martedì, settembre 15, 2009

Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 12

ultimo record (parte 11)

CVD: dopo una flessione DOVUTA A SMANETTAMENTI sui libri mastri[1], ecco che si riprende la GIUSTA VIA (dato l'autista, sic!):

Bankitalia, debito pubblico segna nuovo record
Torna a salire il debito pubblico italiano che nel mese di luglio si attesta a 1,753,5 miliardi, toccando un nuovo record (a giugno il debito delle amministrazioni pubbliche era calato a 1.751,6 miliardi). È quanto emerge dalle tabelle contenute nel supplemento Finanza Pubblica del bollettino statistico della Banca d'Italia. Dalla fine di dicembre 2008 il passivo ha segnato un incremento del 5,4 per cento.

da: http://www.rassegna.it/articoli/2009/09/14/51820/bankitalia-debito-pubblico-segna-nuovo-record

[1] http://www.primit.it/forum/phpBB3/viewtopic.php?f=5&t=22#p175

martedì, luglio 14, 2009

Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 11

auffh! non riesco a farci l'abitudine!

ultimo: parte 10


Debito pubblico record, calano le entrate fiscali

I dati contenuti nel Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia. Il deficit a maggio ha raggiunto quota 1.752,188 miliardi di euro, nuovo massimo storico. Giù le entrate fiscali: da gennaio a maggio -4,5 miliardi rispetto all'anno scorso

Aumenta il debito pubblico, calano le entrate fiscali. Il deficit a maggio ha raggiunto quota 1.752,188 miliardi di euro, segnando un incremento dello 0,22% rispetto ai 1.748,224 miliardi di aprile, precedente massimo storico. È quanto si legge nel Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia. A fine dicembre 2008 il debito pubblico era pari a 1.662,558 miliardi: in cinque mesi, dunque, si è registrato un aumento di 89,63 miliardi (+5,39%). Rispetto ai 1.648,74 miliardidi maggio dell'anno scorso, invece, il debito è invece cresciuto del 6,27%.

Quanto alle entrate fiscali, Bankitalia sottolinea che nei primi cinque mesi dell'anno sono calate del 3,2%, per un segno meno degli incassi del fisco pari a 4,5 miliardi di euro. Secondo le tabelle che riguardano il periodo da gennaio a maggio, considerate al netto dei Fondi speciali per la riscossione (cioè del gettito già contabilizzato ma non ripartito tra tasse e contributi) le entrate fiscali di cassa sono state pari a 134,8 miliardi, contro i 139,3 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno.

14/07/2009 11:45




da: http://www.rassegna.it/articoli/2009/07/14/49820/debito-pubblico-record-calano-le-entrate-fiscali


alla prox!

giovedì, maggio 14, 2009

Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 10

rinfreschino: parte 9

oggi:

Su ogni italiano un conto da 29.021 euro
Debito pubblico record: a marzo 1.741 miliardi

Il fardello del debito pubblico italiano diventa sempre più pesante. Su ogni cittadino, compresi neonati e ultraottantenni, grava un conto di 29.021 euro. E la crescita non si ferma. A marzo, secondo la Banca d'Italia, è stato raggiunto un nuovo record a circa 1.741 miliardi di euro.

Una situazione poco consolante a cui si aggiunge un altro dato negativo, peraltro già dato dal ministero dell'Economia, qualche giorno fa. E cioè che le entrate tributarie, asciugate dalla crisi economica, sono calate di circa 4 miliardi nei primi tre mesi dell'anno. Unica nota positiva arriva invece da Regioni, Province e Comuni che si mostrano più virtuosi alleggerendo il peso del proprio contributo alla crescita dell'indebitamento. Da Palazzo Koch, insomma, arriva la conferma di quanto il Tesoro ha comunque già previsto peggiorando le proprie stime per l'anno in corso nella Ruef (relazione unificata sullo stato dell'economia). Anche la Banca d'Italia dunque conferma l'impatto della crisi e il peggioramento del quadro di finanza pubblica.
Per quanto riguarda in particolare il debito a marzo, secondo i dati di Via Nazionale, si è attestato esattamente a 1.741,275 miliardi di euro contro i 1.707,410 del precedente record segnato a febbraio. Non è questo comunque il dato utile ai fini della verifica del rispetto dei parametri europei ma il rapporto tra il debito e il Pil, la ricchezza prodotta nell'anno dal paese. Ma anche su questo fronte, come noto, non arrivano buoni segnali: la crescita, il denominatore di questo rapporto, si contrarrà di circa il 4% (come dicono il Tesoro, il Fmi, la Commissione europea). Mentre il numeratore continua ad aumentare facendo peggiorare il risultato finale. Tanto che il governo prevede che quest'anno il rapporto debito-pil salirà al 114,3% dal 105,8% del 2008 e prevede che nel 2010 arriverà al 117,1%.
Notizie altrettanto preoccupanti arrivano sul fronte delle entrate tributarie: si sono attestate, tra gennaio e marzo 2009, a 81,016 miliardi, ovvero circa 4 miliardi in meno rispetto agli 85,075 dei primi tre mesi del 2008. Il calo percentuale è del 4,8%. Un clima insomma non dei migliori al quale si è aggiunto ieri il brusco calo delle quotazioni in Borsa. Che scivola in deciso calo con le banche e le assicurazioni. Milano è così la peggiore d'Europa con il Mibtel che chiude a -3,91% (15.344 punti) e lo S&P/Mib che arretra del 4,70% a 19.381 punti.
Filippo Caleri 14/05/2009 da: http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/05/14/1024241-debito_pubblico_record_marzo_miliardi.shtml


13/5/2009 (11:1) - I NUMERI DI PALAZZO KOCH
Bankitalia: debito pubblico record
A marzo 1.741 miliardi di euro: 29mila euro per ciscun italiano
ROMA - Non si ferma l’escalation del debito pubblico italiano che a marzo centra un nuovo record a circa 1.741 miliardi di euro. Un conto che si fa sempre più salato e che vale 29.021 euro per ciascun italiano, ultraottantenni e bebè inclusi. Ma non è l’unico dato negativo: le entrate tributarie, asciugate dalla crisi economica, calano di circa 4 miliardi nei primi tre mesi dell’anno. Mentre, unico dato "consolante", Regioni, Province e Comuni si mostrano più virtuosi alleggerendo il peso del proprio contributo alla crescita dell’indebitamento.
La fotografia viene fornita dalla Banca d’Italia che nell’ultimo supplemento al bollettino statistico conferma quanto il Tesoro ha comunque già previsto peggiorando le proprie stime per l’anno in corso nella Ruef (relazione unificata sullo stato dell’economia) resa nota lo scorso mese. Anche la Banca d’Italia dunque conferma l’impatto della crisi e il peggioramento del quadro di finanza pubblica. Per quanto riguarda in particolare il debito a marzo, secondo i dati di Via Nazionale, si è attestato esattamente a 1.741,275 miliardi di euro contro i 1.707,410 del precedente record segnato a febbraio. Non è questo comunque il dato utile ai fini della verifica del rispetto dei parametri europei ma il rapporto tra il debito e il Pil, la ricchezza prodotta nell’anno dal paese.
Ma anche su questo fronte, come noto, non arrivano buoni segnali: la crescita infatti, il denominatore di questo rapporto, si contrarrà di circa il 4% (come dicono il Tesoro, il Fmi, la Commissione europea). Mentre il numeratore continua ad aumentare facendo peggiorare il risultato finale. Tanto che il governo prevede che quest’anno il rapporto debito-pil salirà al 114,3% dal 105,8% del 2008 e prevede che nel 2010 arriverà al 117,1%. Notizie altrettanto preoccupanti arrivano sul fronte delle entrate tributarie: si sono attestate, tra gennaio e marzo 2009, a 81,016 miliardi, ovvero circa 4 miliardi in meno rispetto agli 85,075 dei primi tre mesi del 2008. Il calo percentuale è del 4,8%.
Il dato è oltretutto calcolato al netto dei fondi speciali per della riscossione, cioè importi già incassati ma non ancora suddivisi tra tasse e contributi, che mostrano un leggero scostamento tra i due trimestri considerati e che potrebbero far peggiorare, anche se di poco, il risultato definitivo. Un dato peraltro in linea con quello del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia che lunedì scorso ha comunicato a sua volta che nel periodo gennaio-marzo 2009 le entrate erariali, al lordo delle una tantum, sono risultate inferiori di 4.068 milioni di euro (-4,6%). In questo quadro unico dato positivo arriva dalle amministrazioni locali che appaiono più virtuose riuscendo in qualche caso a contrarre il proprio debito anche se il dato riguarda solo i primi tre mesi e non tutto l’anno: per quanto riguarda i Comuni, a marzo il debito si è attestato a 47,282 miliardi (48,183 a febbraio).
Per le Regioni (più le Province autonome) il debito a marzo si è fermato a 43,068 miliardi stabile rispetto ai 43,026 miliardi di febbraio. Infine le Province: sempre a marzo debito a quota 8,961 miliardi contro i 9,219 del mese precedente. Complessivamente dunque il debito delle amministrazioni locali (compresa la voce ’altri entì che, sempre a marzo, segna un debito di 9,3 miliardi) cala da 109,024 miliardi di febbraio a 108,645 miliardi (109,585 a marzo 2008).
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200905articoli/43672girata.asp



alla prox.

mercoledì, aprile 15, 2009

Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 9

aggiornamento (capiraaaaaaaaaaaiiii che aggiornamento!)

eravano alla parte 8..

oggi:

Bankitalia:debito record a 1.708mld

(ANSA) - ROMA, 15 APR -Record nel debito pubblico giunto a febbraio a 1.708mld, mentre calano al contempo del 7,2% le entrate fiscali. Lo dice Bankitalia.L'istituto rende note le cifre attraverso il supplemento al bollettino statistico dedicato alla finanza pubblica. In particolare sono le amministrazioni pubbliche a toccare il nuovo record di debito assoluto in febbraio a quota 1.708 miliardi come gia' evidenziato, in decisa crescita dal precedente livello record di 1.699,171 miliardi toccato a gennaio.

da: http://it.notizie.yahoo.com/10/20090415/tit-bankitalia-debito-record-a-1-708mld-2dba20d.html

alla prossima (ossia DOMANI)

lunedì, marzo 16, 2009

Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 8

che noia, no? dicevamo in "parte 7"

e ora, CVD, leggiamo:

Nuovo record del debito pubblico italiano, a 1.700 miliardi
13 Marzo, 2009

Nuovo record del debito pubblico. A gennaio, secondo i dati di Bankitalia contenuti nel supplemento al Bollettino statistico, l’ammontare complessivo del debito è balzato a 1.700,2 miliardi. Il precedente record risaliva a novembre 2008 quando il debito si era attestato a 1.686 miliardi di euro. A fine 2008 il debito pubblico italiano si è attestato a 1.663.637 milioni ovvero al 105,8% del Pil (Prodotto interno lordo) in rialzo rispetto al 103,5% del 2007. In calo, invece, le entrate fiscali, scese a gennaio a 29,675 miliardi (-5,1% su base annua).

Le cause. L’aumento del debito «riflette il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (49.322 milioni), l’incremento delle attività detenute dal Tesoro presso la Banca d’Italia (10.609 milioni), e l’emissione di titoli sotto la pari».

Ultime aste di titoli di Stato. Intanto questa mattina il Tesoro ha emesso nuovi BTp (Buoni del Tesoro poliennali). Il titolo a cinque anni è stato collocato per un importo di 3,5 miliardi con un rendimento lordo del 3,51%, mentre il BTp a 30 anni è stato piazzato per 1,46 miliardi con un rendimento lordo del 5,61 per cento.


CVD: al prossimo "RECORD"..

eppure mi sembra ieri che si era SFONDATO il 1.400..

venerdì, agosto 29, 2008

Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 7

Mancavamo da un po' di tempo al nostro appuntamento, un po' perché c'è sempre molto da fare e un po', diciamolo, perché ORMAI l'andazzo (il trend) ci è ormai chiaro e quello che dobbiamo, purtroppo, fare è solo una CONFERMA dai nuovi dati in arrivo. Vi ricordo l'ultima puntata:
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 6


da: http://www.corriere.it/economia/08_luglio_11/debito_pubblico_italia_765a07fe-4f28-11dd-932f-00144f02aabc.shtml

Debito pubblico in aprile a 1.661,4 miliardi
E' il nuovo record, dopo i 1.646,8 registrati a marzo. In crescita nei primi 5 mesi del 2008 le entrate tributarie 

ROMA - Il debito pubblico italiano sale ancora e segna un nuovo record ad aprile a 1.661,4 miliardi di euro, dai 1.646,8 di marzo. Lo comunica la Banca d'Italia nel suo Supplemento del bollettino statistico.

ENTRATE TRIBUTARIE IN CRESCITA - La Banca d'Italia ha anche diffuso i dati sulle entrate tributarie che nei primi cinque mesi del 2008 sono ammontate a 140.333 milioni di euro, in crescita del 6,1% rispetto ai 132.178 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. A maggio, ultimo mese analizzato, le entrate sono state pari a 28.940 milioni di euro (28.363 nel maggio del 2007).

11 luglio 2008



dai, solito discorso noioso: entrate che aumentano, debito pubblico che aumenta eblablabla..

lunedì, marzo 31, 2008

Un prodigo avaro: Trichet

Un prodigo avaro: Trichet
di Marco Giacinto Pellifroni

Il continuo apprezzamento dell’euro sul dollaro fa sorgere ragionevoli domande, pur senza speranza di risposte da un’Eurotower blindata grazie a leggi infami volute dai passati governi senza alcuna consultazione popolare nonostante la loro rilevanza; leggi che la isolano da qualsivoglia interferenza nelle decisioni dei suoi vertici, che giocano con l’esistenza, e spesso la sopravvivenza, del nostro apparato produttivo, e quindi di tutti noi very normal people.

Si assiste, sulle due sponde dell’Atlantico, a politiche monetarie in parte convergenti, in parte divergenti. La politica convergente delle due rispettive banche centrali non fa che confermare, se mai ve ne fosse bisogno, data la loro struttura privata, la difesa a oltranza delle loro proprietarie: le banche commerciali, e più ancora quelle più squisitamente finanziarie, le CIB (Corporate Investment Banks), ideatrici dei derivati, collaterali, leverages, etc., ossia di tutto quel castello di carte in corso di crollo. Infatti, sia la Federal Reserve americana (Fed), sia la Banca Centrale Europea (BCE), non fanno che pompare liquidità nel sistema bancario, a ritmi di decine, quando non centinaia di miliardi di dollari ed euro, rispettivamente. Questo, nell’ovvio intento di salvarlo dalla bancarotta, di cui è esso stesso causa. Si effettuano insomma, senza troppo clamore, dei salvataggi plurimi (bailouts) sullo stile degli interventi di Stato di non remota memoria per impedire il collasso di aziende comunque decotte. Del resto, le banche centrali sono dichiaratamente lì anche per questo, come salvatori di ultima istanza; e non stupisce che sia la Fed che la BCE stiano accettando dalle banche disastrate, pagandoli in moneta sonante (si fa per dire) o in buoni del Tesoro, tutti quei titoli spazzatura della finanza strutturata che nessuno più vuole, e idonei ormai solo per le cartiere di riciclaggio.

La politica divergente invece vede, a Ovest, la Fed impegnata in ripetuti, e ravvicinati, tagli dei tassi; mentre in Europa la BCE di Trichet, dopo averli ripetutamente alzati sino al giugno scorso, non presta ascolto ai lamenti che da varie parti d’Europa si levano affinché segua, sia pur in parte, l’esempio del suo collega d’oltreoceano, Ben Bernanke.

Ora, mentre la politica di Bernanke, per quanto criticabile per l’entità delle operazioni, è perlomeno coerente sui due versanti, nel senso che entrambi provocano dichiaratamente inflazione, che si accetta per tentare di attutire gli effetti della recessione, quella di Trichet è contraddittoria, poiché egli non fa che lanciare anatemi contro l’inflazione, arrivando persino a chiedere il blocco dei salari, già esangui; ma, nello stesso tempo in cui demonizza i tagli dei tassi, si abbandona a maxi-trasferimenti di liquidità, cioè di soldi nostri, nel circuito bancario per salvarlo dalle sue stesse acrobazie truffaldine. Con una mano toglie (a noi) per profondere generosamente con l’altra (alle banche). Insomma affama la parte produttiva della nazione per profondere quanto le toglie alla parte parassitaria, colpevole dell’attuale dissesto. Di qui il mio epiteto di “prodigo avaro”.

Ma l’intervento che né l’uno né l’altro si decidono a fare è ancora più importante dei primi due: alzare la riserva monetaria obbligatoria; una mossa che, se fatta a tempo debito, avrebbe in buona parte impedito tutto il walzer di indebitamenti a catena, basati sul nulla, in cui si sono voluttuosamente lanciate tutte le compagnie finanziarie di ogni ordine e grado: dalle CIB alle compagnie monoline, ossia garanti della solvibilità dei bonds, emessi allegramente con l’avallo di garanzie fasulle, sia dalle suddette finanziarie sia, in volumi crescenti, dagli stessi enti pubblici, locali (munibonds) e federali, a loro volta garantiti da compiacenti o colluse società di rating, quelle cioè che danno i “voti” di affidabilità alle società, agli enti pubblici e addirittura agli Stati.

Insomma, di tutto fanno questi governatori centrali tranne che intervenire per salvare i cittadini che improvvidamente si sono consegnati, imbavagliati e con mani e piedi legati, nelle loro pelose mani: quelli americani dal lontano 1913,
quando fu fondata la Fed; e noi europei a partire dal funesto Trattato di Maastricht nel 1992, preludio alle catene dell’euro; trattato che impedisce al nostro Ministero del Tesoro di concertare con la Banca d’Italia i tassi di sconto, la quantità di nuova valuta circolante, la riserva frazionaria obbligatoria per tamponare l’emorragia di mutui e crediti al consumo concessi dalle banche e che tanta parte hanno avuto nella crescita dell’inflazione e nei conseguenti default.

Le politiche monetarie centrali, con la scusa di salvare l’economia, in realtà per ingrassare le banche loro azioniste, sono state determinanti nel favorire il formarsi di bolle speculative i cui successivi scoppi hanno fatto milioni di vittime tra i risparmiatori o anche solo nelle borse della spesa giornaliera. E la bolla più devastante è stata certamente l’ultima, seguita al 9/11, dove la moneta facile ha trasformato Stati Uniti ed Europa in immensi cantieri edili, con l’aggiunta, per i primi, di una “ripresa” drogata dalle spese infinite di guerre senza fine, specie in Iraq per la difesa all’ultimo sangue dei privilegi del dollaro. Coi risultati oggi sotto gli occhi di tutti.

A questo punto, riprende vigore il dibattito se l’intervento nell’economia di enti privati con ruoli tipicamente pubblici, come quello di una banca centrale, abbia ancora un senso. Infatti, le ripetute, massicce iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali a sostegno di banche e borse non sta conseguendo effetti di rilievo, visto il continuo declino dei mercati azionari e la cattiva salute delle maggiori banche mondiali. Considerati i modestissimi risultati dei loro interventi, ci si chiede se i tanto deprecati governi non avrebbero forse saputo far di meglio. In altre parole, un mercato finanziario regolato dal competente Ministero del Tesoro non avrebbe potuto evitare, agendo all’origine, i disastri cui stiamo ogni giorno assistendo? Se i tagli della Fed si stanno avvicinando al tasso zero, oltre il quale più nessun taglio è ovviamente possibile, mentre i non tagli della BCE stanno mettendo all’angolo le nostre esportazioni, non è tutto questo una dimostrazione che il passaggio di consegne dal Tesoro alle banche centrali è stato di ben scarsa utilità, o meglio di danno, all’economia reale al di qua e al di là dell’Atlantico? La cessione della sovranità monetaria del dollaro e dell’euro, dai rispettivi governi ad autorità private centrali, non ha raggiunto minimamente lo scopo dichiarato di metterci al riparo da profondi squilibri nel mercato dei cambi. Eppure, tale cessione ci è costata in una misura che maggiore non avrebbe potuto essere: il formarsi di un crescente debito pubblico, inestinguibile, e gravato di un interesse a totale arbitrio delle banche centrali, presunte salvatrici degli interessi collettivi. Un prezzo folle, suicida, che solo la collusione tra politici e banchieri ha potuto consigliare; e per giunta senza la minima partecipazione popolare, tenuta per decenni all’oscuro di questo patto occulto.

Patto di cui non si sente parlare, neppure in questi convulsi giorni pre-elettorali, da nessuna delle compagini antagoniste; e si dà per scontato che questa “tutela” dei nostri soldi da parte di una lobby privata e sovranazionale sia quanto di meglio possiamo desiderare. E non si venga a dire che personaggi come Berlusconi, Veltroni, Bertinotti e Casini non siano perfettamente al corrente di quanto da quasi due anni vado, da questa tribuna, denunciando ad un uditorio purtroppo assai più circoscritto di quello cui si rivolgono lorsignori.

Notizia dell’ultima ora, apparsa sull’Associated Press: Bush e il suo Ministro del Tesoro Henry Paulson (ex numero uno della Goldman Sachs), annunceranno pubblicamente lunedì prossimo un robusto giro di vite ai sistemi di regolazione e ispezione del disinvolto mondo della finanza. Forse il governo si appresta a fare ciò che dovrebbe da sempre competergli: difendere gli interessi dei suoi cittadini elettori, anziché affidarli ad una lobby privata che ingenuamente si voleva far credere anteponesse l’interesse pubblico al suo proprio*. Il mito del “privato e de-regolato è bello” sta afflosciandosi, non già, come sarebbe stato logico aspettarsi sino ad anni non remoti, sotto i colpi di politici di sinistra (che anzi in Italia vi si sono convertiti in pieno con il governo uscente), ma su richiesta dei precedenti fautori del liberismo più sfrenato: i banchieri. Naturalmente, non per motivi etici, ma per far passare la solita formula di privatizzare i profitti, veri o presunti, finché ci sono, e poi pubblicizzare le perdite, chiedendo l’intervento dello Stato, sino allora sdegnosamente osteggiato. A pagare questa generosità di governi e banche centrali saranno, come sempre, i comuni cittadini, che nulla hanno a che vedere coi misfatti del mondo di CIB, CEO, CFO, COO, etc., ossia dei veri artefici della frode finanziaria globalizzata.

Marco Giacinto Pellifroni 30 marzo 2008

* “Mio nonno non avrebbe mai messo una faina a guardia del pollaio!” (Sandro Pascucci, su: http://www.signoraggio.com/signoraggio_auguricapodanno2008.html)


fonte:  http://www.truciolisavonesi.it/articoli/numero148/pellifroni.htm

venerdì, febbraio 22, 2008

Il padrone gli cambia gratis la catena: lo schiavo sentitamente ringrazia!

Prestiti casa. Un mercato da 300 miliardi. primi effetti della riforma Bersani

Svolta mutui, si cambia senza spese

Intesa azzera i costi del notaio. E Unicredito rinegozia 18 mila contratti. Plauso dei consumatori

MILANO — Il mercato è davvero grande: i mutui già sottoscritti sono 3,5 milioni e valgono 300 miliardi. Perciò, dopo che la legge ne ha garantito la portabilità, si è accesa una forte concorrenza. Lo prova in modo chiaro l'iniziativa di Intesa-Sanpaolo che ieri ha annunciato l'azzeramento di tutti gli oneri per chi vuole trasferire il contratto, quindi anche quelli «accessori» come la parcella notarile, un colpo di spugna a un costo variabile fra 500 e mille euro.

L'istituto guidato da Corrado Passera è il primo fra le grandi banche a promuovere un'iniziativa del genere. Ma è probabile non resti la sola a lungo: anche il superconcorrente Unicredit si sta attrezzando e dovrebbe essere pronto in breve tempo. Il mercato è comunque in pieno movimento. Alcuni istituti, soprattutto esteri come Ing o Barclays, hanno puntato sui costi ma, come il gruppo inglese attraverso l'istituto specializzato Woolwich, applicando bonus sulle spese notarili. In altri casi poi l'azzeramento degli oneri è ancora lasciato alla «libera» negoziazione e quindi alla disponibilità della banca e all'abilità del cliente.

«La nostra iniziativa fa chiarezza. Al cliente diciamo in modo molto semplice: se trasferisci da noi il tuo mutuo non paghi nulla», dice Andrea Crovetto, direttore commerciale Banca dei territori Intesa-Sanpaolo. Che inquadra la mossa in una «politica di attenzione a un mercato delle famiglie che sta cambiando», e fa due esempi: «Negli ultimi nove mesi abbiamo erogato 10 mila finanziamenti a lavoratori con contratti atipici e dato la possibilità di sospendere le rate del mutuo per un certo periodo di tempo».

In effetti l'efficacia della mossa annunciata giovedì si misurerà, oltre che nei possibili risparmi (nel comunicato è indicato anche l'azzeramento degli oneri di «un'eventuale nuova perizia », che tuttavia dovrebbero essere già stati cancellati dalla normativa) soprattutto nella trasparenza promessa. La legge Bersani e un successivo emendamento ad hoc dell'ultima Finanziaria, hanno reso possibile la portabilità eliminandone i costi bancari (commissioni, spese di istruttoria e così via), ma non quelli accessori come appunto gli oneri relativi al notaio per la stipula del nuovo contratto e l'annotazione dell'ipoteca, cioè della garanzia sul prestito. Garanzia che cambia beneficiario (dalla vecchia alla nuova banca) e si trasferisce senza necessità che, com'era previsto prima della legge, venga prima estinta e poi riaccesa.

Dall'inizio dell'anno scorso, cioè da quando è possibile il trasloco del mutuo (tecnicamente la «surroga») è nata la concorrenza non solo sui nuovi contratti ma anche su quelli già sottoscritti. I consumatori non hanno certo perso tempo: nel 2007 ci sono state 42 mila rinegoziazioni e 50 mila estinzioni anticipate. Una mobilità resa più agevole anche da iniziative di categoria, come l'accordo fra Abi (l'associazione delle aziende di credito) e consumatori sui costi di estinzione anticipata e l'introduzione della procedura interbancaria elettronica per il trasferimento, promossa sempre dall'Abi a partire dal 4 febbraio e in fase di avvio operativo in queste settimane.

La procedura consente al cliente di rivolgersi direttamente solo alla banca nuova, che «dialoga» con quella vecchia facendo partire il contratto automaticamente da una certa data. Certo, sul mercato le rinegoziazioni sono state favorite, oltre che dalla competizione, anche da altre considerazioni e urgenze (ieri Unicredit ha sottolineato di aver rivisto nel 2007 mutui di 18 mila clienti «rischiosi » prima della crisi dei subprime). Ma senza dubbio il mercato è in piena effervescenza grazie alla portabilità, tanto è vero che l'iniziativa di Intesa-Sanpaolo è stata salutata in modo positivo da associazioni dei consumatori come l'Adiconsum.

Sergio Bocconi
22 febbraio 2008
da: http://www.corriere.it/economia/08_febbraio_22/mutui_senza_spese_43dd4afc-e11e-11dc-b2e4-0003ba99c667.shtml

domenica, gennaio 27, 2008

Beato chi ci crede (II)

ricordate: «Beato chi ci crede» ??

INSISTONO!

da: http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_10581422.html


2008-01-27 17:51

SOCIETE' GENERALE: FRODE POTREBBE ESSERE DI 50 MLD, PERDITE DI 4,9

La frode alla Societé Generale ammonta a 50 miliardi di euro ma le perdite restano più limitate e confermate ad un decimo della cifra (4,9 miliardi di euro), grazie agli interventi immediati della banca sulle operazioni non lecite. E' quanto comunica la stessa banca francese in una nota.

Intanto sono state decise altre 24 ore di fermo per Jerome Kerviel, il trader accusato da Societé Generale.

Kerviel era stato fermato ieri alle 13 per essere interrogato e probabilmente potrebbe essere nuovamente sentito dagli inquirenti per verificare se a suo carico ci siano indizi gravi che configurino una violazione penalmente sanzionabile.

Gli inquirenti stanno cercando di capire come abbia trovato protezioni per le sue azioni all'interno della banca, se abbia agito da solo e soprattutto le motivazioni delle sue azioni.

Laconiche le informazioni sull'interrogatorio fornite alla stampa degli inquirenti: "Sta collaborando ed è pronto a spiegare che cosa è successo".

Al termine di questi ulteriori interrogatori, gli inquirenti dovranno decidere se intentare un vero e proprio procedimento nei confronti del trader o rilasciarlo per mancanza di indizi sufficienti.


Lo come?!? Forse è pure innocente? Già è grave che ci sia stato un simile furto.. in più neanche sanno chi sia stato??!?!

Scandali, affari e misteri tutti i segreti dello Ior

L'Istituto Opere Religiose è la banca del Vaticano. In deposito 5 miliardi di euro
Ai correntisti offre rendimenti record, impermeabilità ai controlli e segretezza totale

Scandali, affari e misteri
tutti i segreti dello Ior

di CURZIO MALTESE

LA CHIESA cattolica è l'unica religione a disporre di una dottrina sociale, fondata sulla lotta alla povertà e la demonizzazione del danaro, "sterco del diavolo". Vangelo secondo Matteo: "E' più facile che un cammello passi nella cruna dell'ago, che un ricco entri nel regno dei cieli". Ma è anche l'unica religione ad avere una propria banca per maneggiare affari e investimenti, l'Istituto Opere Religiose.

La sede dello Ior è uno scrigno di pietra all'interno delle mura vaticane. Una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolò V, con mura spesse nove metri alla base. Si entra attraverso una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo. Soltanto il presidio delle guardie svizzere notte e giorno ne segnala l'importanza. All'interno si trovano una grande sala di computer, un solo sportello e un unico bancomat. Attraverso questa cruna dell'ago passano immense e spesso oscure fortune. Le stime più prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi. La banca vaticana offre ai correntisti, fra i quali come ha ammesso una volta il presidente Angelo Caloia "qualcuno ha avuto problemi con la giustizia", rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza. Più impermeabile ai controlli delle isole Cayman, più riservato delle banche svizzere, l'istituto vaticano è un vero paradiso (fiscale) in terra. Un libretto d'assegni con la sigla Ior non esiste. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d'oro. Nessuna traccia.

Da vent'anni, quando si chiuse il processo per lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo Ior è un buco nero in cui nessuno osa guardare. Per uscire dal crac che aveva rovinato decine di migliaia di famiglie, la banca vaticana versò 406 milioni di dollari ai liquidatori. Meno di un quarto rispetto ai 1.159 milioni di dollari dovuti secondo l'allora ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta. Lo scandalo fu accompagnato da infinite leggende e da una scia di cadaveri eccellenti. Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera, Roberto Calvi impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, il giudice istruttore Emilio Alessandrini ucciso dai colpi di Prima Linea, l'avvocato Giorgio Ambrosoli freddato da un killer della mafia venuto dall'America al portone di casa.


Senza contare il mistero più inquietante, la morte di papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, alla vigilia della decisione di rimuovere Paul Marcinkus e i vertici dello Ior. Sull'improvvisa fine di Giovanni Paolo I si sono alimentate macabre dicerie, aiutate dalla reticenza vaticana. Non vi sarà autopsia per accertare il presunto e fulminante infarto e non sarà mai trovato il taccuino con gli appunti sullo Ior che secondo molti testimoni il papa portò a letto l'ultima notte.
Era lo Ior di Paul Marcinkus, il figlio di un lavavetri lituano, nato a Cicero (Chicago) a due strade dal quartier generale di Al Capone, protagonista di una delle più clamorose quanto inspiegabili carriere nella storia recente della chiesa. Alto e atletico, buon giocatore di baseball e golf, era stato l'uomo che aveva salvato Paolo VI dall'attentato nelle Filippine. Ma forse non basta a spiegare la simpatia di un intellettuale come Montini, autore della più avanzata enciclica della storia, la Populorum Progressio, per questo prete americano perennemente atteggiato da avventuriero di Wall Street, con le mazze da golf nella fuoriserie, l'Avana incollato alle labbra, le stupende segreterie bionde e gli amici di poker della P2.

Con il successore di papa Luciani, Marcinkus trova subito un'intesa. A Karol Wojtyla piace molto quel figlio di immigrati dell'Est che parla bene il polacco, odia i comunisti e sembra così sensibile alle lotte di Solidarnosc. Quando i magistrati di Milano spiccano mandato d'arresto nei confronti di Marcinkus, il Vaticano si chiude come una roccaforte per proteggerlo, rifiuta ogni collaborazione con la giustizia italiana, sbandiera i passaporti esteri e l'extraterritorialità. Ci vorranno altri dieci anni a Woytjla per decidersi a rimuovere uno dei principali responsabili del crac Ambrosiano dalla presidenza dello Ior. Ma senza mai spendere una parola di condanna e neppure di velata critica: Marcinkus era e rimane per le gerarchie cattoliche "una vittima", anzi "un'ingenua vittima".

Dal 1989, con l'arrivo alla presidenza di Angelo Caloia, un galantuomo della finanza bianca, amico e collaboratore di Gianni Bazoli, molte cose dentro lo Ior cambiano. Altre no. Il ruolo di bonificatore dello Ior affidato al laico Caloia è molto vantato dalle gerarchie vaticane all'esterno quanto ostacolato all'interno, soprattutto nei primi anni. Come confida lo stesso Caloia al suo diarista, il giornalista cattolico Giancarlo Galli, autore di un libro fondamentale ma introvabile, Finanza bianca (Mondadori, 2003). "Il vero dominus dello Ior - scrive Galli - rimaneva monsignor Donato De Bonis, in rapporti con tutta la Roma che contava, politica e mondana. Francesco Cossiga lo chiamava Donatino, Giulio Andreotti lo teneva in massima considerazione. E poi aristocratici, finanzieri, artisti come Sofia Loren. Questo spiegherebbe perché fra i conti si trovassero anche quelli di personaggi che poi dovevano confrontarsi con la giustizia. Bastava un cenno del monsignore per aprire un conto segreto".

A volte monsignor De Bonis accompagnava di persona i correntisti con i contanti o l'oro nel caveau, attraverso una scala, in cima alla torre, "più vicino al cielo". I contrasti fra il presidente Caloia e De Bonis, in teoria sottoposto, saranno frequenti e duri. Commenta Giancarlo Galli: "Un'aurea legge manageriale vuole che, in caso di conflitto fra un superiore e un inferiore, sia quest'ultimo a soccombere. Ma essendo lo Ior istituzione particolarissima, quando un laico entra in rotta di collisione con una tonaca non è più questione di gradi".

La glasnost finanziaria di Caloia procede in ogni caso a ritmi serrati, ma non impedisce che l'ombra dello Ior venga evocata in quasi tutti gli scandali degli ultimi vent'anni. Da Tangentopoli alle stragi del '93 alla scalata dei "furbetti" e perfino a Calciopoli. Ma come appare, così l'ombra si dilegua. Nessuno sa o vuole guardare oltre le mura impenetrabili della banca vaticana.

L'autunno del 1993 è la stagione più crudele di Tangentopoli. Subito dopo i suicidi veri o presunti di Gabriele Cagliari e di Raul Gardini, la mattina del 4 ottobre arriva al presidente dello Ior una telefonata del procuratore capo del pool di Mani Pulite, Francesco Saverio Borrelli: "Caro professore, ci sono dei problemi, riguardanti lo Ior, i contatti con Enimont...". Il fatto è che una parte considerevole della "madre di tutte le tangenti", per la precisione 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro, è transitata dallo Ior. Sul conto di un vecchio cliente, Luigi Bisignani, piduista, giornalista, collaboratore del gruppo Ferruzzi e faccendiere in proprio, in seguito condannato a 3 anni e 4 mesi per lo scandalo Enimont e di recente rispuntato nell'inchiesta "Why Not" di Luigi De Magistris. Dopo la telefonata di Borrelli, il presidente Caloia si precipita a consulto in Vaticano da monsignor Renato Dardozzi, fiduciario del segretario di Stato Agostino Casaroli. "Monsignor Dardozzi - racconterà a Galli lo stesso Caloia - col suo fiorito linguaggio disse che ero nella merda e, per farmelo capire, ordinò una brandina da sistemare in Vaticano. Mi opposi, rispondendogli che avrei continuato ad alloggiare all'Hassler. Tuttavia accettai il suggerimento di consultare d'urgenza dei luminari di diritto. Una risposta a Borrelli bisognava pur darla!". La risposta sarà di poche ma definitive righe: "Ogni eventuale testimonianza è sottoposta a una richiesta di rogatoria internazionale".

I magistrati del pool valutano l'ipotesi della rogatoria. Lo Ior non ha sportelli in terra italiana, non emette assegni e, in quanto "ente fondante della Città del Vaticano", è protetto dal Concordato: qualsiasi richiesta deve partire dal ministero degli Esteri. Le probabilità di ottenere la rogatoria in queste condizioni sono lo zero virgola. In compenso l'effetto di una richiesta da parte dei giudici milanesi sarebbe devastante sull'opinione pubblica. Il pool si ritira in buon ordine e si accontenta della spiegazione ufficiale: "Lo Ior non poteva conoscere la destinazione del danaro".

Il secondo episodio, ancora più cupo, risale alla metà degli anni Novanta, durante il processo per mafia a Marcello Dell'Utri. In video conferenza dagli Stati Uniti il pentito Francesco Marino Mannoia rivela che "Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano". "Lo Ior garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione". Fin qui Mannoia fornisce informazioni di prima mano. Da capo delle raffinerie di eroina di tutta la Sicilia occidentale, principale fonte di profitto delle cosche. Non può non sapere dove finiscono i capitali mafiosi. Quindi va oltre, con un'ipotesi. "Quando il Papa (Giovanni Paolo II, ndr) venne in Sicilia e scomunicò i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma". Mannoia non è uno qualsiasi.

E' secondo Giovanni Falcone "il più attendibile dei collaboratori di giustizia", per alcuni versi più prezioso dello stesso Buscetta. Ogni sua affermazione ha trovato riscontri oggettivi. Soltanto su una non si è proceduto ad accertare i fatti, quella sullo Ior. I magistrati del caso Dell'Utri non indagano sulla pista Ior perché non riguarda Dell'Utri e il gruppo Berlusconi, ma passano le carte ai colleghi del processo Andreotti. Scarpinato e gli altri sono a conoscenza del precedente di Borrelli e non firmano la richiesta di rogatoria. Al palazzo di giustizia di Palermo qualcuno in alto osserva: "Non ci siamo fatti abbastanza nemici per metterci contro anche il Vaticano?".

Sulle trame dello Ior cala un altro sipario di dieci anni, fino alla scalata dei "furbetti del quartierino". Il 10 luglio dell'anno scorso il capo dei "furbetti", Giampiero Fiorani, racconta in carcere ai magistrati: "Alla Bsi svizzera ci sono tre conti della Santa Sede che saranno, non esagero, due o tre miliardi di euro". Al pm milanese Francesco Greco, Fiorani fa l'elenco dei versamenti in nero fatti alle casse vaticane: "I primi soldi neri li ho dati al cardinale Castillo Lara (presidente dell'Apsa, l'amministrazione del patrimonio immobiliare della chiesa, ndr), quando ho comprato la Cassa Lombarda. M'ha chiesto trenta miliardi di lire, possibilmente su un conto estero".

Altri seguiranno, molti a giudicare dalle lamentele dello stesso Fiorani nell'incontro con il cardinale Giovanni Battista Re, potente prefetto della congregazione dei vescovi e braccio destro di Ruini: "Uno che vi ha sempre dato i soldi, come io ve li ho sempre dati in contanti, e andava tutto bene, ma poi quando è in disgrazia non fate neanche una telefonata a sua moglie per sapere se sta bene o male".
Il Vaticano molla presto Fiorani, ma in compenso difende Antonio Fazio fino al giorno prima delle dimissioni, quando ormai lo hanno abbandonato tutti. Avvenire e Osservatore Romano ripetono fino all'ultimo giorno di Fazio in Bankitalia la teoria del "complotto politico" contro il governatore. Del resto, la carriera di questo strano banchiere che alle riunioni dei governatori centrali non ha mai citato una volta Keynes ma almeno un centinaio di volte le encicliche, si spiega in buona parte con l'appoggio vaticano. In prima persona di Camillo Ruini, presidente della Cei, e poi di Giovanni Battista Re, amico intimo di Fazio, tanto da aver celebrato nel 2003 la messa per il venticinquesimo anniversario di matrimonio dell'ex governatore con Maria Cristina Rosati.

Naturalmente neppure i racconti di Fiorani aprono lo scrigno dei segreti dello Ior e dell'Apsa, i cui rapporti con le banche svizzere e i paradisi fiscali in giro per il mondo sono quantomeno singolari. E' difficile per esempio spiegare con esigenze pastorali la decisione del Vaticano di scorporare le Isole Cayman dalla naturale diocesi giamaicana di Kingston, per proclamarle "missio sui iuris" alle dirette dipendenze della Santa Sede e affidarle al cardinale Adam Joseph Maida, membro del collegio dello Ior.

Il quarto e ultimo episodio di coinvolgimento dello Ior negli scandali italiani è quasi comico rispetto ai precedenti e riguarda Calciopoli. Secondo i magistrati romani Palamara e Palaia, i fondi neri della Gea, la società di mediazione presieduta dal figlio di Moggi, sarebbero custoditi nella banca vaticana. Attraverso i buoni uffici di un altro dei banchieri di fiducia della Santa Sede dalla fedina penale non immacolata, Cesare Geronzi, padre dell'azionista di maggioranza della Gea. Nel caveau dello Ior sarebbe custodito anche il "tesoretto" personale di Luciano Moggi, stimato in 150 milioni di euro. Al solito, rogatorie e verifiche sono impossibili. Ma è certo che Moggi gode di grande considerazione in Vaticano. Difeso dalla stampa cattolica sempre, accolto nei pellegrinaggi a Lourdes dalla corte di Ruini, Moggi è da poco diventato titolare di una rubrica di "etica e sport" su Petrus, il quotidiano on-line vicino a papa Benedetto XVI, da dove l'ex dirigente juventino rinviato a giudizio ha subito cominciato a scagliare le prime pietre contro la corruzione (altrui).

Con l'immagine di Luciano Moggi maestro di morale cattolica si chiude l'ultima puntata dell'inchiesta sui soldi della Chiesa. I segreti dello Ior rimarranno custoditi forse per sempre nella torre-scrigno. L'epoca Marcinkus è archiviata ma l'opacità che circonda la banca della Santa Sede è ben lontana dallo sciogliersi in acque trasparenti. Si sa soltanto che le casse e il caveau dello Ior non sono mai state tanto pingui e i depositi continuano ad affluire, incoraggiati da interessi del 12 per cento annuo e perfino superiori. Fornire cifre precise è, come detto, impossibile. Le poche accertate sono queste. Con oltre 407 mila dollari di prodotto interno lordo pro capite, la Città del Vaticano è di gran lunga lo "stato più ricco del mondo", come si leggeva nella bella inchiesta di Marina Marinetti su Panorama Economy. Secondo le stime della Fed del 2002, frutto dell'unica inchiesta di un'autorità internazionale sulla finanza vaticana e riferita soltanto agli interessi su suolo americano, la chiesa cattolica possedeva negli Stati Uniti 298 milioni di dollari in titoli, 195 milioni in azioni, 102 in obbligazioni a lungo termine, più joint venture con partner Usa per 273 milioni.

Nessuna autorità italiana ha mai avviato un'inchiesta per stabilire il peso economico del Vaticano nel paese che lo ospita. Un potere enorme, diretto e indiretto. Negli ultimi decenni il mondo cattolico ha espugnato la roccaforte tradizionale delle minoranze laiche e liberali italiane, la finanza. Dal tramonto di Enrico Cuccia, il vecchio azionista gran nemico di Sindona, di Calvi e dello Ior, la "finanza bianca" ha conquistato posizioni su posizioni. La definizione è certo generica e comprende personaggi assai distanti tra loro. Ma tutti in relazione stretta con le gerarchie ecclesiastiche, con le associazioni cattoliche e con la prelatura dell'Opus Dei. In un'Italia dove la politica conta ormai meno della finanza, la chiesa cattolica ha più potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse ai tempi della Democrazia Cristiana.
(Hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)

(26 gennaio 2008)
da: http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/chiesa-commento-mauro/segreti-ior/segreti-ior.html

venerdì, gennaio 25, 2008

Beato chi ci crede.

da: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/economia/societe-generale/societe-generale/societe-generale.html


Il colossale buco è stato scoperto domenica e oggi se ne è avuta notizia
Per coprirlo la banca ha varato un aumento di capitale da 5,5 miliardi

Truffa ai danni della Société Générale
Un trader sottrae 4,9 miliardi di euro


Non è stato diffuso il nome dell'uomo, che è stato licenziato ed è irreperibile

PARIGI - Una frode da 4,9 miliardi di euro è stata compiuta ai danni della Société Générale, la seconda banca francese per capitalizzazione di mercato. La scoperta è avvenuta domenica, ma la notizia è stata rivelata solo oggi. L'autore della colossale truffa, che non ha precedenti nella storia della finanza, assicura il quotidiano francese Le Monde, è un uomo solo, un dipendente della Société Générale, che ha potuto agire indisturbato per mesi grazie alle sue eccellenti conoscenze tecnico-informatiche. Société Générale ha fatto sapere di aver già licenziato il trader e che ha intenzione di denunciarlo, ma l'uomo nel frattempo ha "fatto perdere le sue tracce".

La banca non ha reso noto il nome del responsabile della truffa, tuttavia l'agenzia Reuters, citando "tre fonti della società", afferma che si tratta di Jerome Kerviel, un uomo di circa 30 anni, che lavorava per l'istituto di credito dal 2002.

La Banca di Francia ha annunciato di aver aperto un'inchiesta per esaminare "le condizioni nelle quali è accaduta la frode". Per coprire il 'buco' da 4,9 miliardi Société Générale ha annunciato un aumento di capitale da cinque miliardi e mezzo di euro. Morgan Stanley e JP Morgan hanno assunto l'incarico di trovare a questo scopo investitori istituzionali.

I profitti del 2007 saranno comunque decurtati, lo sarebbero comunque stati per via di 2,05 miliardi di euro in svalutazioni legate al segmento del subprime. Pertanto, la banca nel 2007 registrerà utili tra i 600 e gli 800 milioni di euro e distribuirà un dividendo del 45%.

In una nota, la banca ha spiegato che il presidente Daniel Bouton, dando ieri al consiglio di amministrazione la notizia della maxitruffa, ha anche presentato le proprie dimissioni, che sono state respinte. "Veniamo dai cinque giorni più difficili della nostra vita", ha dichiarato Bouton.

La truffa della quale è stata vittima la Société Générale ricorda quella da 1,5 miliardi di dollari di Nick Leeson, che nel 1995 mise in ginocchio la Barings, la banca della Regina Elisabetta, costringendola al fallimento (la banca fu poi venduta al prezzo simbolico di una sterlina all'olandese Ing).
(24 gennaio 2008)



Ma come? Gli rubano 5 miliardi di euro, ne perdevano già 2 per i subprime e ancora ne hanno da distribuire 0,6 - 0,8 miliardi di euro?? miliardi aò! mica milioni!

Non si sa il nome e pubblicano la foto?

E quel Daniel Bouton che vuole defilare?

bah!

martedì, gennaio 15, 2008

Sempre più giù..

2008-01-15 17:07
Subprime: da Bce e Fed 40 mld dlr

Due diverse aste Taf per fronteggiare la crisi

(ANSA) -ROMA,15 GEN- La Bce ha iniettato liquidita' per un controvalore di 10 miliardi di dlr per fronteggiare la crisi subprime. La Fed ne ha collocati 30 miliardi.

L'operazione straordinaria della Bce, denominata Term Auction Facility (Taf), e' al tasso fisso del 3,95% e della durata di 28 giorni. Le adesioni sono state 22 per un totale richiesto di 14,79 miliardi di dollari.

La Federal Reserve ha usufruito di una diversa asta Taf, cui hanno aderito 56 istituti per un totale richiesto di 55,53 miliardi di dollari.




da: http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/economia/news/2008-01-15_115149043.html

sabato, gennaio 12, 2008

L'onorabilità del debito..

da: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/bari-banca/bari-banca/bari-banca.html


Non voleva saldare i lavori di ristrutturazione della villa in campagna
L'imprenditore edile picchiato e minacciato, ma l'aggressione è stata filmata

Assolda boss per non pagare
arrestato direttore di banca a Molfetta


BARI - Non voleva pagare gli 88mila euro per la ristrutturazione della villa in campagna, così un direttore di banca di Molfetta ha deciso di ingaggiare un "boss" di Cerignola, in provincia di Foggia, perché convincesse l'imprenditore che aveva seguito i lavori ad accontentarsi di 15mila euro. Il direttore di banca è stato arrestato questa mattina, insieme ad altre quattro persone accusate di aggressione aggravata in concorso e lesioni ai danni di un costruttore del luogo.

Il capoclan che aveva avuto l'incarico su promessa di un compenso di 5mila euro - Giuseppe Caputo, di 54 anni - telefonò alla vittima, consigliandole di accettare la somma proposta per continuare a vivere senza problemi. L'imprenditore rifiutò e dopo due giorni venne accoltellato e picchiato a sangue dal boss e da altri suoi due uomini in un'area di servizio. Dopo l'aggressione il costruttore, senza aver ricevuto alcun pagamento, è stato costretto a consegnare ai picchiatori una falsa dichiarazione attestante di aver percepito 25mila euro dal committente dei lavori e di non aver nulla in più da pretendere.

I cinque sono stati arrestati questa mattina dai carabinieri di Molfetta, che avevano iniziato le indagini dopo il referto medico dell'ospedale dove l'imprenditore era stato curato per le lesioni. Il pestaggio è stato filmato dalle telecamere di sorveglianza dell'area di servizio, così gli investigatori hanno ricostruito tutto e identificato i personaggi coinvolti, eseguendo questa mattina le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Trani, Roberto del Castillo, su richiesta del sostituto procuratore Ettore Cardinali. Gli arrestati sono stati portati al carcere di Trani, mentre al direttore di banca, sono stati concessi gli arresti domiciliari.

(12 gennaio 2008)


venerdì, gennaio 11, 2008

Ancora dubbi su chi comanda il mondo? I portavassoi promossi da IGB

ILSOLE24ORE.COM

Pensionati d'oro, le brillanti carriere degli ex politici

Tra le carriere d'oro dei politici in pensione il caso che ha fatto più discutere è stato certamente il suo. Gerhard Schröder, l'uomo che ha guidato la Germania dal 1998 al 2005, ha concluso il suo secondo mandato da cancelliere con la sigla di un accordo, da lui ritenuto fondamentale: quello per la realizzazione del gasdotto sottomarino Nord Stream, che avrebbe trasportato il gas russo direttamente in Germania senza la transazione di Paesi terzi.

Appena dismesse le vesti di leader di Governo, Schröder ha accettato la nomina da parte di Gazprom a presidente proprio della società operatrice Nord Stream AG, sollevando polemiche su un possibile conflitto di interessi. Le critiche sono arrivate dalle fila dell'opposizione, ma anche dai Paesi attraverso i quali passa solitamente il gas russo, e tagliente fu l'editoriale del Washington Post, intitolato «Il tradimento di Schroeder», che poneva degli interrogativi sull'eticità dell'utilizzo delle conoscenze internazionali del Cancelliere a favore della sua nuova causa.


Molto più recente è invece la nomina da parte di Morgan Stanley del professore universitario ex direttore del Tesoro ed ex ministro dell'Economia nel secondo Governo Berlusconi, Domenico Siniscalco, diventato ufficialmente Chief Executive della divisione italiana del colosso bancario americano il primo dicembre del 2007. Tra le personalità dell'esecutivo berlusconiano anche Gianni Letta ha cambiato vita. L'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio è stato nominato advisor di Goldman Sachs nel giugno del 2007.

Per quanto riguarda i rapporti con i grandi istituti bancari i colleghi spagnoli non sono comunque da meno: è del dicembre scorso la notizia che Rodrigo de Rato, ex ministro delle Finanze ed ex vicepresidente del Governo di Madrid con Aznar, poi direttore esecutivo dell'Fmi, è stato ingaggiato da Lazard come senior managing director. E che dire infine delle parcelle di Clinton, Bill, pagato a peso d'oro solo per tenere un discorso di fronte ai pubblici più disparati? Secondo il «Washington Post» l'ex presidente, per esibire la sua ugola preziosa su commissione, per la Deutsche Bank o per Oracle, per Goldman Sachs come per la London School of Economics, ha guadagnato tra il 2001 e il 2005 circa 31 milioni di dollari, un vero pensionato d'oro.


da: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/01/politici-consulenze-carriera.shtml?uuid=64a18c04-bf6c-11dc-92dc-00000e25108c

giovedì, gennaio 10, 2008

Tony Blair, dalla Regina al Re..

Jp Morgan/ Arriva un super consigliere: Tony Blair, l'ex premier britannico
Giovedí 10.01.2008 09:44

Nuovo incarico per il già primo ministro britannico Tony Blair: dopo essere stato nominato inviato speciale in Medio Oriente dall'organismo internazionale d mediazione noto come Quartetto di Madrid, Blair sbarcherà anche a Wall Street come collaboratore dell'istituto creditizio americano 'Jp Morgan Chase & Co.', per il quale presterà i propri servigi di consulente part-time, fornendo indicazioni su questioni strategiche e di politica globale agli alti quadri della compagnia, a cominciare dai membri del consiglio di amministrazione; sarà inoltre testimonial della terza banca Usa per importanza in occasione di eventi che ne coinvolgano i clienti più prestigiosi.

Lo ha riferito lo stesso ex leader laburista al quotidiano 'The Financial Times', aggiungendo che nel prossimo futuro intende assumere una "ristretta manciata" di incarichi analoghi, oltre a creare entro l'anno una fondazione inter-religiosa e a occuparsi di lotta ai mutamenti climatici.

"Intendo fornire loro consigli su come affrontare i grandi cambiamenti politici ed economici che la globalizzazione comporta", spiega Blair sul giornale londinese. "Oggigiorno è molto forte l'interazione tra politica ed economia in diverse aree del mondo, ivi compresi i mercati emergenti", sottolinea. Nessuna indiscrezione invece sul compenso che percepirà da 'Jp Morgan', il cui direttore generale Jamie Dimon ha definito "di enorme valore" il contributo che il neo-assistente sarà presto in grado di fornire alla società finanziaria statunitense, "grazie alle cognizioni e ai rapporti di cui egli dispone".

Blair cedette la guida del governo di Londra e del Labour all'attuale premier Gordon Brown nel giugno 2006, e da allora ha intrapreso tra l'altro una lucrosa attività di conferenziere. Nel 2008 sarà tra le personalità di maggiore spicco cui spetterà aprire e coordinare i lavori dell'annuale World Economic Forum a Davos, in Svizzera.

da: http://canali.libero.it/affaritaliani/jpmorganblair100108.html?pg=1




L'ex premier inglese, già impegnato in conferenze e nella scrittura dell'autobiografia
ora diventa consulente della prestigiosa banca d'investimenti. per 750mila euro l'anno
Blair sbarca nel mondo degli affari
per lui un posto alla J.P. Morgan
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA - Da Downing street a Wall street. Tony Blair, fino allo scorso giugno primo ministro britannico, ha accettato un posto come consulente part-time per la J.P.Morgan, una delle più importanti banche d'investimenti americane, pilastro della cittadella finanziaria newyorchese.

L'ex-premier ha reso noto l'incarico, aggiungendo che intende svolgere mansioni simili di consulenza per un piccolo gruppo di grandi aziende e società interna zionali. Un part-time molto redditizio: la J.P.Morgan, secondo indiscrezioni del Financial Times, lo pagherà 500 mila sterline l'anno, circa 750 mila euro, per il suo lavoro. "Il commercio e l'impatto della globalizzazione mi hanno sempre interessato", ha dichiarato Blair a proposito della sua nomina. In realtà, osserva la stampa inglese, l'ex-premier non ha una reputazione di grande esperto di economia o finanza, quando era al governo lui si occupava della "big picture", ossia del quadro generale, lasciando agli specialisti il compito di predisporre piani e programmi (che lui poi ovviamente doveva approvare o respingere). Ma non è per questo che la banca di Wall street lo ha assunto, bensì per i suoi contatti ad alto livello con leader politici e grandi imprenditori in ogni angolo del pianeta, dunque per la capacità di poter alzare il telefono e chiamare persone di grande potere, quando la J. P. Morgan deve intraprendere un investimento o concludere un affare. "Il signor Blair darà un contributo di enorme valore alla nostra banca", dice Jamie Dimon, presidente esecutivo della J. P. Morgan. "Gli individui che hanno le conoscenze e le relazioni che ha lui si contano sulle dita di una mano in tutto il mondo".


Blair, naturalmente, non avrà bisogno di trasferirsi effettivamente a Wall street per svolgere la sua nuova attività, anche perché ne ha parecchie altre. Intanto continua la sua opera (gratuita, a parte qualche milione di euro di spese l'anno per ufficio, segretarie e viaggi) di negoziatore di pace del Quartetto (Usa, Russia, Unione Europea, Nazioni Unite) in Medio Oriente. Poi è impegnato a scrivere la propria autobiografia, per la quale ha firmato lo scorso anno un contratto da otto milioni di euro con un editore americano (solo Bill Clinton ha guadagnato altrettanto con le sue memorie). Inoltre è sempre in giro per il mondo a fare discorsi e tenere conferenze, pagate da 100 mila a 200 mila euro l'uno: si dice che guadagni a questo modo oltre un milione di euro al mese. Infine non è escluso che abbia altri ambiziosi piani per il futuro: questo fine settimana parlerà a un convegno politico organizzato a Parigi dal presidente francese Nicolas Sarkozy, tra crescenti supposizioni di una sua candidatura al nuovo posto di presidente dell'Unione Europea creato dal recentemente approvato trattato d'unione frai 27 paesi della Ue. Sarkozy, che andava a "lezioni private" da Blair quando era in corsa per l'Eliseo e che era un suo grande ammiratore pur appartenendo all'opposta corrente politica, appoggia fortemente la sua candidatura a presidente della Ue.

Ma non è chiaro se un presidente della Ue potrebbe fare contemporaneamente il banchiere per Wall street. A un certo punto Blair dovrà scegliere: il ritorno in politica o gli affari. E' vero che deve finire di pagare la casa da 6 milioni di euro che ha acquistato nel centro di Londra quando ha dovuto lasciare la sua residenza ufficiale di Wall street, ma è anche vero che, a questo ritmo di guadagni, l'avrà abbondantemente pagata entro breve tempo, per cui sarà probabilmente libero di scegliere quello che preferisce. Senza contare che a casa c'è anche Cherie Blair, uno dei cento avvocati migliori del Regno, che aiuta a riempire il conto in banca.

(10 gennaio 2008)

da: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/blair-cattolico/consulenza-morgan/consulenza-morgan.html


sabato, gennaio 05, 2008

glu..glu..glu..




http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=283310&storico=giorno§ion=news/Forli

sei in news/Forli, data 05.01.2008, orario 12:50.
Riciclaggio di denaro, dieci banchieri in manette

FORLI’ - Maxi operazione anti-riciclaggio della Squadra Mobile forlivese. Dieci le persone finite in manette per reati finanziari per un giro d’affari di circa 20 milioni di euro. Tra gli arrestati ci sono amministratori e consiglieri della Banca di Credito e Risparmio di Romagna e della Banca Asset di San Marino. 47 in tutto gli indagati. L’indagine, durata quattro mesi e coordinata dal pm Fabio Di Vizio, ha visto il coinvolgimento di 120 uomini, anche da fuori Regione.

“Re Nero”, questo il nome dell’operazione che ha permesso di “decapitare i vertici di due banche”, come ha commentato il dirigente della Mobile, Oscar Ghetti. Gli arrestati (sette in carcere e tre ai domiciliari) sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di attività bancaria e finanziaria abusiva, di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, di riciclaggio di denaro nero, sottratto all’imposizione fiscale, di raccolta del risparmio ed esercizio del credito abusivi, di ostacolo alle operazioni dell'Autorità bancaria di vigilanza, riciclaggio, falso ed altro.




http://www.sanmarinortv.sm/attualita/default.asp?id=35&id_n=23739

Due banche nella bufera

05/01/2008 10 ordinanze di custodia cautelare, eseguite dalla polizia di Stato di Forlì. In manette alcuni amministratori della Asset Banca di San Marino e della finanziaria che fa capo allo stesso istituto di credito.

47, in totale, le persone indagate per reati di natura finanziaria. “Re Nero”, questo il nome della maxioperazione che ha permesso, come ha commentato il dirigente della Squadra Mobile di Forlì Oscar Ghetti di “decapitare i vertici di due banche”. Secondo gli investigatori, la Banca di Credito e Risparmio di Romagna altro non era che uno “sportello” in Italia della Asset Banca di San Marino. L’indagine, durata un anno, ha portato all’arresto – tra gli altri – di tre sammarinesi: Stefano Ercolani, presidente della Asset Banca, Barbara Tabarrini direttore generale e Stefano Venturini che siede nel consiglio d’amministrazione di entrambe le banche. Secondo la squadra mobile forlivese lo scopo dei dirigenti era quello di offrire agli imprenditori locali un servizio illegale: poter creare un tesoro in nero a San Marino. Gli imprenditori, affermano gli investigatori, potevano poi contare su un duplice vantaggio. Oltre al tesoro sammarinese, formato spesso con denaro sottratto indebitamente alle proprie attività societarie, l’Asset Banca – tramite la banca forlivese – concedeva linee di credito di pari importo a quanto depositato illegalmente. Questo poteva essere messo a bilancio tra le passività, abbattendo così gli utili e le conseguenti imposte fiscali. All’attività di uno dei corrieri che alimentavano il flusso di denaro verso l’istituto di credito del Titano secondo la Polizia è riconducibile il caso di Andrea Babbi, il piccolo commerciante di Mercato Saraceno vittima di un sequestro lampo e del furto di circa 180mila euro in contanti mentre stava uscendo dalla sede sammarinese di Asset Banca nello scorso novembre. Il fatto però che Babbi non avesse alcun rapporto con la banca forlivese fa ipotizzare agli inquirenti l’esistenza di altri canali di approvvigionamento di denaro e clienti per la Asset. Gli arrestati, alcuni come amministratori della Asset Banca e della società finanziaria San Marino Asset Management e altri in qualità di consiglieri e amministratori dell'istituto di credito 'Banca di Credito e Risparmio di Romagna' sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di attività bancaria e finanziaria abusiva, di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, di riciclaggio di denaro nero, sottratto all’imposizione fiscale, di raccolta del risparmio ed esercizio del credito abusivi, di ostacolo alle operazioni dell'Autorità bancaria di vigilanza, riciclaggio, falso ed altro. 24 le perquisizioni effettuate. Disposto il sequestro preventivo di 11 milioni di euro quale capitale sociale della "Banca di Credito e Risparmio di Romagna" da non confondere con il 'Credito di Romagna'. La somiglianza tra i nomi delle due banche sta creando qualche preoccupazione, dice l'amministratore delegato e direttore del 'Credito di Romagna', Giovanni Mercadini, che vuole rassicurare i suoi correntisti. Il 'Credito di Romagna' è presente con numerosi sportelli in tutta la regione, mentre la banca al centro delle indagini della polizia, ha un unico sportello a Forlì.




http://www.sestopotere.com/index.ihtml?step=2&rifcat=110&Rid=147414

(5/1/2008 16:43) | FORLì: OPERAZIONE "RE NERO", DUE BANCHE NEI GUAI
(Sesto Potere) - Forlì - 5 gennaio 2008 - La squadra mobile di Forlì, al termine di un'articolata indagine durata tre mesi e coordinata dal pm Di Vizio, ha smantellato l'attività illecita perpetrata da due istituti di credito, la Asset Banca di San Marino e la Banca di Credito e Risparmio della Romagna, e tratto in arresto 10 persone di cui 3 ai domiciliari, ritenute responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di abusiva attività bancaria e finanziaria, di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, e riciclaggio di denaro. A questi si aggiungono 37 imprenditori indagati per reati finanziari vari. Secondo quanto appurato dagli inquirenti, la Banca forlivese non era altro che uno 'sportello' in Italia della Asset Banca di San Marino. Scopo dei dirigenti era quello di offrire agli imprenditori locali un 'servizio' illegale molto redditizio: potevano evitare di contabilizzare certe somme di denaro portandole alla banca del titano attraverso corrieri di fiducia e mettendoli così al sicuro da accertamenti fiscali. Poi l'istituto sammarinese, attraverso l'apertura di crediti di pari importo presso la banca forlivese, permetteva ai clienti di gestire comodamente il proprio conto. Un sistema che peraltro, sottraeva molti ottimi clienti alle altre banche, che non potevano reggere la concorrenza con simili 'servizi'. A gestire il sistema illegale erano il presidente dell'Asset Banca Stefano Ercolani 45 anni, che si autodefiniva il “Re del Nero”, coadiuvato dal direttore Barbara Tabarrini, 37 anni, e Stefano Venturini, 40 anni, che manteneva i contatti tra San Marino e Forlì. Gli altri finiti in manette nell'inchiesta della procura di Forli' sono Tristano Zanelli, 62enne cesenate residente a Forli', che si occupava del reclutamento degli imprenditori; Valerio Abbondanza, 47 anni, residente a Cesena, consigliere dell'istituto di credito forlivese; Stefano Galvani, 44 anni, residente a Rimini, presidente del collegio sindacale di Banca di Credito e Risparmio; Fabrizio Neri, 59 anni, di Forli', direttore generale di Banca di Credito e Risparmio. Agli arresti domiciliari per motivi di eta' ci sono invece Arnaldo Corbara, 78 anni, residente a Bertinoro (Forli'-Cesena), presidente del consiglio di amministrazione e procuratore speciale di Banca di Credito e Risparmio; Gabriele Vignoletti, 70 anni, residente a Forli' e consigliere e procuratore speciale di Banca di credito e Risparmio e, infine, Vincenzo Dell'Aquila, 70 anni, di Forli', presidente del consiglio di amministrazione di Banca di Credito e Risparmio di Romagna e conosciuto nel mondo sportivo forlivese in qualità di presidente provinciale del Coni. L'autorità giudiziaria ha inoltre disposto il sequestro degli 11 milioni di capitale sociale dell'istituto forlivese.
C.R.




http://www.sanmarinortv.sm/attualita/default.asp?id=35&id_n=23737&Pagina=1

Inchiesta di Forlì: le reazioni e i commenti

Asset Banca
05/01/2008

E’ un fulmine a ciel sereno che di colpo attraversa la comunità e lascia interdetti. In manette a Forlì uno dei più noti e stimati commercialisti della Repubblica, convocato in questura, stando alle voci, per altre ragioni, dove si è visto contestare pesanti reati per l’attività della Banca di Credito e Risparmio di Romagna, di cui è uno dei consiglieri di amministrazione. Insieme a lui anche il Presidente e il Direttore Generale della Banca Asset. Sorpreso della notizia il Segretario di Stato alle Finanze, Stefano Macina, che dichiara di non aver al momento alcun elemento per potersi esprimere. Macina assicura l’intenzione di seguire la vicenda con grande attenzione per capire bene di cosa si tratti, valutare attentamente le accuse mosse e la loro rispondenza effettiva ai fatti. “Non abbiamo ricevuto alcuna informazione in merito – dichiara il responsabile delle politiche finanziarie – e neppure alcuna richiesta da parte italiana. Per quel che ci riguarda non mancheremo di verificare attentamente tutti gli aspetti relativi stando in stretto contatto con la Banca Centrale e i suoi organismi di vigilanza e controllo. Certo – aggiunge Macina - se l’Italia avesse dato il via libera all’accordo di collaborazione già definito fra la nostra Banca Centrale e la Banca d’Italia, avremmo avuto sicuramente qualche strumento in più per prevenire e controllare le operazioni finanziarie fra i due paesi".
Ma l’incredulità è generale, sia per i vertici della Banca, che in quasi dieci anni di attività non ha mai dato alcun segno di operazioni non ortodosse sia per il coinvolgimento di stimati professionisti che hanno sempre svolto la loro attività nel più assoluto rispetto delle regole. Il Direttore della Banca Centrale, Luca Papi, come il Segretario alle Finanze conferma la totale assenza di informazioni al riguardo e dichiara che come autorità di vigilanza sul settore finanziario della Repubblica non hanno mai ricevuto comunicazione alcuna né richiesta di chiarimenti o informazioni. Quello che sappiamo – dichiara Papi – lo abbiamo appreso dalle agenzie di stampa e dalla televisione.




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Inchiesta di Forlì: l'opinione dei legali

San Marino
05/01/2008

La vicenda è destituita di ogni fondamento. Lo afferma Alessandro Petrillo, l’avvocato difensore di Stefano Ercolani e Barbara Tabarrini, rispettivamente Presidente e Direttore Generale della Banca Asset- “Gli elementi che ho a disposizione - dichiara il legale - mi consentono di affermare che si tratta di operazioni bancarie svolte nell’assoluto rispetto di qualsivoglia norma di legge, così come assolutamente regolamentari erano i rapporti e le relazioni fra le due banche. L’ipotesi accusatoria – aggiunge l’avvocato Petrillo – ritengo sia priva di ogni serio elemento di riscontro. E’ fortemente critico l’avvocato dei vertici della Asset, che si dichiara pronto ad affrontare tutti gli impegni giudiziari previsti. “I miei assistiti – rivela – aspettano di essere sottoposti al giudizio della magistratura nella massima serenità, certi di poter dimostrare la loro totale estraneità. Una serenità – conclude l’avvocato Petrillo – che si fatica a conservare vedendo due persone per bene rinchiuse in carcere pur avendo svolto nella piena correttezza il proprio lavoro”.
Anche l’avvocato Moreno Maresi ha fatto visita al suo assistito, il dottor Stefano Venturini, nella casa circondariale di Forlì. Lo ha trovato duramente provato per una vicenda dalla quale è assolutamente estraneo ed incredulo per quello che gli sta accadendo. Il dottor Venturini – ha affermato il suo legale – saprà chiarire ampiamente la propria posizione in considerazione del ruolo che in tutta questa vicenda ha rivestito. Conseguentemente – aggiunge l’avvocato Maresi – si potrà escludere ogni suo coinvolgimento nelle condotte delittuose che gli vengono addebitate. Verso metà settimana il giudice che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare procederà all’interrogatorio di garanzia e solo allora i legali dei tre sammarinesi potranno presentare istanza di scarcerazione dei loro assistiti.




http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=283310&storico=giorno§ion=news/Forli


Riciclaggio di denaro, dieci banchieri in manette

FORLI’ - Maxi operazione anti-riciclaggio della Squadra Mobile forlivese. Dieci le persone finite in manette per reati finanziari per un giro d’affari di circa 20 milioni di euro. Tra gli arrestati ci sono amministratori e consiglieri della Banca di Credito e Risparmio di Romagna e della Banca Asset di San Marino. 47 in tutto gli indagati. L’indagine, durata quattro mesi e coordinata dal pm Fabio Di Vizio, ha visto il coinvolgimento di 120 uomini, anche da fuori Regione.

“Re Nero”, questo il nome dell’operazione che ha permesso di “decapitare i vertici di due banche”, come ha commentato il dirigente della Mobile, Oscar Ghetti. Gli arrestati (sette in carcere e tre ai domiciliari) sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di attività bancaria e finanziaria abusiva, di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, di riciclaggio di denaro nero, sottratto all’imposizione fiscale, di raccolta del risparmio ed esercizio del credito abusivi, di ostacolo alle operazioni dell'Autorità bancaria di vigilanza, riciclaggio, falso ed altro.


mercoledì, dicembre 26, 2007

Banche, dal 1° gennaio arriva l'Iban

da: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/economia/banche/arriva-codice-iban/arriva-codice-iban.html

Nuova normativa in vigore dal 2008 nell'ambito dei 31 Paesi che aderiscono alla Sepa
Per conoscere il nuovo codice di 27 cifre basta controllare l'estratto conto

Banche, dal 1° gennaio arriva l'Iban
sostituisce Abi e Cab per i bonifici


ROMA - Dal primo gennaio cambiano le norme sui bonifici bancari: Cab, Abi, Cin e numero di conto vanno in pensione e vengono sostituiti dall'Iban (International Bank Account Number), il codice internazionale di 27 cifre per l'identificazione del conto corrente. La nuova normativa vale in ambito Sepa, cioè per effettuare bonifici nei 31 paesi che fanno parte dell'area unica dei pagamenti in euro (i 27 Paesi dell'Unione Europea più Svizzera, Norvegia, Islanda, Liechtenstein).

L'Iban è sempre indicato nell'estratto conto che la banca invia periodicamente al cliente; se si deve ricevere un bonifico e non si ha il codice a portata di mano, è possibile richiederlo alla propria banca in qualsiasi momento.

L'Associazione Bancaria Italiana ha messo a punto due guide, una per le famiglie e una per le imprese (realizzate in collaborazione con le associazioni di settore), per facilitare la vita ai clienti che si accingono a effettuare bonifici. Una sintetica guida online si trova anche sul sito delle Poste.

Solo nel 2006, gli italiani hanno effettuato oltre un miliardo di bonifici, per un ammontare di seimila e duecento miliardi di euro. I 27 caratteri dei quali si compone l'Iban corrispondono a numeri e lettere che identificano il paese, la banca, lo sportello e il numero di conto di ciascun cliente. Per motivi di leggibilità, l'Iban va indicato in blocchi separati di quattro caratteri, su moduli o bollettini cartacei, e senza spazi fra un carattere e l'altro su supporto elettronico.

"Con l'Iban si raggiungono facilmente e con certezza tutti i beneficiari in Italia e nei 31 paesi dell'area Sepa - spiega l'Abi -. I tempi massimi di esecuzione del bonifico saranno garantiti e certi: per un bonifico nazionale o internazionale (all'interno dell'area Sepa) occorrono al massimo tre giorni lavorativi bancari. Inoltre l'importo del bonifico sarà accreditato interamente: non sono infatti previste deduzioni da parte di intermediari".

"Per facilitare la rapida sostituzione delle vecchie coordinate bancarie, è stato messo a punto - spiega ancora l'Abi - un servizio di allineamento elettronico archivi Iban che consente di aggiornare in modo automatizzato gli archivi dei beneficiari. Per le imprese e la pubblica amministrazione, che intrattengono rapporti con un'ampia pluralità di soggetti, infatti, acquisire i codici contattando direttamente le controparti potrebbe risultare difficoltoso".
(26 dicembre 2007)

mercoledì, dicembre 12, 2007

Le banche islamiche contro l'usura..

da: http://www.iltempo.it/2007/12/10/813172-banche_islamiche_assalto_dell_europa.shtml

Banche islamiche all'assalto dell'Europa
Un vertice per dare l'assalto all'Europa. Oltre mille delegati hanno partecipato alla World Islamic Banking Conference in Bahrain.

Le banche islamiche vi hanno messo a punto le strategie di investimento futuro. Mentre gli Stati Uniti e l'Europa tremano per la crisi dei mutui, la finanza di Allah non teme terremoti nelle borse e continua a scalare i «tesori degli infedeli». E a gennaio sbarcheranno a Roma.

Il boom dei fondi islamici non ha precedenti: si parla di asset bancari per 450 miliardi di dollari di cui 85 emessi sotto forma di bond.

Nel segno della sharia, ovvero senza chiedere interessi per mutui e prestiti così come ha proibito Maometto ed è sancito nel Corano.

Non si fanno affari, almeno alla luce del sole, in campi proibiti come alcol, armi, tabacco, carne di maiale e gioco d'azzardo. Ma questo non frena l'escalation. L'espansione raggiunge livelli impensabili almeno fino a dieci anni fa.

L'11 settembre 2001 invece di seppellire ha fatto scoprire un mondo. Le banche halal, secondo i comandamenti coranici, impone che non vengano chiesti interessi ai clienti.

Attraverso equilibrismi finanziario-religiosi le banche offrono mutui senza chiedere tassi in sovrappiù: l'istituto bancario diviene proprietario del bene e lo rivende un tanto alla volta al cliente.

Nel caso che a chiedere soldi sia un'impresa, la banca islamica condivide eventuali perdite e profitti in una sorta di joint venture.

Ma il vero business i banchieri di Allah lo stanno facendo con i sukuk. Questo è un sistema per cui banca e cliente contribuiscono insieme alla finanza di un progetto.

I sukuk sono così lucrativi che vengono rastrellati anche da finanzieri non islamici.

E già molti colossi bancari come la Citigroup e le banche giapponesi stanno trasformando i loro portafogli sul modello dettato dal Corano.

Maurizio Piccirilli

10/12/2007

lunedì, dicembre 10, 2007

Una punturina e ZAC! già fatto?!

http://it.notizie.yahoo.com/rtrs/20071210/tts-ubs-subprime-ca02f96_1.html

Mutui, Ubs: altri 10 mld dlr perdite, arriva iniezione capitale

ZURIGO (Reuters) - Ubs ha iscritto a bilancio una nuova voce negativa da 10 miliardi di dollari, legata a svalutazioni sui mutui subprime, e contemporaneamente ha riferito di avere ottenuto un'iniezione di capitale da parte di un fondo di Singapore e da un investitore mediorientale.

La banca svizzera, duramente colpita dalla turbolenza che si è abbattuta sul mercato dei mutui Usa, si attende a questo punto di chiudere l'ultimo trimestre dell'anno in perdita, invertendo la guidance precedente e ha riferito che l'intero anno potrebbe terminare in negativo.

L'iniezione di capitale ha un valore complessivo di 13 miliardi di franchi svizzeri (11,48 miliardi di dollari), di cui 11 miliardi da parte della Government of Singapore Investment Corporation e 2 miliardi da un investitore del Medio Oriente.

Secondo una fonte finanziaria, si tratterebbe del governo del Qatar.

L'annuncio arriva il giorno prima di un incontro con gli investitori a Londra, a cui parteciperanno l'AD, Marcel Rohner, e altri top manager.

sabato, dicembre 08, 2007

Il mondo è fatto a scale, chi le scende e chi..

Scala: Il Gotha Della Finanza Italiana Presente Alla Prima

(ANSA) - MILANO, 7 DIC - Il gotha della finanza non si perde la prima della Scala. E' molto significativa infatti la rappresentanza del mondo economico e finanziario che ha scelto nel tardo pomeriggio di oggi di recarsi alla Scala per assistere al Tristan und Isolde di Wagner.

Non è passata inosservata la presenza di Giovanni Bazoli che, benché claudicante e aiutato da un bastone dopo l'infortunio che l'ha coinvolto qualche settimana fa, non ha voluto rinunciare ad assistere, come da tradizione, alla prima.

Ma presente era tutto lo stato maggiore di Intesa Sanpaolo: il consigliere delegato Corrado Passera, il presidente del consiglio di gestione Enrico Salza, il direttore generale Pietro Modiano e il responsabile corporate Gaetano Micciché. Per Unicredit erano invece presenti l'ad Alessandro Profumo e il presidente Dieter Rampl.

Hanno fatto il loro ingresso in sala anche il direttore generale della Bpm Fabrizio Viola e il presidente del consiglio di gestione di Ubi Banca Emilio Zanetti.

Da Trieste, dove oggi ha ricevuto la cittadinanza onoraria, è arrivato il presidente delle Generali, Antoine Bernheim. In sala hanno fatto il loro ingresso anche il presidente di Rcs Piergaetano Marchetti e l'ad Antonello Perricone, i vertici di Edison, Umberto Quadrino e Giuliano Zuccoli, Paolo Scaroni, ad dell'Eni e il presidente del cane a sei zampe Roberto Poli.

Hanno scelto di assistere alla prima di Wagner anche il neo presidente di Telecom Gabriele Galateri di Genola, l'avvocato torinese Franzo Grande Stevens, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, l'ad dell'Enel Fulvio Conti.

Tra i primi a varcare l'ingresso del teatro milanese ci sono stati il presidente di Assolombarda Diana Bracco, il presidente dell'Atm Elio Catania, quello di Confcommercio Carlo Sangalli, il presidente della Fondazione Fiera Milano Luigi Roth, il presidente della Camera della Moda Mario Boselli, il consulente Bruno Ermolli.(ANSA).

lnk: http://it.biz.yahoo.com/07122007/2/scala-gotha-finanza-italiana-presente.html