venerdì, dicembre 30, 2011
Primavera all'italiana - 21032012
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sei invitato anche tu: http://primavera.primit.it
è gratis. devi solo essere presente.
Il Sistema ha mostrato, finalmente in modo incontrovertibile anche per i più distratti, le sue limitazioni. Barcolla, sotto il peso delle sue stesse menzogne. Ma presto si stabilizzerà, sacrificherà alcune sue componenti, sterminerà parte della società “civile” ostile e si auto-raddrizzerà, più feroce che mai. Ora occorre agire, con una bella spallata, prima che lui metta una zeppa stabilizzatrice. Intuibile dove.
Il PRIMIT invita tutti quelli che si sono vantati, a vario titolo, di occuparsi della Lotta al SIGNORAGGIO a scendere in campo nello stesso giorno e nella stessa ora e, ove possibile, nella stessa città:
Roma, 21 marzo 2012
[continua su http://primavera.primit.it]
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mercoledì, settembre 14, 2011
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 16
precedente: http://ilsignoraggio.blogspot.com/2011/03/debito-pubblico-e-record-storico-ma.html
oggi: Debito pubblico record. Boom lotta evasione
Bankitalia: debito a 1.911 miliardi. Fisco: +40% incassi dalla lotta all'evasione
14 settembre, 11:57
ROMA - Il debito pubblico italiano a luglio è salito al livello record di 1.911,807 miliardi di euro, oltre 10 miliardi in più rispetto a giugno quando per la prima volta ha superato la barriera dei 1.900 miliardi. E' quanto risulta dal Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia dedicato alla finanza pubblica. Da precisare che con questo dato Bankitalia misura lo stock di debito e non il suo rapporto con il Pil; è quest'ultimo invece il parametro di riferimento per il Patto di stabilità europeo.
ENTRATE 7 MESI +1,7%, A 214,1 MLD - Le entrate tributarie dei primi sette mesi del 2011 sono state pari a 214,130 miliardi di euro, in crescita dell'1,7% rispetto al corrispondente periodo del 2010. E' quanto risulta dal Supplemento del Bollettino statistico della Banca d'Italia dedicato alla finanza pubblica, che misura le entrate per 'cassa' mentre il ministero dell'Economia fornisce i dati per 'competenza'.
Nel solo mese di luglio 2011 le entrate tributarie - secondo il Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia dedicato alla finanza pubblica - sono state pari a 37,651 miliardi di euro, in crescita del 3,9% rispetto ai 36,225 miliardi di euro di luglio 2010.
FISCO: ENTRATE IN AUMENTO, IN SETTE MESI +1,3% - Le entrate tributarie dei primi sette mesi del 2011 sono arrivate a quota 221,643 miliardi di euro, in crescita dell'1,3% rispetto al corrispondente periodo del 2010. E' quanto comunica il Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia.
"Complessivamente - commenta in una nota il Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia - i risultati del gettito dei primi sette mesi del 2011, con un tasso di variazione positivo dell'1,3%, confermano la buona tenuta delle entrate tributarie e sono in linea con le previsioni". Nel periodo gennaio-luglio 2011 le entrate tributarie erariali si sono attestate a 221.643 milioni di euro (+2.791 milioni). Il gettito Ire registra una crescita dell'1,7% (+1.617 milioni di euro) "trainata dal buon andamento delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente pubblico e privato e di quelle sui redditi di lavoro autonomo che ha compensato la flessione del gettito dell'autoliquidazione", spiegano le Finanze. Il gettito Ires, l'imposta sulle società, scende invece da 16.518 a 15.330 milioni di euro (-7,2%) "essenzialmente a causa dell'esaurirsi degli effetti di alcune imposte sostitutive introdotte con la Legge Finanziaria del 2008. Tale flessione risulta tuttavia attenuata rispetto a quella rilevata nel mese di giugno a seguito della proroga per i versamenti dovuti dai contribuenti cui si applicano gli studi di settore", si legge ancora nella nota. Le imposte indirette complessivamente fanno registrare un aumento del 3,8% (+3.690 milioni di euro) rispetto al corrispondente periodo del 2010. In particolare il gettito Iva evidenzia un incremento tendenziale del 2,4% (+1.366 milioni di euro) sostenuto, in particolare, dal prelievo sulle importazioni (+23,1% pari a +1.842 milioni di euro) che riflette l'incremento dei flussi in valore di beni e servizi importati sui quali influisce l'aumento del prezzo del petrolio. Volano le entrate relative ai giochi: nel complesso presentano una crescita del 17,3% (+1.182 milioni di euro) sostenuta, in particolare, dai proventi del lotto (+37,5% pari a +1.069 milioni di euro) e dalle entrate degli apparecchi e congegni di gioco (+9,6% pari a +194 milioni di euro). Positivo il gettito dell'imposta di consumo sul gas metano (+13,1% pari a +332 milioni di euro) che a causa del meccanismo di calcolo dell'imposta riflette l'incremento dei consumi registrato nel 2010. In leggera flessione il gettito dell'imposta sugli oli minerali (-0,6% pari a -62 milioni di euro) che risente della contrazione dei consumi dei prodotti energetici registrata nei mesi precedenti. Il gettito delle imposte sulle transazioni è in linea con quello dell'analogo periodo dell'anno precedente, al netto di un'entrata eccezionale registrata nel mese di febbraio 2010.
VOLANO INCASSI LOTTA EVASIONE, +40,5% IN PRIMI 7 MESI - Nel periodo gennaio-luglio 2011 il gettito derivante dai ruoli si è attestato a 4.046 milioni (+1.167 milioni di euro, pari a +40,5%): 2.555 milioni di euro (+683 milioni di euro, pari a +36,5%) dalle imposte dirette e 1.491 milioni di euro (+484 milioni di euro, pari a +48,1%) dalle imposte indirette. E' quanto si legge nel Bollettino del Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia.
fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/09/14/visualizza_new.html_703967602.html
lunedì, marzo 14, 2011
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 15
diversi nuovi record si sono succeduti durante il 2010.. ma sono noiosi ormai..
riportiamo gennaio 2011:
dal Sole24ore
Debito pubblico record a gennaio: 1.879,9 miliardi
Debito pubblico record a gennaio. Secondo i dati di Bankitalia contenuti nel supplemento al Bollettino statistico sulla finanza pubblica, lo stock del debito ha raggiunto lo scorso gennaio i 1.879,9 miliardi a fronte dei 1.843,1 miliardi registrati il precedente mese di dicembre 2010. Nel gennaio 2010 il debito pubblico ammontava a 1.790,8 miliardi di euro. Il precedente record era stato registrato a novembre 2010 (1.868,6 miliardi).
Bankitalia sottolinea che a gennaio il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 36,7 miliardi rispetto al mese precedente, «in buona parte dovuto all`accumulo delle attività del Tesoro presso la Banca d`Italia».
domenica, giugno 20, 2010
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 14
e vediamo il nuovo:
il dato comunicato da bankitalia
Debito pubblico: record ad aprile
Toccati i 1812,79 miliardi di euro. Entrate fiscali in calo nei primi 4 mesi del 2010
MILANO - Debito pubblico ancora a livelli record: ad aprile si è attestato a 1.812,790 miliardi di euro, il livello assoluto più alto mai raggiunto. Lo comunica la Banca d'Italia.
ENTRATE FISCALI IN CALO - Secondo Bankitalia inoltre le entrate fiscali sono in calo nei primi quattro mesi del 2010. Le entrate tributarie da gennaio a aprile 2010 si sono attestate a 104,7 miliardi di euro in calo di 2 miliardi in valore assoluto e dell'1,8%. Il calo dell'1,8% delle entrate tributarie nei primi quattro mesi del 2010 è in rapporto all'analogo periodo del 2009. Nel solo mese di aprile le entrate tributarie - comunica la Banca d'Italia - si sono attestate invece a 25,122 miliardi di euro in calo del 2,5% rispetto ad aprile dell'anno precedente.
LE STIME DEL FISCO - Leggermente diversi i dati del Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia, in base ai quali le entrate tributarie erariali hanno registrato nel periodo gennaio-aprile 2010 un calo dell'1,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, in miglioramento rispetto al risultato di marzo (-1,3%) e di febbraio (-1,4%). Per i tecnici di via XX Settembre, il gettito totale del periodo è 108.799 milioni di euro, 1.310 milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Redazione online
14 giugno 2010(ultima modifica: 15 giugno 2010)
da: http://www.corriere.it/economia/10_giugno_14/debito-aprile-bankitalia_8faab59a-7790-11df-9d1c-00144f02aabe.shtml
lunedì, dicembre 14, 2009
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 13
rileggiamo l'ultimo record (parte 12)
e aggiorniamo:
Bankitalia: debito pubblico ottobre sale a 1.801,635 miliardi
lunedì, 14 dicembre 2009 - 11:09 CET
Il debito pubblico italiano è salito nel mese di ottobre a 1.801,635 miliardi di euro dai 1.786,842 miliardi del mese precedente.
Lo si legge nel supplemento di finanza pubblica al nuovo bollettino statistico di Bankitalia.
Nel mese di ottobre 2008 il debito si era attestato a 1.669,935 miliardi.
Sul sito www.reuters.it
e meno male che:
Bankitalia: sale il debito,1801 mld
lunedì, 14 dicembre 2009 - 12:05 CET
(ANSA) - ROMA, 14 DIC (Francoforte: 864407 - notizie) - Continua a salire il debito. Secondo i dati della Banca d'Italia a ottobre ha raggiunto quota 1801,6 mld rispetto a 1786,8 di settembre.
In crescita a ottobre anche le entrate tributarie che, secondo i dati di Bankitalia, si attestano a 28,4 miliardi di euro rispetto ai 20,1 di settembre.
cioè: entrano più soldi ma il debito aumenta invece di diminuire..
e se non fossero entrati quei soldi in più?
brrr..
alla prox..
martedì, settembre 15, 2009
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 12
CVD: dopo una flessione DOVUTA A SMANETTAMENTI sui libri mastri[1], ecco che si riprende la GIUSTA VIA (dato l'autista, sic!):
Bankitalia, debito pubblico segna nuovo record
Torna a salire il debito pubblico italiano che nel mese di luglio si attesta a 1,753,5 miliardi, toccando un nuovo record (a giugno il debito delle amministrazioni pubbliche era calato a 1.751,6 miliardi). È quanto emerge dalle tabelle contenute nel supplemento Finanza Pubblica del bollettino statistico della Banca d'Italia. Dalla fine di dicembre 2008 il passivo ha segnato un incremento del 5,4 per cento.
da: http://www.rassegna.it/articoli/2009/09/14/51820/bankitalia-debito-pubblico-segna-nuovo-record
[1] http://www.primit.it/forum/phpBB3/viewtopic.php?f=5&t=22#p175
martedì, luglio 14, 2009
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 11
ultimo: parte 10
Debito pubblico record, calano le entrate fiscali
I dati contenuti nel Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia. Il deficit a maggio ha raggiunto quota 1.752,188 miliardi di euro, nuovo massimo storico. Giù le entrate fiscali: da gennaio a maggio -4,5 miliardi rispetto all'anno scorso
Aumenta il debito pubblico, calano le entrate fiscali. Il deficit a maggio ha raggiunto quota 1.752,188 miliardi di euro, segnando un incremento dello 0,22% rispetto ai 1.748,224 miliardi di aprile, precedente massimo storico. È quanto si legge nel Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia. A fine dicembre 2008 il debito pubblico era pari a 1.662,558 miliardi: in cinque mesi, dunque, si è registrato un aumento di 89,63 miliardi (+5,39%). Rispetto ai 1.648,74 miliardidi maggio dell'anno scorso, invece, il debito è invece cresciuto del 6,27%.
Quanto alle entrate fiscali, Bankitalia sottolinea che nei primi cinque mesi dell'anno sono calate del 3,2%, per un segno meno degli incassi del fisco pari a 4,5 miliardi di euro. Secondo le tabelle che riguardano il periodo da gennaio a maggio, considerate al netto dei Fondi speciali per la riscossione (cioè del gettito già contabilizzato ma non ripartito tra tasse e contributi) le entrate fiscali di cassa sono state pari a 134,8 miliardi, contro i 139,3 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno.
14/07/2009 11:45
da: http://www.rassegna.it/articoli/2009/07/14/49820/debito-pubblico-record-calano-le-entrate-fiscali
alla prox!
giovedì, maggio 14, 2009
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 10
oggi:
Su ogni italiano un conto da 29.021 euro
Debito pubblico record: a marzo 1.741 miliardi
Il fardello del debito pubblico italiano diventa sempre più pesante. Su ogni cittadino, compresi neonati e ultraottantenni, grava un conto di 29.021 euro. E la crescita non si ferma. A marzo, secondo la Banca d'Italia, è stato raggiunto un nuovo record a circa 1.741 miliardi di euro.
Una situazione poco consolante a cui si aggiunge un altro dato negativo, peraltro già dato dal ministero dell'Economia, qualche giorno fa. E cioè che le entrate tributarie, asciugate dalla crisi economica, sono calate di circa 4 miliardi nei primi tre mesi dell'anno. Unica nota positiva arriva invece da Regioni, Province e Comuni che si mostrano più virtuosi alleggerendo il peso del proprio contributo alla crescita dell'indebitamento. Da Palazzo Koch, insomma, arriva la conferma di quanto il Tesoro ha comunque già previsto peggiorando le proprie stime per l'anno in corso nella Ruef (relazione unificata sullo stato dell'economia). Anche la Banca d'Italia dunque conferma l'impatto della crisi e il peggioramento del quadro di finanza pubblica.
Per quanto riguarda in particolare il debito a marzo, secondo i dati di Via Nazionale, si è attestato esattamente a 1.741,275 miliardi di euro contro i 1.707,410 del precedente record segnato a febbraio. Non è questo comunque il dato utile ai fini della verifica del rispetto dei parametri europei ma il rapporto tra il debito e il Pil, la ricchezza prodotta nell'anno dal paese. Ma anche su questo fronte, come noto, non arrivano buoni segnali: la crescita, il denominatore di questo rapporto, si contrarrà di circa il 4% (come dicono il Tesoro, il Fmi, la Commissione europea). Mentre il numeratore continua ad aumentare facendo peggiorare il risultato finale. Tanto che il governo prevede che quest'anno il rapporto debito-pil salirà al 114,3% dal 105,8% del 2008 e prevede che nel 2010 arriverà al 117,1%.
Notizie altrettanto preoccupanti arrivano sul fronte delle entrate tributarie: si sono attestate, tra gennaio e marzo 2009, a 81,016 miliardi, ovvero circa 4 miliardi in meno rispetto agli 85,075 dei primi tre mesi del 2008. Il calo percentuale è del 4,8%. Un clima insomma non dei migliori al quale si è aggiunto ieri il brusco calo delle quotazioni in Borsa. Che scivola in deciso calo con le banche e le assicurazioni. Milano è così la peggiore d'Europa con il Mibtel che chiude a -3,91% (15.344 punti) e lo S&P/Mib che arretra del 4,70% a 19.381 punti.
Filippo Caleri 14/05/2009 da: http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/05/14/1024241-debito_pubblico_record_marzo_miliardi.shtml
13/5/2009 (11:1) - I NUMERI DI PALAZZO KOCH
Bankitalia: debito pubblico record
A marzo 1.741 miliardi di euro: 29mila euro per ciscun italiano
ROMA - Non si ferma l’escalation del debito pubblico italiano che a marzo centra un nuovo record a circa 1.741 miliardi di euro. Un conto che si fa sempre più salato e che vale 29.021 euro per ciascun italiano, ultraottantenni e bebè inclusi. Ma non è l’unico dato negativo: le entrate tributarie, asciugate dalla crisi economica, calano di circa 4 miliardi nei primi tre mesi dell’anno. Mentre, unico dato "consolante", Regioni, Province e Comuni si mostrano più virtuosi alleggerendo il peso del proprio contributo alla crescita dell’indebitamento.
La fotografia viene fornita dalla Banca d’Italia che nell’ultimo supplemento al bollettino statistico conferma quanto il Tesoro ha comunque già previsto peggiorando le proprie stime per l’anno in corso nella Ruef (relazione unificata sullo stato dell’economia) resa nota lo scorso mese. Anche la Banca d’Italia dunque conferma l’impatto della crisi e il peggioramento del quadro di finanza pubblica. Per quanto riguarda in particolare il debito a marzo, secondo i dati di Via Nazionale, si è attestato esattamente a 1.741,275 miliardi di euro contro i 1.707,410 del precedente record segnato a febbraio. Non è questo comunque il dato utile ai fini della verifica del rispetto dei parametri europei ma il rapporto tra il debito e il Pil, la ricchezza prodotta nell’anno dal paese.
Ma anche su questo fronte, come noto, non arrivano buoni segnali: la crescita infatti, il denominatore di questo rapporto, si contrarrà di circa il 4% (come dicono il Tesoro, il Fmi, la Commissione europea). Mentre il numeratore continua ad aumentare facendo peggiorare il risultato finale. Tanto che il governo prevede che quest’anno il rapporto debito-pil salirà al 114,3% dal 105,8% del 2008 e prevede che nel 2010 arriverà al 117,1%. Notizie altrettanto preoccupanti arrivano sul fronte delle entrate tributarie: si sono attestate, tra gennaio e marzo 2009, a 81,016 miliardi, ovvero circa 4 miliardi in meno rispetto agli 85,075 dei primi tre mesi del 2008. Il calo percentuale è del 4,8%.
Il dato è oltretutto calcolato al netto dei fondi speciali per della riscossione, cioè importi già incassati ma non ancora suddivisi tra tasse e contributi, che mostrano un leggero scostamento tra i due trimestri considerati e che potrebbero far peggiorare, anche se di poco, il risultato definitivo. Un dato peraltro in linea con quello del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia che lunedì scorso ha comunicato a sua volta che nel periodo gennaio-marzo 2009 le entrate erariali, al lordo delle una tantum, sono risultate inferiori di 4.068 milioni di euro (-4,6%). In questo quadro unico dato positivo arriva dalle amministrazioni locali che appaiono più virtuose riuscendo in qualche caso a contrarre il proprio debito anche se il dato riguarda solo i primi tre mesi e non tutto l’anno: per quanto riguarda i Comuni, a marzo il debito si è attestato a 47,282 miliardi (48,183 a febbraio).
Per le Regioni (più le Province autonome) il debito a marzo si è fermato a 43,068 miliardi stabile rispetto ai 43,026 miliardi di febbraio. Infine le Province: sempre a marzo debito a quota 8,961 miliardi contro i 9,219 del mese precedente. Complessivamente dunque il debito delle amministrazioni locali (compresa la voce ’altri entì che, sempre a marzo, segna un debito di 9,3 miliardi) cala da 109,024 miliardi di febbraio a 108,645 miliardi (109,585 a marzo 2008).
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200905articoli/43672girata.asp
alla prox.
mercoledì, aprile 15, 2009
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 9
eravano alla parte 8..
oggi:
Bankitalia:debito record a 1.708mld
(ANSA) - ROMA, 15 APR -Record nel debito pubblico giunto a febbraio a 1.708mld, mentre calano al contempo del 7,2% le entrate fiscali. Lo dice Bankitalia.L'istituto rende note le cifre attraverso il supplemento al bollettino statistico dedicato alla finanza pubblica. In particolare sono le amministrazioni pubbliche a toccare il nuovo record di debito assoluto in febbraio a quota 1.708 miliardi come gia' evidenziato, in decisa crescita dal precedente livello record di 1.699,171 miliardi toccato a gennaio.
da: http://it.notizie.yahoo.com/10/20090415/tit-bankitalia-debito-record-a-1-708mld-2dba20d.html
alla prossima (ossia DOMANI)
lunedì, marzo 16, 2009
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 8
e ora, CVD, leggiamo:
Nuovo record del debito pubblico italiano, a 1.700 miliardi
13 Marzo, 2009
Nuovo record del debito pubblico. A gennaio, secondo i dati di Bankitalia contenuti nel supplemento al Bollettino statistico, l’ammontare complessivo del debito è balzato a 1.700,2 miliardi. Il precedente record risaliva a novembre 2008 quando il debito si era attestato a 1.686 miliardi di euro. A fine 2008 il debito pubblico italiano si è attestato a 1.663.637 milioni ovvero al 105,8% del Pil (Prodotto interno lordo) in rialzo rispetto al 103,5% del 2007. In calo, invece, le entrate fiscali, scese a gennaio a 29,675 miliardi (-5,1% su base annua).
Le cause. L’aumento del debito «riflette il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (49.322 milioni), l’incremento delle attività detenute dal Tesoro presso la Banca d’Italia (10.609 milioni), e l’emissione di titoli sotto la pari».
Ultime aste di titoli di Stato. Intanto questa mattina il Tesoro ha emesso nuovi BTp (Buoni del Tesoro poliennali). Il titolo a cinque anni è stato collocato per un importo di 3,5 miliardi con un rendimento lordo del 3,51%, mentre il BTp a 30 anni è stato piazzato per 1,46 miliardi con un rendimento lordo del 5,61 per cento.
CVD: al prossimo "RECORD"..
eppure mi sembra ieri che si era SFONDATO il 1.400..
venerdì, agosto 29, 2008
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 7
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 6
da: http://www.corriere.it/economia/08_luglio_11/debito_pubblico_italia_765a07fe-4f28-11dd-932f-00144f02aabc.shtml
Debito pubblico in aprile a 1.661,4 miliardi
E' il nuovo record, dopo i 1.646,8 registrati a marzo. In crescita nei primi 5 mesi del 2008 le entrate tributarie
ROMA - Il debito pubblico italiano sale ancora e segna un nuovo record ad aprile a 1.661,4 miliardi di euro, dai 1.646,8 di marzo. Lo comunica la Banca d'Italia nel suo Supplemento del bollettino statistico.
ENTRATE TRIBUTARIE IN CRESCITA - La Banca d'Italia ha anche diffuso i dati sulle entrate tributarie che nei primi cinque mesi del 2008 sono ammontate a 140.333 milioni di euro, in crescita del 6,1% rispetto ai 132.178 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. A maggio, ultimo mese analizzato, le entrate sono state pari a 28.940 milioni di euro (28.363 nel maggio del 2007).
11 luglio 2008
dai, solito discorso noioso: entrate che aumentano, debito pubblico che aumenta eblablabla..
lunedì, marzo 31, 2008
Un prodigo avaro: Trichet
di Marco Giacinto Pellifroni
Il continuo apprezzamento dell’euro sul dollaro fa sorgere ragionevoli domande, pur senza speranza di risposte da un’Eurotower blindata grazie a leggi infami volute dai passati governi senza alcuna consultazione popolare nonostante la loro rilevanza; leggi che la isolano da qualsivoglia interferenza nelle decisioni dei suoi vertici, che giocano con l’esistenza, e spesso la sopravvivenza, del nostro apparato produttivo, e quindi di tutti noi very normal people.
Si assiste, sulle due sponde dell’Atlantico, a politiche monetarie in parte convergenti, in parte divergenti. La politica convergente delle due rispettive banche centrali non fa che confermare, se mai ve ne fosse bisogno, data la loro struttura privata, la difesa a oltranza delle loro proprietarie: le banche commerciali, e più ancora quelle più squisitamente finanziarie, le CIB (Corporate Investment Banks), ideatrici dei derivati, collaterali, leverages, etc., ossia di tutto quel castello di carte in corso di crollo. Infatti, sia la Federal Reserve americana (Fed), sia la Banca Centrale Europea (BCE), non fanno che pompare liquidità nel sistema bancario, a ritmi di decine, quando non centinaia di miliardi di dollari ed euro, rispettivamente. Questo, nell’ovvio intento di salvarlo dalla bancarotta, di cui è esso stesso causa. Si effettuano insomma, senza troppo clamore, dei salvataggi plurimi (bailouts) sullo stile degli interventi di Stato di non remota memoria per impedire il collasso di aziende comunque decotte. Del resto, le banche centrali sono dichiaratamente lì anche per questo, come salvatori di ultima istanza; e non stupisce che sia la Fed che la BCE stiano accettando dalle banche disastrate, pagandoli in moneta sonante (si fa per dire) o in buoni del Tesoro, tutti quei titoli spazzatura della finanza strutturata che nessuno più vuole, e idonei ormai solo per le cartiere di riciclaggio.
La politica divergente invece vede, a Ovest, la Fed impegnata in ripetuti, e ravvicinati, tagli dei tassi; mentre in Europa la BCE di Trichet, dopo averli ripetutamente alzati sino al giugno scorso, non presta ascolto ai lamenti che da varie parti d’Europa si levano affinché segua, sia pur in parte, l’esempio del suo collega d’oltreoceano, Ben Bernanke.
Ora, mentre la politica di Bernanke, per quanto criticabile per l’entità delle operazioni, è perlomeno coerente sui due versanti, nel senso che entrambi provocano dichiaratamente inflazione, che si accetta per tentare di attutire gli effetti della recessione, quella di Trichet è contraddittoria, poiché egli non fa che lanciare anatemi contro l’inflazione, arrivando persino a chiedere il blocco dei salari, già esangui; ma, nello stesso tempo in cui demonizza i tagli dei tassi, si abbandona a maxi-trasferimenti di liquidità, cioè di soldi nostri, nel circuito bancario per salvarlo dalle sue stesse acrobazie truffaldine. Con una mano toglie (a noi) per profondere generosamente con l’altra (alle banche). Insomma affama la parte produttiva della nazione per profondere quanto le toglie alla parte parassitaria, colpevole dell’attuale dissesto. Di qui il mio epiteto di “prodigo avaro”.
Ma l’intervento che né l’uno né l’altro si decidono a fare è ancora più importante dei primi due: alzare la riserva monetaria obbligatoria; una mossa che, se fatta a tempo debito, avrebbe in buona parte impedito tutto il walzer di indebitamenti a catena, basati sul nulla, in cui si sono voluttuosamente lanciate tutte le compagnie finanziarie di ogni ordine e grado: dalle CIB alle compagnie monoline, ossia garanti della solvibilità dei bonds, emessi allegramente con l’avallo di garanzie fasulle, sia dalle suddette finanziarie sia, in volumi crescenti, dagli stessi enti pubblici, locali (munibonds) e federali, a loro volta garantiti da compiacenti o colluse società di rating, quelle cioè che danno i “voti” di affidabilità alle società, agli enti pubblici e addirittura agli Stati.
Insomma, di tutto fanno questi governatori centrali tranne che intervenire per salvare i cittadini che improvvidamente si sono consegnati, imbavagliati e con mani e piedi legati, nelle loro pelose mani: quelli americani dal lontano 1913,
quando fu fondata la Fed; e noi europei a partire dal funesto Trattato di Maastricht nel 1992, preludio alle catene dell’euro; trattato che impedisce al nostro Ministero del Tesoro di concertare con la Banca d’Italia i tassi di sconto, la quantità di nuova valuta circolante, la riserva frazionaria obbligatoria per tamponare l’emorragia di mutui e crediti al consumo concessi dalle banche e che tanta parte hanno avuto nella crescita dell’inflazione e nei conseguenti default.
Le politiche monetarie centrali, con la scusa di salvare l’economia, in realtà per ingrassare le banche loro azioniste, sono state determinanti nel favorire il formarsi di bolle speculative i cui successivi scoppi hanno fatto milioni di vittime tra i risparmiatori o anche solo nelle borse della spesa giornaliera. E la bolla più devastante è stata certamente l’ultima, seguita al 9/11, dove la moneta facile ha trasformato Stati Uniti ed Europa in immensi cantieri edili, con l’aggiunta, per i primi, di una “ripresa” drogata dalle spese infinite di guerre senza fine, specie in Iraq per la difesa all’ultimo sangue dei privilegi del dollaro. Coi risultati oggi sotto gli occhi di tutti.
A questo punto, riprende vigore il dibattito se l’intervento nell’economia di enti privati con ruoli tipicamente pubblici, come quello di una banca centrale, abbia ancora un senso. Infatti, le ripetute, massicce iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali a sostegno di banche e borse non sta conseguendo effetti di rilievo, visto il continuo declino dei mercati azionari e la cattiva salute delle maggiori banche mondiali. Considerati i modestissimi risultati dei loro interventi, ci si chiede se i tanto deprecati governi non avrebbero forse saputo far di meglio. In altre parole, un mercato finanziario regolato dal competente Ministero del Tesoro non avrebbe potuto evitare, agendo all’origine, i disastri cui stiamo ogni giorno assistendo? Se i tagli della Fed si stanno avvicinando al tasso zero, oltre il quale più nessun taglio è ovviamente possibile, mentre i non tagli della BCE stanno mettendo all’angolo le nostre esportazioni, non è tutto questo una dimostrazione che il passaggio di consegne dal Tesoro alle banche centrali è stato di ben scarsa utilità, o meglio di danno, all’economia reale al di qua e al di là dell’Atlantico? La cessione della sovranità monetaria del dollaro e dell’euro, dai rispettivi governi ad autorità private centrali, non ha raggiunto minimamente lo scopo dichiarato di metterci al riparo da profondi squilibri nel mercato dei cambi. Eppure, tale cessione ci è costata in una misura che maggiore non avrebbe potuto essere: il formarsi di un crescente debito pubblico, inestinguibile, e gravato di un interesse a totale arbitrio delle banche centrali, presunte salvatrici degli interessi collettivi. Un prezzo folle, suicida, che solo la collusione tra politici e banchieri ha potuto consigliare; e per giunta senza la minima partecipazione popolare, tenuta per decenni all’oscuro di questo patto occulto.
Patto di cui non si sente parlare, neppure in questi convulsi giorni pre-elettorali, da nessuna delle compagini antagoniste; e si dà per scontato che questa “tutela” dei nostri soldi da parte di una lobby privata e sovranazionale sia quanto di meglio possiamo desiderare. E non si venga a dire che personaggi come Berlusconi, Veltroni, Bertinotti e Casini non siano perfettamente al corrente di quanto da quasi due anni vado, da questa tribuna, denunciando ad un uditorio purtroppo assai più circoscritto di quello cui si rivolgono lorsignori.
Notizia dell’ultima ora, apparsa sull’Associated Press: Bush e il suo Ministro del Tesoro Henry Paulson (ex numero uno della Goldman Sachs), annunceranno pubblicamente lunedì prossimo un robusto giro di vite ai sistemi di regolazione e ispezione del disinvolto mondo della finanza. Forse il governo si appresta a fare ciò che dovrebbe da sempre competergli: difendere gli interessi dei suoi cittadini elettori, anziché affidarli ad una lobby privata che ingenuamente si voleva far credere anteponesse l’interesse pubblico al suo proprio*. Il mito del “privato e de-regolato è bello” sta afflosciandosi, non già, come sarebbe stato logico aspettarsi sino ad anni non remoti, sotto i colpi di politici di sinistra (che anzi in Italia vi si sono convertiti in pieno con il governo uscente), ma su richiesta dei precedenti fautori del liberismo più sfrenato: i banchieri. Naturalmente, non per motivi etici, ma per far passare la solita formula di privatizzare i profitti, veri o presunti, finché ci sono, e poi pubblicizzare le perdite, chiedendo l’intervento dello Stato, sino allora sdegnosamente osteggiato. A pagare questa generosità di governi e banche centrali saranno, come sempre, i comuni cittadini, che nulla hanno a che vedere coi misfatti del mondo di CIB, CEO, CFO, COO, etc., ossia dei veri artefici della frode finanziaria globalizzata.
Marco Giacinto Pellifroni 30 marzo 2008
* “Mio nonno non avrebbe mai messo una faina a guardia del pollaio!” (Sandro Pascucci, su: http://www.signoraggio.com/signoraggio_auguricapodanno2008.html)
fonte: http://www.truciolisavonesi.it/articoli/numero148/pellifroni.htm
venerdì, febbraio 22, 2008
Il padrone gli cambia gratis la catena: lo schiavo sentitamente ringrazia!
Svolta mutui, si cambia senza spese
Intesa azzera i costi del notaio. E Unicredito rinegozia 18 mila contratti. Plauso dei consumatori
MILANO — Il mercato è davvero grande: i mutui già sottoscritti sono 3,5 milioni e valgono 300 miliardi. Perciò, dopo che la legge ne ha garantito la portabilità, si è accesa una forte concorrenza. Lo prova in modo chiaro l'iniziativa di Intesa-Sanpaolo che ieri ha annunciato l'azzeramento di tutti gli oneri per chi vuole trasferire il contratto, quindi anche quelli «accessori» come la parcella notarile, un colpo di spugna a un costo variabile fra 500 e mille euro.
L'istituto guidato da Corrado Passera è il primo fra le grandi banche a promuovere un'iniziativa del genere. Ma è probabile non resti la sola a lungo: anche il superconcorrente Unicredit si sta attrezzando e dovrebbe essere pronto in breve tempo. Il mercato è comunque in pieno movimento. Alcuni istituti, soprattutto esteri come Ing o Barclays, hanno puntato sui costi ma, come il gruppo inglese attraverso l'istituto specializzato Woolwich, applicando bonus sulle spese notarili. In altri casi poi l'azzeramento degli oneri è ancora lasciato alla «libera» negoziazione e quindi alla disponibilità della banca e all'abilità del cliente.
«La nostra iniziativa fa chiarezza. Al cliente diciamo in modo molto semplice: se trasferisci da noi il tuo mutuo non paghi nulla», dice Andrea Crovetto, direttore commerciale Banca dei territori Intesa-Sanpaolo. Che inquadra la mossa in una «politica di attenzione a un mercato delle famiglie che sta cambiando», e fa due esempi: «Negli ultimi nove mesi abbiamo erogato 10 mila finanziamenti a lavoratori con contratti atipici e dato la possibilità di sospendere le rate del mutuo per un certo periodo di tempo».
In effetti l'efficacia della mossa annunciata giovedì si misurerà, oltre che nei possibili risparmi (nel comunicato è indicato anche l'azzeramento degli oneri di «un'eventuale nuova perizia », che tuttavia dovrebbero essere già stati cancellati dalla normativa) soprattutto nella trasparenza promessa. La legge Bersani e un successivo emendamento ad hoc dell'ultima Finanziaria, hanno reso possibile la portabilità eliminandone i costi bancari (commissioni, spese di istruttoria e così via), ma non quelli accessori come appunto gli oneri relativi al notaio per la stipula del nuovo contratto e l'annotazione dell'ipoteca, cioè della garanzia sul prestito. Garanzia che cambia beneficiario (dalla vecchia alla nuova banca) e si trasferisce senza necessità che, com'era previsto prima della legge, venga prima estinta e poi riaccesa.
Dall'inizio dell'anno scorso, cioè da quando è possibile il trasloco del mutuo (tecnicamente la «surroga») è nata la concorrenza non solo sui nuovi contratti ma anche su quelli già sottoscritti. I consumatori non hanno certo perso tempo: nel 2007 ci sono state 42 mila rinegoziazioni e 50 mila estinzioni anticipate. Una mobilità resa più agevole anche da iniziative di categoria, come l'accordo fra Abi (l'associazione delle aziende di credito) e consumatori sui costi di estinzione anticipata e l'introduzione della procedura interbancaria elettronica per il trasferimento, promossa sempre dall'Abi a partire dal 4 febbraio e in fase di avvio operativo in queste settimane.
La procedura consente al cliente di rivolgersi direttamente solo alla banca nuova, che «dialoga» con quella vecchia facendo partire il contratto automaticamente da una certa data. Certo, sul mercato le rinegoziazioni sono state favorite, oltre che dalla competizione, anche da altre considerazioni e urgenze (ieri Unicredit ha sottolineato di aver rivisto nel 2007 mutui di 18 mila clienti «rischiosi » prima della crisi dei subprime). Ma senza dubbio il mercato è in piena effervescenza grazie alla portabilità, tanto è vero che l'iniziativa di Intesa-Sanpaolo è stata salutata in modo positivo da associazioni dei consumatori come l'Adiconsum.
Sergio Bocconi
22 febbraio 2008
da: http://www.corriere.it/economia/08_febbraio_22/mutui_senza_spese_43dd4afc-e11e-11dc-b2e4-0003ba99c667.shtml
domenica, gennaio 27, 2008
Beato chi ci crede (II)
INSISTONO!
da: http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_10581422.html
2008-01-27 17:51
SOCIETE' GENERALE: FRODE POTREBBE ESSERE DI 50 MLD, PERDITE DI 4,9
La frode alla Societé Generale ammonta a 50 miliardi di euro ma le perdite restano più limitate e confermate ad un decimo della cifra (4,9 miliardi di euro), grazie agli interventi immediati della banca sulle operazioni non lecite. E' quanto comunica la stessa banca francese in una nota.
Intanto sono state decise altre 24 ore di fermo per Jerome Kerviel, il trader accusato da Societé Generale.
Kerviel era stato fermato ieri alle 13 per essere interrogato e probabilmente potrebbe essere nuovamente sentito dagli inquirenti per verificare se a suo carico ci siano indizi gravi che configurino una violazione penalmente sanzionabile.
Gli inquirenti stanno cercando di capire come abbia trovato protezioni per le sue azioni all'interno della banca, se abbia agito da solo e soprattutto le motivazioni delle sue azioni.
Laconiche le informazioni sull'interrogatorio fornite alla stampa degli inquirenti: "Sta collaborando ed è pronto a spiegare che cosa è successo".
Al termine di questi ulteriori interrogatori, gli inquirenti dovranno decidere se intentare un vero e proprio procedimento nei confronti del trader o rilasciarlo per mancanza di indizi sufficienti.
Lo come?!? Forse è pure innocente? Già è grave che ci sia stato un simile furto.. in più neanche sanno chi sia stato??!?!
Scandali, affari e misteri tutti i segreti dello Ior
Ai correntisti offre rendimenti record, impermeabilità ai controlli e segretezza totale
Scandali, affari e misteri
tutti i segreti dello Ior
di CURZIO MALTESE
LA CHIESA cattolica è l'unica religione a disporre di una dottrina sociale, fondata sulla lotta alla povertà e la demonizzazione del danaro, "sterco del diavolo". Vangelo secondo Matteo: "E' più facile che un cammello passi nella cruna dell'ago, che un ricco entri nel regno dei cieli". Ma è anche l'unica religione ad avere una propria banca per maneggiare affari e investimenti, l'Istituto Opere Religiose.
La sede dello Ior è uno scrigno di pietra all'interno delle mura vaticane. Una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolò V, con mura spesse nove metri alla base. Si entra attraverso una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo. Soltanto il presidio delle guardie svizzere notte e giorno ne segnala l'importanza. All'interno si trovano una grande sala di computer, un solo sportello e un unico bancomat. Attraverso questa cruna dell'ago passano immense e spesso oscure fortune. Le stime più prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi. La banca vaticana offre ai correntisti, fra i quali come ha ammesso una volta il presidente Angelo Caloia "qualcuno ha avuto problemi con la giustizia", rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza. Più impermeabile ai controlli delle isole Cayman, più riservato delle banche svizzere, l'istituto vaticano è un vero paradiso (fiscale) in terra. Un libretto d'assegni con la sigla Ior non esiste. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d'oro. Nessuna traccia.
Da vent'anni, quando si chiuse il processo per lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo Ior è un buco nero in cui nessuno osa guardare. Per uscire dal crac che aveva rovinato decine di migliaia di famiglie, la banca vaticana versò 406 milioni di dollari ai liquidatori. Meno di un quarto rispetto ai 1.159 milioni di dollari dovuti secondo l'allora ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta. Lo scandalo fu accompagnato da infinite leggende e da una scia di cadaveri eccellenti. Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera, Roberto Calvi impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, il giudice istruttore Emilio Alessandrini ucciso dai colpi di Prima Linea, l'avvocato Giorgio Ambrosoli freddato da un killer della mafia venuto dall'America al portone di casa.
Senza contare il mistero più inquietante, la morte di papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, alla vigilia della decisione di rimuovere Paul Marcinkus e i vertici dello Ior. Sull'improvvisa fine di Giovanni Paolo I si sono alimentate macabre dicerie, aiutate dalla reticenza vaticana. Non vi sarà autopsia per accertare il presunto e fulminante infarto e non sarà mai trovato il taccuino con gli appunti sullo Ior che secondo molti testimoni il papa portò a letto l'ultima notte.
Era lo Ior di Paul Marcinkus, il figlio di un lavavetri lituano, nato a Cicero (Chicago) a due strade dal quartier generale di Al Capone, protagonista di una delle più clamorose quanto inspiegabili carriere nella storia recente della chiesa. Alto e atletico, buon giocatore di baseball e golf, era stato l'uomo che aveva salvato Paolo VI dall'attentato nelle Filippine. Ma forse non basta a spiegare la simpatia di un intellettuale come Montini, autore della più avanzata enciclica della storia, la Populorum Progressio, per questo prete americano perennemente atteggiato da avventuriero di Wall Street, con le mazze da golf nella fuoriserie, l'Avana incollato alle labbra, le stupende segreterie bionde e gli amici di poker della P2.
Con il successore di papa Luciani, Marcinkus trova subito un'intesa. A Karol Wojtyla piace molto quel figlio di immigrati dell'Est che parla bene il polacco, odia i comunisti e sembra così sensibile alle lotte di Solidarnosc. Quando i magistrati di Milano spiccano mandato d'arresto nei confronti di Marcinkus, il Vaticano si chiude come una roccaforte per proteggerlo, rifiuta ogni collaborazione con la giustizia italiana, sbandiera i passaporti esteri e l'extraterritorialità. Ci vorranno altri dieci anni a Woytjla per decidersi a rimuovere uno dei principali responsabili del crac Ambrosiano dalla presidenza dello Ior. Ma senza mai spendere una parola di condanna e neppure di velata critica: Marcinkus era e rimane per le gerarchie cattoliche "una vittima", anzi "un'ingenua vittima".
Dal 1989, con l'arrivo alla presidenza di Angelo Caloia, un galantuomo della finanza bianca, amico e collaboratore di Gianni Bazoli, molte cose dentro lo Ior cambiano. Altre no. Il ruolo di bonificatore dello Ior affidato al laico Caloia è molto vantato dalle gerarchie vaticane all'esterno quanto ostacolato all'interno, soprattutto nei primi anni. Come confida lo stesso Caloia al suo diarista, il giornalista cattolico Giancarlo Galli, autore di un libro fondamentale ma introvabile, Finanza bianca (Mondadori, 2003). "Il vero dominus dello Ior - scrive Galli - rimaneva monsignor Donato De Bonis, in rapporti con tutta la Roma che contava, politica e mondana. Francesco Cossiga lo chiamava Donatino, Giulio Andreotti lo teneva in massima considerazione. E poi aristocratici, finanzieri, artisti come Sofia Loren. Questo spiegherebbe perché fra i conti si trovassero anche quelli di personaggi che poi dovevano confrontarsi con la giustizia. Bastava un cenno del monsignore per aprire un conto segreto".
A volte monsignor De Bonis accompagnava di persona i correntisti con i contanti o l'oro nel caveau, attraverso una scala, in cima alla torre, "più vicino al cielo". I contrasti fra il presidente Caloia e De Bonis, in teoria sottoposto, saranno frequenti e duri. Commenta Giancarlo Galli: "Un'aurea legge manageriale vuole che, in caso di conflitto fra un superiore e un inferiore, sia quest'ultimo a soccombere. Ma essendo lo Ior istituzione particolarissima, quando un laico entra in rotta di collisione con una tonaca non è più questione di gradi".
La glasnost finanziaria di Caloia procede in ogni caso a ritmi serrati, ma non impedisce che l'ombra dello Ior venga evocata in quasi tutti gli scandali degli ultimi vent'anni. Da Tangentopoli alle stragi del '93 alla scalata dei "furbetti" e perfino a Calciopoli. Ma come appare, così l'ombra si dilegua. Nessuno sa o vuole guardare oltre le mura impenetrabili della banca vaticana.
L'autunno del 1993 è la stagione più crudele di Tangentopoli. Subito dopo i suicidi veri o presunti di Gabriele Cagliari e di Raul Gardini, la mattina del 4 ottobre arriva al presidente dello Ior una telefonata del procuratore capo del pool di Mani Pulite, Francesco Saverio Borrelli: "Caro professore, ci sono dei problemi, riguardanti lo Ior, i contatti con Enimont...". Il fatto è che una parte considerevole della "madre di tutte le tangenti", per la precisione 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro, è transitata dallo Ior. Sul conto di un vecchio cliente, Luigi Bisignani, piduista, giornalista, collaboratore del gruppo Ferruzzi e faccendiere in proprio, in seguito condannato a 3 anni e 4 mesi per lo scandalo Enimont e di recente rispuntato nell'inchiesta "Why Not" di Luigi De Magistris. Dopo la telefonata di Borrelli, il presidente Caloia si precipita a consulto in Vaticano da monsignor Renato Dardozzi, fiduciario del segretario di Stato Agostino Casaroli. "Monsignor Dardozzi - racconterà a Galli lo stesso Caloia - col suo fiorito linguaggio disse che ero nella merda e, per farmelo capire, ordinò una brandina da sistemare in Vaticano. Mi opposi, rispondendogli che avrei continuato ad alloggiare all'Hassler. Tuttavia accettai il suggerimento di consultare d'urgenza dei luminari di diritto. Una risposta a Borrelli bisognava pur darla!". La risposta sarà di poche ma definitive righe: "Ogni eventuale testimonianza è sottoposta a una richiesta di rogatoria internazionale".
I magistrati del pool valutano l'ipotesi della rogatoria. Lo Ior non ha sportelli in terra italiana, non emette assegni e, in quanto "ente fondante della Città del Vaticano", è protetto dal Concordato: qualsiasi richiesta deve partire dal ministero degli Esteri. Le probabilità di ottenere la rogatoria in queste condizioni sono lo zero virgola. In compenso l'effetto di una richiesta da parte dei giudici milanesi sarebbe devastante sull'opinione pubblica. Il pool si ritira in buon ordine e si accontenta della spiegazione ufficiale: "Lo Ior non poteva conoscere la destinazione del danaro".
Il secondo episodio, ancora più cupo, risale alla metà degli anni Novanta, durante il processo per mafia a Marcello Dell'Utri. In video conferenza dagli Stati Uniti il pentito Francesco Marino Mannoia rivela che "Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano". "Lo Ior garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione". Fin qui Mannoia fornisce informazioni di prima mano. Da capo delle raffinerie di eroina di tutta la Sicilia occidentale, principale fonte di profitto delle cosche. Non può non sapere dove finiscono i capitali mafiosi. Quindi va oltre, con un'ipotesi. "Quando il Papa (Giovanni Paolo II, ndr) venne in Sicilia e scomunicò i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma". Mannoia non è uno qualsiasi.
E' secondo Giovanni Falcone "il più attendibile dei collaboratori di giustizia", per alcuni versi più prezioso dello stesso Buscetta. Ogni sua affermazione ha trovato riscontri oggettivi. Soltanto su una non si è proceduto ad accertare i fatti, quella sullo Ior. I magistrati del caso Dell'Utri non indagano sulla pista Ior perché non riguarda Dell'Utri e il gruppo Berlusconi, ma passano le carte ai colleghi del processo Andreotti. Scarpinato e gli altri sono a conoscenza del precedente di Borrelli e non firmano la richiesta di rogatoria. Al palazzo di giustizia di Palermo qualcuno in alto osserva: "Non ci siamo fatti abbastanza nemici per metterci contro anche il Vaticano?".
Sulle trame dello Ior cala un altro sipario di dieci anni, fino alla scalata dei "furbetti del quartierino". Il 10 luglio dell'anno scorso il capo dei "furbetti", Giampiero Fiorani, racconta in carcere ai magistrati: "Alla Bsi svizzera ci sono tre conti della Santa Sede che saranno, non esagero, due o tre miliardi di euro". Al pm milanese Francesco Greco, Fiorani fa l'elenco dei versamenti in nero fatti alle casse vaticane: "I primi soldi neri li ho dati al cardinale Castillo Lara (presidente dell'Apsa, l'amministrazione del patrimonio immobiliare della chiesa, ndr), quando ho comprato la Cassa Lombarda. M'ha chiesto trenta miliardi di lire, possibilmente su un conto estero".
Altri seguiranno, molti a giudicare dalle lamentele dello stesso Fiorani nell'incontro con il cardinale Giovanni Battista Re, potente prefetto della congregazione dei vescovi e braccio destro di Ruini: "Uno che vi ha sempre dato i soldi, come io ve li ho sempre dati in contanti, e andava tutto bene, ma poi quando è in disgrazia non fate neanche una telefonata a sua moglie per sapere se sta bene o male".
Il Vaticano molla presto Fiorani, ma in compenso difende Antonio Fazio fino al giorno prima delle dimissioni, quando ormai lo hanno abbandonato tutti. Avvenire e Osservatore Romano ripetono fino all'ultimo giorno di Fazio in Bankitalia la teoria del "complotto politico" contro il governatore. Del resto, la carriera di questo strano banchiere che alle riunioni dei governatori centrali non ha mai citato una volta Keynes ma almeno un centinaio di volte le encicliche, si spiega in buona parte con l'appoggio vaticano. In prima persona di Camillo Ruini, presidente della Cei, e poi di Giovanni Battista Re, amico intimo di Fazio, tanto da aver celebrato nel 2003 la messa per il venticinquesimo anniversario di matrimonio dell'ex governatore con Maria Cristina Rosati.
Naturalmente neppure i racconti di Fiorani aprono lo scrigno dei segreti dello Ior e dell'Apsa, i cui rapporti con le banche svizzere e i paradisi fiscali in giro per il mondo sono quantomeno singolari. E' difficile per esempio spiegare con esigenze pastorali la decisione del Vaticano di scorporare le Isole Cayman dalla naturale diocesi giamaicana di Kingston, per proclamarle "missio sui iuris" alle dirette dipendenze della Santa Sede e affidarle al cardinale Adam Joseph Maida, membro del collegio dello Ior.
Il quarto e ultimo episodio di coinvolgimento dello Ior negli scandali italiani è quasi comico rispetto ai precedenti e riguarda Calciopoli. Secondo i magistrati romani Palamara e Palaia, i fondi neri della Gea, la società di mediazione presieduta dal figlio di Moggi, sarebbero custoditi nella banca vaticana. Attraverso i buoni uffici di un altro dei banchieri di fiducia della Santa Sede dalla fedina penale non immacolata, Cesare Geronzi, padre dell'azionista di maggioranza della Gea. Nel caveau dello Ior sarebbe custodito anche il "tesoretto" personale di Luciano Moggi, stimato in 150 milioni di euro. Al solito, rogatorie e verifiche sono impossibili. Ma è certo che Moggi gode di grande considerazione in Vaticano. Difeso dalla stampa cattolica sempre, accolto nei pellegrinaggi a Lourdes dalla corte di Ruini, Moggi è da poco diventato titolare di una rubrica di "etica e sport" su Petrus, il quotidiano on-line vicino a papa Benedetto XVI, da dove l'ex dirigente juventino rinviato a giudizio ha subito cominciato a scagliare le prime pietre contro la corruzione (altrui).
Con l'immagine di Luciano Moggi maestro di morale cattolica si chiude l'ultima puntata dell'inchiesta sui soldi della Chiesa. I segreti dello Ior rimarranno custoditi forse per sempre nella torre-scrigno. L'epoca Marcinkus è archiviata ma l'opacità che circonda la banca della Santa Sede è ben lontana dallo sciogliersi in acque trasparenti. Si sa soltanto che le casse e il caveau dello Ior non sono mai state tanto pingui e i depositi continuano ad affluire, incoraggiati da interessi del 12 per cento annuo e perfino superiori. Fornire cifre precise è, come detto, impossibile. Le poche accertate sono queste. Con oltre 407 mila dollari di prodotto interno lordo pro capite, la Città del Vaticano è di gran lunga lo "stato più ricco del mondo", come si leggeva nella bella inchiesta di Marina Marinetti su Panorama Economy. Secondo le stime della Fed del 2002, frutto dell'unica inchiesta di un'autorità internazionale sulla finanza vaticana e riferita soltanto agli interessi su suolo americano, la chiesa cattolica possedeva negli Stati Uniti 298 milioni di dollari in titoli, 195 milioni in azioni, 102 in obbligazioni a lungo termine, più joint venture con partner Usa per 273 milioni.
Nessuna autorità italiana ha mai avviato un'inchiesta per stabilire il peso economico del Vaticano nel paese che lo ospita. Un potere enorme, diretto e indiretto. Negli ultimi decenni il mondo cattolico ha espugnato la roccaforte tradizionale delle minoranze laiche e liberali italiane, la finanza. Dal tramonto di Enrico Cuccia, il vecchio azionista gran nemico di Sindona, di Calvi e dello Ior, la "finanza bianca" ha conquistato posizioni su posizioni. La definizione è certo generica e comprende personaggi assai distanti tra loro. Ma tutti in relazione stretta con le gerarchie ecclesiastiche, con le associazioni cattoliche e con la prelatura dell'Opus Dei. In un'Italia dove la politica conta ormai meno della finanza, la chiesa cattolica ha più potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse ai tempi della Democrazia Cristiana.
(Hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)
(26 gennaio 2008)
da: http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/chiesa-commento-mauro/segreti-ior/segreti-ior.html
venerdì, gennaio 25, 2008
Beato chi ci crede.
Il colossale buco è stato scoperto domenica e oggi se ne è avuta notizia
Per coprirlo la banca ha varato un aumento di capitale da 5,5 miliardi
Truffa ai danni della Société Générale
Un trader sottrae 4,9 miliardi di euro
Non è stato diffuso il nome dell'uomo, che è stato licenziato ed è irreperibile
PARIGI - Una frode da 4,9 miliardi di euro è stata compiuta ai danni della Société Générale, la seconda banca francese per capitalizzazione di mercato. La scoperta è avvenuta domenica, ma la notizia è stata rivelata solo oggi. L'autore della colossale truffa, che non ha precedenti nella storia della finanza, assicura il quotidiano francese Le Monde, è un uomo solo, un dipendente della Société Générale, che ha potuto agire indisturbato per mesi grazie alle sue eccellenti conoscenze tecnico-informatiche. Société Générale ha fatto sapere di aver già licenziato il trader e che ha intenzione di denunciarlo, ma l'uomo nel frattempo ha "fatto perdere le sue tracce".
La banca non ha reso noto il nome del responsabile della truffa, tuttavia l'agenzia Reuters, citando "tre fonti della società", afferma che si tratta di Jerome Kerviel, un uomo di circa 30 anni, che lavorava per l'istituto di credito dal 2002.
La Banca di Francia ha annunciato di aver aperto un'inchiesta per esaminare "le condizioni nelle quali è accaduta la frode". Per coprire il 'buco' da 4,9 miliardi Société Générale ha annunciato un aumento di capitale da cinque miliardi e mezzo di euro. Morgan Stanley e JP Morgan hanno assunto l'incarico di trovare a questo scopo investitori istituzionali.
I profitti del 2007 saranno comunque decurtati, lo sarebbero comunque stati per via di 2,05 miliardi di euro in svalutazioni legate al segmento del subprime. Pertanto, la banca nel 2007 registrerà utili tra i 600 e gli 800 milioni di euro e distribuirà un dividendo del 45%.
In una nota, la banca ha spiegato che il presidente Daniel Bouton, dando ieri al consiglio di amministrazione la notizia della maxitruffa, ha anche presentato le proprie dimissioni, che sono state respinte. "Veniamo dai cinque giorni più difficili della nostra vita", ha dichiarato Bouton.
La truffa della quale è stata vittima la Société Générale ricorda quella da 1,5 miliardi di dollari di Nick Leeson, che nel 1995 mise in ginocchio la Barings, la banca della Regina Elisabetta, costringendola al fallimento (la banca fu poi venduta al prezzo simbolico di una sterlina all'olandese Ing).
(24 gennaio 2008)
Ma come? Gli rubano 5 miliardi di euro, ne perdevano già 2 per i subprime e ancora ne hanno da distribuire 0,6 - 0,8 miliardi di euro?? miliardi aò! mica milioni!
Non si sa il nome e pubblicano la foto?
E quel Daniel Bouton che vuole defilare?
bah!
martedì, gennaio 15, 2008
Sempre più giù..
Subprime: da Bce e Fed 40 mld dlr
Due diverse aste Taf per fronteggiare la crisi
(ANSA) -ROMA,15 GEN- La Bce ha iniettato liquidita' per un controvalore di 10 miliardi di dlr per fronteggiare la crisi subprime. La Fed ne ha collocati 30 miliardi.
L'operazione straordinaria della Bce, denominata Term Auction Facility (Taf), e' al tasso fisso del 3,95% e della durata di 28 giorni. Le adesioni sono state 22 per un totale richiesto di 14,79 miliardi di dollari.
La Federal Reserve ha usufruito di una diversa asta Taf, cui hanno aderito 56 istituti per un totale richiesto di 55,53 miliardi di dollari.
da: http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/economia/news/2008-01-15_115149043.html
sabato, gennaio 12, 2008
L'onorabilità del debito..
Non voleva saldare i lavori di ristrutturazione della villa in campagna
L'imprenditore edile picchiato e minacciato, ma l'aggressione è stata filmata
Assolda boss per non pagare
arrestato direttore di banca a Molfetta
BARI - Non voleva pagare gli 88mila euro per la ristrutturazione della villa in campagna, così un direttore di banca di Molfetta ha deciso di ingaggiare un "boss" di Cerignola, in provincia di Foggia, perché convincesse l'imprenditore che aveva seguito i lavori ad accontentarsi di 15mila euro. Il direttore di banca è stato arrestato questa mattina, insieme ad altre quattro persone accusate di aggressione aggravata in concorso e lesioni ai danni di un costruttore del luogo.
Il capoclan che aveva avuto l'incarico su promessa di un compenso di 5mila euro - Giuseppe Caputo, di 54 anni - telefonò alla vittima, consigliandole di accettare la somma proposta per continuare a vivere senza problemi. L'imprenditore rifiutò e dopo due giorni venne accoltellato e picchiato a sangue dal boss e da altri suoi due uomini in un'area di servizio. Dopo l'aggressione il costruttore, senza aver ricevuto alcun pagamento, è stato costretto a consegnare ai picchiatori una falsa dichiarazione attestante di aver percepito 25mila euro dal committente dei lavori e di non aver nulla in più da pretendere.
I cinque sono stati arrestati questa mattina dai carabinieri di Molfetta, che avevano iniziato le indagini dopo il referto medico dell'ospedale dove l'imprenditore era stato curato per le lesioni. Il pestaggio è stato filmato dalle telecamere di sorveglianza dell'area di servizio, così gli investigatori hanno ricostruito tutto e identificato i personaggi coinvolti, eseguendo questa mattina le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Trani, Roberto del Castillo, su richiesta del sostituto procuratore Ettore Cardinali. Gli arrestati sono stati portati al carcere di Trani, mentre al direttore di banca, sono stati concessi gli arresti domiciliari.
(12 gennaio 2008)
venerdì, gennaio 11, 2008
Ancora dubbi su chi comanda il mondo? I portavassoi promossi da IGB
Pensionati d'oro, le brillanti carriere degli ex politici
Tra le carriere d'oro dei politici in pensione il caso che ha fatto più discutere è stato certamente il suo. Gerhard Schröder, l'uomo che ha guidato la Germania dal 1998 al 2005, ha concluso il suo secondo mandato da cancelliere con la sigla di un accordo, da lui ritenuto fondamentale: quello per la realizzazione del gasdotto sottomarino Nord Stream, che avrebbe trasportato il gas russo direttamente in Germania senza la transazione di Paesi terzi.
Appena dismesse le vesti di leader di Governo, Schröder ha accettato la nomina da parte di Gazprom a presidente proprio della società operatrice Nord Stream AG, sollevando polemiche su un possibile conflitto di interessi. Le critiche sono arrivate dalle fila dell'opposizione, ma anche dai Paesi attraverso i quali passa solitamente il gas russo, e tagliente fu l'editoriale del Washington Post, intitolato «Il tradimento di Schroeder», che poneva degli interrogativi sull'eticità dell'utilizzo delle conoscenze internazionali del Cancelliere a favore della sua nuova causa.
Molto più recente è invece la nomina da parte di Morgan Stanley del professore universitario ex direttore del Tesoro ed ex ministro dell'Economia nel secondo Governo Berlusconi, Domenico Siniscalco, diventato ufficialmente Chief Executive della divisione italiana del colosso bancario americano il primo dicembre del 2007. Tra le personalità dell'esecutivo berlusconiano anche Gianni Letta ha cambiato vita. L'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio è stato nominato advisor di Goldman Sachs nel giugno del 2007.
Per quanto riguarda i rapporti con i grandi istituti bancari i colleghi spagnoli non sono comunque da meno: è del dicembre scorso la notizia che Rodrigo de Rato, ex ministro delle Finanze ed ex vicepresidente del Governo di Madrid con Aznar, poi direttore esecutivo dell'Fmi, è stato ingaggiato da Lazard come senior managing director. E che dire infine delle parcelle di Clinton, Bill, pagato a peso d'oro solo per tenere un discorso di fronte ai pubblici più disparati? Secondo il «Washington Post» l'ex presidente, per esibire la sua ugola preziosa su commissione, per la Deutsche Bank o per Oracle, per Goldman Sachs come per la London School of Economics, ha guadagnato tra il 2001 e il 2005 circa 31 milioni di dollari, un vero pensionato d'oro.
da: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/01/politici-consulenze-carriera.shtml?uuid=64a18c04-bf6c-11dc-92dc-00000e25108c
giovedì, gennaio 10, 2008
Tony Blair, dalla Regina al Re..
Giovedí 10.01.2008 09:44
Nuovo incarico per il già primo ministro britannico Tony Blair: dopo essere stato nominato inviato speciale in Medio Oriente dall'organismo internazionale d mediazione noto come Quartetto di Madrid, Blair sbarcherà anche a Wall Street come collaboratore dell'istituto creditizio americano 'Jp Morgan Chase & Co.', per il quale presterà i propri servigi di consulente part-time, fornendo indicazioni su questioni strategiche e di politica globale agli alti quadri della compagnia, a cominciare dai membri del consiglio di amministrazione; sarà inoltre testimonial della terza banca Usa per importanza in occasione di eventi che ne coinvolgano i clienti più prestigiosi.
Lo ha riferito lo stesso ex leader laburista al quotidiano 'The Financial Times', aggiungendo che nel prossimo futuro intende assumere una "ristretta manciata" di incarichi analoghi, oltre a creare entro l'anno una fondazione inter-religiosa e a occuparsi di lotta ai mutamenti climatici.
"Intendo fornire loro consigli su come affrontare i grandi cambiamenti politici ed economici che la globalizzazione comporta", spiega Blair sul giornale londinese. "Oggigiorno è molto forte l'interazione tra politica ed economia in diverse aree del mondo, ivi compresi i mercati emergenti", sottolinea. Nessuna indiscrezione invece sul compenso che percepirà da 'Jp Morgan', il cui direttore generale Jamie Dimon ha definito "di enorme valore" il contributo che il neo-assistente sarà presto in grado di fornire alla società finanziaria statunitense, "grazie alle cognizioni e ai rapporti di cui egli dispone".
Blair cedette la guida del governo di Londra e del Labour all'attuale premier Gordon Brown nel giugno 2006, e da allora ha intrapreso tra l'altro una lucrosa attività di conferenziere. Nel 2008 sarà tra le personalità di maggiore spicco cui spetterà aprire e coordinare i lavori dell'annuale World Economic Forum a Davos, in Svizzera.
da: http://canali.libero.it/affaritaliani/jpmorganblair100108.html?pg=1
L'ex premier inglese, già impegnato in conferenze e nella scrittura dell'autobiografia
ora diventa consulente della prestigiosa banca d'investimenti. per 750mila euro l'anno
Blair sbarca nel mondo degli affari
per lui un posto alla J.P. Morgan
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - Da Downing street a Wall street. Tony Blair, fino allo scorso giugno primo ministro britannico, ha accettato un posto come consulente part-time per la J.P.Morgan, una delle più importanti banche d'investimenti americane, pilastro della cittadella finanziaria newyorchese.
L'ex-premier ha reso noto l'incarico, aggiungendo che intende svolgere mansioni simili di consulenza per un piccolo gruppo di grandi aziende e società interna zionali. Un part-time molto redditizio: la J.P.Morgan, secondo indiscrezioni del Financial Times, lo pagherà 500 mila sterline l'anno, circa 750 mila euro, per il suo lavoro. "Il commercio e l'impatto della globalizzazione mi hanno sempre interessato", ha dichiarato Blair a proposito della sua nomina. In realtà, osserva la stampa inglese, l'ex-premier non ha una reputazione di grande esperto di economia o finanza, quando era al governo lui si occupava della "big picture", ossia del quadro generale, lasciando agli specialisti il compito di predisporre piani e programmi (che lui poi ovviamente doveva approvare o respingere). Ma non è per questo che la banca di Wall street lo ha assunto, bensì per i suoi contatti ad alto livello con leader politici e grandi imprenditori in ogni angolo del pianeta, dunque per la capacità di poter alzare il telefono e chiamare persone di grande potere, quando la J. P. Morgan deve intraprendere un investimento o concludere un affare. "Il signor Blair darà un contributo di enorme valore alla nostra banca", dice Jamie Dimon, presidente esecutivo della J. P. Morgan. "Gli individui che hanno le conoscenze e le relazioni che ha lui si contano sulle dita di una mano in tutto il mondo".
Blair, naturalmente, non avrà bisogno di trasferirsi effettivamente a Wall street per svolgere la sua nuova attività, anche perché ne ha parecchie altre. Intanto continua la sua opera (gratuita, a parte qualche milione di euro di spese l'anno per ufficio, segretarie e viaggi) di negoziatore di pace del Quartetto (Usa, Russia, Unione Europea, Nazioni Unite) in Medio Oriente. Poi è impegnato a scrivere la propria autobiografia, per la quale ha firmato lo scorso anno un contratto da otto milioni di euro con un editore americano (solo Bill Clinton ha guadagnato altrettanto con le sue memorie). Inoltre è sempre in giro per il mondo a fare discorsi e tenere conferenze, pagate da 100 mila a 200 mila euro l'uno: si dice che guadagni a questo modo oltre un milione di euro al mese. Infine non è escluso che abbia altri ambiziosi piani per il futuro: questo fine settimana parlerà a un convegno politico organizzato a Parigi dal presidente francese Nicolas Sarkozy, tra crescenti supposizioni di una sua candidatura al nuovo posto di presidente dell'Unione Europea creato dal recentemente approvato trattato d'unione frai 27 paesi della Ue. Sarkozy, che andava a "lezioni private" da Blair quando era in corsa per l'Eliseo e che era un suo grande ammiratore pur appartenendo all'opposta corrente politica, appoggia fortemente la sua candidatura a presidente della Ue.
Ma non è chiaro se un presidente della Ue potrebbe fare contemporaneamente il banchiere per Wall street. A un certo punto Blair dovrà scegliere: il ritorno in politica o gli affari. E' vero che deve finire di pagare la casa da 6 milioni di euro che ha acquistato nel centro di Londra quando ha dovuto lasciare la sua residenza ufficiale di Wall street, ma è anche vero che, a questo ritmo di guadagni, l'avrà abbondantemente pagata entro breve tempo, per cui sarà probabilmente libero di scegliere quello che preferisce. Senza contare che a casa c'è anche Cherie Blair, uno dei cento avvocati migliori del Regno, che aiuta a riempire il conto in banca.
(10 gennaio 2008)
da: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/blair-cattolico/consulenza-morgan/consulenza-morgan.html