intensificati i programmi di privatizzazione dell'industria petrolifera, della sicurezza sociale, delle comunicazioni e dell'elettricità e il loro orientamento verso la distruzione dei diretti degli indigeni, dei contadini e dei lavoratori. Sono stati congelati i depositi bancari ed è stata proposto il loro rimborso fra 10 anni, mentre sono stati destinati migliaia di milioni di dollari alla pirateria delle banche.
In questa situazione il Parlamento Nazionale dei Popoli dell'Ecuador ha convocato un Incontro Nazionale in Difesa della Sovranità, per sostituire Mahuad e i poteri legislativi e giudiziari e restituire l'esercizio sovrano del potere al popolo per fondare uno Stato plurinazionale che elimini definitivamente l'oppressione secolare che pesa sulla maggioranza indigena della popolazione.

Il Parlamento Nazionale dei Popoli dell'Ecuador convoca tutte le organizzazioni dei popoli del mondo e tutti i cittadini a fraternizzare e a difendere con l'azione il diritto legittimo dei popoli dell'Ecuador a esercitare direttamente la loro sovranità, richiedendo alla forza pubblica dell'Ecuador di rispettare tale esercizio di sovranità popolare e di non reprimere le manifestazioni pacifiche di milioni di ecuatoriani e di subordinarsi invece alla sovranità legittima che risiede nel popolo.

Allo stesso modo vi esortiamo a riconoscere la piena legittimità al Parlamento Nazionale dei Popoli dell'Ecuador e a richiedere ai vostri governi un suo immediato riconoscimento.
La patria fiorirà per tutti e tutte.


Antonio Vargas
(Presidente del Parlamento Nazionale dei Popoli dell'Ecuador)


Per favore inviare vostri messaggi a:

Parlamento de los Pueblos del Ecuador
E-MAIL: mlarrea@24horas.com

Comandancia General de las Fuerzas Armadas
E-MAIL: comacosa@uio.satnet.net

Comandancia General de la Policía
TELEFAX: 506066

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Ufficio # 001 PNPE-2000

Fratelli,
Comandante generale delle Forze Armate,
Comandante generale della Polizia Nazionale,

Il Parlamento Nazionale dei Popoli dell'Ecuador, venuto a conoscenza del "Messaggio alla Nazione" pubblicato sulla stampa del paese sabato 15 gennaio 2000, comunica alle forze pubbliche del paese
Che nonostante le azioni di protesta che si svolgono attualmente in tutto il paese non vi sono episodi di violenza e che il Parlamento Nazionale dei Popoli dell'Ecuador ha emanato disposizioni chiare e precise a tutto il popolo affinché tali azioni si compiano pacificamente; per cui, com'è caratteristica del popolo ecuadoreño, nessun atto che si eseguirà secondo tali istruzioni implicherà vandalismi e attentati alla vita delle persone, alla proprietà pubblica e privata, e saranno garantiti l'ordine e la pace.
Il Parlamento dichiara che in nessuna delle sue azioni sarà una minaccia all'integrità fisica dei soldati indipendentemente dalla loro gerarchia, nè contro alcun membro della polizia.
Nel ratificare la natura pacifica con cui si compie l'incontro "Per la Difesa della Sovranità del Paese", il Parlamento Nazionale dei Popoli dell'Ecuador esorta le istituzioni che integrano la forza pubblica affinché depongano ogni atteggiamento violento e repressivo e si responsabilizzino della sicurezza e integrità della vita delle persone che partecipano a queste azioni.
In base ai principi universali del diritto che stabiliscono che la sovranità appartiene al popolo, che la sua volontà è la base dell'autorità, principi garantiti dalla Costituzione, il Parlamento Nazionale dei Popoli dell'Ecuador sottolinea che la responsabilità della forza pubblica è compiere la sua missione fondamentale: la conservazione della Sovranità Nazionale, l'integrità e l'indipendenza dello Stato.

Come sapete Jamil Mahuad ha rinunciato alla sovranità monetaria che include la rinuncia alla sovranità nazionale, in violazione dell'ordinamento giuridico dello Stato e minacciandone la sicurezza stessa.

Per queste ragioni, il Parlamento dei Popoli dell'Euador ha disposto con il Decreto #005 del 14 gennaio 2000, la sua denuncia per alto tradimento della Patria.

La Costituzione del Parlamento dei Popoli dell'Ecuador, è l'espressione dell'esigenza del popolo ecuadoreño di conservare la Sovranità Nazionale e mantenere l'integrità dello stato davanti alle pretese della sua dissoluzione.

In questi momenti della storia, la forza pubblica ha il dovere di onorare le alte tradizioni della Repubblica, garantendo pienamente la sovranità del paese e impedire qualsiasi conflitto fratricida.

Attentamente,
La Patria fiorirà per tutti e tutte.

Antonio Vargas
Presidente del Parlamento Nazionale dei Popoli dell'Ecuador

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Trascrizione del Decreto No. 005

CONSIDERANDO,

Che il Dr. Jamil Mahuad ha dato disposizioni per la "dollarizzazione" del sistema monetario del paese,

Che questo fatto costituisce una rinuncia della sovranità nazionale, che minaccia la maggioranza della popolazione ecuadoreña, l'integrità economica del paese e la sicurezza dello Stato,

Che la dollarizzazione proposta dal Dr. Jamil Mahuad viola l'articolo 246 della Costituzione che stabilisce che la moneta nazionale è il Sucre, il cui cambio con altre monete sarà fissato dalla Banca Centrale,

Che la dollarizzazione protegge gli interessi delle banche, dell'oligarchia e della bancocrazia, speculatori del denaro, e minaccia di causare danni irreparabili al sistema produttivo del paese e a tutto il popolo ecuadoreño,

DECRETA,

Art.1 Disporre la denuncia politica, penale e civile del Dr. Jamil Mahuad Witt per il delitto contro la sicurezza dello Stato, che costituisce tradimento alla patria perchè pretende che il paese, con la dollarizzazione, rinunci alla sua sovranità monetaria e delegittimi il Sucre come moneta nazionale, aggravando la situazione della maggioranza della popolazione ecuadoreña.


Dato e firmato nella città di San Francisco di Quito, Distretto Metropolitano, nella riunione plenaria del Parlamento Nazionale dei Popoli dell'Ecuador, il 14 del mese di gennaio del 2000.



ANTONIO VARGAS, Presidente
MANUEL CASTRO, Segretario



Purtroppo la storia poi prosegue su altri binari.
Destituito il presidente traditore il popolo prende il potere ma..
[continua..]

giovedì, aprile 20, 2006

Torna Padoa-Schioppa, un altra tessera del puzzle di IGB©

da yahoo news


MILANO (Reuters) - Tommaso Padoa-Schioppa ha accettato di diventare il ministro dell'Economia del nuovo governo Prodi, secondo quanto riporta stamane La Repubblica.

"Il Grande Tecnico, fino all'anno scorso membro del board della Bce, ha detto sì", si legge nel quotidiano.

Circa le richieste dei due maggiori partiti, Margherita e Ds, per ministeri economici il quotidiano scrive che "politici di esperienza da affiancare a Padoa-Schioppa nella gestione dell'economia sono portanti nel ragionamento prodiano per cui il risanamento dei conti pubblici deve avvenire insieme al rilancio economico".

La presenza di Padoa-Schioppa diventa centrale, scrive il quotidiano, per la volontà dichiarata di Prodi di "fare un bel governo, un governo forte con un programma che attueremo sul serio".


argomenti correlati:
Tutti gli uomini de Il Grasso Bankiere©

lunedì, aprile 10, 2006

Caso Fiorani-Fazio-Bankitalia: indagato Grillo!

da repubblica.it
Il politico, chiamato in causa da Fiorani, avrebbe avuto
un ruolo di "lobbysmo puro" nella scalata ad Antonveneta

Bpi, indagato il senatore Grillo (Fi)
l'ipotesi è concorso in aggiotaggio

MILANO- Il senatore Luigi Grillo risulta iscritto nel registro degli indagati della Procura di Milano nell'ambito dell'inchiesta sulla scalata ad Antonveneta. Per lui l'ipotesi di reato è concorso in aggiotaggio. Il nome di Grillo, senatore di Forza Italia, era ricorso nei verbali degli interrogatori resi nei mesi scorsi dall'ex ad di Bpi Gianpiero Fiorani e dell'ex dg Gianfranco Boni, che ieiri hanno ottenuto gli arresti domiciliari dopo quasi quattro mesi di carcere.

Secondo dichiarazioni di Fiorani, Grillo aveva un ruolo di "lobbysmo puro" perché con le sue frequentazioni politiche nazionali aveva tentato di appoggiare "un grande progetto industriale di importanza nazionale". Grillo, inoltre, venne messo subito a conoscenza, nella notte tra l'11 e il 12 di luglio dell'autorizzazione data dall'allora governatore di Bankitalia Antonio Fazio, all'opa su Antonveneta. La notizia dell'iscrizione all'albo degli indagati ha raggiunto il senatore Grillo a Genova. "Ma quale aggiotaggio - ha detto - ho investito solo poche migliaia di euro". Il senatore, che si trova nella sede di Forza Italia in attesa di conoscere le prime proiezioni dei risultati elettorali, si è riservato di commentare la notizia in maniera più approfondita non appena avrà chiarito i termini del suo coinvolgimento nell' inchiesta. "Ancora oggi sono fermamente convinto della bontà del progetto industriale della Banca Antonveneta: creare una grande banca italiana nel nord est aveva una sua validità". Luigi Grillo continua a difendere il progetto Antonveneta, dopo aver appreso di essere indagato per concorso in aggiotaggio dalla Procura di Milano.

"Sono sereno - ha commentato - ritengo di non aver fatto nulla di illegale, come ho più volte dichiarato. Non credo di aver mai compiuto speculazioni sulla banca in questione".
Grillo definisce una strumentalizzazione politica la sua iscrizione nel registro degli indagati. "Sono amareggiato. Siamo ancora una volta di fronte a una strumentalizzazione a fini politici, dal momento che nessuno ha mai notificato a me direttamente la notizia della mia iscrizione nel registro degli indagati che ho appreso dalle agenzie di stampa".
Grillo ha ricordato che da mesi viene indicato come uno dei registi della scalata ad Antonveneta. "Da tempo vengo disegnato come il regista - ha osservato - sono voci fuori dalla realtà e ora sono curioso di andare a vedere le carte per capire nel merito di che cosa sono accusato. Ho ripetuto più volte di essere stato convinto di investire in quel progetto, il resto sono soltanto maldicenze". E su Fiorani, Grillo dichiara: "Quando era amministratore della Banca lo ritenevo un ottimo banchiere".

(10 aprile 2006)

sabato, aprile 08, 2006

I dubbi di Prodi sulla sovranità monetaria

da corriere.it

Il Professore: solo una bufala

Il Cavaliere ammazza i Comuni
«Non partecipo a una gara a chi le spara più grosse» La squadra prodiana: Silvio vuol chiudere gli ospedali?

ROMA—Se quello dell’abolizione dell’Ici doveva essere nelle intenzioni berlusconiane il colpo del kappaò, Romano Prodi l’ha incassato bene. Almeno all’apparenza. Alle 11 di sera, nel buio del cortile Rai di via Teulada, il capo dell’Unione ha la faccia di chi, per la seconda volta, si sente vincitore morale del duello tivù. «Se sono soddisfatto? Beh, vorrei anche vedere... », risponde con sorriso largo. Ha voglia di andarsene, il Professore, i suoi lo aspettano nel quartier generale di piazza Santi Apostoli.

Tutto è pronto per l’ennesimo brindisi. Ma prima c’è da capire che effetto ha avuto l’affondo berlusconiano sull’Ici. Prodi cambia e s p r e s s i o n e , stringe gli occhi e sibila: «Mah, giudicate voi. Vorrei solo sentire il parere di alcuni sindaci della Casa delle Libertà. Non partecipo alla gara a chi la spara più grossa, del tipo "cancello l’Ire e, già che ci sono, l’Iva". Gli italiani meritano più serietà e considerazione ». Poi ironizza: «Forse stamperà cartamoneta ». E tornando a piedi verso casa con i collaboratori, si ferma in una gelateria e offre il gelato a tutti.

Strana atmosfera attorno al capo dell’Unione. Un mix di soddisfazione e incredulità. Soddisfazione per l’andamento complessivo del dibattito: «È andata alla grande anche stavolta — è il commento dei suoi —: abbiamo nettamente prevalso ai punti». Incredulità per l’annuncio in zona Cesarini del Cavaliere: «È una bufala. Poveri Comuni, dopo aver subìto drastici tagli in questi 5 anni, ora rischiano la morte finanziaria. Ma che pensa Berlusconi? Di chiudere gli ospedali?».

Che l’affondo del premier abbia però lasciato il segno, non c’è dubbio. Così com’è certo che da qui al 9 aprile Prodi e i suoi dovranno rimodulare la loro strategia. Il dilemma sarà: fingere di ignorare la promessa berlusconiana o tentare invece, cifre alla mano, di smantellarla? La tesi dei prodiani, ma non si s quanto convinta, è che si sia trattato solo di una boutade. E il commento nella notte di Giuliano Ferrara, secondo il quale «l’annuncio del premier ha lasciato tutti nello sconcerto, anche i berluscones », alimenta la speranza prodiana.

Notte di nervi tesi. Gara sul filo del rasoio. Il duello tra i due sfidanti inizia fuori dagli studi Rai. Una quindicina di sostenitori del capo dell’Unione accoglie a suon di fischi l’arrivo di Berlusconi, sventolando uno striscione con la scritta «Prodi sei il nostro futuro». Solo due i tifosi del premier e le loro grida si perdono nel traffico di via Teulada. Si parte puntuali. Lo staff del Professore occupa posti strategici: il portavoce Silvio Sircana è in studio con il collega berlusconiano Paolo Bonaiuti. Il capo ufficio stampa, Sandra Zampa, si colloca nella saletta a 7 schermi con Rodolfo Brancoli. Al secondo piano ci sono il consigliere politico Levi, la segretaria Flamigni e il tesoriere Rovati. Prodi sembra rilassato.

Gli chiedono della pena di morte e cita il Vangelo. Parla d’amore e di felicità. E risponde morbido quando gli ricordano l’accusa di «delinquenza politica » rivolta giorni fa ai suoi avversari. «È totalmente a suo agio» commentano i suoi, tirati come elastici. Berlusconi ci mette una buona mezz’ora per inventarsi il primo sorriso. Soffre quando Prodi lo accusa di non avere argomenti per difendere l’operato del suo governo. Insiste con la storia dei comunisti.

«Berlusconi è di cera, Prodi è di carne», sentenzia il gruppo d’ascolto delle donne dell’Unione (Melandri, Bindi e militanti ds). E quando il premier, alla domanda su come pensa di coprire finanziariamente le promesse elettorali, dice al suo avversario «te lo spiego in privato », una risata attraversa lo staff prodiano. Poi l’aria cambia. Succede quando il capo dell’Unione, citando lo scrittore Bernard Shaw in risposta alla teoria di cifre sparate dal Cavaliere, tira fuori la storia dell’ubriaco che «si attacca al lampione non per farsi illuminare maper farsi sostenere». È come una scarica elettrica per Berlusconi. Che insorge, contrattacca. Fino alla stoccata sull’Ici. Notte da decifrare. Negli uffici prodiani cantano l’inno di Forza Italia. E sembrano contenti.

Francesco Alberti
04 aprile 2006

venerdì, aprile 07, 2006

Quanto vale un euro?

QUANTO VALE UN EURO?
Come trasformare un’arguta conversazione tra volontari romani in una piccola lezione di matematica etica.
di Ugo Montanari

Una "pittoresca" usanza dei watoto (bambini) della valle dello Yovi consiste nel trasportare mattoni dai forni artigianali dove vengono cotti al luogo dove servono per costruire le case. Questa attività permette loro di ottenere un po’ di soldini per comprarsi i biscotti: per ogni mattone portato ricevono 5 scellini e, poiché un pacchetto di 6 biscotti costa 50 scellini, con 10 mattoni è concluso l’affare. I bambini più grandicelli (7-10 anni) portano 5 mattoni per volta, mentre i più piccoli ne portano 3... Tutti rigorosamente sulla testa. Ogni mattone pesa 3 chili o poco più. Partendo da questo fatto abbiamo eseguito un calcolo interessante, che ci permette di stabilire una definizione del valore dell’euro in modo decisamente diverso da quanto fanno gli economisti e gli esperti di varia natura che infestano la nostra esistenza. Un euro vale 1350 scellini; quindi per accumulare un euro un bimbetto della valle deve trasportare 270 mattoni (1350:5 = 270) per un peso totale di un po’ più di 8 quintali (270x3 = 810). Se consideriamo che il forno con annesso deposito di mattoni dista circa 500 metri dall’abitazione, un bimbetto che porti 3 mattoni per volta deve fare 90 viaggi di andata e ritorno (270:3 = 90), cioè 90 chilometri (90x0,5x2 = 90). Da qui la definizione: l’euro è quella moneta il cui valore unitario equivale alla fatica di un bambino africano di 5 anni (il cui peso è sì e no 12-15 chili) che trasporta 810 chilogrammi di mattoni percorrendo complessivamente 90 kilometri, di cui 45 con 9 chili sulla testa.

venerdì, marzo 31, 2006

Ancora un giornale che denuncia il signoraggio.. ma il popolo-bue dorme!

da Il Giornale.it
n. 76 del 31-03-06 pagina 38

Quei diritti d’autore che paghiamo sull’euro
di Paolo Granzotto

Caro Granzotto, ci apprestiamo a festeggiare i cinque anni della moneta unica, introdotta il 28 febbraio del 2001. Quando il governo Prodi ce la impose facendoci pagare anche l’eurotassa, molti di noi e io compreso eravamo convinti che l’euro avrebbe sistemato quasi tutti i guai dell’Italia facendoci forse non più ricchi ma più stabili e con i conti più in ordine anche perché c’erano i famosi parametri di Maastricht da rispettare. Purtroppo i fatti hanno smentito i nostri entusiasmi. L’euro ha comportato un aumento dei prezzi in ogni nazione dove circola e ora si dice che forse sbagliammo a fissare il cambio lira-euro. Ciò mi ha fatto pensare che abboccammo all’amo di Romano Prodi senza chiederci cosa fosse, come venisse valutato e che caratteristiche avesse la moneta unica. La quale resta per noi un mistero anche se la maneggiamo tutti i giorni. Lei potrebbe spiegarmelo, anche se ormai è troppo tardi e non si può fare marcia indietro?

Mai dire mai, caro Ferrarin. L’euro è una convenzione, un accordo, non un giuramento di sangue. Come se ne decise il tasso di conversione - quel dannatissimo 1936,27 lire per un euro - è storia abbastanza nota e sufficientemente complicata: fu innanzi tutto stabilito che la moneta unica avesse lo stesso valore dell’ecu (acronimo per European Currency Unit), unità di conto risultante dalla media delle valute dell’Ue a ciascuna delle quali era attribuita un quota in relazione al peso economico. Essendo il «paniere» soggetto alle oscillazioni dei cambi, al momento opportuno fu adottato l’indice espresso il 31 dicembre del 1998 (a mercato mondiale praticamente fermo), come tasso di conversione - fisso e immutabile - dell’euro. Un po’ una roulette: c’è a chi è andata bene e c’è a chi è andata male. A noi poteva andar meglio. Proprietaria degli euri è la Banca centrale europea che li dà a prestito a un tasso di sconto attualmente del 2,5 per cento. In sostanza avviene questo: per ottenere un miliardo di euri l’Italia deve emettere Obbligazioni per la medesima cifra e depositarle presso la Banca europea la quale, tenendole in pegno, a quel punto accorda il prestito di un miliardo, alleggerito del 2,5 per cento. Si chiama, quello esercitato della Bce, diritto di signoraggio: essa stampa le banconote e le «affitta» a una cifra superiore a quella nominale. In sostanza, per diritto di signoraggio i cento euri che maneggiamo ci sono costati 102,47 euri (valore nominale più 2,5 euri di tasso meno 3 centesimi di costi vivi, carta e stampa). Provi a immaginarsi, caro Ferrarin, il «circolante» degli 11 Paesi aderenti alla moneta unica (quello italiano si aggira sui 90 miliardi di euri) e avrà una idea di quale gigantesco malloppo frutti - a che titolo? - alla Bce quel 2,5 per cento.
La Banca europea, proprietaria della moneta unica, è di fatto una banca privata, senza nessun rapporto con gli organi comunitari, con la Commissione europea o l’Europarlamento. Una pura e semplice azienda che ha per azionisti le banche centrali (a loro volta istituti privati, non pubblici). Si va dalla Deutsche Bundesbank che ne detiene il 23,40 per cento alla Banque Centrale du Luxembourg che ne ha lo 0,17 per cento, passando dalla Banque de France (16,52 per cento), la Banque Nationale de Belgique (2,83), Bankitalia (14,57) e altre nove banche centrali. Il bello (bello? Mah) è che azionisti della Bce risultano anche le banche centrali inglese, svedese e danese, nazioni che non essendo «entrate» nell’euro campano felici e contente con le loro monete nazionali. Però posseggono il 20,36 per cento dell’istituto di emissione della moneta unica. Influenzandone le scelte e intascando oltre un quinto dei diritti di signoraggio. Praticamente una pacchia. Resta infine un piccolo mistero che non sono riuscito a chiarire. Se lei nota, sulle banconote, prima delle sigle plurilingue della Bce, compare il simbolo © che indica il copyright. S’era mai vista, una roba del genere? Cosa significa, che paghiamo alla Banca centrale europea anche i diritti d’autore? Sarebbe (e forse lo è) davvero il colmo.
Paolo Granzotto

Più chiaro di così!

da http://www.cislinforma.com/index.php?option=content&task=view&id=244&Itemid=230

MF giovedì 9 giugno 2005
Contrarian

Perché l'euro non è il dollaro

Pochi giorni prima dei referendum sul trattato Ue, la stampa europea e americana ha dato grande risalto a un'analisi di Menzie Chinn (Università del Wisconsin) e Jeffrey Frankel (Harvard), due numi dell'economia monetaria internazionale, su quando e come l'euro avrebbe potuto sopravanzare il dollaro come principale valuta internazionale di riserva. Il lavoro conclude che l'euro potrebbe superare il dollaro, in quanto valuta di riserva, entro il 2022 sempre che entro il 2020 gli altri paesi dell'Ue facciano parte dell'unione monetaria. Soprattutto la Gran Bretagna, che porta con sé la piazza finanziaria di Londra.
È ancora valida questa analisi dopo gli assordanti no ai referendum sulla ratifica della Costituzione Ue? Più interessante delle conclusioni puntuali è il metodo seguito dallo studio: il calcolo del valore d'opzione dell'euro come valuta di riserva. Un metodo analogo è stato seguito dalla Banca centrale europea (Bce), che ha computato i valori di opzione delle monete di Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria rispetto all'euro nell'ipotesi di un loro eventuale ingresso nella moneta unica, mantenendosi neutrali rispetto ai rischi: la conclusione cui si è giunti è che il prezzo di opzione dello zloty polacco è molto reattivo alle informazioni sugli andamenti politici mentre quelli della corona ceca e del fiorino ungherese seguono un percorso sistematico e prevedibile. Tanto da far ritenere probabile un aumento dei tassi d'interesse ungheresi nell'eventualità di un'adesione all'euro.
Anche in Italia c'è chi studia il valore d'opzione dell'euro come valuta di riserva internazionale. In un lavoro in pubblicazione, a fine luglio, Lucio Mazzanti (Università di Roma. Tor Vergata) calcola non se e quando l'euro soppianterà il ruolo del dollaro, ma qual è oggi il valore dell'opzione attiva immediatamente esercitabile, sempre che si lo voglia fare. In breve, se la esercitasse, la Bce potrebbe contare su una quota del 28-30% del signoraggio. Cosa vuol dire tutto ciò in soldoni? Nel '900 c'è stato un condominio tra sterlina e dollaro come monete di riserva internazionale, con la moneta britannica prevalente anteriormente alla prima guerra mondiale e quella americana successivamente. Dalla seconda guerra mondiale in poi, il signoraggio è tutto degli Usa: dato che stampare un dollaro costa 3 cent, il signoraggio ammonta a 97 cent (poiché il dollaro, una volta stampato, viene impiegato per comprare merci e servizi). L'euro si pone come uno sfidante nei confronti del dollaro: ha un'opzione call il cui sottostante è il flusso dei benefici annui derivanti dal signoraggio e il cui strike è l'investimento aggiuntivo per accedere all'opzione. Al di là degli aspetti più squisitamente tecnici, ciò vuol dire che, nonostante i contraccolpi dei referendum, l'euro vale e può contare anche molto di più. L'economia reale dell'area dell'euro è analoga a quelli degli Usa in termini di output e di commercio ma l'Ue e l'unione monetaria sono ancora molto indietro se si considerano i mercati finanziari (eloquente la quota del signoraggio relativamente modesta rispetto a quella dell'economia reale). La raccomandazione abbastanza esplicita è ´ridurre il divario'. Ciò vuole anche e soprattutto dire abbattere le paratie ancora esistenti nel mercato finanziario, bancario e assicurativo europeo.

MF - Mondo & Mercati
Numero 113, pag. 6 del 9/6/2005

Luca e Antonio Bassani Antivari

da http://www.cislinforma.com/index.php?option=content&task=view&id=208&Itemid=196

Corriere della Sera sabato 7 maggio 2005
sezione: Primo Piano - data: 2005-05-07 num: - pag: 9
autore: Mario Gerevini categoria: REDAZIONALE
IL RETROSCENA

Spunta dalle Cayman il primo azionista dell'istituto di Fiorani

Un fondo di investimento delle isole Cayman è diventato il primo socio della Banca Popolare di Lodi (Bipielle) con oltre il 4%. Si chiama Victoria & Eagle Strategic Fund, non è un nome nuovo nel capitale della Bipielle ma è un soggetto alquanto misterioso, che per anni ha dichiarato una partecipazione di poco superiore al 2% senza possederla e oggi invece ha, realmente, il 4,1% che vuol dire circa 100 milioni di euro di valore. Qualcosa di strano, anche se Cayman qui non c'entra, ha anche la febbre sui titoli Antonveneta che nei mesi scorsi ha coinvolto, soprattutto nelle aree di appartenenza dei due grandi alleati ( Bipielle e Gnutti Fingruppo), professionisti. E questo al di là dei 18 conti che sono sotto la lente del pm Eugenio Fusco.

IL PASSAPAROLA E I PROFESSIONISTI — Risulta infatti che vi siano moltissimi altri piccoli conti titoli di piccoli investitori che si sono caricati di Antonveneta proprio nel periodo della scalata. Ci sono ad esempio alcuni riscontri documentali di professionisti, del tutto estranei al mondo dell'economia e della finanza se non per le ottime frequentazioni, che avevano in portafoglio una quantità sproporzionata (almeno apparentemente) di titoli Antonveneta ( qualche milione di euro). Ma ciò che attira l'attenzione è che in alcuni casi gli aiuti finanziari sono arrivati, più o meno direttamente, da Lodi. Nel Bresciano, poi, c'è stata una vera caccia alle azioni della banca padovana, come se una catena di sant'Antonio di voci e suggerimenti avesse intonato un insistente « comprare, comprare » che non si ricordava dai tempi di Olivetti e Telecom.

IL FONDO DI CAYMAN — Un dato è certo e documentale: a fine marzo Victoria & Eagle Strategic Fund aveva lo 0,4% della banca guidata da Gianpiero Fiorani. Poco più di un mese dopo è salito oltre il 4%, il doppio di Fingruppo, Jp Morgan e Azimut. Vuol dire che ha comprato tutto in poco più di un mese? Sì ma non necessariamente in Borsa. Potrebbe essere un « giro » svizzero perché è stata liquidata la fiduciaria Pecufina, controllata dalla Bipielle Bank Suisse di Lugano, e il suo 2% di Lodi potrebbe essere confluito in Victoria & Eagle. Che questa società amministri uno o più fondi di investimento bisogna crederlo sulla parola ( « Strategic Fund » ) . Nei vari archivi si pesca solo una piccola operazione di investimento di qualche anno fa, al Nasdaq, in cordata proprio con Bipielle Suisse. Poi nient'altro, solo Popolare Lodi. Il fatto che la sede sia a Cayman ovviamente non favorisce la trasparenza.

BOLZANO E BANCA ADAMAS — In passato quote del fondo off shore erano state sottoscritte dalla Fondazione Cassa di Bolzano al termine di una vorticosa operazione con la Lodi che rilevava il 20% della Cassa. I fratelli Luca e Antonio Bassani Antivari, che sei anni fa vendettero alla Lodi la loro banca svizzera Adamas ( ribattezzata poi Bipielle Bank Suisse), hanno una holding che si chiama Victoria & Eagle, e a Lugano c'è una Victoria & Eagle Asset Management. E' quello il gruppo di riferimento? Per ora questo fondo delle Cayman sembra una specie di scantinato dove si parcheggiano, transitano e si prelevano titoli Bipielle fuori dagli occhi indiscreti del mercato.

Lo strano caso di tanti « signor nessuno » con il portafoglio carico di azioni Antonveneta



Cosa c'entrano i fratelli Bassani Antivari? vedi questo:
The IGB©'s Men: Tutti gli uomini de Il Grasso Bankiere©

venerdì, marzo 24, 2006

Dr. Rath Health Foundation denuncia il genocidio e crimini contro l'Umanità.

Dr. Rath Health Foundation

IN NOME DEL POPOLO DEL MONDO
Citazione in giudizio Per Genocidio E altri crimini contro l'Umanità Perpetrati in rapporto con Il "business farmaceutico della malattia" E con la recente guerra all'Iraq

La presente citazione in giudizio è sottoposta Al Tribunale Penale Internazionale da Matthias Rath MD e altri in nome del popolo del mondo
L'Aia, 14 giugno 2003
Al procuratore del
Tribunale Penale Internazionale,
Senatore Louis Moreno-Ocampo,
c/o il Tribunale Internazionale,
Maanweg 174
NL-2516 AB Den Haag/l'Aia
Sommario

La presente citazione porta in giudizio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia i maggiori crimini mai commessi nel corso della storia umana. Gli imputati sono accusati di aver causato la morte e danni a milioni di persone attraverso il "business della malattia", attraverso crimini di guerra e altri crimini contro l'umanità. Questi crimini sono di competenza del Tribunale Penale Internazionale.

Gli imputati sanno che verranno ritenuti responsabili per questi crimini e hanno pertanto intrapreso una campagna globale per minare l'autorità del Tribunale Penale Internazionale al fine di mettersi al di sopra della legge internazionale e continuare la loro azione criminale a detrimento di tutta l'umanità.

Pertanto, la presente citazione deve essere presa in considerazione da parte del Tribunale Penale Internazionale con la massima urgenza. Inoltre, ogni persona fisica e ogni governo sono chiamati ad unirsi a La presente citazione con l'obiettivo di porre fine a questi crimini una volta per tutte.
[ continua..]

giovedì, marzo 02, 2006

La disinformazione di IGB©

Il Grasso Bankiere ha con soddisfazione completato l'opera di disinformazione delle Masse di Pecoroni [qual siamo tutti] tramite diffusione di articoli mirati per mezzo stampa. Infatti ha ormai di fatto unificato la categoria dei giornalisti con quella dei giornalai. Si prevedono forti e violente manifestazioni da parte del SOGI (Sindacato degli Onesti Giornalai Italiani),
irritato dall'accostamento umiliante e denigratorio per chi il pane se lo guadagna sul serio. Vediamo l'ennesimo caso:



da Repubblica.it

Le banche statunitensi saranno rifornite oggi dalla Federal Reserve con le nuove banconote da dieci dollari.

• per forza! solo la FED ha il monopolio sull'emissione di banconote, chi altri poteva rifornirle? una volta Kennedy provò a stampare dei dollari ma..

Si tratta del terzo restyilng deciso dal Tesoro Usa per cercare di contrastare il proliferare delle contraffazioni.
non mi dire?! come questo mare di dollari falsi?

Il nuovo biglietto è molto simile al vecchio ma contiene più colori per rendere più difficile la vita ai falsari.

• noti pigri imbecilli i falsari, vero? come questi:



news.telegraph.co.uk


ricordiamo SEMPRE che la FED è privata e presterà al TESORO (USA o di qualsiasi altra Nazione Sovrana) i biglietti stampati al loro valore nominale ecc..
Sarebbe bello sapere come avverrà la contabilizzazione di queste emissioni, della distruzione dei vecchi, storno dai registri e libri contabili ecc..

venerdì, febbraio 17, 2006

Allora IGB© non è intoccabile!?



da Repubblica.it

Bagdad, rapito con il figlio
il banchiere più ricco dell'Iraq

BAGDAD - Uno dei magnati più ricchi dell'intero Iraq, Ghalib Kubba, è stato rapito la notte scorsa a Bagdad da un commando di miliziani armati insieme al figlio, Hassan Ghalib Kubba, che al pari del padre è un noto banchiere. Lo hanno reso noto fonti del ministero dell'Interno iracheno, secondo cui gli aggressori hanno assalito i due nella loro abitazione, situata nella parte ovest della capitale, e li hanno trascinati via dopo aver ucciso cinque guardie del corpo.

Ghalib Kubba è presidente e direttore generale della compagnia aerea Rafidain e presidente della Camera di commercio di Bassora e il figlio Hassan, proprietario della Banca internazionale di Bassora per l'investimento. La loro fammiglia è considerata una delle più abbienti e influenti del Paese.
(2006-02-17 08:51:32)

mercoledì, gennaio 25, 2006

L'angolo della follia.

da oggi inizia un piccola rubrica nella rubrica:
l'angolo della follia. Questa rubrica riporterà tutte quelle dichiarazione di personaggi "famosi/importanti", in ambito monetario, che richiedono 5 o 6 letture ripetitive data l'istintiva incredulità suscitata dalle parole assurde dell'articolo in questione.. buon divertimento



da repubblica
EURO: TREMONTI, NON POSSO PARLARE MA FIDUCIA IN BCE

(AGI) - Bruxelles, 24 gen. - L'Eurogruppo ha parlato di tassi di interessi ma "non posso parlarne" perche' su questo argomento "ci pensa la Bce". Lo ha affermato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, a conclusione della riunione Ecofin in cui ha ribadito che i ministri dei Dodici "continuano ad avere motla fiducia". "Nella discussione di ieri - ha comunque detto - non sono emersi toni specifici o discussioni particolari. Pero' l'impegno e'stato a non parlare, comunque e io sono abbastanza leale: se si puo' parlare si parla, se non si puo' parlare non si parla".

24/01/2006 - 14:37

domenica, gennaio 22, 2006

"La Padania" denuncia ufficialmente il signoraggio

da La Padania Online


Lo strapotere delle banche centrali sui destini dei popoli
Il fantasma del disavanzo pubblico

Si pensa comunemente che le Banche di Emissione siano istituzioni pubbliche che hanno a cuore gli interessi dei cittadini e che non siano quindi a scopo di lucro. In realtà non si tratta affatto di enti statali ma di società private che generano utili colossali col “prestarci” il nostro denaro, contro la consegna di titoli fruttiferi. Sembra un’assurdità, ma è così che si genera il disavanzo dello Stato, quel famigerato debito pubblico che penalizza tutte le azioni di governo e grava sulle spalle dei cittadini.
Ecco come funziona. La banca - oggi la Banca Centrale Europea, una volta la Banca d’Italia - stampa le banconote e iscrive al passivo nel proprio bilancio il loro ammontare, come se fosse una somma di proprietà della Banca e conferita da questa allo Stato. Allo stesso tempo, dal Ministero del Tesoro la Banca incamera titoli di Stato e iscrive il loro ammontare all’attivo del proprio bilancio.
A questo punto tali titoli vengono “piazzati” (leggi: “venduti“) presso le banche e gli istituti di credito che, a loro volta, li vendono ai loro clienti. Con questa operazione, la Banca centrale incassa subito sul mercato le somme che ha “prestato”allo Stato, il quale poi questi stessi titoli li rimborserà alla scadenza.
Dal canto suo lo Stato (contestualmente alla Banca centrale e per la medesima partita) iscrive al passivo nel proprio bilancio le somme che la Banca gli ha “prestato“, quelle banconote che in realtà appartengono ai cittadini e quindi dovrebbero essere iscritte all’attivo del bilancio dello Stato.
Così si attua la mostruosità contabile dell’iscrizione contestuale al passivo, da parte di due contraenti, delle somme relative alla medesima transazione.
E’ con queste operazioni che si produce il debito pubblico, che per effetto dell’erronea iscrizione in bilancio diventa quindi pari al doppio delle somme transate.
Ma come si è potuti arrivare ad accettare e istituzionalizzare una situazione di questo genere?
La storia comincia con l’abbandono del gold standard, quando nessuna moneta ebbe più copertura aurea. Fu in seguito agli accordi di Bretton Woods e dopo la dichiarazione del 15 Agosto 1971 del presidente degli Stati Uniti d’America Richard Nixon, che a Camp David dichiarò che il dollaro, che sino ad allora era stata l’unica valuta convertibile, non sarebbe più stato cambiato col metallo prezioso.
Ma era già dal tempo della fondazione della Banca d’Inghilterra che le banche centrali, le quali battevano moneta per conto degli Stati, avevano cominciato a introdurre progressivamente sui mercati le monete cartacee (il cosiddetto oro - carta) che di fatto non erano più, come si voleva continuare a far credere, “fedi di deposito“, poichè nei forzieri non esisteva più una quantità di oro corrispondente al denaro circolante.
Si era così prodotto il fenomeno che consentiva agli enti di emissione di consegnare agli Stati la carta moneta, come se invece di essere i cassieri degli Stati essi fossero i proprietari della moneta. Fu così che le banche cominciarono a “prestare” non l’oro o un titolo che rappresentava l’oro, ma della carta stampata, conferita a titolo di “prestito”su cui vanno pagati gli interessi.
La moneta cartacea è moneta fiduciaria, il cui valore cioè non deriva da chi la stampa (la Banca Centrale) ma dalla collettività dei cittadini che l’accetta come mezzo di pagamento, poichè prevede di usarla a sua volta come mezzo di pagamento.
È chiaro che così la Banca centrale lucra indebitamente sia l’interesse sia il valore intercorrente fra il valore facciale (o nominale) delle banconote in circolazione ed il costo tipografico che ha sostenuto per produrle.
Si tratta con ogni evidenza di una struttura iniqua e una prassi che penalizza e affama l’intera società. Ogni emissione produce di per sè un indebitamento e di conseguenza genera la paradossale situazione di deflazione del mezzo di scambio. E’ per questo che i vari esecutivi non riescono mai ad escogitare nessuno stratagemma valido per uscire dalla situazione debitoria endemica.
Il “mercato”dimostra con evidenza le conseguenze: Il pesante affaticamento di tutte le attività produttive e la costante rincorsa della spirale salari-prezzi (scarsi e non remunerativi), che contrappone drammaticamente e spesso con esiti tragici le componenti della compagine sociale (conflittualità sociale indotta).
Viviamo così in una situazione di costante stagflazione, dove la perdita di potere d’acquisto è contestuale alla scarsità monetaria, poichè la moneta emessa è sempre più insufficiente per essere resa alla banca centrale aumentata degli interessi che la banca stessa pretende.
Invano si studiano mezzi per favorire le famiglie e aiutare i giovani. Le stesse forme di pagamento dilatorio concesse per l’acquisizione di beni primari come la casa sono fonte di angoscia per via delle scadenze ineludibili. Si scoraggiano così le attività produttive e si impinguano soltanto gli istituiti di credito.
Questa appropriazione indebita, autorizzata dalle leggi dello Stato con un’operazione che si può, a pieno titolo, definire masochistica, incide su tutte le classi sociali e massimamente sulle più deboli ed indifese, producendo fenomeni esecrabili e tragici di usura e di indigenza ai limiti della sopravvivenza. Lo vediamo ogni giorno di più dalla cronaca che pure mostra solo la punta dell’ iceberg. E’ soprattutto questa situazione disperante che induce al suicidio e alimenta la malavita organizzata e non. (Si sa, la fame è cattiva consigliera)
È straordinario che di questa usura macroscopica nessuno parli. Anche quando si riesce ad intavolare l’argomento con persone che, per titoli accademici o per professione, dovrebbero conoscerlo a fondo, si scopre invariabilmente una incredibile ignoranza oppure una ostilità che non oppone ragioni obiettive nè fatti significativi, oppure infine una reticenza e sufficienza sospette e una neppure troppo mascherata intenzione di depistare o troncare l’argomento. Mai ci è capitato che ad argomenti logici stringenti, si rispondesse con obiezioni costruite logicamente o con fatti assodati e validi a controbattere.
Tuttavia a tutto ciò il rimedio esiste ed è un rimedio che risponde a giustizia e a carità. Si tratta di ristabilire il diritto delle collettività attraverso lo Stato, che può (et ergo, debet) raddrizzare la situazione legiferando in modo da riappropriarsi, in nome e per conto della collettività, della sovranità perduta.
Sussistono, per altro, dei precedenti parziali a questo affrancamento. Lo Stato italiano ad esempio alcuni decenni or sono stampava in proprio, attraverso i Poligrafici dello Stato, la carta moneta nella pezzatura da 500 lire. Esse non recavano l’iscrizione “pagabili a vista al portatore“, e infatti non incrementavano il debito pubblico, ma erano iscritte all’attivo nel bilancio dello Stato. Erano biglietti di Stato.
Anche attualmente le monete da 1 euro e da 2 euro, essendo metalliche e non cartacee, non sono sottoposte al signoraggio della Bce, ma costituiscono un attivo per il bilancio dei vari Stati membri della Comunità Europea soggette all’euro.
Inoltre si sono già avute nel mondo alcune micro economie che, stampando da sè la propria moneta, hanno risolto radicalmente i loro problemi economici. Tale è, per esempio, il caso dell’Isola di Guernsey, la maggiore delle Isole Normanne. Dopo le guerre napoleoniche l’Isola versava in condizioni disperate. Oggi invece è la plaga più prospera del Regno Unito, ad onta delle panie frapposte dalla Banca d’Inghilterra, timorosa che il precedente possa far scuola e sottrarle così quanto lucra dall’attuale situazione di signoraggio.
E’ evidente che, data la mole enorme degli interessi in gioco, occorre una preparazione culturale che informi le collettività affinchè prenda coscienza del giogo che grava sulle spalle di tutti.

[Data pubblicazione: 21/01/2006]

venerdì, gennaio 20, 2006

I padroni di Bankitalia svendono la FIAT agli americani.



da repubblica.it

Le due banche hanno collocato quanto ottenuto in seguito
al finanziamento convertendo del 2002. Capitalia: "Noi non venderemo"
Mps e SanPaolo Imi cedono quota Fiat
titolo in picchiata in Borsa, fino a -6%
In chiusura erano passati di mano oltre 60 milioni di pezzi, pari al 5,5% del capitale
Marchionne: "Non siamo preoccupati per l'uscita delle banche dall'azionariato"

ROMA - Giornata convulsa per la Fiat, in picchiata in Borsa in seguito alla vendita della quota del gruppo automobilistico attuata dal Monte dei Paschi di Siena e da SanPaolo Imi. Al momento della chiusura di Piazza Affari erano passati di mano oltre 60 milioni di titoli Fiat, pari al 5,5% del capitale, e le azioni del Lingotto cedevano il 5,81% a 7,82 euro. Deboli anche i titoli bancari, anche se con perdite molto più contenute (in particolare Mps -0,44% e SanPaolo Imi -0,62%).

Le quote cedute dalle due banche provenivano dalla partecipazione al finanziamento convertendo del 26 luglio 2002. Alla scadenza del finanziamento, nel settembre dell'anno scorso, il consiglio d'amministrazione della Fiat aveva deliberato l'aumento di capitale per 3 miliardi di euro destinati al servizio del convertendo, e pertanto le banche avevano ottenuto titoli dell'azienda in restituzione del finanziamento concesso.

Ieri il Montepaschi ha venduto alle banche d'affari J.P. Morgan Securities e Goldman Sachs International l'intera partecipazione in Fiat, rappresentata da 29,081 milioni di azioni ordinarie, corrispondente al 2,66% del capitale ordinario del Lingotto. Il prezzo unitario è stato di 8,245 euro per un totale di 239,7 milioni di euro.

Analoga decisione è stata comunicata oggi dal gruppo SanPaolo Imi, che ha dato incarico a Banca Imi e Merrill Lynch di collocare sul mercato la quota Fiat derivante dal prestito convertendo, pari a 38,7 milioni di azioni, cioè il 3,55% del capitale ordinario.

L'amministratore delegato del Gruppo Fiat Sergio Marchionne ha espresso disappunto solo per questa seconda vendita, per le modalità con le quali è stata effettuata: "Non siamo preoccupati dall'uscita delle banche dall'azionariato Fiat a seguito del 'convertendo' e avevamo affermato pubblicamente di essere disponibili a collaborare con loro per il collocamento dei titoli sul mercato - ha comunicato Marchionne con una nota - Gli istituti di credito avevano dichiarato che, al momento del disimpegno avrebbero fatto in modo di non creare turbativa nei mercati. Quando vengono effettuate operazioni di questo tipo, è prassi che chi cede le azioni informi preventivamente la società oggetto della vendita. Noi siamo stati avvertiti soltanto da Monte dei Paschi di Siena, che peraltro aveva sempre espresso la volontà di cedere le azioni in suo possesso".

Se nella prima parte della mattinata i titoli Fiat in Borsa avevano registrato perdite contenute, intorno all'1%, l'annuncio di SanPaolo Imi ha scatenato il mercato: a quel punto gli scambi sono stati sempre più intensi, e il titolo ha perso terreno rapidamente, fino ad arrivare al -6% della chiusura.

Non è servita a dare ossigeno al titolo neanche la dichiarazione di Capitalia: il gruppo bancario romano, che detiene un'altra quota Fiat in seguito al convertendo, ha fatto sapere che non intende cedere la propria partecipazione. Mentre l'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo si è trincerato dietro un 'no comment'.

Nessun giovamento hanno tratto i titoli del Lingotto neanche dalla comunicazione dell'agenzia internazionale Ficht, che ha annunciato di aver rialzato l'outlook di Fiat Spa da 'negativo' a 'stabile', pur confermando i rating a breve 'B' e quello senior non garantito 'BB'. "Crediamo - ha osservato Emmanuel Bulle, direttore del settore aziende europee dell'agenzia americana - che il punto più basso sia stato raggiunto e che, sia da una prospettiva finanziaria che industriale, il gruppo torinese abbia iniziato un rimbalzo e stia risalendo".

Dalla vendita della quota in Fiat Mps ha realizzato una ripresa di valore di quasi 20 milioni di euro mentre per Sanpaolo Imi il disimpegno dal Lingotto, se il collocamento in corso verrà completato secondo le attese del mercato a un valore intorno agli 8 euro, genererà una plusvalenza nell'ordine degli 80 milioni. Le due operazioni si concludono tuttavia in perdita per le banche, dal momento che il prezzo per la conversione del finanziamento alla Fiat era fissato in 10,28 euro, molto lontano dalle attuali quotazioni.

(20 gennaio 2006)


Ricordiamo che le banche italiane coinvolte nella vicenda sono le socie di maggioranza di Bankitalia S.p.A.

mercoledì, gennaio 04, 2006

Argentini con i contro cojones!




da L'Arena
Mercoledì 4 Gennaio 2006

L’economia dello Stato sudamericano continua ad attrarre investimenti stranieri
L’Argentina cancella il debito
Dopo 50 anni Buenos Aires ha sanato i conti con il Fmi


Buenos Aires. L’Argentina ha voltato pagina. Ieri, dopo mezzo secolo, ha rimborsato fino all’ultimo centesimo di dollaro il Fondo monetario internazionale. In un sol colpo, con una complessa operazione finanziaria scattata giovedì scorso, ha pagato all’organismo circa 9,5 miliardi di dollari. La somma è stata prelevata dalle riserve internazionali della Banca Centrale che hanno superato i 28 miliardi di dollari - il Tesoro l’ha compensata con bond non trasferibili a 10 anni, che rendono gli stessi interessi - e che, secondo quanto ha assicurato il suo presidente Martin Redrado, sarà possibile recuperare già nel corso del 2006.
Le avvisaglie non mancano. Il ministro dell’economia Felisa Miceli ha annunciato l’altro ieri che, nel 2005, il gettito fiscale è aumentato del 21%. In pratica, e come era già successo nel 2004, l’Argentina chiude l’anno con un attivo primario al di sopra del 4% del Pil. A tutto ciò si aggiunge il fatto che il trend dell’aumento del tasso di sviluppo a ritmi cinesi continua. Dopo un accumulato di quasi il 30% negli ultimi tre anni - record storico - i pronostici indicano che, anche quest’anno, il Pil si incrementerà almeno del 7,5%.
Però, come non potrebbe essere altrimenti, visto tale trend, su tanto scenario favorevole si staglia la spada di Damocle dell’inflazione. Il costo della vita nel 2005 supererà infatti il 12%, quasi il doppio del 2004. Le variabili macroeconomiche dall’attivo fiscale a quello della bilancia commerciale (11,7 miliardi di dollari) e, ovviamente, la crescita del Pil, dovrebbero però evitare grossi pericoli.
Con l’aggiunta che questo contesto potrebbe continuare ad attrarre investimenti che, dal 11,8% del Pil del 2002 sono passati al 20,5% attuale: secondo gli specialisti, con altri tre punti in più, il presidente Nestor Kircher, toltosi di mezzo il Fmi, può guardare con ottimismo al futuro, cavalcando le sue ricette, più o meno «keynesiane», contrarie a quelle liberiste dell’organismo.

info collegati:
Il Presidente argentino Kirchner licenzia il vice-governatore della Banca Centrale Argentina

FMI? NO GRAZIE! Mitico NO dell'Argentina

martedì, gennaio 03, 2006

Ci vogliono biglietti di Stato per sostenere l’Euro

da Il Giornale n. 24 del 27-06-2005 pagina 38



Ci vogliono biglietti di Stato per sostenere l’Euro - di Redazione -

Con la Costituzione europea, e con il trattato di Maastricht, la proprietà delle banconote e il relativo signoraggio sono della Bce, mentre quella delle monetine metalliche è degli Stati.

Con le Costituzioni nazionali la proprietà delle banconote e delle monetine dovrebbe essere interamente degli Stati.

Così non è. Ma questo non è il motivo del mio breve intervento, anche se è preliminare.

Il punto che vorrei sottolineare è il seguente: emissione di biglietti di Stato in contemporanea alle banconote della banca centrale di emissione.

Esistono almeno due precedenti storici: 1) in Italia negli anni '30 del XX secolo, con alle spalle la grave depressione economica del '29, lo Stato tenne in piedi l'economia nazionale mediante l'emissione di numerosi biglietti di Stato, con i quali finanziò, senza indebitarsi, numerosissime opere pubbliche e altro; 2) negli Usa nel 1963 il Presidente Jfk, con l'esecutive order 11110, emise circa 4,3 miliardi di dollari come biglietti di Stato e non come banconote della Fed.

I biglietti di Stato hanno il pregio di non indebitare lo Stato e, se emessi in sintonia con la produzione di beni del Paese, anche quello di non provocare inflazione (è molto più rischiosa a questo proposito la riserva frazionaria della tecnica bancaria in vigore).

Ovviamente i biglietti di Stato sono conformi alle Costituzioni nazionali ma non alla Costituzione europea e al trattato di Maastricht. Ma vista la gravissima crisi economica e politica in atto, i responsabili politici europei potrebbero agevolmente superare l'impedimento modificandoli adeguatamente.

I biglietti di Stato potrebbero essere euro, o anche le vecchie monete nazionali, intese come local money.


come questi?