mercoledì, novembre 09, 2005
Repubblica parla di signoraggio: IL POPOLO DORME!
da Repubblica.it
Affari & Finanza > RAPPORTO / ASSICURAZIONI
PRIMO PIANO pag. 10
OLTRE IL GIARDINO
La crisi secondo Berlusconi? Tutta colpa dell’euro di Prodi
di ALBERTO STATERA
L'ordine di scuderia è già operativo. La campagna elettorale della Casa delle Libertà per le politiche dell'aprile 2006 s'impernierà sulla "devastazione" dell' euro, di cui è colpevole il Centrosinistra. L'Italia non è più competitiva? Il Pil langue? I prezzi sono aumentati del doppio? I consumi stagnano? La gente non arriva alla fine del mese? Colpa dell'euro e di chi lo volle, fortemente lo volle. Cioè Romano Prodi e Carlo Azeglio Ciampi.
Dopo anni di promesse mancate, di contratti con gli italiani disattesi, di figuracce internazionali, di leggi ad personam, di oscuri affari di famiglia, gli slogan puerili alla "meno tasse per tutti" servono ormai soltanto per le barzellette. Così gli spin doctor del premier uscente, tra i quali sembra sia stato nuovamente reclutato Luigi Crespi, quello in bancarotta che si vanta di aver inventato il contratto con gli italiani siglato sulla lavagnetta di Vespa, hanno scelto slogan "anti", invece che "pro". Al "sogno" berlusconiano non crede neanche più lui, se mai l'ha fatto, come potrebbero più berlo gli elettori dopo quasi un lustro di delusioni? Così, dopo gran ruminare, le teste d'uovo hanno deciso che sullo slogan dei "comunisti" che svuoteranno ancor di più le tasche degli italiani si può giocare la partita elettorale, impapocchiando una campagna mediatica di forte impatto ad uso degli elettori meno avvertiti.
E' vero che è arrivato dopo il senatore Schifani, ma Giulio Tremonti, cui piace fare il primo della classe, ha già lanciato alla grande il tema dell'euroassassino la settimana scorsa a "Ballarò". Saltando di capra in cavoli, senza che nessuno lo interrogasse in proposito, si è lanciato in una denuncia accorata dei danni della moneta unica e in una perorazione della sua vecchia proposta di creare una moneta cartacea da un euro, secondo l'idea nata nel 2002 in una gita in bicicletta con Umberto Bossi da San Candido a Lienz ("42 chilometri!", raccontò "La Padania" paragonandoli a Mao nuotatore nel fiume). Ma ai due spiegarono subito che, a parte i costi per il ritiro delle monete circolanti e gli anni per la predisposizione delle nuove, il Tesoro avrebbe perso alcune centinaia di milioni di euro di "diritti di signoraggio", il provento che le banche centrali realizzano nell'emissione di moneta, a vantaggio della Banca centrale europea.
La performance di Tremonti è comunque lo squillo di tromba, il leit motiv della campagna elettorale. Allora sarà bene che i prossimi avversari televisivi del ministro stesso, del senatore Schifani, del premier e di tutti quelli che si accoderanno sull'euroassassino si muniscano di un aureo libretto di Guido Alborghetti ("Il libro nero del governo Berlusconi"Nutrimenti editore) e mandino a memoria tre o quattro piccoli fatti incontestabili che vi sono citati: 1. Un decreto legge del ministro Tremonti raddoppiò dal primo gennaio 2002 la puntata della giocata minima al Lotto, portandola da mille lire a un euro, cioè 1936,27 lire, affermandone ufficialmente l'equivalenza, senza che alcuno battesse ciglio, tanto meno la task force antiaumento dei prezzi presieduta dal sottosegretario Paolo Bonaiuti; 2. Dalla stessa data il sindaco di Milano Albertini aumentò il prezzo dei biglietti dei mezzi pubblici di trasporto da 1500 lire a un euro (+30 per cento); 3. Il caroeuro ha regalato proprio a Tremonti 6 miliardi di euro di maggiori incassi per Iva e imposte indirette, più o meno l'ammontare della "riduzione delle tasse" della Finanziaria 2004; 4. Senza l'euro avremmo pagato cinque punti di differenziale dei tassi e il costo degli interessi sul debito sarebbe balzato a 80 miliardi di euro, una cifra incommensurabile.
[nota mia: matematicamente sarà anche così ma perché non diciamo che IL DEBITO PUBBLICO E' UN SOPPRUSO DEI BANKIERI INTERNAZIONALI che emettono moneta senza la VERA AUTORITA' di farlo?!]
Ergo, con l'euro, Tremonti, Crespi e i loro soci forniscono un ottimo slogan al Centrosinistra: "Grazie Prodi, grazie Ciampi!"
a. statera@ repubblica.it
venerdì, ottobre 07, 2005
Euro Dollaro Lira (di Nicola Zitara)
fonte:
www.eleaml.altervista.org/nicola/economia/euro_contro_dollaro.html
Euro Dollaro Lira (Siderno, 10 giugno 2005)
• Non tutte le banche sono eguali. Ce n’è una più eguale delle altre, la quale si chiama ‘banca d’emissione’, detta anche banca centrale. La sua pubblica funzione sta nel potere esclusivo di stampare banconote (la moneta) su una carta speciale detta filigranata. L’argomento è noto. Tuttavia se qualcuno vuole ripassarselo, può farlo con la spesa compresa di 3 euro, comprando la cassetta del film di Totò e Peppino, “La banda degli onesti”.
• Le banconote non sono altro che carta stampata, ma la banca d’emissione, che le mette in circolazione, fornendole alle altre banche (e quindi ai privati) e al ministero del tesoro, non le regala. Le presta soltanto, e a interesse. In due parole, bisogna restituirgliele (con gli interessi). Per il ministro del tesoro la restituzione non è poi tanto difficile. Lo fa con i soldi incassati dai contribuenti.
• Per i privati, invece, è sempre parecchio penoso ripagare la banca ,che a sua volta è in debito con la banca d’emissione. Infatti, chiunque di noi, per ottenere il danaro necessario per farlo, deve dare qualcosa: o il lavoro o un bene; cose che hanno un valore ben maggiore della carta filigranata.
• Insomma, quando il danaro torna alla banca d’emissione è come se essa incassasse il lavoro e i beni che la gente ha scambiato per ottenere le banconote. Nelle nostre mani il danaro, benché carta, vale, e vale parecchio. Solo un pazzo accenderebbe il sigaro con una carta da 100 ero, come si è visto fare qualche volta con i dollari nei film americani.
• Quando le banconote tornano alla banca d’emissione, essa provvede a bruciarle, perché sono tornate a essere carta, benché carta di qualità superiore. Se la banca d’emissione non fosse, per legge, un ente disinteressato, in qualunque parte del mondo sarebbe sicuramente la persona più ricca della nazione. Non era così in passato. Per esempio il Banco di Napoli era ricco e la Banca d’Italia (banca centrale) povera. Ma poi il mondo è cambiato. Oggi la quantità di moneta in circolazione è enorme.
• L’oro esistente non sarebbe sufficiente agli scambi neppure in India, dove ogni famiglia possiede dell’oro e i maragià lo accumulano in stanze blindate. I prezzi precipiterebbero, ma pochi avrebbero l’oro necessario per fare la spesa. Per fortuna non siamo più al tempo della famiglia contadina che mangiava quel che aveva prodotto, e della famiglia padronale che mangiava quel che avevano prodotto i coloni. Adesso tutto il consumo si realizza attraverso gli scambi monetari. Nessuno più si fa ‘il pane di casa’, con la farina ricavata dal grano prodotto nel proprio campicello. Nessuno, dovendo raccogliere le olive, chiede a prestito cinque giornate di lavoro, che restituirà al tempo della vendemmia. Insomma, pronta cassa contro beni e servizi.
• Un tempo le banconote non esistevano. Circolavano monete d’oro o d’argento, e spezzato di rame o di bronzo. Anche gli scambi internazionali avvenivano in oro. Se il Regno di Napoli comprava cotonine in Inghilterra, pagava con esportazioni d’olio, e pareggiava l’eventuale differenza consegnando oro alla Banca d’Inghilterra.
• L’oro e l’argento sono scomparsi dalla circolazione interna delle nazioni al tempo della Prima Guerra Mondiale, e come mezzo internazionale di pagamento durante la Seconda Guerra Mondiale, allorché l’oro esistente nel Regno Unito, in Francia e altrove fu interamente assorbito dagli Stati Uniti d’America, in pagamento delle forniture belliche.
• Nel 1944, gli Usa si proclamarono banchieri internazionali, promettendo di corrispondere un’oncia d’oro a chiunque versasse al loro tesoro 36 dollari in banconote. Da allora quasi tutti i pagamenti internazionali avvengono in dollari. Se l’Italia compra petrolio in Arabia Saudita, o calze in Cina, o automobili in Giappone, o gomma in Vietnam, paga in dollari. I dollari in circolazione nel mondo sono almeno quaranta volte il debito pubblico USA, cioè circa ventimila miliardi di dollari.
• Per ottenere questi dollari, gli altri popoli hanno dato beni e servizi agli americani. Formaggio, prosciutto, mozzarelle, pasta Voiello, vino Chianti, cravatte, scarpe, petrolio, automobili, diamanti, uranio, rame, caffè, cacao, banane, droga, emigrati, proprietà immobiliari, territori in concessione, etc. Insomma, come banca d’emissione gli USA non sono disinteressati. Una parte consistente della loro carta non torna in America e non viene pagata con l’uscita di merci e servizi a favore di altri popoli. Resta in giro per il mondo. E la parte che tornerà, acquisterà molto meno di quando è uscita, perché nel frattempo si sarà svalutata. Un’oncia d’oro non si compra più con 36 dollari, ma ce ne vogliono 400. Già nel 1868, Carlo De Cesare, un uomo illustre a suoi tempi, lamentava che l’Italia unita aveva sostituito un modo di carta al mondo reale.
• La stessa cosa, oggi, a livello globale, perché la carta USA, il dollaro, non è più convertibile in oro, dopo che nel 1971 Nixon decretò la sua inconvertibilità. Un autentico saccheggio dell’altrui proprietà e in sostanza del lavoro internazionale.
• Al di là della retorica ciampica e prodista, la nascita dell’euro va collegata all’arroganza del dollaro, configuratosi come una tassa sui paesi utilizzatori nel commercio internazionale. Si sa che il primo guadagno è il risparmio. Per le grandi potenze europee, già il non dovere acquistare dollari, per poter commerciare fra loro, era un sicuro risparmio. Cosicché, scomparsa l’URSS dalla scena militare e ridotta di molto la dipendenza dai bombardieri americani per l’ eventuale difesa, esse si sono emancipate, creando una moneta unica da impiegare nei loro rapporti reciproci.
• Certo, adesso i cittadini di una decina di paesi europei, quando scambiano merci e servizi fra loro non pagano il solito tributo agli Usa, ma solo il signoraggio alla banca centrale di Francoforte, che ha preso il posto del signoraggio delle vecchie banche centrali nazionali, costituito dal tasso di sconto che la banca d’emissione pretende dalle altre banche per fornirle di carta monetaria. Si badi, però, a un aspetto alquanto importante della cosa: come tutte le banche centrali, anche la Banca d’Europa è indipendente dai governi.
• Si tratta di una tradizione consolidata, di una legge spesso non scritta, ma sempre osservata, che risale alla restaurazione (1815) dinastica seguita alle guerre napoleoniche, allorché alle banche centrali del Regno Unito e della Francia venne affidato il compito di ricostruire i sistemi monetari sconvolti dall’inflazione bellica di carta. Questa legge pretende che in ogni Stato ci siano due governi, entrambi sovrani e fra loro in regime non sempre concordatario: il governo politico della società, tripartito in legislativo, esecutivo e giudiziario, e il governo della moneta, affidato al banchiere centrale, il quale è come se fosse il papa di coloro che lavorano con i soldi, cioè le banche e i capitalisti finanziari (nazionali).
• Con la creazione della Banca d’Europa la regola è saltata. La classica divisione dei poteri su cui si fonda lo Stato costituzionale e nazionale, che uscì dalla Rivoluzione francese, è divenuta pura retorica. E’ come se due dei tre poteri, il legislativo e l’esecutivo, siano sospesi sine die. Al loro posto c’è un unico soggetto sovrano, la Banca.
• Come facevano i Romani nei momenti difficili, è stato nominato un dittatore, il quale non risponde dei suoi atti a nessuno, né al popolo né ai governi. La banca centrale è stata eretta a supergoverno europeo e collocata al di sopra della sovranità politica. Forse si può sospettare anche peggio: la sovranità politica non viene creata per lasciare il vero potere in mano alla banca d’emissione (europea).
• Con l’euro, il governo è uno solo, il governo dei capitalisti finanziari. Lo si vede a occhio nudo. Basta confrontare la capitalizzazione in borsa delle società finanziarie e delle banche che è cresciuta incredibilmente tra il 1997 e il 2004.
• Ma la classe dei finanzieri europei vorrebbe dell’altro. Per esempio sostituire almeno in parte il dollaro come moneta che non torna a casa. La politica necessaria, in vista di tale risultato, è la stabilità del cambio con il dollaro, e magari, come sta avvenendo, un cambio favorevole. E’ probabile che a Francoforte, sede della Banca d’emissione comunitaria, si aspetti il giorno non lontano in cui gli euro saranno accettati dai paesi petroliferi e dagli altri fornitori mondiali, e che circoleranno per il mondo in tale quantità che l’Europa possa incassare il signoraggio che spetta a chi batte moneta.
• Secondo i capitalisti finanziari il nemico principale della stabilità monetaria è la fame della gente, la propensione dei poveri a spendere quel poco che ottengono dal proprio lavoro. L’ideale sarebbe che tutti lasciassero in banca i loro ricavi, in modo che la speculazione potesse disporre di ingenti risorse per i suoi affari. (Tra parentesi si può aggiungere che il sistema liberista pretenderebbe anche un’altra cosa, e cioè che a riscuotere un salario fossero soltanto i lavoratori stranieri).
• Un modo perché i poveri non spendano, è impoverirli ulteriormente. E’ quel che è avvenuto con l’introduzione dell’euro e sta ancora avvenendo. I prezzi volano in tutta l’area dell’euro, e non c’è libera concorrenza che riesca a stopparli. Personalmente non so come la Banca d’Europa abbia fatto. La verità non si dice e non si riesce a intuirla. E’ possibile che l’euro sia stato emesso in misura eccessiva, con l’esito d’inflazionare l’economia. Ma non è certo. Ciò che è certo e chiaro è l’avanzata degli scettici e dei nemici dell’euro.
• Per l’economia capitalistica la speculazione finanziaria è piuttosto un ingombro che un vantaggio. Lucra sulla produzione, ma si guarda bene dallo stimolarla. Come dire: vive di rendite. Tuttavia la finanza funziona attraverso apparati, che creano lavoro e ricchezza nei luoghi dove ha sede. Uno di questi luoghi è Milano, dove prima la speculazione italiana succhiava miele da tutto il paese e poi è stata parzialmente emarginata da Francoforte.
• Se lo stronzobossista Maroni invoca il ritorno alla lira non è certo perché ami i poveri, i quali peraltro non riavrebbero dal ritorno alla lira quel che hanno già perduto con l’euro, ma per il voto dei milanesi, che con una nuova lira si farebbero un altro vestito nuovo.
• Una cosa del genere non va però a favore dei meridionali, i quali continuano a pagare, come tutti, il signoraggio che spetta al dollaro e il signoraggio che spetta all’euro. Un terzo signoraggio, questo a favore della Toacopadana, che dico poso, se dico che a questo punto ci ha rotto …e rotto senza fine.
• 10 giugno 1940 – Data che non viene celebrata dalla spocchia toscopadana. Essa corrisponde alla pugnalata alla schiena che l’Italia fascista (toscopadana) inferse alla Francia vinta e piegata da Hitler e quasi interamente occupata dalle sue armate. Fu il secondo dei tradimenti toscopadani alla Francia, che nel 1859 aveva immolato più di ventimila uomini – più dei morti piemontesi - per dare a Cavour il Lombardo-Veneto.
Nicola Zitara
www.eleaml.altervista.org/nicola/economia/euro_contro_dollaro.html
Euro Dollaro Lira (Siderno, 10 giugno 2005)
• Non tutte le banche sono eguali. Ce n’è una più eguale delle altre, la quale si chiama ‘banca d’emissione’, detta anche banca centrale. La sua pubblica funzione sta nel potere esclusivo di stampare banconote (la moneta) su una carta speciale detta filigranata. L’argomento è noto. Tuttavia se qualcuno vuole ripassarselo, può farlo con la spesa compresa di 3 euro, comprando la cassetta del film di Totò e Peppino, “La banda degli onesti”.
• Le banconote non sono altro che carta stampata, ma la banca d’emissione, che le mette in circolazione, fornendole alle altre banche (e quindi ai privati) e al ministero del tesoro, non le regala. Le presta soltanto, e a interesse. In due parole, bisogna restituirgliele (con gli interessi). Per il ministro del tesoro la restituzione non è poi tanto difficile. Lo fa con i soldi incassati dai contribuenti.
• Per i privati, invece, è sempre parecchio penoso ripagare la banca ,che a sua volta è in debito con la banca d’emissione. Infatti, chiunque di noi, per ottenere il danaro necessario per farlo, deve dare qualcosa: o il lavoro o un bene; cose che hanno un valore ben maggiore della carta filigranata.
• Insomma, quando il danaro torna alla banca d’emissione è come se essa incassasse il lavoro e i beni che la gente ha scambiato per ottenere le banconote. Nelle nostre mani il danaro, benché carta, vale, e vale parecchio. Solo un pazzo accenderebbe il sigaro con una carta da 100 ero, come si è visto fare qualche volta con i dollari nei film americani.
• Quando le banconote tornano alla banca d’emissione, essa provvede a bruciarle, perché sono tornate a essere carta, benché carta di qualità superiore. Se la banca d’emissione non fosse, per legge, un ente disinteressato, in qualunque parte del mondo sarebbe sicuramente la persona più ricca della nazione. Non era così in passato. Per esempio il Banco di Napoli era ricco e la Banca d’Italia (banca centrale) povera. Ma poi il mondo è cambiato. Oggi la quantità di moneta in circolazione è enorme.
• L’oro esistente non sarebbe sufficiente agli scambi neppure in India, dove ogni famiglia possiede dell’oro e i maragià lo accumulano in stanze blindate. I prezzi precipiterebbero, ma pochi avrebbero l’oro necessario per fare la spesa. Per fortuna non siamo più al tempo della famiglia contadina che mangiava quel che aveva prodotto, e della famiglia padronale che mangiava quel che avevano prodotto i coloni. Adesso tutto il consumo si realizza attraverso gli scambi monetari. Nessuno più si fa ‘il pane di casa’, con la farina ricavata dal grano prodotto nel proprio campicello. Nessuno, dovendo raccogliere le olive, chiede a prestito cinque giornate di lavoro, che restituirà al tempo della vendemmia. Insomma, pronta cassa contro beni e servizi.
• Un tempo le banconote non esistevano. Circolavano monete d’oro o d’argento, e spezzato di rame o di bronzo. Anche gli scambi internazionali avvenivano in oro. Se il Regno di Napoli comprava cotonine in Inghilterra, pagava con esportazioni d’olio, e pareggiava l’eventuale differenza consegnando oro alla Banca d’Inghilterra.
• L’oro e l’argento sono scomparsi dalla circolazione interna delle nazioni al tempo della Prima Guerra Mondiale, e come mezzo internazionale di pagamento durante la Seconda Guerra Mondiale, allorché l’oro esistente nel Regno Unito, in Francia e altrove fu interamente assorbito dagli Stati Uniti d’America, in pagamento delle forniture belliche.
• Nel 1944, gli Usa si proclamarono banchieri internazionali, promettendo di corrispondere un’oncia d’oro a chiunque versasse al loro tesoro 36 dollari in banconote. Da allora quasi tutti i pagamenti internazionali avvengono in dollari. Se l’Italia compra petrolio in Arabia Saudita, o calze in Cina, o automobili in Giappone, o gomma in Vietnam, paga in dollari. I dollari in circolazione nel mondo sono almeno quaranta volte il debito pubblico USA, cioè circa ventimila miliardi di dollari.
• Per ottenere questi dollari, gli altri popoli hanno dato beni e servizi agli americani. Formaggio, prosciutto, mozzarelle, pasta Voiello, vino Chianti, cravatte, scarpe, petrolio, automobili, diamanti, uranio, rame, caffè, cacao, banane, droga, emigrati, proprietà immobiliari, territori in concessione, etc. Insomma, come banca d’emissione gli USA non sono disinteressati. Una parte consistente della loro carta non torna in America e non viene pagata con l’uscita di merci e servizi a favore di altri popoli. Resta in giro per il mondo. E la parte che tornerà, acquisterà molto meno di quando è uscita, perché nel frattempo si sarà svalutata. Un’oncia d’oro non si compra più con 36 dollari, ma ce ne vogliono 400. Già nel 1868, Carlo De Cesare, un uomo illustre a suoi tempi, lamentava che l’Italia unita aveva sostituito un modo di carta al mondo reale.
• La stessa cosa, oggi, a livello globale, perché la carta USA, il dollaro, non è più convertibile in oro, dopo che nel 1971 Nixon decretò la sua inconvertibilità. Un autentico saccheggio dell’altrui proprietà e in sostanza del lavoro internazionale.
• Al di là della retorica ciampica e prodista, la nascita dell’euro va collegata all’arroganza del dollaro, configuratosi come una tassa sui paesi utilizzatori nel commercio internazionale. Si sa che il primo guadagno è il risparmio. Per le grandi potenze europee, già il non dovere acquistare dollari, per poter commerciare fra loro, era un sicuro risparmio. Cosicché, scomparsa l’URSS dalla scena militare e ridotta di molto la dipendenza dai bombardieri americani per l’ eventuale difesa, esse si sono emancipate, creando una moneta unica da impiegare nei loro rapporti reciproci.
• Certo, adesso i cittadini di una decina di paesi europei, quando scambiano merci e servizi fra loro non pagano il solito tributo agli Usa, ma solo il signoraggio alla banca centrale di Francoforte, che ha preso il posto del signoraggio delle vecchie banche centrali nazionali, costituito dal tasso di sconto che la banca d’emissione pretende dalle altre banche per fornirle di carta monetaria. Si badi, però, a un aspetto alquanto importante della cosa: come tutte le banche centrali, anche la Banca d’Europa è indipendente dai governi.
• Si tratta di una tradizione consolidata, di una legge spesso non scritta, ma sempre osservata, che risale alla restaurazione (1815) dinastica seguita alle guerre napoleoniche, allorché alle banche centrali del Regno Unito e della Francia venne affidato il compito di ricostruire i sistemi monetari sconvolti dall’inflazione bellica di carta. Questa legge pretende che in ogni Stato ci siano due governi, entrambi sovrani e fra loro in regime non sempre concordatario: il governo politico della società, tripartito in legislativo, esecutivo e giudiziario, e il governo della moneta, affidato al banchiere centrale, il quale è come se fosse il papa di coloro che lavorano con i soldi, cioè le banche e i capitalisti finanziari (nazionali).
• Con la creazione della Banca d’Europa la regola è saltata. La classica divisione dei poteri su cui si fonda lo Stato costituzionale e nazionale, che uscì dalla Rivoluzione francese, è divenuta pura retorica. E’ come se due dei tre poteri, il legislativo e l’esecutivo, siano sospesi sine die. Al loro posto c’è un unico soggetto sovrano, la Banca.
• Come facevano i Romani nei momenti difficili, è stato nominato un dittatore, il quale non risponde dei suoi atti a nessuno, né al popolo né ai governi. La banca centrale è stata eretta a supergoverno europeo e collocata al di sopra della sovranità politica. Forse si può sospettare anche peggio: la sovranità politica non viene creata per lasciare il vero potere in mano alla banca d’emissione (europea).
• Con l’euro, il governo è uno solo, il governo dei capitalisti finanziari. Lo si vede a occhio nudo. Basta confrontare la capitalizzazione in borsa delle società finanziarie e delle banche che è cresciuta incredibilmente tra il 1997 e il 2004.
• Ma la classe dei finanzieri europei vorrebbe dell’altro. Per esempio sostituire almeno in parte il dollaro come moneta che non torna a casa. La politica necessaria, in vista di tale risultato, è la stabilità del cambio con il dollaro, e magari, come sta avvenendo, un cambio favorevole. E’ probabile che a Francoforte, sede della Banca d’emissione comunitaria, si aspetti il giorno non lontano in cui gli euro saranno accettati dai paesi petroliferi e dagli altri fornitori mondiali, e che circoleranno per il mondo in tale quantità che l’Europa possa incassare il signoraggio che spetta a chi batte moneta.
• Secondo i capitalisti finanziari il nemico principale della stabilità monetaria è la fame della gente, la propensione dei poveri a spendere quel poco che ottengono dal proprio lavoro. L’ideale sarebbe che tutti lasciassero in banca i loro ricavi, in modo che la speculazione potesse disporre di ingenti risorse per i suoi affari. (Tra parentesi si può aggiungere che il sistema liberista pretenderebbe anche un’altra cosa, e cioè che a riscuotere un salario fossero soltanto i lavoratori stranieri).
• Un modo perché i poveri non spendano, è impoverirli ulteriormente. E’ quel che è avvenuto con l’introduzione dell’euro e sta ancora avvenendo. I prezzi volano in tutta l’area dell’euro, e non c’è libera concorrenza che riesca a stopparli. Personalmente non so come la Banca d’Europa abbia fatto. La verità non si dice e non si riesce a intuirla. E’ possibile che l’euro sia stato emesso in misura eccessiva, con l’esito d’inflazionare l’economia. Ma non è certo. Ciò che è certo e chiaro è l’avanzata degli scettici e dei nemici dell’euro.
• Per l’economia capitalistica la speculazione finanziaria è piuttosto un ingombro che un vantaggio. Lucra sulla produzione, ma si guarda bene dallo stimolarla. Come dire: vive di rendite. Tuttavia la finanza funziona attraverso apparati, che creano lavoro e ricchezza nei luoghi dove ha sede. Uno di questi luoghi è Milano, dove prima la speculazione italiana succhiava miele da tutto il paese e poi è stata parzialmente emarginata da Francoforte.
• Se lo stronzobossista Maroni invoca il ritorno alla lira non è certo perché ami i poveri, i quali peraltro non riavrebbero dal ritorno alla lira quel che hanno già perduto con l’euro, ma per il voto dei milanesi, che con una nuova lira si farebbero un altro vestito nuovo.
• Una cosa del genere non va però a favore dei meridionali, i quali continuano a pagare, come tutti, il signoraggio che spetta al dollaro e il signoraggio che spetta all’euro. Un terzo signoraggio, questo a favore della Toacopadana, che dico poso, se dico che a questo punto ci ha rotto …e rotto senza fine.
• 10 giugno 1940 – Data che non viene celebrata dalla spocchia toscopadana. Essa corrisponde alla pugnalata alla schiena che l’Italia fascista (toscopadana) inferse alla Francia vinta e piegata da Hitler e quasi interamente occupata dalle sue armate. Fu il secondo dei tradimenti toscopadani alla Francia, che nel 1859 aveva immolato più di ventimila uomini – più dei morti piemontesi - per dare a Cavour il Lombardo-Veneto.
Nicola Zitara
lunedì, ottobre 03, 2005
Stanley Fischer, ottavo Governatore della Banca Centrale israeliana
da Israele.net
03-10-2005
La rivoluzione silenziosa del nuovo Governatore della Banca Centrale d’Israele
Il “periodo di grazia” di cento giorni è ormai terminato. Nel suo primo trimestre in carica il Professor Stanley Fischer [n.d.w. nota1], ottavo Governatore della Banca Centrale israeliana, ha ottenuto un consenso pressoché unanime.
Fischer è attualmente l’economista numero uno, il più influente in Israele. È infatti riuscito a compiere nelle prime due settimane in carica, ciò che il suo predecessore, il Dott. David Klein, non era riuscito a realizzare in cinque anni, ovvero risollevare la Banca d’Israele. Nessuna decisione economica può essere presa senza previa consultazione con Fischer e la sua squadra. Il ruolo del Governatore è inoltre stato essenziale nell’adozione dei seguenti provvedimenti: riduzione dell’IVA in due tranche, ognuna dello 0,5%; realizzazione di uno studio di fattibilità sull’introduzione di un’imposta negativa sul reddito; decisione in merito al livello di commissioni di sottoscrizione per fondi di previdenza e fondi comuni d’investimento; cancellazione del piano di vendita di opzioni per la privatizzazione della Banca Leumi e sua sostituzione con la cessione del pacchetto di maggioranza.
Fin dal primo istante, Fischer non si è mai tirato indietro davanti ai gravi problemi che avvelenavano l’atmosfera all’interno della stessa Banca Centrale e le relazioni della Banca con il Ministero delle Finanze e con l’Ufficio del Primo Ministro. Il Governatore ha subito nominato un nuovo direttore generale e un nuovo responsabile delle Risorse Umane provenienti dal settore privato; inoltre il portavoce della banca, Gabi Fishman, è stato promosso Direttore Generale, carica che esiste in ogni banca centrale del mondo; un nuovo portavoce quindi sarà nominato a breve.
Sul piano politico, Fischer si è concentrato in particolare sulla Legge che regola la Banca Centrale. Tale mossa ha ottenuto la collaborazione del Primo Ministro, Ariel Sharon, dell’ex Ministro delle Finanze, Benjamin Netanyahu, e del suo successore, Ehud Olmert, a differenza di quanto avvenuto negli ultimi vent’anni, durante i quali i Primi Ministri e i Ministri delle Finanze ostacolavano l’adozione di nuove regole. Al Ministero delle Finanze, alcuni ritengono che la Banca Centrale dovrebbe seguire le sue direttive, ma negli ambienti vicini al Primo Ministro si riconosce l’esigenza di preservare l’assoluta indipendenza della Banca Centrale.
La nuova legge che regola la Banca Centrale d’Israele sarà presto presentata al governo per l’approvazione. La nuova legge prevede che vengano formate due commissioni: una monetaria guidata dal Governatore, e una amministrativa incaricata delle risorse umane e delle retribuzioni, che sarà invece guidata da un professionista esterno di rilievo. Il Governatore avrà la carica di presidente, proprio come in una società commerciale. La struttura organizzativa continuerà invece a prevedere la carica di due vice-governatori.
Terzo obiettivo dell’attività di Fischer è la politica monetaria. Il Governatore ha infatti raccolto i frutti della politica condotta dai suoi due diretti predecessori, Frenkel e Klein, e dal vice governatore Meir Sokoler, che ha ricoperto la carica di presidente ad interim nel periodo immediatamente precedente il suo arrivo.
La linea di Fischer in politica monetaria, secondo le dichiarazioni pubbliche e i resoconti dei funzionari che hanno preso parte al dibattito interno, punta alla stabilizzazione dei prezzi e a mantenere l’inflazione in una fascia compresa fra l’1 e il 3%, con uno scarto di +/- 1% rispetto a tale obiettivo. La Banca Centrale d’Israele mira al 2%. In 5 degli ultimi 6 anni, fatta eccezione per il 2002, a causa dell’errore di abbassare i tassi di interessi del 2% la Banca non è mai riuscita a raggiungere il target di inflazione.
Fischer non ha fretta di alzare i tassi di interesse per diverse ragioni.
Da quando Fischer ha assunto la carica, i settori commerciale e bancario godono di un maggior margine di sicurezza e la gente, avendo recepito il messaggio, tende a evitare misure speculative. Le decisioni sui tassi d’interesse sono inoltre più chiare e concise di un tempo e contengono indicazioni sulla politica futura, mentre le spiegazioni dei predecessori di Fischer si dilungavano su oltre tre pagine.
Sono altresì cessate le diatribe fra i funzionari del Ministero delle Finanze e il top management della Banca grazie al sicuro stile manageriale di Yossi Bachar, direttore generale del Ministero delle Finanze. Nel caso qualcuno se lo fosse dimenticato, due anni fa l’allora Direttore Generale, Ohad Marani, e il responsabile delle retribuzioni, Yuval Rachlevsky, trascinarono Klein alla Corte Suprema di Giustizia.
Fischer ha inserito la politica sociale all’ordine del giorno, appoggiato in questo dal Primo Ministro. I membri della Knesset e gli attivisti delle problematiche sociali che hanno incontrato Fischer sostengono che tale tematica viene sollevata in ogni incontro. Fischer ha incoraggiato la sezione di ricerca della Banca a formulare proposte politiche al riguardo. Dietro richiesta dell’attuale Ministro delle Finanze, Ehud Olmert, i rappresentanti della Banca d’Israele, Karnit Flug, Michel Strawczynski e Adi Brender, sono entrati a far parte della nuova commissione guidata da Bachar incaricata di suggerire delle soluzioni politiche atte a ridurre il livello di povertà. La Banca d’Israele ha oggi il più alto numero di economisti esperti in politica sociale.
Altro punto chiave della politica di Fischer è l’istituzione di un metodo di lavoro interno volto ad evitare fughe di notizie nel corso di incontri del management. Fischer è inoltre riuscito a ridare smalto alla Sezione di Ricerca, anche grazie alla pubblicazione di un’unica relazione, invece delle sette che venivano solitamente rilasciate dai vari dipartimenti. Fra gli autori delle relazioni, anche economisti di altri dipartimenti, in particolare quello monetario e di vigilanza bancaria.
In linea con la migliore tradizione americana, Fischer è rigido in fatto di posizioni gerarchiche. Sokoler si occupa della legge di regolamentazione della Banca. A differenza del suo predecessore Klein che isolava il suo vice, il Prof. Avia Spivak, Fischer ha invece conferito a quest’ultimo, noto economista specializzato in politica sociale e pensioni, poteri analoghi a quelli di un vice governatore.
Il Governatore mantiene buoni rapporti con la stampa e i media, ma le sue apparizioni in pubblico per interviste o conferenze sono rare: altro aspetto in contrasto con quello dei suoi due predecessori che godevano di grande visibilità.
(Zeev Klein su: Globes, 6.09.05)
03-10-2005
La rivoluzione silenziosa del nuovo Governatore della Banca Centrale d’Israele
Il “periodo di grazia” di cento giorni è ormai terminato. Nel suo primo trimestre in carica il Professor Stanley Fischer [n.d.w. nota1], ottavo Governatore della Banca Centrale israeliana, ha ottenuto un consenso pressoché unanime.
Fischer è attualmente l’economista numero uno, il più influente in Israele. È infatti riuscito a compiere nelle prime due settimane in carica, ciò che il suo predecessore, il Dott. David Klein, non era riuscito a realizzare in cinque anni, ovvero risollevare la Banca d’Israele. Nessuna decisione economica può essere presa senza previa consultazione con Fischer e la sua squadra. Il ruolo del Governatore è inoltre stato essenziale nell’adozione dei seguenti provvedimenti: riduzione dell’IVA in due tranche, ognuna dello 0,5%; realizzazione di uno studio di fattibilità sull’introduzione di un’imposta negativa sul reddito; decisione in merito al livello di commissioni di sottoscrizione per fondi di previdenza e fondi comuni d’investimento; cancellazione del piano di vendita di opzioni per la privatizzazione della Banca Leumi e sua sostituzione con la cessione del pacchetto di maggioranza.
Fin dal primo istante, Fischer non si è mai tirato indietro davanti ai gravi problemi che avvelenavano l’atmosfera all’interno della stessa Banca Centrale e le relazioni della Banca con il Ministero delle Finanze e con l’Ufficio del Primo Ministro. Il Governatore ha subito nominato un nuovo direttore generale e un nuovo responsabile delle Risorse Umane provenienti dal settore privato; inoltre il portavoce della banca, Gabi Fishman, è stato promosso Direttore Generale, carica che esiste in ogni banca centrale del mondo; un nuovo portavoce quindi sarà nominato a breve.
Sul piano politico, Fischer si è concentrato in particolare sulla Legge che regola la Banca Centrale. Tale mossa ha ottenuto la collaborazione del Primo Ministro, Ariel Sharon, dell’ex Ministro delle Finanze, Benjamin Netanyahu, e del suo successore, Ehud Olmert, a differenza di quanto avvenuto negli ultimi vent’anni, durante i quali i Primi Ministri e i Ministri delle Finanze ostacolavano l’adozione di nuove regole. Al Ministero delle Finanze, alcuni ritengono che la Banca Centrale dovrebbe seguire le sue direttive, ma negli ambienti vicini al Primo Ministro si riconosce l’esigenza di preservare l’assoluta indipendenza della Banca Centrale.
La nuova legge che regola la Banca Centrale d’Israele sarà presto presentata al governo per l’approvazione. La nuova legge prevede che vengano formate due commissioni: una monetaria guidata dal Governatore, e una amministrativa incaricata delle risorse umane e delle retribuzioni, che sarà invece guidata da un professionista esterno di rilievo. Il Governatore avrà la carica di presidente, proprio come in una società commerciale. La struttura organizzativa continuerà invece a prevedere la carica di due vice-governatori.
Terzo obiettivo dell’attività di Fischer è la politica monetaria. Il Governatore ha infatti raccolto i frutti della politica condotta dai suoi due diretti predecessori, Frenkel e Klein, e dal vice governatore Meir Sokoler, che ha ricoperto la carica di presidente ad interim nel periodo immediatamente precedente il suo arrivo.
La linea di Fischer in politica monetaria, secondo le dichiarazioni pubbliche e i resoconti dei funzionari che hanno preso parte al dibattito interno, punta alla stabilizzazione dei prezzi e a mantenere l’inflazione in una fascia compresa fra l’1 e il 3%, con uno scarto di +/- 1% rispetto a tale obiettivo. La Banca Centrale d’Israele mira al 2%. In 5 degli ultimi 6 anni, fatta eccezione per il 2002, a causa dell’errore di abbassare i tassi di interessi del 2% la Banca non è mai riuscita a raggiungere il target di inflazione.
Fischer non ha fretta di alzare i tassi di interesse per diverse ragioni.
Da quando Fischer ha assunto la carica, i settori commerciale e bancario godono di un maggior margine di sicurezza e la gente, avendo recepito il messaggio, tende a evitare misure speculative. Le decisioni sui tassi d’interesse sono inoltre più chiare e concise di un tempo e contengono indicazioni sulla politica futura, mentre le spiegazioni dei predecessori di Fischer si dilungavano su oltre tre pagine.
Sono altresì cessate le diatribe fra i funzionari del Ministero delle Finanze e il top management della Banca grazie al sicuro stile manageriale di Yossi Bachar, direttore generale del Ministero delle Finanze. Nel caso qualcuno se lo fosse dimenticato, due anni fa l’allora Direttore Generale, Ohad Marani, e il responsabile delle retribuzioni, Yuval Rachlevsky, trascinarono Klein alla Corte Suprema di Giustizia.
Fischer ha inserito la politica sociale all’ordine del giorno, appoggiato in questo dal Primo Ministro. I membri della Knesset e gli attivisti delle problematiche sociali che hanno incontrato Fischer sostengono che tale tematica viene sollevata in ogni incontro. Fischer ha incoraggiato la sezione di ricerca della Banca a formulare proposte politiche al riguardo. Dietro richiesta dell’attuale Ministro delle Finanze, Ehud Olmert, i rappresentanti della Banca d’Israele, Karnit Flug, Michel Strawczynski e Adi Brender, sono entrati a far parte della nuova commissione guidata da Bachar incaricata di suggerire delle soluzioni politiche atte a ridurre il livello di povertà. La Banca d’Israele ha oggi il più alto numero di economisti esperti in politica sociale.
Altro punto chiave della politica di Fischer è l’istituzione di un metodo di lavoro interno volto ad evitare fughe di notizie nel corso di incontri del management. Fischer è inoltre riuscito a ridare smalto alla Sezione di Ricerca, anche grazie alla pubblicazione di un’unica relazione, invece delle sette che venivano solitamente rilasciate dai vari dipartimenti. Fra gli autori delle relazioni, anche economisti di altri dipartimenti, in particolare quello monetario e di vigilanza bancaria.
In linea con la migliore tradizione americana, Fischer è rigido in fatto di posizioni gerarchiche. Sokoler si occupa della legge di regolamentazione della Banca. A differenza del suo predecessore Klein che isolava il suo vice, il Prof. Avia Spivak, Fischer ha invece conferito a quest’ultimo, noto economista specializzato in politica sociale e pensioni, poteri analoghi a quelli di un vice governatore.
Il Governatore mantiene buoni rapporti con la stampa e i media, ma le sue apparizioni in pubblico per interviste o conferenze sono rare: altro aspetto in contrasto con quello dei suoi due predecessori che godevano di grande visibilità.
(Zeev Klein su: Globes, 6.09.05)
Un sarcofago per la banca centrale
da espressonline.it
Un sarcofago per la banca centrale
La rimozione di Fazio: ecco una questione tecnico-ambientale che sta appassionando gli esperti e dividendo l'opinione pubblica
La rimozione e lo smaltimento del governatore Fazio: ecco una questione tecnico-ambientale che sta appassionando gli esperti e dividendo l'opinione pubblica.
Il sistema di carrucole e tiranti allestito dal Genio civile è giudicato del tutto insufficiente, considerato il fatto che, assieme al governatore, si dovrà procedere all'asportazione completa da Palazzo Koch dell'intero Consiglio di Bankitalia, costituito da 13 membri la cui età media (82 anni) richiede particolari accorgimenti, con imballaggi e cautele simili a quelli impiegati per trasferire al British Museum i fregi del Partenone. Un solo membro, il bolognese Stefano Possati, ha meno di sessant'anni. È considerato il teen-ager della Banca centrale, partecipa alle riunioni ascoltando Eminem con il suo I-pod perennemente acceso e si reca spesso in sede sfrecciando con il suo skate-board sui marciapiedi romani, con i jeans a cacarella e il berrettino con la visiera calata sulla nuca. Possati è l'unico dei 13 consiglieri ad avere assicurato di poter scendere autonomamente, sulle sue gambe, le scale di Bankitalia. È anche l'unico a non essere ancora stato operato di prostata, e il regolamento interno di Bankitalia gli vieta, per questa ragione, di votare sulle questioni più importanti. Perciò lo si incontra spesso nel bar sottostante che gioca a videogame.
Ma gli altri? Alcuni non riescono più ad alzarsi dalla poltrona a causa della caratteristica anchilosi del proboviro, una sindrome degenerativa che blocca le articolazioni delle gambe nella postura seduta e salda le ossa del bacino ai braccioli. Vengono nutriti artificialmente e svuotati con un catetere, e si dovrà dunque studiare la maniera di farli scendere dalla finestra, bene assicurati alla loro poltrona, attraverso uno scivolo.
Molto complessa anche la questione del raggiungimento dell'ufficio di Antonio Fazio. La planimetria dell'ambiente ha rivelato ostacoli imprevisti: l'ufficio può essere raggiunto solo percorrendo un lungo cunicolo scavato nella pietra viva, sul modello delle camere funerarie delle piramidi.
Ai lati del cunicolo, in tenebrose nicchie, ci sono gli scheletri dei tecnici della Asl che hanno negato l'agibilità. Una volta entrati nell'ampio e minaccioso salone, sormontato da una fotografia di Padre Pio e da un poster di Amon-Ra, si nota l'enorme scrivania a scomparsa, che viene inghiottita da una botola ogni volta che arriva la richiesta di dimissioni. Accanto, il sarcofago già preparato dal governatore per la sua futura tumulazione, dominato da una paurosa maschera mortuaria, identica al volto attuale di Fazio. È stata ottenuta grazie al calco fedele della fototessera sulla patente. L'effetto dorato, reso celebre dalla maschera di Tutankamon, qui è garantito dalle centinaia di otturazioni dentali in oro che adornano già in vita il volto del sovrano.
Ora: anche ammesso che gli addetti alla rimozione di Fazio riescano a raggiungere l'ufficio, superando i trabocchetti con lance acuminate, le fosse ricolme di scorpioni, serpenti velenosi e direttori di filiale, il problema sarà come sfuggire alla Maledizione che pende sui profanatori del sito sacro. Già si mormora di malori inspiegabili che hanno folgorato banchieri stranieri, a migliaia di chilometri di distanza, dopo una sola interurbana con Fazio (pare che il governatore, quando è in linea con cordate ostili, risponda: "Pronto, chi parlava?"). Chi oserebbe mai penetrare addirittura nel suo ufficio per porgergli direttamente, mettiamo, l'ingiunzione di sfratto? Vigili del fuoco, ufficiali giudiziari, messi di Senato e Camera e perfino corazzieri hanno già fatto sapere di non sentirsi in grado di procedere ad alcun genere di provvedimento restrittivo nei confonti del governatore.
È di fronte a queste difficoltà che prendono corpo, negli ambienti istituzionali, le soluzioni più drastiche e ingegnose. Tra queste, la proposta Tremonti di adottare il metodo Chernobyl, seppellendo Bankitalia (con tutti gli occupanti all'interno) in un gigantesco coperchio di cemento armato e trasferendo la sede a Sondrio, nello storico Palazzo Pizzocchero, capolavoro del Vanvitelli (il geometra lecchese Gino Vanvitelli), attuale sede del Piccolo Credito Valtellinese che assumerebbe dunque il ruolo di banca centrale. La fetta di bresaola (nella pezzatura classica da 15 grammi) sostituirebbe l'euro come valuta corrente.
Un sarcofago per la banca centrale
La rimozione di Fazio: ecco una questione tecnico-ambientale che sta appassionando gli esperti e dividendo l'opinione pubblica
La rimozione e lo smaltimento del governatore Fazio: ecco una questione tecnico-ambientale che sta appassionando gli esperti e dividendo l'opinione pubblica.
Il sistema di carrucole e tiranti allestito dal Genio civile è giudicato del tutto insufficiente, considerato il fatto che, assieme al governatore, si dovrà procedere all'asportazione completa da Palazzo Koch dell'intero Consiglio di Bankitalia, costituito da 13 membri la cui età media (82 anni) richiede particolari accorgimenti, con imballaggi e cautele simili a quelli impiegati per trasferire al British Museum i fregi del Partenone. Un solo membro, il bolognese Stefano Possati, ha meno di sessant'anni. È considerato il teen-ager della Banca centrale, partecipa alle riunioni ascoltando Eminem con il suo I-pod perennemente acceso e si reca spesso in sede sfrecciando con il suo skate-board sui marciapiedi romani, con i jeans a cacarella e il berrettino con la visiera calata sulla nuca. Possati è l'unico dei 13 consiglieri ad avere assicurato di poter scendere autonomamente, sulle sue gambe, le scale di Bankitalia. È anche l'unico a non essere ancora stato operato di prostata, e il regolamento interno di Bankitalia gli vieta, per questa ragione, di votare sulle questioni più importanti. Perciò lo si incontra spesso nel bar sottostante che gioca a videogame.
Ma gli altri? Alcuni non riescono più ad alzarsi dalla poltrona a causa della caratteristica anchilosi del proboviro, una sindrome degenerativa che blocca le articolazioni delle gambe nella postura seduta e salda le ossa del bacino ai braccioli. Vengono nutriti artificialmente e svuotati con un catetere, e si dovrà dunque studiare la maniera di farli scendere dalla finestra, bene assicurati alla loro poltrona, attraverso uno scivolo.
Molto complessa anche la questione del raggiungimento dell'ufficio di Antonio Fazio. La planimetria dell'ambiente ha rivelato ostacoli imprevisti: l'ufficio può essere raggiunto solo percorrendo un lungo cunicolo scavato nella pietra viva, sul modello delle camere funerarie delle piramidi.
Ai lati del cunicolo, in tenebrose nicchie, ci sono gli scheletri dei tecnici della Asl che hanno negato l'agibilità. Una volta entrati nell'ampio e minaccioso salone, sormontato da una fotografia di Padre Pio e da un poster di Amon-Ra, si nota l'enorme scrivania a scomparsa, che viene inghiottita da una botola ogni volta che arriva la richiesta di dimissioni. Accanto, il sarcofago già preparato dal governatore per la sua futura tumulazione, dominato da una paurosa maschera mortuaria, identica al volto attuale di Fazio. È stata ottenuta grazie al calco fedele della fototessera sulla patente. L'effetto dorato, reso celebre dalla maschera di Tutankamon, qui è garantito dalle centinaia di otturazioni dentali in oro che adornano già in vita il volto del sovrano.
Ora: anche ammesso che gli addetti alla rimozione di Fazio riescano a raggiungere l'ufficio, superando i trabocchetti con lance acuminate, le fosse ricolme di scorpioni, serpenti velenosi e direttori di filiale, il problema sarà come sfuggire alla Maledizione che pende sui profanatori del sito sacro. Già si mormora di malori inspiegabili che hanno folgorato banchieri stranieri, a migliaia di chilometri di distanza, dopo una sola interurbana con Fazio (pare che il governatore, quando è in linea con cordate ostili, risponda: "Pronto, chi parlava?"). Chi oserebbe mai penetrare addirittura nel suo ufficio per porgergli direttamente, mettiamo, l'ingiunzione di sfratto? Vigili del fuoco, ufficiali giudiziari, messi di Senato e Camera e perfino corazzieri hanno già fatto sapere di non sentirsi in grado di procedere ad alcun genere di provvedimento restrittivo nei confonti del governatore.
È di fronte a queste difficoltà che prendono corpo, negli ambienti istituzionali, le soluzioni più drastiche e ingegnose. Tra queste, la proposta Tremonti di adottare il metodo Chernobyl, seppellendo Bankitalia (con tutti gli occupanti all'interno) in un gigantesco coperchio di cemento armato e trasferendo la sede a Sondrio, nello storico Palazzo Pizzocchero, capolavoro del Vanvitelli (il geometra lecchese Gino Vanvitelli), attuale sede del Piccolo Credito Valtellinese che assumerebbe dunque il ruolo di banca centrale. La fetta di bresaola (nella pezzatura classica da 15 grammi) sostituirebbe l'euro come valuta corrente.
martedì, settembre 27, 2005
Sangue e Usura
da il Giornale.it
«La mia ultima battaglia contro l’euro»
- di Redazione -
L’intervista inedita rilasciata al Giornale pochi giorni fa spiega la causa cui l’ex questore stava lavorando
La settimana scorsa «il Giornale» aveva intervistato Arrigo Molinari, in occasione dell'udienza presso il tribunale civile su due ricorsi da lui presentati contro Banca d'Italia e Banca centrale europea.
Ecco la testimonianza che stava per essere pubblicata.
Dica la verità, avvocato Molinari: anche lei ce l'ha con Fazio. Infierisce.
«Neanche per sogno. Io ce l'ho con la Banca d'Italia e con i suoi soci voraci banchieri privati».
Cos'hanno fatto di così terribile?
«Hanno divorato l'istituto centrale di Palazzo Koch, rendendolo non più arbitro e non più ente di diritto pubblico. Con un'anomalia tutta italiana».
Ai danni dei risparmiatori.
«...che adesso devono sapere esattamente come stanno le cose».
Ci aiuti a capire.
«Sta tutto scritto nei miei due ricorsi, riuniti ex articolo 700 del codice di procedura civile, contro la Banca d'Italia e la Banca centrale europea per la cosiddetta truffa del “Signoraggio“, consentita alle stesse fin dal 1992».
Ricordiamo chi era, allora, il ministro del Tesoro.
«Era un ministro sottile che ha permesso agli istituti di credito privati di impadronirsi del loro arbitro Bankitalia, e quindi di battere moneta e di prestarla allo Stato stesso con tasso di sconto a favore delle banche private».
Il “Signoraggio“ è questo?
«Il reddito da “Signoraggio“ a soggetti privati si fonda su una norma statutaria privata di una società di capitali, e quindi su un atto inidoneo e inefficace per la generalità, per cui i magistrati aditi dei tribunali di Genova, Savona e Imperia non troveranno alcun ostacolo derivante da un atto di legge. L'inesistenza di una disciplina normativa consente di accogliere i tre ricorsi senza problema di gerarchia di fonti».
Le conseguenze del “Signoraggio“?
«Rovinose per i cittadini, che si sono sempre fidati delle banche e di chi le doveva controllare».
Tutta colpa delle banche?
«Sarò più chiaro, la materia è complessa. Dunque: le banche centrali e quindi la Banca d'Italia, venuta meno la convertibilità in oro e la riserva aurea, non sono più proprietarie della moneta che emettono e su cui illecitamente e senza una normativa che glielo consente percepiscono interessi grazie al tasso di sconto, prestandolo al Tesoro».
Non si comportano bene...
«Per niente! Ora i cittadini risparmiatori sono costretti a far ricorso al tribunale per farsi restituire urgentemente il reddito da “Signoraggio“ alla collettività, a seguito dell'esproprio da parte delle banche private italiane che, con un colpo di mano, grazie a un sottile ministro che ha molte e gravi responsabilità, si sono impadronite della Banca d'Italia battendo poi moneta e togliendo la sovranità monetaria allo Stato che, inerte, dal 1992 a oggi ha consentito questa assurdità».
Un bel problema, non c'è che dire.
«Infatti. Ma voglio essere ancora più chiaro. L'emissione della moneta, attraverso il prestito, poteva ritenersi legittima quando la moneta era concepita come titolo di credito rappresentativo della Riserva e per ciò stesso convertibile in oro, a richiesta del portatore della banconota».
Poi, invece...
«Poi, cioè una volta abolita la convertibilità e la stessa Riserva anche nelle transazioni delle Banche centrali avvenuta con la fine degli accordi di Bretton Woods del 15 agosto 1971, la Banca di emissione cessa di essere proprietaria della moneta in quanto titolare della Riserva aurea».
Lei sostiene che Bankitalia si prende diritti che non può avere.
«Appunto. Prima Bankitalia, nella sua qualità di società commerciale, fino all'introduzione dell'euro in via esclusiva e successivamente a tale evento, quale promanazione nazionale della Banca centrale europea, si arroga arbitrariamente e illegalmente il diritto di percepire il reddito monetario derivante dalla differenza tra il valore nominale della moneta in circolazione, detratti i costi di produzione, in luogo dello Stato e dei cittadini italiani».
Un assurdo tutto italiano, secondo lei.
«Certamente. Sembra un assurdo, ma purtroppo è una realtà. L'euro, però, è dei cittadini italiani ed europei, e non, come sta avvenendo in Italia, della banca centrale e dei suoi soci banchieri privati».
Quasi tutto chiaro. Ma che si fa adesso?
«Farà tutto il tribunale. Dovrà chiarire se esiste una norma nazionale e/o comunitaria che consente alla Banca centrale europea, di cui le singole banche nazionali dei Paesi membri sono divenute articolazioni, di emettere denaro prestandolo e/o addebitandolo alla collettività. L'emissione va distinta dal prestito di denaro: la prima ha finalità di conio, il secondo presuppone la qualità di proprietario del bene, oggetto del prestito».
Lei, professore, ha fiducia?
«Certo. La magistratura dovrà dire basta!».
da repubblica.it
Ucciso a coltellate nella sua casa
l'ex questore di Genova Molinari
ANDORA (SAVONA) - E' stato trovato ucciso a coltellate l'ex questore di Genova Arrigo Molinari, 73 anni. Il corpo senza vita è stato trovato stamattina nella camera da letto della sua abitazione di Andora. Sul posto, oltre ai carabinieri della compagnia di Alassio, sono arrivati il procuratore capo Vincenzo Scolastico ed il suo vice Maria Chiara Paolucci.
Arrigo Molinari da qualche anno svolgeva l'attività legale e seguiva il figlio impegnato nell'attività di albergatore e di gestore del Bingo di Imperia. L'ex questore si era occupato in passato anche del suicidio del cantante Luigi Tenco, avvenuto a Sanremo nel '67.
Fu proprio Molinari il primo ad entrare nella stanza e ad occuparsi dell'inchiesta. La settimana scorsa, proprio da una sua denuncia, erano stati rinviati a giudizio 6 tra ex direttori e direttori di istituti bancari della Riviera di Ponente con l'accusa di usura. nota 1
(27-09-2005)
------
la Repubblica "dimentica" di riportare notizie ben più recenti e importanti come questa:
dal sito Adusbef
============================================
Legale chiede i danni alla Banca d’Italia (05/09/2005)
- di Redazione -
La Banca d’Italia è stata citata a giudizio per danni, presso il tribunale di Imperia, con provvedimento d’urgenza ex art. 700 «per non aver svolto un’ adeguata forma di vigilanza sulla Banca di Roma - sostiene nel ricorso l’ex questore e oggi avvocato Arrigo Molinari -, in quanto sua socia, in un precedente procedimento giudiziario».
L’udienza di discussione del ricorso, presentato da Molinari, è stata fissata per il prossimo 5 ottobre. La vicenda ha avuto inizio da una causa per anatocismo, la richiesta di interessi sugli interessi, che l’avvocato Molinari aveva presentato nel 2000 contro l’istituto di credito romano, a difesa della defunta moglie Maria Teresa Pallavicino e del padre di lei.
Molinari aveva chiesto un risarcimento, non ancora quantificato, contro la capitalizzazione trimestrale degli interessi dal 1934 a fine anni Novanta.
============================================
approfondisci e cerca "questore Arrigo Molinari" in Rete...
«La mia ultima battaglia contro l’euro»
- di Redazione -
L’intervista inedita rilasciata al Giornale pochi giorni fa spiega la causa cui l’ex questore stava lavorando
La settimana scorsa «il Giornale» aveva intervistato Arrigo Molinari, in occasione dell'udienza presso il tribunale civile su due ricorsi da lui presentati contro Banca d'Italia e Banca centrale europea.
Ecco la testimonianza che stava per essere pubblicata.
Dica la verità, avvocato Molinari: anche lei ce l'ha con Fazio. Infierisce.
«Neanche per sogno. Io ce l'ho con la Banca d'Italia e con i suoi soci voraci banchieri privati».
Cos'hanno fatto di così terribile?
«Hanno divorato l'istituto centrale di Palazzo Koch, rendendolo non più arbitro e non più ente di diritto pubblico. Con un'anomalia tutta italiana».
Ai danni dei risparmiatori.
«...che adesso devono sapere esattamente come stanno le cose».
Ci aiuti a capire.
«Sta tutto scritto nei miei due ricorsi, riuniti ex articolo 700 del codice di procedura civile, contro la Banca d'Italia e la Banca centrale europea per la cosiddetta truffa del “Signoraggio“, consentita alle stesse fin dal 1992».
Ricordiamo chi era, allora, il ministro del Tesoro.
«Era un ministro sottile che ha permesso agli istituti di credito privati di impadronirsi del loro arbitro Bankitalia, e quindi di battere moneta e di prestarla allo Stato stesso con tasso di sconto a favore delle banche private».
Il “Signoraggio“ è questo?
«Il reddito da “Signoraggio“ a soggetti privati si fonda su una norma statutaria privata di una società di capitali, e quindi su un atto inidoneo e inefficace per la generalità, per cui i magistrati aditi dei tribunali di Genova, Savona e Imperia non troveranno alcun ostacolo derivante da un atto di legge. L'inesistenza di una disciplina normativa consente di accogliere i tre ricorsi senza problema di gerarchia di fonti».
Le conseguenze del “Signoraggio“?
«Rovinose per i cittadini, che si sono sempre fidati delle banche e di chi le doveva controllare».
Tutta colpa delle banche?
«Sarò più chiaro, la materia è complessa. Dunque: le banche centrali e quindi la Banca d'Italia, venuta meno la convertibilità in oro e la riserva aurea, non sono più proprietarie della moneta che emettono e su cui illecitamente e senza una normativa che glielo consente percepiscono interessi grazie al tasso di sconto, prestandolo al Tesoro».
Non si comportano bene...
«Per niente! Ora i cittadini risparmiatori sono costretti a far ricorso al tribunale per farsi restituire urgentemente il reddito da “Signoraggio“ alla collettività, a seguito dell'esproprio da parte delle banche private italiane che, con un colpo di mano, grazie a un sottile ministro che ha molte e gravi responsabilità, si sono impadronite della Banca d'Italia battendo poi moneta e togliendo la sovranità monetaria allo Stato che, inerte, dal 1992 a oggi ha consentito questa assurdità».
Un bel problema, non c'è che dire.
«Infatti. Ma voglio essere ancora più chiaro. L'emissione della moneta, attraverso il prestito, poteva ritenersi legittima quando la moneta era concepita come titolo di credito rappresentativo della Riserva e per ciò stesso convertibile in oro, a richiesta del portatore della banconota».
Poi, invece...
«Poi, cioè una volta abolita la convertibilità e la stessa Riserva anche nelle transazioni delle Banche centrali avvenuta con la fine degli accordi di Bretton Woods del 15 agosto 1971, la Banca di emissione cessa di essere proprietaria della moneta in quanto titolare della Riserva aurea».
Lei sostiene che Bankitalia si prende diritti che non può avere.
«Appunto. Prima Bankitalia, nella sua qualità di società commerciale, fino all'introduzione dell'euro in via esclusiva e successivamente a tale evento, quale promanazione nazionale della Banca centrale europea, si arroga arbitrariamente e illegalmente il diritto di percepire il reddito monetario derivante dalla differenza tra il valore nominale della moneta in circolazione, detratti i costi di produzione, in luogo dello Stato e dei cittadini italiani».
Un assurdo tutto italiano, secondo lei.
«Certamente. Sembra un assurdo, ma purtroppo è una realtà. L'euro, però, è dei cittadini italiani ed europei, e non, come sta avvenendo in Italia, della banca centrale e dei suoi soci banchieri privati».
Quasi tutto chiaro. Ma che si fa adesso?
«Farà tutto il tribunale. Dovrà chiarire se esiste una norma nazionale e/o comunitaria che consente alla Banca centrale europea, di cui le singole banche nazionali dei Paesi membri sono divenute articolazioni, di emettere denaro prestandolo e/o addebitandolo alla collettività. L'emissione va distinta dal prestito di denaro: la prima ha finalità di conio, il secondo presuppone la qualità di proprietario del bene, oggetto del prestito».
Lei, professore, ha fiducia?
«Certo. La magistratura dovrà dire basta!».
da repubblica.it
Ucciso a coltellate nella sua casa
l'ex questore di Genova Molinari
ANDORA (SAVONA) - E' stato trovato ucciso a coltellate l'ex questore di Genova Arrigo Molinari, 73 anni. Il corpo senza vita è stato trovato stamattina nella camera da letto della sua abitazione di Andora. Sul posto, oltre ai carabinieri della compagnia di Alassio, sono arrivati il procuratore capo Vincenzo Scolastico ed il suo vice Maria Chiara Paolucci.
Arrigo Molinari da qualche anno svolgeva l'attività legale e seguiva il figlio impegnato nell'attività di albergatore e di gestore del Bingo di Imperia. L'ex questore si era occupato in passato anche del suicidio del cantante Luigi Tenco, avvenuto a Sanremo nel '67.
Fu proprio Molinari il primo ad entrare nella stanza e ad occuparsi dell'inchiesta. La settimana scorsa, proprio da una sua denuncia, erano stati rinviati a giudizio 6 tra ex direttori e direttori di istituti bancari della Riviera di Ponente con l'accusa di usura. nota 1
(27-09-2005)
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la Repubblica "dimentica" di riportare notizie ben più recenti e importanti come questa:
dal sito Adusbef
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Legale chiede i danni alla Banca d’Italia (05/09/2005)
- di Redazione -
La Banca d’Italia è stata citata a giudizio per danni, presso il tribunale di Imperia, con provvedimento d’urgenza ex art. 700 «per non aver svolto un’ adeguata forma di vigilanza sulla Banca di Roma - sostiene nel ricorso l’ex questore e oggi avvocato Arrigo Molinari -, in quanto sua socia, in un precedente procedimento giudiziario».
L’udienza di discussione del ricorso, presentato da Molinari, è stata fissata per il prossimo 5 ottobre. La vicenda ha avuto inizio da una causa per anatocismo, la richiesta di interessi sugli interessi, che l’avvocato Molinari aveva presentato nel 2000 contro l’istituto di credito romano, a difesa della defunta moglie Maria Teresa Pallavicino e del padre di lei.
Molinari aveva chiesto un risarcimento, non ancora quantificato, contro la capitalizzazione trimestrale degli interessi dal 1934 a fine anni Novanta.
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lunedì, settembre 12, 2005
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 4
abbiamo dimostrato che il debito pubblico è inarrestabile, senza sovranità monetaria da parte del popolo e indicavamo (PARTE 3), con il prossimo record, un possibile arrotondamento a 3MLN di MLD di vecchie lire...
vediamo i nuovi dati ufficiali:
da Repubblica.it
Nuovo record del debito pubblico
A giugno è arrivato a 1.542 miliardi
[n.d.w. lire 2.986.502.848.000.000 = 2,986 Milioni di Miliardi di lire]
ROMA - Nuovo record del debito pubblico, che in giugno è arrivato a 1.542,4 miliardi. In maggio era a 1.517,2 miliardi, con un incremento di 25,2 miliardi. E' quanto risulta dal Supplemento al bollettino statistico della Banca d'Italia.
Le entrate tributarie in luglio si sono attestate a 31,4 miliardi. Si tratta di 15 miliardi in meno rispetto al risultato di luglio 2004 (46,1 mld). Nei primi 7 mesi dell'anno le entrate si sono attestate comunque, secondo quanto riporta Bankitalia, a 183.642 milioni di euro. Si tratta di un risultato in linea con lo stesso periodo dell'anno scorso quando le entrate erano a quota 183.356 milioni di euro.
(2005-09-12 16:22:54)
vediamo i nuovi dati ufficiali:
da Repubblica.it
Nuovo record del debito pubblico
A giugno è arrivato a 1.542 miliardi
[n.d.w. lire 2.986.502.848.000.000 = 2,986 Milioni di Miliardi di lire]
ROMA - Nuovo record del debito pubblico, che in giugno è arrivato a 1.542,4 miliardi. In maggio era a 1.517,2 miliardi, con un incremento di 25,2 miliardi. E' quanto risulta dal Supplemento al bollettino statistico della Banca d'Italia.
Le entrate tributarie in luglio si sono attestate a 31,4 miliardi. Si tratta di 15 miliardi in meno rispetto al risultato di luglio 2004 (46,1 mld). Nei primi 7 mesi dell'anno le entrate si sono attestate comunque, secondo quanto riporta Bankitalia, a 183.642 milioni di euro. Si tratta di un risultato in linea con lo stesso periodo dell'anno scorso quando le entrate erano a quota 183.356 milioni di euro.
(2005-09-12 16:22:54)
mercoledì, settembre 07, 2005
Bankitalia, Fazio e il signoraggio...
L'Opinione Edizione 200 del 07-09-2005
Pressing su Bankitalia per convincere Fazio a lasciare
di Roberto Casalena
Il ministro dell’Economia, Siniscalco, che ha incassato anche il consenso di Berlusconi e di Bossi, gioca ancora la carta della moral suasion, prima di mettere il colpo in canna. Ed ha già annunciato che se Fazio non si dimetterà, attuerà “passi istituzionali” per indurlo alle dimissioni, cioè il pressing sul rappresentante del ministero dell’Economia in seno al Consiglio superiore di Bankitalia (Roberto Ulissi) per sollecitare una autoconvocazione da parte del consigliere anziano, Paolo Emilio Ferreri, il quale, però, deve prima riuscire a coagulare una maggioranza qualificata di consensi tra i 13 membri dell’organismo. Impresa non facile, in quanto i consiglieri sono tutti esponenti delle banche locali, scelti proprio da Fazio. Anzi, c’è il pericolo che si verifichi esattamente il contrario, e cioè che il Consiglio si possa riunire per riconfermare la fiducia al Governatore. E poi, c’è da sciogliere un nodo di non poco conto, quello di chi sarà il nuovo successore. E già, perché nel lotto dei possibili candidati, oltre ai nomi di Tommaso Padoa Schioppa, di Mario Monti, di Mario Draghi, ci sarebbe anche quello di Domenico Siniscalco. E su questo punto non c’è alcuna chiarezza da parte del governo né del Polo.
E sicuramente Fazio non sarebbe affatto intenzionato a lasciare il suo posto al ministro dell’Economia. Dunque, prima il governo dovrà scandire a chiare lettere quali dovrebbero esser i candidati o il candidato a sostituirlo, e poi sene riparlerà. D’altronde, il Governatore è stato coerente, almeno nella sua linea di difesa, proclamandosi non solo innocente, ma sereno per il suo operato corretto ed in linea con le regole di Bankitalia. E dunque, perché dovrebbe dimettersi? Solo perché alcune intercettazioni sono state diramate ai quattro venti o perché ha sbagliato? E dove? E chi lo ha stabilito? E allora, anche se umiliato dalle prese di posizione e dai giudizi della politica, Fazio resiste nella sua trincea, non volendo abdicare soltanto perché giornali e politici schierati hanno alzato i toni, fino a che il “caso” non è diventato un vero e proprio uragano che ha investito “Fort Knoch”. E’ vero che i magistrati stanno indagando, con tenacia, ma è anche vero che per ora non c’è alcuna condanna. E allora, questo dovrebbe essere il filo-pensiero del Governatore: perché dovrei autocondannarmi, quando ritengo di essere nel giusto? Forse, solo per giochi di potere? Fazio, come noto è molto religioso, e come tale dovrebbe essere probabilmente più morale di altri che con la religione hanno poco a che spartire. Di questo almeno bisogna prenderne atto.E chi apre la bocca a difesa delle istituzioni e del sistema, e chi chiede la testa di Fazio, sa almeno, che il nostro sistema bancario si regge sulla creazione di moneta fittizia, che ha reso ricche le banche? Ma nella riforma di Bankitalia e sul risparmio, non c’è una riga in tal senso. Come mai? Lo sanno i signori della politica che cos’è il “signoraggio”? Il “signoraggio” si configura come una vera e propria fonte di entrate che lo Stato trae dall’emissione della moneta, è un vantaggio finanziario annesso al potere di battere moneta. E la Costituzione italiana (art1) che “…la sovranità appartiene al popolo..”: la “sovranità” ha in dote anche il “signoraggio”? E ancora: oggi il 95% della circolazione della moneta è fittizia e solo il 5%è in moneta liquida. Ne consegue che c’è chi crea denaro liquido e chi se ne appropria. Infatti,la legge consente alle banche di emettere prestiti in rapporto di 1 a 10, tra capitale e prestiti raccolti presso i risparmiatori. Ma la cosa interessante è che la concessione di un prestito bancario coincide con l’emissione di moneta bancaria, esattamente come se si stampasse nuova moneta, ma in maniera ancora più facile e senza spese. In pratica si crea denaro dal nulla, con una semplice registrazione al computer, e ciò è reso possibile dal fatto che alla banca è stato concesso il potere di emettere crediti oltre la somma che possiede (cioè quelle versate in capitale e quelle raccolte dai risparmiatori). Così con ogni emissione di credito si ottiene un incremento netto di moneta bancaria emessa dalla banca, che risulta nel tempo sempre in crescita, e risulta pari al netto fra le somme pagate e quelle restituite. E banche e imprese vanno a braccetto nella crescita, e ciò ha creato un potere immenso nelle mani di pochi. E torniamo al potere. Chi vuole toglierlo a Fazio, e perché? Per ora accuse precise non ve ne sono, solo prese di posizioni, tutte mirate al fine di giustificare la credibilità dell’Italia. Ma evidentemente, il Governatore pretende accuse precise e non illazioni, pretende che qualcuno gli dica, se ha commesso errori, quali siano, e se questi cozzino con le regole di Bankitalia. Sui comportamenti, poi, chi non ha peccato lanci la prima pietra. E di peccati è lastricata l’Italia dei ben pensanti. Discorso chiuso, quindi? Sembrerebbe proprio di no, nonostante i siluri che hanno colpito, ormai quotidianamente Fazio, che però non si arrende, volendo prima far valere i diritti. E già, perché un conto sono le accuse, ed un altro è dimostrarle. Poi, se si tratta di coscienza, questo è un altro conto, ma ognuno ha la sua. E veniamo alle ultime mosse su Fazio giocate dal mondo politico. C’è chi ha interpretato l’uscita di Berlusconi come una pietra tombale per il Governator: “Ho già detto quello che dovevo dire, c’è stata una decisione del Consiglio dei ministri, c’è stato un emendamento alla legge sul risparmio, credo che ognuno debba trarre da questo le conclusioni secondo il proprio sentire e secondo la propria coscienza”. Berlusconi, semmai, ha ributtato la palla sul campo di Siniscalco, che a Cernobbio aveva sfiduciato Fazio, annunciando “passi istituzionali”. Ma anche Bossi ha aggiustato il tiro sul Governatore: “Parlano tutti troppo, chi deve parlare è Berlusconi, se non parla, Fazio resta al suo posto”. Ma questa volta non ci sono state minacce di barricate :”Berlusconi sa meglio cosa si dice in Europa, e bisogna tener conto anche di quello che pensa la gente, favorevole alle dimissioni”. E gli ha fatto eco Maroni: “Se Berlusconi ha detto che è una questione di coscienza ha fatto bene, vuol dire che non è una questione di governo. La posizione del governo è quella di venerdì, riforma senza chiedere dimissioni a Fazio”. Ma a rafforzare la linea di Siniscalco, sono scesi in campo anche Follini, e Francesco Storace, mentre nel centro-sinistra è ormai un coro di richieste per le dimissioni. Ma Fazio resiste nel bunker di palazzo Koch e si appresta a volare a Manchester, all’Ecofin, per fine settimana. Ci sarà un faccia a faccia con Siniscalco, o sarà solo un gelido incontro?
Pressing su Bankitalia per convincere Fazio a lasciare
di Roberto Casalena
Il ministro dell’Economia, Siniscalco, che ha incassato anche il consenso di Berlusconi e di Bossi, gioca ancora la carta della moral suasion, prima di mettere il colpo in canna. Ed ha già annunciato che se Fazio non si dimetterà, attuerà “passi istituzionali” per indurlo alle dimissioni, cioè il pressing sul rappresentante del ministero dell’Economia in seno al Consiglio superiore di Bankitalia (Roberto Ulissi) per sollecitare una autoconvocazione da parte del consigliere anziano, Paolo Emilio Ferreri, il quale, però, deve prima riuscire a coagulare una maggioranza qualificata di consensi tra i 13 membri dell’organismo. Impresa non facile, in quanto i consiglieri sono tutti esponenti delle banche locali, scelti proprio da Fazio. Anzi, c’è il pericolo che si verifichi esattamente il contrario, e cioè che il Consiglio si possa riunire per riconfermare la fiducia al Governatore. E poi, c’è da sciogliere un nodo di non poco conto, quello di chi sarà il nuovo successore. E già, perché nel lotto dei possibili candidati, oltre ai nomi di Tommaso Padoa Schioppa, di Mario Monti, di Mario Draghi, ci sarebbe anche quello di Domenico Siniscalco. E su questo punto non c’è alcuna chiarezza da parte del governo né del Polo.
E sicuramente Fazio non sarebbe affatto intenzionato a lasciare il suo posto al ministro dell’Economia. Dunque, prima il governo dovrà scandire a chiare lettere quali dovrebbero esser i candidati o il candidato a sostituirlo, e poi sene riparlerà. D’altronde, il Governatore è stato coerente, almeno nella sua linea di difesa, proclamandosi non solo innocente, ma sereno per il suo operato corretto ed in linea con le regole di Bankitalia. E dunque, perché dovrebbe dimettersi? Solo perché alcune intercettazioni sono state diramate ai quattro venti o perché ha sbagliato? E dove? E chi lo ha stabilito? E allora, anche se umiliato dalle prese di posizione e dai giudizi della politica, Fazio resiste nella sua trincea, non volendo abdicare soltanto perché giornali e politici schierati hanno alzato i toni, fino a che il “caso” non è diventato un vero e proprio uragano che ha investito “Fort Knoch”. E’ vero che i magistrati stanno indagando, con tenacia, ma è anche vero che per ora non c’è alcuna condanna. E allora, questo dovrebbe essere il filo-pensiero del Governatore: perché dovrei autocondannarmi, quando ritengo di essere nel giusto? Forse, solo per giochi di potere? Fazio, come noto è molto religioso, e come tale dovrebbe essere probabilmente più morale di altri che con la religione hanno poco a che spartire. Di questo almeno bisogna prenderne atto.E chi apre la bocca a difesa delle istituzioni e del sistema, e chi chiede la testa di Fazio, sa almeno, che il nostro sistema bancario si regge sulla creazione di moneta fittizia, che ha reso ricche le banche? Ma nella riforma di Bankitalia e sul risparmio, non c’è una riga in tal senso. Come mai? Lo sanno i signori della politica che cos’è il “signoraggio”? Il “signoraggio” si configura come una vera e propria fonte di entrate che lo Stato trae dall’emissione della moneta, è un vantaggio finanziario annesso al potere di battere moneta. E la Costituzione italiana (art1) che “…la sovranità appartiene al popolo..”: la “sovranità” ha in dote anche il “signoraggio”? E ancora: oggi il 95% della circolazione della moneta è fittizia e solo il 5%è in moneta liquida. Ne consegue che c’è chi crea denaro liquido e chi se ne appropria. Infatti,la legge consente alle banche di emettere prestiti in rapporto di 1 a 10, tra capitale e prestiti raccolti presso i risparmiatori. Ma la cosa interessante è che la concessione di un prestito bancario coincide con l’emissione di moneta bancaria, esattamente come se si stampasse nuova moneta, ma in maniera ancora più facile e senza spese. In pratica si crea denaro dal nulla, con una semplice registrazione al computer, e ciò è reso possibile dal fatto che alla banca è stato concesso il potere di emettere crediti oltre la somma che possiede (cioè quelle versate in capitale e quelle raccolte dai risparmiatori). Così con ogni emissione di credito si ottiene un incremento netto di moneta bancaria emessa dalla banca, che risulta nel tempo sempre in crescita, e risulta pari al netto fra le somme pagate e quelle restituite. E banche e imprese vanno a braccetto nella crescita, e ciò ha creato un potere immenso nelle mani di pochi. E torniamo al potere. Chi vuole toglierlo a Fazio, e perché? Per ora accuse precise non ve ne sono, solo prese di posizioni, tutte mirate al fine di giustificare la credibilità dell’Italia. Ma evidentemente, il Governatore pretende accuse precise e non illazioni, pretende che qualcuno gli dica, se ha commesso errori, quali siano, e se questi cozzino con le regole di Bankitalia. Sui comportamenti, poi, chi non ha peccato lanci la prima pietra. E di peccati è lastricata l’Italia dei ben pensanti. Discorso chiuso, quindi? Sembrerebbe proprio di no, nonostante i siluri che hanno colpito, ormai quotidianamente Fazio, che però non si arrende, volendo prima far valere i diritti. E già, perché un conto sono le accuse, ed un altro è dimostrarle. Poi, se si tratta di coscienza, questo è un altro conto, ma ognuno ha la sua. E veniamo alle ultime mosse su Fazio giocate dal mondo politico. C’è chi ha interpretato l’uscita di Berlusconi come una pietra tombale per il Governator: “Ho già detto quello che dovevo dire, c’è stata una decisione del Consiglio dei ministri, c’è stato un emendamento alla legge sul risparmio, credo che ognuno debba trarre da questo le conclusioni secondo il proprio sentire e secondo la propria coscienza”. Berlusconi, semmai, ha ributtato la palla sul campo di Siniscalco, che a Cernobbio aveva sfiduciato Fazio, annunciando “passi istituzionali”. Ma anche Bossi ha aggiustato il tiro sul Governatore: “Parlano tutti troppo, chi deve parlare è Berlusconi, se non parla, Fazio resta al suo posto”. Ma questa volta non ci sono state minacce di barricate :”Berlusconi sa meglio cosa si dice in Europa, e bisogna tener conto anche di quello che pensa la gente, favorevole alle dimissioni”. E gli ha fatto eco Maroni: “Se Berlusconi ha detto che è una questione di coscienza ha fatto bene, vuol dire che non è una questione di governo. La posizione del governo è quella di venerdì, riforma senza chiedere dimissioni a Fazio”. Ma a rafforzare la linea di Siniscalco, sono scesi in campo anche Follini, e Francesco Storace, mentre nel centro-sinistra è ormai un coro di richieste per le dimissioni. Ma Fazio resiste nel bunker di palazzo Koch e si appresta a volare a Manchester, all’Ecofin, per fine settimana. Ci sarà un faccia a faccia con Siniscalco, o sarà solo un gelido incontro?
domenica, agosto 28, 2005
Una mezza verità, per coprire la Verità intera
da repubblica.it
Il ministro del Welfare: "Non lo faranno cadere con gli articoli del Financial Times"
Maroni: "Ridicolo ridurre tutto alla durata dell'incarico"
"Fazio resti a via Nazionale se ne vada il salotto buono" (di ROBERTO MANIA)
ROMA - Fuori le banche dalla Banca d'Italia. Non è una contraddizione in termini ma la proposta della Lega per riformare Via Nazionale, obbligando gli istituti di credito a cedere tutte le azioni di Bankitalia in loro possesso. "I controllati che controllano il controllante: questo sì che è il vero nodo da sciogliere. È come se Mediaset e la Rai fossero azioniste dell'Authority per le comunicazioni!", dice il ministro del Welfare, Roberto Maroni, per il quale limitare la riforma all'introduzione del mandato a termine del governatore è "semplicemente ridicolo".
Ministro, la prima domanda è quasi obbligatoria: perché voi della Lega difendete in maniera acritica l'operato del governatore Fazio?
"Lo so, tutti vorreste che rispondessimo dicendo che siamo riconoscenti al governatore perché ha tolto dai guai, con l'intervento dell'allora Popolare di Lodi di Fiorani, la nostra banca Credieuronord. Ma questa è una stupidaggine. In realtà è vero il contrario".
Non esagera un po'?
"No, è proprio così. Fazio ha rallentato fino all'ultimo il salvataggio della banca, autorizzando l'operazione solo dopo aver accertato che tutto fosse regolare. E poi i pretendenti alla Credieuronord erano due, non c'era solo la banca di Lodi. C'era un'altra popolare lombarda (la Popolare di Milano, ndr). Ma l'affare l'ha fatto Fiorani".
L'affare? La Credieuronord stava ad un passo dal fallimento.
"Sì, l'affare. Si vada a riguardare l'andamento del titolo della Lodi all'indomani dell'accordo. Il mercato premiò l'operazione".
Torniamo a Fazio, alla sua autoassoluzione al Cicr.
"Fazio ha consentito, senza favorirla in maniera illecita, dunque nel rispetto delle legge, un'operazione finanziaria ardita. Un'operazione che noi della Lega guardiamo con grande simpatia politica: costruire in terra padana un "terzo polo" bancario popolare vantaggioso soprattutto per le piccole e medie imprese".
Missione che non avrebbero potuto svolgere gli olandesi della Abn Amro?
"No, gli olandesi avrebbero solo drenato risorse e speculato. Fazio, invece, ha autorizzato un'operazione che collima con la nostra visione economica. Ma chi voleva bloccarla ha scatenato il pandemonio. Fazio è diventato il capro espiatorio, colpevole di lesa maestà. Concedendo l'autorizzazione a Fiorani ha sfidato l'establishment. Ed è questo il motivo per cui noi padani ci siamo schierati a fianco di un "ciociaro". Noi difendiamo un progetto di sviluppo del nord, non Fazio".
Senta, ma come ministro della Repubblica non ha avvertito qualche imbarazzo nel leggere i testi delle intercettazioni delle telefonate tra Fazio e Fiorani, quelli che sono apparsi sulle prime pagine di tutti i grandi quotidiani internazionali? Non contenevano propriamente una sfida all'establishment.
"Quando si costruisce un'operazione per sputtanare qualcuno si usa qualsiasi mezzo. Dieci anni fa cadevano le teste con gli avvisi di garanzia, oggi le si vorrebbero far cadere con gli articoli dei giornalisti del Financial Times che, invece, non contano nulla, né mi sembrano gli eredi di quel Bob Woodward, che scoperchiò lo scandalo Watergate. Qui si guarda solo dal buco della serratura. Aggiungo: noi non siamo nemmeno membri del Commonwealth".
Ministro, ma dalle telefonate emerge un intreccio di discutibili rapporti confidenziali tra un arbitro (Fazio) e un suo controllato (Fiorani). Non le pare?
"Non si può impedire alle persone di avere rapporti di amicizia. Ma lo scandalo vero è un altro: possibile che gli azionisti della Banca d'Italia siano le banche che la stessa Banca d'Italia deve controllare?"
È così da quasi 70 anni, ma non risulta che le banche abbiano mai interferito sulle decisioni dell'istituto.
"Io ho qualche ragionevole sospetto che i grandi azionisti, a cominciare da Banca Intesa che possiede oltre il 27 per cento delle azioni, possano esercitare condizionamenti. Non si dimentichi che Banca Intesa è anche azionista di Rcs, cioè del gruppo che controlla il Corriere della sera, e ha anche interessi su Antonveneta. Con questi clamorosi intrecci di interessi, qualcuno può parlare di una questione etica? È giusto che la politica stia fuori da Via Nazionale, ma ne devono star fuori anche i controllati".
Con la Banca d'Italia in mano al Tesoro?
"L'unico azionista non bancario è l'Inps. Si può lasciare tutto all'Inps, per esempio"
La verità è che ora voi, dopo averla chiesta nel passato ai tempi degli scandali Cirio e Parmalat, non volete la riforma di Bankitalia.
"Non abbiamo mai detto questo. Noi diciamo no ad interventi per bloccare l'Opa su Antonveneta e soprattutto ci opponiamo ad operazioni che abbiano come unico obiettivo lo scalpo di Fazio".
Il vicepremier Fini ha detto che va presa in seria considerazione l'ipotesi del mandato a termine del governatore. Siete d'accordo?
"È un intervento che non riforma un bel niente. È ridicolo pensarlo. Ci vuole una riforma grande che porti fuori dalla Banca d'Italia il cosiddetto "salotto buono" delle grandi banche e dei signori della finanza".
(28 agosto 2005)
Il ministro del Welfare: "Non lo faranno cadere con gli articoli del Financial Times"
Maroni: "Ridicolo ridurre tutto alla durata dell'incarico"
"Fazio resti a via Nazionale se ne vada il salotto buono" (di ROBERTO MANIA)
ROMA - Fuori le banche dalla Banca d'Italia. Non è una contraddizione in termini ma la proposta della Lega per riformare Via Nazionale, obbligando gli istituti di credito a cedere tutte le azioni di Bankitalia in loro possesso. "I controllati che controllano il controllante: questo sì che è il vero nodo da sciogliere. È come se Mediaset e la Rai fossero azioniste dell'Authority per le comunicazioni!", dice il ministro del Welfare, Roberto Maroni, per il quale limitare la riforma all'introduzione del mandato a termine del governatore è "semplicemente ridicolo".
Ministro, la prima domanda è quasi obbligatoria: perché voi della Lega difendete in maniera acritica l'operato del governatore Fazio?
"Lo so, tutti vorreste che rispondessimo dicendo che siamo riconoscenti al governatore perché ha tolto dai guai, con l'intervento dell'allora Popolare di Lodi di Fiorani, la nostra banca Credieuronord. Ma questa è una stupidaggine. In realtà è vero il contrario".
Non esagera un po'?
"No, è proprio così. Fazio ha rallentato fino all'ultimo il salvataggio della banca, autorizzando l'operazione solo dopo aver accertato che tutto fosse regolare. E poi i pretendenti alla Credieuronord erano due, non c'era solo la banca di Lodi. C'era un'altra popolare lombarda (la Popolare di Milano, ndr). Ma l'affare l'ha fatto Fiorani".
L'affare? La Credieuronord stava ad un passo dal fallimento.
"Sì, l'affare. Si vada a riguardare l'andamento del titolo della Lodi all'indomani dell'accordo. Il mercato premiò l'operazione".
Torniamo a Fazio, alla sua autoassoluzione al Cicr.
"Fazio ha consentito, senza favorirla in maniera illecita, dunque nel rispetto delle legge, un'operazione finanziaria ardita. Un'operazione che noi della Lega guardiamo con grande simpatia politica: costruire in terra padana un "terzo polo" bancario popolare vantaggioso soprattutto per le piccole e medie imprese".
Missione che non avrebbero potuto svolgere gli olandesi della Abn Amro?
"No, gli olandesi avrebbero solo drenato risorse e speculato. Fazio, invece, ha autorizzato un'operazione che collima con la nostra visione economica. Ma chi voleva bloccarla ha scatenato il pandemonio. Fazio è diventato il capro espiatorio, colpevole di lesa maestà. Concedendo l'autorizzazione a Fiorani ha sfidato l'establishment. Ed è questo il motivo per cui noi padani ci siamo schierati a fianco di un "ciociaro". Noi difendiamo un progetto di sviluppo del nord, non Fazio".
Senta, ma come ministro della Repubblica non ha avvertito qualche imbarazzo nel leggere i testi delle intercettazioni delle telefonate tra Fazio e Fiorani, quelli che sono apparsi sulle prime pagine di tutti i grandi quotidiani internazionali? Non contenevano propriamente una sfida all'establishment.
"Quando si costruisce un'operazione per sputtanare qualcuno si usa qualsiasi mezzo. Dieci anni fa cadevano le teste con gli avvisi di garanzia, oggi le si vorrebbero far cadere con gli articoli dei giornalisti del Financial Times che, invece, non contano nulla, né mi sembrano gli eredi di quel Bob Woodward, che scoperchiò lo scandalo Watergate. Qui si guarda solo dal buco della serratura. Aggiungo: noi non siamo nemmeno membri del Commonwealth".
Ministro, ma dalle telefonate emerge un intreccio di discutibili rapporti confidenziali tra un arbitro (Fazio) e un suo controllato (Fiorani). Non le pare?
"Non si può impedire alle persone di avere rapporti di amicizia. Ma lo scandalo vero è un altro: possibile che gli azionisti della Banca d'Italia siano le banche che la stessa Banca d'Italia deve controllare?"
È così da quasi 70 anni, ma non risulta che le banche abbiano mai interferito sulle decisioni dell'istituto.
"Io ho qualche ragionevole sospetto che i grandi azionisti, a cominciare da Banca Intesa che possiede oltre il 27 per cento delle azioni, possano esercitare condizionamenti. Non si dimentichi che Banca Intesa è anche azionista di Rcs, cioè del gruppo che controlla il Corriere della sera, e ha anche interessi su Antonveneta. Con questi clamorosi intrecci di interessi, qualcuno può parlare di una questione etica? È giusto che la politica stia fuori da Via Nazionale, ma ne devono star fuori anche i controllati".
Con la Banca d'Italia in mano al Tesoro?
"L'unico azionista non bancario è l'Inps. Si può lasciare tutto all'Inps, per esempio"
La verità è che ora voi, dopo averla chiesta nel passato ai tempi degli scandali Cirio e Parmalat, non volete la riforma di Bankitalia.
"Non abbiamo mai detto questo. Noi diciamo no ad interventi per bloccare l'Opa su Antonveneta e soprattutto ci opponiamo ad operazioni che abbiano come unico obiettivo lo scalpo di Fazio".
Il vicepremier Fini ha detto che va presa in seria considerazione l'ipotesi del mandato a termine del governatore. Siete d'accordo?
"È un intervento che non riforma un bel niente. È ridicolo pensarlo. Ci vuole una riforma grande che porti fuori dalla Banca d'Italia il cosiddetto "salotto buono" delle grandi banche e dei signori della finanza".
(28 agosto 2005)
venerdì, agosto 26, 2005
Fiorani-Fazio? Ma chi c'è dietro?
repubblica
Milano, 21:57
FAZIO: AMATO, STIA CON FIORANI, NON A DIRIGERE BANKITALIA
"Se il governatore della Banca d'Italia e la sua famiglia cadono tra le braccia di un signor Fiorani, e' bene che stiano con il signor Fiorani, e non a dirigere la Banca d'Italia". Lo ha detto l'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, intervenendo alla Festa nazionale dell'Unita' a Milano. "Quali doti abbia questo signor Fiorani - ha aggiunto, - che riescono ad essere cosi' efficaci nei confronti dell'intera famiglia Fazio, non sono in grado di dirlo. Francamente non riesco a capire cosa diavolo sia successo". ()
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approfondire 'sti legami misteriosi
Milano, 21:57
FAZIO: AMATO, STIA CON FIORANI, NON A DIRIGERE BANKITALIA
"Se il governatore della Banca d'Italia e la sua famiglia cadono tra le braccia di un signor Fiorani, e' bene che stiano con il signor Fiorani, e non a dirigere la Banca d'Italia". Lo ha detto l'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, intervenendo alla Festa nazionale dell'Unita' a Milano. "Quali doti abbia questo signor Fiorani - ha aggiunto, - che riescono ad essere cosi' efficaci nei confronti dell'intera famiglia Fazio, non sono in grado di dirlo. Francamente non riesco a capire cosa diavolo sia successo". ()
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approfondire 'sti legami misteriosi
venerdì, agosto 12, 2005
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 3
ricordate la saga del Debito Pubblico? continua (come previsto) ?
e la PARTE 2 ?
aggiorniamo i dati, PARTE 3:
da kataweb.it
Roma, 10 agosto 2005 - 19:57
CONTI: BANKITALIA, A MAGGIO DEBITO RECORD A 1.518 MLD
Ancora un record per il debito pubblico italiano che a maggio ha toccato quota 1.518 miliardi di euro. (AGI)
la saga continua... quando qualcuno di qualche commissione si degna di intervenire... prossimo dato? 1.549,5 milioni di euro = 3 milioni di miliardi di lire = 3 miliardi di milioni di lire = 3.000.000.000.000.000. di lire
e la PARTE 2 ?
aggiorniamo i dati, PARTE 3:
da kataweb.it
Roma, 10 agosto 2005 - 19:57
CONTI: BANKITALIA, A MAGGIO DEBITO RECORD A 1.518 MLD
Ancora un record per il debito pubblico italiano che a maggio ha toccato quota 1.518 miliardi di euro. (AGI)
la saga continua... quando qualcuno di qualche commissione si degna di intervenire... prossimo dato? 1.549,5 milioni di euro = 3 milioni di miliardi di lire = 3 miliardi di milioni di lire = 3.000.000.000.000.000. di lire
lunedì, agosto 08, 2005
Giornale di Vicenza: "Bankitalia? E' privata".
Il Giornale di Vicenza
venerdì 05 agosto 2005 lettere pag. 47
L’azionariato. «Al di là delle polemiche di questi giorni, è un dato che pochi conoscono»
«Bankitalia? È privata»
Da qualche tempo i mass media, giornali e TV, ci ripropongono un problema che anche per il passato non troppo lontano, ha riempito le cronache con episodi non certo encomiabili, basti citare, quale esempio la vicenda della Parmalat e della Cirio, e questo problema è quello legato alle funzioni, ai compiti, al ruolo - e come questo venga esercitato - della Banca d'Italia e, in definitiva, del suo Governatore.
Il frastuono che si è levato in passato come si sta levando in questi giorni, attorno a questa situazione, vede crearsi degli schieramenti pro o contro la figura del Governatore, viene messo in discussione il fatto che, in pratica, egli sia l'unico soggetto titolare di un incarico pubblico a vita, e nel frastuono generale viene ancor più sentito il rumore sgradevole suscitato dalle intercettazioni telefoniche alle quali sarebbe stato sottoposto il Governatore della Banca d'Italia e membri della sua famiglia.
Questo frastuono crea un disorientamento che nasce da tutto questo e che assale il sentimento popolare e che risulta ancor più difficile da superare perché si tratta di un organismo, appunto la Banca d'Italia, che è la Banca di Stato, la banca che controlla il sistema monetario e finanziario del Paese e che ci rappresenta, sotto questo profilo, anche nella Banca Centrale Europea.
Insomma l'Istituto che, per eccellenza, esercita una delle funzioni più delicate per la sopravvivenza della nostra economia e quindi, in definitiva, del Paese.
Non entro in merito alle ragioni o ai torti di chi oggi si schiera pro o contro la figura del Governatore attuale, dott. Antonio Fazio, mentre per il passato ancor recente, assumeva posizioni del tutto contrarie, ne se l'operato del Governatore è corretto o meno, non possiedo gli strumenti per farlo e quindi me ne astengo, ma un interrogativo me lo sono posto, proprio assistendo, tramite i mas media, al dibattito in corso circa il mandato a vita del Governatore, quello attuale come i suoi predecessori. Un personaggio chiave dell'intero sistema dei poteri in Italia che a qualcuno o a qualcosa dovrebbe certamente rispondere. Verrebbe, e così è capitato a me come a quanti in questi giorni è stata posta la domanda, da rispondere, in modo automatico, che la Banca d'Italia, in qualità di Banca di Stato, e quindi i suoi conduttori, rispondano allo Stato, cioè al Presidente della Repubblica, al Parlamento, al Governo in carica. Invece no.
La Banca d'Italia , e quindi il suo Governatore, non risponde allo Stato perché, magari giustamente, la Banca d'Italia non è dello Stato ma è proprietà di altre banche, di altri organismi economici. Traggo queste informazioni (vedere tabella allegata) dal n° 1 del 4 gennaio 2004 di “Famiglia Cristiana”.
Quindi la Banca d'Italia è, almeno sotto il profilo della proprietà, una banca privata.
Probabilmente questo è a conoscenza di molti, ma non dei più.
Tutto questo non cambia di certo la natura dei fatti ai quali assistiamo, sempre tramite i mas media, buoni o meno buoni che essi siano, ma è altrettanto certo che la conoscenza della reale identità della Banca d'Italia consente, ai semplici e sprovveduti, di leggere in modo più consapevole gli avvenimenti e i comportamenti di chi possiede,ed esercita, delicati poteri.
Con ogni probabilità è un bene che esista uno strumento di "autocontrollo" del sistema bancario, ma è altrettanto positivo che questo strumento sia utilizzato sempre in maniera obbiettiva e che la gente, noi tutti, si sappia che questo avviene con la massima trasparenza.
Mario Giulianati
domenica, agosto 07, 2005
Altro malore, stavolta niente piscina ma montagna!
da repubblica.it
L'esponente laburista è stato colto da un malore
mentre faceva trekking nel nord-ovest della Scozia
G.B., è morto l'ex ministro Cook
si oppose all'intervento in Iraq
Nel 2003 si era dimesso da presidente della camera dei Comuni
per protesta contro la decisione di Blair di attaccare Saddam
LONDRA - L'ex ministro degli Esteri britannico Robin Cook è morto in seguito a un malore che lo ha colto questo pomeriggio in Scozia. Aveva 59 anni.
Il parlamentare laburista, appassionato di trekking, stava facendo una passeggiata di montagna con un'altra persona presso la vetta del Ben Stack, nella regione nord-occidentale della Scozia, quando ha avuto un collasso. E' stato portato in elicottero all'ospedale di Raigmore presso Inverness, ma i tentativi di rianimarlo non hanno avuto successo.
Nel 2003 Cook si dimise da presidente della camera dei Comuni per la sua opposizione alla guerra in Iraq e fece una vigorosa campagna contro l'intervento militare deciso dal governo di Tony Blair. Era stato ministro degli Esteri dal 1997 al 2001.
Nonostante i contrasti, Blair ha riconosciuto che la morte di Cook è una perdita per il partito: "Robin è stato un uomo insigne, dal talento straordinario, incisivo nel dibattito", una persona di "incredibile capacità" e "potere persuasivo", ha detto il premier britannico.
Nato a Bellshill, in Scozia, nel 1946, Cook era un politico molto popolare. Il suo volto dall'espressione bonaria incorniciata da barba e capelli rossi era noto a livello internazionale. Fu eletto per la prima volta nelle file del Labour nel distretto elettorale di Edimburgo centro nel 1974; nel 1989 divenne ministro ombra della Sanità e nel 1994 ministro ombra degli Esteri.
Quando nel 1997 fu nominato ministro degli Esteri, dopo la grande vittoria elettorale laburista, disse di voler portare "una nuova dimensione etica nella politica estera britannica".
Tuttavia, il suo primo anno al Foreign Office fu segnato dagli scandali personali: divorziò dopo 28 anni da sua moglie dopo che un giornale aveva minacciato di rivelare che lui aveva una relazione con la sua segretaria.
La stampa britannica diede molto risalto anche a una sua gaffe durante una visita della regina Elisabetta in Pakistan e India nel 1997: Cook suggerì che Londra potesse fare da mediatrice sul problema del Kashmir, un'ipotesi che creò serio imbarazzo alla sovrana e un incidente diplomatico tra India e Regno Unito.
Nonostante la sua successiva opposizione alla guerra in Iraq, Cook fu tra i principali sostenitori dell'intervento Nato in Kosovo nel 1999. Avrebbe detto più tardi che la "difesa del Kosovo" era stata per lui motivo di grande orgoglio.
Nel 2001, dopo la nuova vittoria laburista alle urne, Blair effettuò un rimpasto del governo, e Cook fu sostituito al Foreign Office da Jack Straw. Andò a presiedere la Camera, fino alle dimissioni alla vigilia della guerra in Iraq. Da allora aveva guidato il dissenso interno al partito laburista sulla politica estera del premier.
(6 agosto 2005)
a proposito di malori comodi all'Imperialismo Rampante
martedì, agosto 02, 2005
E' morto Duisenberg... Tremonti trema!
le Note in blu, i colori, gli stili e i link sono del Webmaster
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Ricordiamo il Caso Duisenbeg VS Tremonti
da Repubblica.it
WIM DUISENBERG TROVATO MORTO IN UNA VILLA IN FRANCIA
AVIGNONE - Wim Duisenberg, l'ex presidente olandese della Banca centrale europea, 70 anni, e' stato trovato morto in una villa a Faucon, nel sudest della Francia. Lo si e' appreso presso la gendarmeria. Le cause della morte non sono state precisate. Duisenberg era nato il 9 luglio a Neerenveen in Olanda ed aveva presieduto la Bce dal 1998 all'autunno 2003. Il corpo di Wim Duisenberg sarebbe stato trovato dalla moglie che avrebbe poi avvertito i vigili del fuoco che in Francia garantiscono i primi soccorsi medici. Il banchiere sarebbe stato trovato ai bordi della piscina della villa a Faucon (Vaucluse), ma quando i soccorsi sono arrivati non c'era stato nulla da fare. Secondo la radio France Info la morte sarebbe da attribuirsi ad un malore. La villa dove l'ex presidente della BCE e' morto si trova alla periferia del piccolo borgo che conta circa 400 abitanti.
ADDIO A MR. EURO, FALCO DALLA CHIOMA BIANCA
Per milioni di europei e' stato semplicemente Mr. Euro. Un appellativo nato con la nascita della Banca centrale europea e che ha accompagnato il super-banchiere centrale olandese per piu' di cinque anni[nota 1], quelli trascorsi ai vertici dell'Eurotower di Francoforte, lasciata il 31 ottobre 2003. Presidente della Bce sin dalla fondazione dell'istituto centrale, avvenuta a Francoforte l'1 giugno 1998, Wim Duisenberg - scomparso oggi all'eta' di 70 anni - era stato in precedenza numero uno dell'Ime, l' Istituto monetario europeo, e, prima ancora, governatore della banca centrale olandese e ministro delle finanze di un governo socialista. Voluto alla guida della nascente banca europea dal governo tedesco, che non voleva rinunciare a un banchiere centrale ''di stretta osservanza Bundesbank'', Duisenberg si e' trovato a vivere un lustro caratterizzato da eventi epocali.
A cominciare dall'arrivo dell'euro - evento quasi unico nella storia [nota 2] piu' recente - passando attraverso anni caratterizzati da una concentrazione di guerre, attacchi terroristici, crisi economiche e crolli di borsa senza precedenti. Nel corso del suo mandato, la Bce ha alzato i tassi sette volte e li ha ridotti in otto occasioni. Il tasso ufficiale e' oscillato tra un massimo di 4,75% a gennaio del 2001 e l'attuale minimo del 2%, il livello piu' basso degli ultimi 50 anni. Benche' criticato piu' di una volta per alcune affermazioni sull'euro che hanno sorpreso i mercati, nel complesso il banchiere olandese ha saputo instaurare una comunicativa sincera e diretta, nutrita da battute ispirate da uno humour sopraffino, riuscendo a fare della Bce cio' che ogni banca centrale dovrebbe essere: prevedibile. Il bilancio della sua presidenza, secondo molti analisti, puo' considerarsi positivo sotto molti aspetti.
In primo luogo, per il successo ottenuto con l'introduzione dell'euro, evento che ha causato qualche spinta al rialzo dell' inflazione[nota 3], ma che e' stato gestito in maniera impeccabile dal punto di vista logistico, organizzativo, della sicurezza e della comunicazione. Non va dimenticato, poi, che dal 1999 ad oggi - grazie agli interventi di Francoforte - Eurolandia ha vissuto una stagione di sostanziale stabilita' dei prezzi, pur in presenza di un cocktail di eventi macroeconomici e geopolitici piu' unico che raro, che ha indubbiamente reso molto difficile la conduzione della politica monetaria.
Riconoscibile nel mondo per la sua fluente chioma bianca, Willem Frederik, detto Wim, Duisenberg, era nato nel Nord dei Paesi Bassi nel luglio del '35. Economista d'ispirazione keynesiana, si e' convertito negli anni '70 alla politica 'forte' della Bundesbank, facendosi una fama di 'falco', favorevole ad un rigore monetario addirittura superiore a quello della Banca centrale tedesca. All'eta' di 30 anni ricopre la prima carica in un organismo finanziario internazionale, il Fmi, dove lavora dal 1965 al 1969. Duisenberg entra nel governo socialdemocratico dell'Aja come ministro delle Finanze nel pieno della crisi petrolifera degli anni '70.
Nell'82 diventa presidente della Banca centrale olandese, carica che ricopre per 15 anni, un vero e proprio record in Europa. Duisenberg viene subito identificato dall'altro uomo forte delle monete europee, il presidente della Bundesbank Hans Tietmeyer, come un solido baluardo della stabilita' monetaria. Dopo l'ultima svalutazione del fiorino dell'83, il futuro presidente della Bce riesce ad agganciare la valuta olandese al marco tedesco facendone una valuta forte e stabile. Il 'credo' di Duisenberg e' semplice: 'stabilita' dei prezzi', un obiettivo che gli vale l' incondizionato appoggio della Germania.
Duisenberg viene chiamato nel 1997 alla presidenza dell'Ime, embrione della futura Bce, della quale era membro fin dalla sua costituzione nel 1994, succedendo al belga Alexandre Lamfalussy. E' fu proprio Duisenberg in qualita' di presidente dell'Ime a presentare le raccomandazioni dell'Istituto sullo stato di convergenza dei Paesi candidati all'Euro. Un'occasione che gli consente di attenuare i toni. A sorpresa, infatti, scopre la 'flessibilita' del trattato di Maastricht nell'applicazione dei criteri di convergenza, ed in particolare nel rapporto deficit-pil: ''Nel trattato non c'e' scritto il 3%'', era solito ripetere quasi anticipando le riserve e le critiche che molti anni dopo sarebbero arrivate dai governi di Eurolandia.
Nota 1
16 /10/2003
da Rai.it
Il governatore francese nominato ufficialmente alla guida della Banca centrale europea Bce, dal primo novembre Trichet nuovo presidente.
Resterà in carica otto anni.
Jean Claude Trichet è stato nominato ufficialmente nuovo presidente della Bce dai capi di stato e di governo della zona dell'euro, che hanno preso la decisione di "comune accordo, senza astensioni", così come previsto.
Trichet si insedierà dal primo novembre, al posto dell' olandese Wim Duisenberg. Francese, 60 anni, resterà in carica per un mandato di otto anni, non rinnovabile.
La decisione di oggi è l' ultimo atto che porta all' insediamento del governatore francese all' istituto di Francoforte, così come delineato nel maggio del 1998, dal consiglio europeo dedicato al lancio della moneta unica. In quella sede, il presidente francese Jacques Chirac ottenne un accordo verbale tra i quindici che prevedeva la staffetta tra Duisenberg e Trichet a metà mandato. Un accordo poi rimasto sulla carta a causa del coinvolgimento del governatore francese nell' inchiesta sul Credit Lyonnais. Nel giugno scorso, Trichet è stato completamente assolto dalle accuse. La sentenza a suo favore è giunta pochi giorni prima il vertice Ue di Porto Carras che, su impulso ancora una volta di Chirac, ha concordato di riprendere il progetto della staffetta.
Lo scorso 23 settembre, Trichet ha ricevuto l'appoggio del Parlamento europeo, dopo un' audizione davanti alla Commisione economica e monetaria in cui ha riaffermato la linea della continuità nella politica monetaria seguita dal suo predecessore. In quell' occasione, si è augurato di potere essere "una grande capo squadra, come lo è stato Duisenberg".
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LA STAMPA.IT
Un Papa può bastare
28 luglio 2005
di Michele Ainis
È giusto che il supremo esponente della nostra suprema authority - il governatore della Banca d'Italia - eserciti un mandato a vita? C'è una ragione a fondamento di questa regola vetusta, codificata nel lontano 1893? C'è un modello, c'è uno stampo analogo nelle altre democrazie contemporanee?
Diciamolo: la durata vitalizia del governatore rappresenta un'anomalia assoluta, senza pari né confronti. Il governatore della Banca centrale europea rimane in carica 8 anni. I membri delle altre autorità indipendenti disseminate in lungo e in largo nel nostro ordinamento durano da un minimo di 3 anni (la commissione sullo sciopero) a un massimo di 7 (quella sulle telecomunicazioni o l'antitrust). E a spingere la presa sulle altre cittadelle del mondo occidentale si resta a mani vuote. L'unica eccezione è il papa, che veste i panni tuttavia d'un monarca elettivo. O altrimenti i 9 giudici della Corte suprema americana, nei cui riguardi la nomina a vita è garanzia d'indipendenza verso la politica, verso i suoi molteplici appetiti. D'altronde fu proprio questa la giustificazione addotta a suo tempo da Giolitti per rendere eterna la Banca d'Italia e il suo governatore. Ma in Italia non esiste il rigido sistema di checks and balances che regola ogni rapporto fra i poteri dello Stato sull'altra sponda dell'oceano. Non esiste il medesimo rispetto delle competenze fra i vari attori costituzionali in campo, forgiato in due secoli di cultura protestante. Sicché da noi l'indipendenza senza contrappesi rischia di trasformarsi in separatezza, di convertire il sovrano in un antisovrano.
Anche in questo caso, anche in questa specifica vicenda, vale insomma la regola aurea dello Stato di diritto: dove c'è potere, lì dev'esserci responsabilità. E la responsabilità s'assume sempre nei confronti di qualcuno che possa sfiduciarti o rinnovarti la fiducia. Ecco perché è ammissibile la durata vitalizia per alcune cariche onorifiche, per organi cioè senza potere, come i senatori a vita. Ed ecco perché l'orologio costituzionale è implacabile in tutti gli altri casi. Così, il Capo dello Stato non può sciogliere le Camere durante gli ultimi 6 mesi del proprio mandato, dato che a quel punto il potere presidenziale è una candela consumata. Così, la durata delle Camere non può venire prorogata se non dinanzi a un evento eccezionale, qual è la guerra. Così, anche i giudici costituzionali sono a tempo, come i ministri, come i membri di ogni assemblea elettiva. E in tutte queste situazioni il tempo configura altresì un antidoto contro i pericoli della tecnocrazia, contro il governo dei custodi di cui parlò Platone. Per sostituire ai sacerdoti il governo della legge.
micheleainis@tin.it
Nota 2
1. L'euro è già esistito!
2. Si stava meglio quando si stava peggio?
Nota 3
1. EURO: PRODI E DUISENBERG, C'ENTRA CON INFLAZIONE
2. Duisenberg: «L'euro ha aumentato l'inflazione»
da Panorama.it
Wim Duisenberg, settant'anni, ex presidente olandese della Banca centrale europea e severo "papà dell'euro", è stato trovato morto domenica mattina nella piscina della sua villa a Faucon, piccolo borgo nel sudest della Francia. E' stato colpito da un infarto
Una morte improvvisa.
L'ex presidente della Banca centrale europea, Wim Duisenberg, 70 anni, è deceduto in Francia.
Il corpo del super banchiere olandese è stato ritrovato senza vita attorno alle 11.30 del mattino dentro alla piscina della sua villa di famiglia a Faucon, nel sud della Francia.
BCE
Il decesso del primo presidente della Bce, che aveva diretto l'istituzione monetaria dal maggio 1998 all'autunno 2003, è stato dovuto a un annegamento, in conseguenza di un malore cardiaco. Lo ha comunicato il procuratore di Carpentras, Jean Francos Sampieri, che ha parlato di «morte naturale» escludendo ogni ipotesi di delitto.
A dare l'allarme è stata la moglie che ha avvisato i vigili del fuoco che in Francia garantiscono i primi soccorsi medici. Soccorsi che in questo caso sono stati inutili.
70 anni compiuti lo scorso 9 luglio, Duisenberg aveva assistito al successo dell'introduzione dell'euro. Circostanza che gli valse l'appellativo di Mr. Euro.
Lui stesso si vantava, scherzosamente, per l'impronta lasciata nella storia monetaria europea: «La gente - diceva - potrà vedere la mia firma sulle banconote per i prossimi dieci anni».
LA CARRIERA DI MR. EURO
Si era fatto le ossa dal 1965 al 1969 presso il Fondo monetario internazionale, prima di diventare ministro delle Finanze del suo Paese, dal 1973 al 1977, per il governo laburista. Autodefinendosi un difensore dei principi keynesiani (cioè del sostegno alla crescita grazie alla spesa pubblica) si era dovuto confrontare con due choc petroliferi, perseguendo una politica di grande rigore finanziario che gli aveva attirato critiche all'interno del suo partito. Aveva inoltre presieduto per 15 anni la Banca centrale olandese e aveva preso le redini dell'Ime, l'Istituto precursore della Bce. Il suo posto alla guida della Banca centrale europea è stato preso dal francese Jean-Claude Trichet.
LA VITA
Willem Frederik, detto Wim, nasce nel Nord dei Paesi Bassi nel luglio del 1935.
Negli anni Settanta si converte alla politica forte della Bundesbank, il che gli vale la fama e l'appellativo di "falco dalla chioma argentata", favorevole a un rigore monetario addirittura superiore a quello della Banca centrale tedesca.
A soli trent'anni la prima carica in un organismo finanziario internazionale, il Fondo monetario internazionale, dove lavora dal 1965 al 1969.
Entra nel governo socialdemocratico dell'Aja come ministro delle Finanze nel pieno della crisi petrolifera degli anni '70.
Nell'82 diventa presidente della Banca centrale olandese, carica che ricopre - record in Europa - per 15 anni.
Duisenberg viene subito identificato dall'altro uomo forte delle monete europee, il presidente della Bundesbank Hans Tietmeyer, come un solido baluardo della stabilità monetaria. Dopo l'ultima svalutazione del fiorino dell'83, il futuro presidente della Bce riusce ad agganciare la valuta olandese al marco tedesco facendone una valuta forte e stabile. Duisenberg viene poi chiamato nel 1997 alla presidenza dell'Ime, embrione della futura Bce, della quale era membro fin dalla sua costituzione, succedendo al belga Alexandre Lamfalussy.
Non solo "Mister euro". Anche bon vivant, grande intenditore di vini, fumatore incallito, esperto giocatore di golf.
Dotato di grande ironia, nel novembre 2003 lasciò la presidenza della Bce con la consolazione, disse, che per i prossimi dieci anni gli europei avrebbero dovuto leggere la sua firma sulle loro banconote.
Ma seppe anche meritarsi un altro soprannome, "Wim il gaffeur": il più celebre dei suoi "incidenti" quando, nell'ottobre 2000, mandò al tappeto l'euro rivelando che la Bce non intendeva intervenire sui mercati per sostenerne il valore.
Rispettoso dell'indipendenza della moglie, non prese posizione quando le organizzazioni ebraiche olandesi protestarono per la bandiera palestinese che la signora Gretta aveva esposto sulla sua terrazza per denunciare l'occupazione israeliana della Palestina.
E poco più di un anno fa, aveva pagato senza battere ciglio una multa di 300 euro, per essere stato trovato dalla polizia olandese "positivo" al test del palloncino.
venerdì, luglio 29, 2005
La Banca di Italia rovina l'Italia, con il signoraggio.
Antonfazio nazionale
Il capitolo della vicenda dell’Antonveneta rivelato dalle intercettazioni telefoniche delle conversazioni tra Antonio Fazio, il Governatore della Banca d’Italia, e l’affarista Giampiero Fiorani, è l’ennesima pastetta all’italiana di cui il Paese avrebbe volentieri fatto a meno.
In una situazione di già grave crisi come quella attuale, l’ultima cosa di cui uno Stato ha bisogno è la notizia che la massima figura di effettiva garanzia di legalità del sistema bancario altro non è che un banale intrallazzatore.
Se a questo si aggiunge non solo che le doverose dimissioni non arrivano, ma che la carica che Antonio Fazio ricopre è destinata a durare sino alla fine dei suoi giorni, si ha la percezione di quali siano le mani in cui si trova in questo momento l’Italia.
Una carica pubblica diversa dal papato che duri a vita ha senz’altro un che di medievale, ma può avere, ed ha avuto, un suo senso: nonostante il tema sia di quelli particolarmente controversi, l’indipendenza della Banca Centrale è importante per garantire ai mercati decisioni in materia di politica monetaria in linea di principio libere da influenze politiche di ogni genere.
Un governatore la cui conferma in carica non dipenda dal partito e/o dal primo ministro del momento, rappresenta una forma di garanzia di controllo dell’inflazione (vera bestia nera degli economisti): senza la complicità della Banca Centrale, ad esempio, pratiche come l’acquisto di Titoli di Stato da parte della Banca, per finanziare il debito pubblico con soldi che può stampare da sé (il cosiddetto signoraggio) diventano molto meno “facili”. Più in generale, fra gli esperti si tende a ritenere che l’obiettivo del controllo dell’inflazione sia molto meglio raggiungibile con l’indipendenza di chi controlla l’emissione della moneta.
Alla luce di questo, la cosa più sensata è chiedersi la ragione attuale della sacra inviolabilità della carica di Governatore. La Banca d’Italia non si occupa più di politica monetaria: da quando c’è l’Euro è la Bce ad occuparsene. L’attuale compito rimasto alla ex banca Centrale italiana è quello, vitale, di arbitro e controllore del mercato. In parole povere, compiti quali garantire un trattamento corretto da parte delle banche commerciali nei confronti dei correntisti (di questo fin ora nemmeno l’ombra, anzi) e vigilare e verificare che vicende come quella dell’Antoveneta si svolgano secondo le regole.
Che quindi sia proprio il capo supremo di questa istituzione non a fallire nel suo incarico, ma addirittura a risultare il primo a servirsene per motivi personali, è di tutte la cosa peggiore.
Antonio Fazio dovrebbe dimettersi, insomma. Anche se l’Italia è il posto in cui ladri e/o corrotti patteggiano le loro più che meritate condanne solo nell’attesa di potersi riciclare alla prima occasione utile, magari come politici esperti e dalle idee chiare.
Perché i politici, si sa, sono quello che sono, e ci si può anche "rassegnare". Ma per istituzioni come le banche e la giustizia, ad esempio, questo non deve valere. Soldi e galera restano, nonostante tutto, roba seria.
Emiliano B. Serra
martedì, luglio 26, 2005
Tana per Fazio dietro a Fiorani !!!
n. 176 del 26-07-2005
Scalata Antonveneta, intercettato Fazio
- di Redazione -
Registrate le conversazioni del Governatore con l’amministratore di Bpl, Fiorani. Sequestrate le azioni della banca
Dal 24 giugno il telefono di Gianpiero Fiorani, amministratore delegato della Banca di Lodi, è intercettato 24 ore su 24. Per un mese gli investigatori hanno registrato le sue conversazioni a partire da quelle con il Governatore Fazio.
Ieri la Procura di Milano ha fatto sequestrare il 40% di Antonveneta, spiegando che «occorre prevenire le ulteriori condotte criminose». I sostituti procuratori Giulia Perrotti ed Eugenio Fusco hanno mandato la Guardia di finanza a Roma,
Padova, Brescia, Lodi e Milano per mettere i sigilli alle azioni in mano ai cosiddetti «concertisti».
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sempre da Il Giornale
Fazio: «Ho messo la firma» Fiorani: «Ti bacerei in fronte»
Gianluigi Nuzzi
da Milano
Dal 24 giugno scorso il telefono di Giampiero Fiorani, amministratore delegato della Banca popolare italiana, è intercettato ventiquattro ore su ventiquattro. Per un mese esatto gli inquirenti delle Fiamme Gialle hanno registrato tutte le sue conversazioni. A iniziare da quelle con il governatore di Bankitalia Antonio Fazio e con sua moglie Cristina Rosati, sino a quelle con l'imprenditore bresciano Emilio Gnutti.
Nel brogliaccio delle conversazioni, i colloqui
si intensificano dopo l'8 luglio quando «viene protocollata la conclusione negativa dell'istruttoria su Bipielle» compiuta dagli ispettori in merito al «controllo di Antonveneta». Quella più significativa risale a qualche giorno dopo, è infatti il 12 luglio e Bankitalia ha appena dato l'ok a Lodi per l'Opas. A mezzanotte trilla il telefono di Fiorani (GF), dall'altra parte della linea c'è il governatore (AF).
AF: «Ti ho svegliato?»
GF: «No, no...».
AF: «Vabbene, ho appena messo la firma».
GF: «Tonino, io sono commosso, io ti ringrazio... ti ringrazio... ho la pelle d'oca... io guarda Tonino ti darei un bacio sulla fronte ma non posso farlo... so quanto hai sofferto, ho sofferto anch'io con la struttura, con i miei legali e prenderei l'aereo e verrei da te in questo momento se potessi».
Qualche giorno prima, il 5 luglio, quando Abn Amro chiede alla Consob di prorogare i tempi per l'offerta su Antonveneta, Fazio e Fiorani si risentono:
AF: «Allora se tu vieni da me verso le 15, le 15.30, stiamo insieme un'ora, un'ora e mezza che... diciamo... perché voglio verificare un insieme di cose».
GF: «Sì, sì... va bene...».
AF: «Allora... l'unica cosa passa come al solito... dal dietro... dietro di là».
GF: «Sì va bene...(...) sennò sono problemi».
Un'altra conversazione risalente al 24 giugno è tra la moglie del governatore, Cristina Rosati, e Fiorani: «I due parlano delle divergenze di vedute - annotano gli inquirenti - tra lo stesso Fiorani e tale Gigi, chiamato anche don Gigi (identificato nel senatore Luigi Grillo, ndr), in merito all'evolversi della situazione e alla fine la signora Fazio e Fiorani stabiliscono un appuntamento telefonico con il governatore».
Fiorani riappende il ricevitore, passa qualche tempo e chiama Chicco Gnutti: «Poco dopo contatta il Gnutti - scrivono gli inquirenti - per ragguagliarlo della situazine. Da questa conversazione si capisce che Fiorani ha parlato con il governatore». Il 27 giugno, invece, Fiorani alle 21.40 «parla prima con la signora Fazio - è l'annotazione dei finanzieri - e poi con il governatore di ostilità manifestate nei suoi confronti dalla Consob. Ostilità che parrebbero ostruzionismo».
Dal traffico telefonico e dalle conversazioni trascritte, la Guardia di finanza ritiene anche di aver individuato chi all'interno di Bankitalia «sonda il terreno» per conto dell'istituto di Giampiero Fiorani. «E poi risulta - si legge nel documento - che tale Gennaro (identificato in D'Amico Gennaro, dirigente della Banca popolare di Lodi e già funzionario di Bankitalia) è l'uomo della Popolare di Lodi presso Banca d'Italia ed è l'uomo che tiene i rapporti con Frasca (capo della vigilanza, ndr) e con i funzionari della vigilanza. D'Amico fornisce indicazioni a Fiorani su come dovrà muoversi e sugli umori» che raccoglie alla banca centrale.
In altre conversazioni sempre in riferimento a Gigi, Fazio e Fiorani concordano che «non deve parlare più della vicende e deve stare lontano da qui» per qualche tempo.
Mentre in un colloquio tra Fiorani e Gnutti sulle valutazioni negative degli ispettori di Bankitalia, il banchiere fa capire all'imprenditore bresciano che avrebbe interessato chi sarebbe potuto intervenire.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it
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ricordiamo:
1. Tana per Fiorani e Gnutti!
2. Povero Fazio, povero concertista...
sabato, luglio 16, 2005
Dopo il Che. il Chà! Chàvez contro la Banca Centrale del Venezuela
originale
mirror italiano
Il Venezuela pronto ad impossessarsi delle riserve della Banca Centrale.
La Banca Centrale del Venezuela si prepara per un ostile offerta pubblica di acquisto (OPA) da parte di un insolito postulante: il governo del presidente Hugo Chávez.
Scritto da Andy Webb-Vidal in Caracas.
Published: July 7 2005 15:37 | Last updated: July 7 2005 15:37
I legislatori fedeli al signor Chávez sono sul punto di approvare una legge che permetterà al governo di prelevare e spendere almeno 5 bilioni di dollari (4.2 miliardi di euro, 2.9 bilioni di sterline) delle reserve internazionali della Banca Centrale, che ammontano attualmente a 29 bilioni di dollari.
Per più di un anno, il signor Chávez ha insistito sul fatto che il livello di riserve bancarie accumulate dal quinto maggiore esportatore di petrolio nel mondo è troppo alto e che questo denaro dovrebbe essere piuttosto utilizzato per finanziare iniziative sociali.
Tra le economie latinoamericane, il Venezuela ha il più alto livello di riserve in rapporto al valore delle importazioni settimanali.
La Banca Centrale, dice il signor Chávez dovrebbe appartenere alla “gente”e deve passare sotto il pieno controllo della sua “rivoluzione boliviana” radicale e nazionalista.
I deputati in linea con il governo, che conservano una ridotta ma efficace maggioranza all’interno dell’Assemblea Nazionale, hanno cominciato la discussione finale sulla proposta di legge giovedì e prevedono che tale legge verrà approvata la prossima settimana. Ma questo provvedimento sta seminando il terrore tra alcuni economisti che vedono ciò come il tramonto della Banca Centrale nel suo ruolo di guardiano del bolvar, la moneta ufficiale del Venezuela. La Banca ha tentato di opporsi a questa legge.
Jose Guerra, direttore per gli studi economici della Banca Centrale fino all’inizio di quest’anno, dice che questo provvedimento comprometterà il valore della moneta locale, dal momento che alcuni dei dollari verrano convertiti in bolvars per due volte.
Inoltre questa mossa permette di fatto al signor Chávez di finanziare il deficit fiscale cronico del Venezuela con parte delle riserve della Banca Centrale, ha aggiunto J. Guerra. “I grandi perdenti in tutta questa faccenda saranno la credibilità e la reputazione della Banca Centrale come istituzione”, ha affermato il signor Guerra.
“Chi può dire che dopo i primi 5 bilioni prelevati non chiederanno altri 5 bilioni?”.
Le riserve internazionali del Venezuela vengono investite in un insieme di titoli di stato statunitensi, azioni in Euro, contanti e oro.
I critici affermano che altre entità statali, così come la compagnia petrolifera di stato, Petroleos de Venezuela and Bandes, hanno quasi 10 bilioni conservati in conti correnti esteri, e il governo dovrebbe usare parte di quel denaro invece delle riserve internazionali della Banca Centrale.
Alcune fonti interne alla Banca hanno detto che Gaston Parra, il presidente della Banca Centrale, potrebbe dare le dimissioni se la legge verrà approvata, a causa della percepita “illegalità” della legislazione proposta dal governo.
La Banca Centrale potrebbe mettere in discussione la costituzionalità della legge di fronte alla Corte Suprema del Venezuela. Ma alcuni analisti pensano che la Corte Suprema sia controllata dal governo.
Alcuni economisti prevedono che la cessione di parte delle riserve bancarie provocherà pressioni inflazionistiche, sebbene l’impatto possa venire limitato nel medio termine grazie all’esistenza di controlli sui prezzi e sugli scambi.
“Gli investitori sono preoccupati principalmente per il segnale che è stato mandato tramite questo provvedimento, soprattutto perché temono che i fondi prelevati possano essere utilizzati in modo non trasparente”, ha detto Vitali Meschoulam, emergente stratega di mercato presso la HSBC a New york. “C’e’ il timore che questi fondi non verranno utilizzati per investimenti produttivi ma piuttosto per finanziare le spese attuali, aumentando il rischio che l’inflazione diventi incontrollabile.
Minori riserve bancarie internazionali potrebbero compromettere la capacità del Venezuela di saldare il debito estero qualora il prezzo del petrolio diminuisse.
Nella proposta di legge, alcune delle riserve bancarie sono stanziate per far fronte a vaghe “situazioni strategiche”.
Il signor Chávez, che è rimasto al potere per più di 6 anni, prenderà parte alle elezioni presidenziali alla fine del prossimo anno.
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Il Venezuela pronto ad impossessarsi delle riserve della Banca Centrale.
La Banca Centrale del Venezuela si prepara per un ostile offerta pubblica di acquisto (OPA) da parte di un insolito postulante: il governo del presidente Hugo Chávez.
Scritto da Andy Webb-Vidal in Caracas.
Published: July 7 2005 15:37 | Last updated: July 7 2005 15:37
I legislatori fedeli al signor Chávez sono sul punto di approvare una legge che permetterà al governo di prelevare e spendere almeno 5 bilioni di dollari (4.2 miliardi di euro, 2.9 bilioni di sterline) delle reserve internazionali della Banca Centrale, che ammontano attualmente a 29 bilioni di dollari.
Per più di un anno, il signor Chávez ha insistito sul fatto che il livello di riserve bancarie accumulate dal quinto maggiore esportatore di petrolio nel mondo è troppo alto e che questo denaro dovrebbe essere piuttosto utilizzato per finanziare iniziative sociali.
Tra le economie latinoamericane, il Venezuela ha il più alto livello di riserve in rapporto al valore delle importazioni settimanali.
La Banca Centrale, dice il signor Chávez dovrebbe appartenere alla “gente”e deve passare sotto il pieno controllo della sua “rivoluzione boliviana” radicale e nazionalista.
I deputati in linea con il governo, che conservano una ridotta ma efficace maggioranza all’interno dell’Assemblea Nazionale, hanno cominciato la discussione finale sulla proposta di legge giovedì e prevedono che tale legge verrà approvata la prossima settimana. Ma questo provvedimento sta seminando il terrore tra alcuni economisti che vedono ciò come il tramonto della Banca Centrale nel suo ruolo di guardiano del bolvar, la moneta ufficiale del Venezuela. La Banca ha tentato di opporsi a questa legge.
Jose Guerra, direttore per gli studi economici della Banca Centrale fino all’inizio di quest’anno, dice che questo provvedimento comprometterà il valore della moneta locale, dal momento che alcuni dei dollari verrano convertiti in bolvars per due volte.
Inoltre questa mossa permette di fatto al signor Chávez di finanziare il deficit fiscale cronico del Venezuela con parte delle riserve della Banca Centrale, ha aggiunto J. Guerra. “I grandi perdenti in tutta questa faccenda saranno la credibilità e la reputazione della Banca Centrale come istituzione”, ha affermato il signor Guerra.
“Chi può dire che dopo i primi 5 bilioni prelevati non chiederanno altri 5 bilioni?”.
Le riserve internazionali del Venezuela vengono investite in un insieme di titoli di stato statunitensi, azioni in Euro, contanti e oro.
I critici affermano che altre entità statali, così come la compagnia petrolifera di stato, Petroleos de Venezuela and Bandes, hanno quasi 10 bilioni conservati in conti correnti esteri, e il governo dovrebbe usare parte di quel denaro invece delle riserve internazionali della Banca Centrale.
Alcune fonti interne alla Banca hanno detto che Gaston Parra, il presidente della Banca Centrale, potrebbe dare le dimissioni se la legge verrà approvata, a causa della percepita “illegalità” della legislazione proposta dal governo.
La Banca Centrale potrebbe mettere in discussione la costituzionalità della legge di fronte alla Corte Suprema del Venezuela. Ma alcuni analisti pensano che la Corte Suprema sia controllata dal governo.
Alcuni economisti prevedono che la cessione di parte delle riserve bancarie provocherà pressioni inflazionistiche, sebbene l’impatto possa venire limitato nel medio termine grazie all’esistenza di controlli sui prezzi e sugli scambi.
“Gli investitori sono preoccupati principalmente per il segnale che è stato mandato tramite questo provvedimento, soprattutto perché temono che i fondi prelevati possano essere utilizzati in modo non trasparente”, ha detto Vitali Meschoulam, emergente stratega di mercato presso la HSBC a New york. “C’e’ il timore che questi fondi non verranno utilizzati per investimenti produttivi ma piuttosto per finanziare le spese attuali, aumentando il rischio che l’inflazione diventi incontrollabile.
Minori riserve bancarie internazionali potrebbero compromettere la capacità del Venezuela di saldare il debito estero qualora il prezzo del petrolio diminuisse.
Nella proposta di legge, alcune delle riserve bancarie sono stanziate per far fronte a vaghe “situazioni strategiche”.
Il signor Chávez, che è rimasto al potere per più di 6 anni, prenderà parte alle elezioni presidenziali alla fine del prossimo anno.
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martedì, luglio 12, 2005
Ridare slancio all’economia «Al popolo la sovranità monetaria»
Il Giornale di Vicenza
lunedì 11 luglio 2005
Lettere al Direttore, pag. 39
Ridare slancio all’economia
«Al popolo la sovranità monetaria»
Leggo con molto interesse le lettere di quei lettori impegnati a contribuire con idee nuove per il risollevamento dell'economia italiana ed in particolare del nostro nord-est. Sarebbe bello istituire un forum di volenterosi che vogliano approfondire la questione. Però è anche opportuno che si intraprendano degli studi sul problema, per poter parlare con cognizione di causa.
Un lettore ha proposto di ripristinare il sistema monetario legato all'oro, ma ciò non è più possibile se immaginiamo che la quantità di oro disponibile è di gran lunga inferiore alla moneta circolante nel pianeta: le riserve auree nel mondo (valutate al 1975) non superavano le 200.000 tonnellate, mentre per coprire tutte le monete circolanti ne sarebbero occorse 75.000.000 di tonnellate. Il che vuol dire che ogni moneta aveva una copertura del suo valore pari allo 0,3% in oro.
Dopo trent'anni potremmo dire che le cose siano migliorate?
Molti lettori poi, sono convinti che la Banca d'Italia e la Banca Centrale Europea siano istituzioni statali, quando invece sono private a tutti gli effetti. Questa realtà crea conseguenze del tutto inimmaginabili, come quella di indebitare gli stati, e quindi il cittadino, emettendo moneta creata dal nulla. Qui occorre precisare che non si tratta di una leggenda metropolitana; lo stesso premio nobel per l'economia Maurice Allais conferma:
"Essenzialmente, l'attuale creazione di denaro ex nihilo (cioè dal nulla) operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari.
In concreto, i risultati sono gli stessi. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto" (Maurice Allais, La crise mondiale aujourd'hui, Parigi, 1991).
A questo punto la gente deve sapere che lo Stato non stampa la propria moneta a costo tipografico, ma se ne occupa Bankitalia e, ora BCE S.p.A (private!) addebitandola a prezzo pieno (nominale) e per giunta con gli interessi.
Allora la proposta è, come priorità assoluta, quella di restituire al popolo la sovranità, anche monetaria, come previsto nel primo articolo della Costituzione Italiana. Questo ci libererebbe dal tanto temuto debito pubblico e soprattutto dalla schiavitù con le banche di emissione. In una situazione simile il cittadino ritroverebbe le proprie risorse e le ricchezze di un intero paese sarebbero a tutti gli effetti appartenenti alla collettività.
Claudio Proietti
lunedì 11 luglio 2005
Lettere al Direttore, pag. 39
Ridare slancio all’economia
«Al popolo la sovranità monetaria»
Leggo con molto interesse le lettere di quei lettori impegnati a contribuire con idee nuove per il risollevamento dell'economia italiana ed in particolare del nostro nord-est. Sarebbe bello istituire un forum di volenterosi che vogliano approfondire la questione. Però è anche opportuno che si intraprendano degli studi sul problema, per poter parlare con cognizione di causa.
Un lettore ha proposto di ripristinare il sistema monetario legato all'oro, ma ciò non è più possibile se immaginiamo che la quantità di oro disponibile è di gran lunga inferiore alla moneta circolante nel pianeta: le riserve auree nel mondo (valutate al 1975) non superavano le 200.000 tonnellate, mentre per coprire tutte le monete circolanti ne sarebbero occorse 75.000.000 di tonnellate. Il che vuol dire che ogni moneta aveva una copertura del suo valore pari allo 0,3% in oro.
Dopo trent'anni potremmo dire che le cose siano migliorate?
Molti lettori poi, sono convinti che la Banca d'Italia e la Banca Centrale Europea siano istituzioni statali, quando invece sono private a tutti gli effetti. Questa realtà crea conseguenze del tutto inimmaginabili, come quella di indebitare gli stati, e quindi il cittadino, emettendo moneta creata dal nulla. Qui occorre precisare che non si tratta di una leggenda metropolitana; lo stesso premio nobel per l'economia Maurice Allais conferma:
"Essenzialmente, l'attuale creazione di denaro ex nihilo (cioè dal nulla) operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari.
In concreto, i risultati sono gli stessi. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto" (Maurice Allais, La crise mondiale aujourd'hui, Parigi, 1991).
A questo punto la gente deve sapere che lo Stato non stampa la propria moneta a costo tipografico, ma se ne occupa Bankitalia e, ora BCE S.p.A (private!) addebitandola a prezzo pieno (nominale) e per giunta con gli interessi.
Allora la proposta è, come priorità assoluta, quella di restituire al popolo la sovranità, anche monetaria, come previsto nel primo articolo della Costituzione Italiana. Questo ci libererebbe dal tanto temuto debito pubblico e soprattutto dalla schiavitù con le banche di emissione. In una situazione simile il cittadino ritroverebbe le proprie risorse e le ricchezze di un intero paese sarebbero a tutti gli effetti appartenenti alla collettività.
Claudio Proietti
lunedì, luglio 11, 2005
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 2
ricordate la saga del Debito Pubblico? continua (come previsto)?
da repubblica.it
Bankitalia, debito record Ad aprile 1.514 miliardi
ROMA - Nuovo record per il debito pubblico: ad aprile ha toccato quota 1.514,6 miliardi di euro, 13,5 miliardi e mezzo in più rispetto ai 1.501,1 miliardi di marzo, che rappresentava il precedente massimo. Dai dati contenuti nel supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia, emerge che in un anno il debito delle Amministrazioni pubbliche è cresciuto del 3,98%, pari a 58 miliardi di euro. Dal Bollettino di via Nazionale giungono, invece, buone notizie per le entrate tributarie che nei primi cinque mesi del 2005 sono cresciute del 5,3%, a quota 115,6 miliardi di euro. Si tratta di un importo superiore di 5,8 miliardi rispetto ai 109,8 miliardi dei primi cinque mesi del 2004. Nel solo maggio, le entrate sono risultate pari a 24,7 miliardi, a fronte dei 24,2 miliardi dello stesso mese dello scorso anno.
(2005-07-11 17:58:34)
ergo: 58 miliardi di euro "uscenti in più" [in un anno]e 5,8 miliardi di euro "entranti in più" [in 5 mesi]. WOW che gestione!!!
da repubblica.it
Bankitalia, debito record Ad aprile 1.514 miliardi
ROMA - Nuovo record per il debito pubblico: ad aprile ha toccato quota 1.514,6 miliardi di euro, 13,5 miliardi e mezzo in più rispetto ai 1.501,1 miliardi di marzo, che rappresentava il precedente massimo. Dai dati contenuti nel supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia, emerge che in un anno il debito delle Amministrazioni pubbliche è cresciuto del 3,98%, pari a 58 miliardi di euro. Dal Bollettino di via Nazionale giungono, invece, buone notizie per le entrate tributarie che nei primi cinque mesi del 2005 sono cresciute del 5,3%, a quota 115,6 miliardi di euro. Si tratta di un importo superiore di 5,8 miliardi rispetto ai 109,8 miliardi dei primi cinque mesi del 2004. Nel solo maggio, le entrate sono risultate pari a 24,7 miliardi, a fronte dei 24,2 miliardi dello stesso mese dello scorso anno.
(2005-07-11 17:58:34)
ergo: 58 miliardi di euro "uscenti in più" [in un anno]e 5,8 miliardi di euro "entranti in più" [in 5 mesi]. WOW che gestione!!!
Il mistero del segreto della Federal Reserve
Il mistero del segreto della Federal Reserve
La tesi è che esista da quasi un secolo una sorta di complotto o comunque una trama di interessi convergenti dei maggiori finanzieri mondiali..., a cura di Giovanni Zibordi di Cobraf...
Commento del 2.3.2004 a cura di Cobraf.com
A qualcuno interessano le ipotesi su "quello che è in realtà la vera trama nascosta della finanza mondiale"? Bill Meridian fa riferimento nel suo report mensile a una versione "alternativa" della finanza che in Italia nessuno o quasi conosce. Riproduco qui in fondo pagina il passaggio in cui accenna al fatto che quasi tutti quelli che in america si sono opposti al sistema della Federal Reserve sono finiti male (morti o rovinati, da Lincoln in poi). Arriva al punto di dire che chi abbia un attività in finanza o nell'informazione finanziaria deve stare molto attento a parlarne. Bill non è però uno stupido, come ho accennato altre volte è gestore in Dubai per conto di ricchi arabi da una decina d'anni (dopo aver lavorato a Wall Street) e in parallelo disegna software di war games con successo. L'ho incontrato una volta a S. Francisco a una conferenza esoterica di borsa, ho corrisposto qualche volta e conosco diverse persone che lo conoscono meglio di me. Per cui non scarto a priori una tesi estrema come farei sentendola provenire da altri. La tesi è stata sviluppata in particolare da un tizio chiamato Eustace Mullins, in "The Secrets of the Federal Reserve", un libro interessante e documentato, che si legge come un giallo politico finanziario planetario. La tesi è che esista da quasi un secolo una sorta di complotto o comunque una trama di interessi convergenti dei maggiori finanzieri mondiali (Rotschild, Morgan e simili una volta e poi i loro successori ora a Wall Street) che ha portato prima alla creazione del sistema della Federal Reserve nel 1913 e poi alla sua continua espansione fino al punto che ora in pratica la FED crea il denaro e il credito a livello mondiale senza più alcun vincolo.
Non si tratta di una tesi isolata, ma parte di un intero filone di storia economica, ad es un altro ben fatto libro e "alternativo" che racconta come si è arrivati a creare il sistema della Federal Reserve nel 1913 è di Murray N. Rothbard "The Case Against the Fed", uno dei fondatori della scuola austriaca, ed e' abbastanza convincente nel mostrare come la famiglia Morgane gli interessi a lei collegata abbiano manovrato per arrivare a creare la FED appena prima della prima guerra mondiale e di come poi negli anni '20 il boom del credito generato dalla FED per assecondare i loro interessi abbia creato le premesse per la grande Depressione degli anni '30. Eustace Mullins va molto più in là e con una documentazione pesantemente dettagliata ricostruisce buona parte della storia economica e politica del '900 leggendola attraverso la manipolazione della moneta e del credito mondiale che la Federal Reserve avrebbe operato per conto e in accordo con gli interessi dei gruppi finanziari internazionali. Detto così suona un poco come lo "stato imperialista delle multinazionali" delle BR o la "congiura pluto-giudeo-massonica". Ci sono in effetti delle forzature, si parla molto del ruolo di finanziari ebrei e il libro di Mullins fu inizialmente commissionato da Ezra Pound (che Mullins contribui' a far rilasciare). Tuttavvia Bill Meridian e Rothbard ad esempio sono piuttosto dei libertari e non parlano tanto male del capitalismo in sè quanto della manipolazione del credito e della moneta globale permessa dal sistema della Banca Centrale e del ruolo distruttivo di Wall Street. (Sotto: il passaggio del report mensile di Bill Meridian in cui accenna al fatto che quasi tutti quelli che in america si sono opposti al sistema della Federal Reserve sono finiti male (morti o rovinati).
Tratto da:
http://www.mrprofit.it/magazine/stampa.php?ID=386
Commento del 2.3.2004 a cura di Cobraf.com
A qualcuno interessano le ipotesi su "quello che è in realtà la vera trama nascosta della finanza mondiale"? Bill Meridian fa riferimento nel suo report mensile a una versione "alternativa" della finanza che in Italia nessuno o quasi conosce. Riproduco qui in fondo pagina il passaggio in cui accenna al fatto che quasi tutti quelli che in america si sono opposti al sistema della Federal Reserve sono finiti male (morti o rovinati, da Lincoln in poi). Arriva al punto di dire che chi abbia un attività in finanza o nell'informazione finanziaria deve stare molto attento a parlarne. Bill non è però uno stupido, come ho accennato altre volte è gestore in Dubai per conto di ricchi arabi da una decina d'anni (dopo aver lavorato a Wall Street) e in parallelo disegna software di war games con successo. L'ho incontrato una volta a S. Francisco a una conferenza esoterica di borsa, ho corrisposto qualche volta e conosco diverse persone che lo conoscono meglio di me. Per cui non scarto a priori una tesi estrema come farei sentendola provenire da altri. La tesi è stata sviluppata in particolare da un tizio chiamato Eustace Mullins, in "The Secrets of the Federal Reserve", un libro interessante e documentato, che si legge come un giallo politico finanziario planetario. La tesi è che esista da quasi un secolo una sorta di complotto o comunque una trama di interessi convergenti dei maggiori finanzieri mondiali (Rotschild, Morgan e simili una volta e poi i loro successori ora a Wall Street) che ha portato prima alla creazione del sistema della Federal Reserve nel 1913 e poi alla sua continua espansione fino al punto che ora in pratica la FED crea il denaro e il credito a livello mondiale senza più alcun vincolo.
Non si tratta di una tesi isolata, ma parte di un intero filone di storia economica, ad es un altro ben fatto libro e "alternativo" che racconta come si è arrivati a creare il sistema della Federal Reserve nel 1913 è di Murray N. Rothbard "The Case Against the Fed", uno dei fondatori della scuola austriaca, ed e' abbastanza convincente nel mostrare come la famiglia Morgane gli interessi a lei collegata abbiano manovrato per arrivare a creare la FED appena prima della prima guerra mondiale e di come poi negli anni '20 il boom del credito generato dalla FED per assecondare i loro interessi abbia creato le premesse per la grande Depressione degli anni '30. Eustace Mullins va molto più in là e con una documentazione pesantemente dettagliata ricostruisce buona parte della storia economica e politica del '900 leggendola attraverso la manipolazione della moneta e del credito mondiale che la Federal Reserve avrebbe operato per conto e in accordo con gli interessi dei gruppi finanziari internazionali. Detto così suona un poco come lo "stato imperialista delle multinazionali" delle BR o la "congiura pluto-giudeo-massonica". Ci sono in effetti delle forzature, si parla molto del ruolo di finanziari ebrei e il libro di Mullins fu inizialmente commissionato da Ezra Pound (che Mullins contribui' a far rilasciare). Tuttavvia Bill Meridian e Rothbard ad esempio sono piuttosto dei libertari e non parlano tanto male del capitalismo in sè quanto della manipolazione del credito e della moneta globale permessa dal sistema della Banca Centrale e del ruolo distruttivo di Wall Street. (Sotto: il passaggio del report mensile di Bill Meridian in cui accenna al fatto che quasi tutti quelli che in america si sono opposti al sistema della Federal Reserve sono finiti male (morti o rovinati).
Tratto da:
http://www.mrprofit.it/magazine/stampa.php?ID=386
giovedì, luglio 07, 2005
I Soci di Bankitalia: che curiuuoosiiii ! [parte 2]
Il giornale di Vicenza
giovedì 30 giugno 2005
Lettere al Direttore, pag. 47
- Economia
«Le contraddizioni della Banca d’Italia»
Lunedì 20 giugno leggo a pagina 6 del vostro giornale dal piccolo articolo “la curiosità”:
«La Banca d’Italia è una società a capitale privato diviso tra varie banche...» ecc. ecc.
In pratica si afferma che il controllore (la Banca d’Italia) è “controllato” (e gestito) dai controllati, cioè sono una stessa entità.
Una notizia che, nonostante la gratitudine che provo nell’averla pubblicata, non posso credere che meriti l’attenzione che un lettore possa rivolgere ad una semplice “curiosità”.
In base a quel piccolo, breve articolo si sta confermando una gravissima incompatibilità istituzionale; un tale conflitto d’interessi che oscura la tanto chiacchierata posizione dell’attuale Presidente del Consiglio.
In pratica, mentre noi discutiamo lungamente e prolissamente sulla legittimità della carica di una persona sola e che dopo cinque anni si conclude, l’intera istituzione monetaria si figura in una lampante contraddizione: la Banca d’Italia che dovrebbe garantire la validità della nostra moneta, non è un istituto del popolo o del governo per servire gli interessi dei cittadini, ma è costituito da soci privati (banche private) per conseguire gli interessi di una grande società per azioni, il cui nome per esteso è Bankitalia S.p.A.
Una domanda che il cittadino dovrebbe porsi per comprendere da dove vengono i nostri soldi è:
chi è il proprietario della moneta al momento dell’emissione?
E poi a chi dobbiamo pagare quel tanto citato Debito Pubblico?
Risposta: Bankitalia S.p.A.
Chiedo pertanto che si faccia maggiore ed esauriente luce in merito, perché il popolo italiano merita il massimo rispetto!
Claudio Proietti
giovedì 30 giugno 2005
Lettere al Direttore, pag. 47
- Economia
«Le contraddizioni della Banca d’Italia»
Lunedì 20 giugno leggo a pagina 6 del vostro giornale dal piccolo articolo “la curiosità”:
«La Banca d’Italia è una società a capitale privato diviso tra varie banche...» ecc. ecc.
In pratica si afferma che il controllore (la Banca d’Italia) è “controllato” (e gestito) dai controllati, cioè sono una stessa entità.
Una notizia che, nonostante la gratitudine che provo nell’averla pubblicata, non posso credere che meriti l’attenzione che un lettore possa rivolgere ad una semplice “curiosità”.
In base a quel piccolo, breve articolo si sta confermando una gravissima incompatibilità istituzionale; un tale conflitto d’interessi che oscura la tanto chiacchierata posizione dell’attuale Presidente del Consiglio.
In pratica, mentre noi discutiamo lungamente e prolissamente sulla legittimità della carica di una persona sola e che dopo cinque anni si conclude, l’intera istituzione monetaria si figura in una lampante contraddizione: la Banca d’Italia che dovrebbe garantire la validità della nostra moneta, non è un istituto del popolo o del governo per servire gli interessi dei cittadini, ma è costituito da soci privati (banche private) per conseguire gli interessi di una grande società per azioni, il cui nome per esteso è Bankitalia S.p.A.
Una domanda che il cittadino dovrebbe porsi per comprendere da dove vengono i nostri soldi è:
chi è il proprietario della moneta al momento dell’emissione?
E poi a chi dobbiamo pagare quel tanto citato Debito Pubblico?
Risposta: Bankitalia S.p.A.
Chiedo pertanto che si faccia maggiore ed esauriente luce in merito, perché il popolo italiano merita il massimo rispetto!
Claudio Proietti
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