venerdì, novembre 30, 2007

Il caso Northern Rock? Senza fondo..

CITY FURBETTA - LA GRANDE CRISI DELLA NORTHERN ROCK ERA SOLO UNA TRUFFA: LA BANCHE ERA CONTROLLATA DA UN FONDO OFF-SHORE, FORMALMENTE PER BENEFICENZA, IN SOSTANZA PER NON PAGARE LE TASSE…

Enrico Franceschini per “la Repubblica”

Quando mezza Inghilterra ha dato l´assedio agli sportelli della Northern Rock, qualche settimana fa, sembrava che il problema di una delle principali banche britanniche specializzate in prestiti per la casa fosse una crisi di liquidità, conseguenza della stretta creditizia che ha colpito i cosiddetti "mutui troppo facili", ovvero concessi con speculazioni ad alto rischio, in America e in Europa.

E la crisi era apparsa risolta, dapprima con il controverso intervento della banca centrale, che ha infuso 25 miliardi di sterline nelle casse della Northern per salvarla da un fallimento che minacciava di gettare nel panico tutto il sistema bancario nazionale, quindi con le trattative per il rilevamento e la rimessa in sesto della Northern da parte di altre banche o investitori, con il gruppo Virgin dell´imprenditore miliardario Richard Branson balzato apparentemente in prima fila negli ultimi giorni come candidato preferito dal consiglio d´amministrazione della banca e dalle autorità.

Ma ora un nuovo scandalo getta un´ombra ancora più maligna sulla Northern Rock, e in senso più ampio sul mondo finanziario anglosassone: il Guardian di Londra ha scoperto che la banca era controllata da un misterioso fondo off-shore con sede nelle isole Jersey, il quale è stato formalmente creato a beneficio di associazioni di carità, e in particolare di un piccolo istituto per bambini disabili affetti dalla sindrome di Down situato a Newcastle. In cambio, la banca godeva di forti agevolazioni fiscali. Ma non basta: nessuno alla Northern Rock aveva mai informato l´istituto di carità che esso era un suo beneficiario e l´istituto non aveva mai ricevuto neppure un penny dalla banca o dal fondo.



La vicenda è finita ieri in prima pagina sul quotidiano londinese, sollevando un polverone di accuse, giustificazioni e polemiche che dipingono il mondo finanziario come un avido Scrooge, l´avaro riccastro disegnato dalla penna di Charles Dickens nel suo celebre romanzo La ballata di Natale. Messa di fronte all´evidenza dei fatti dal Guardian, la Northern Rock ha ammesso "l´errore", si è scusata con l´associazione di carità e ha promesso di fare delle donazioni a suo favore in futuro, pur lasciando tempi e modalità nel vago.

La Commission Charities, l´organismo governativo che sovraintende al settore delle organizzazioni a scopo di beneficenza, ha immediatamente aperto un´inchiesta. Se verrà provato che Granite, il nome del fondo off shore a capo della Northern Rock, ha commesso una "frode d´identità" impadronendosi del nome di un istituto di carità a insaputa di quest´ultimo, la magistratura potrebbe aprire un´inchiesta giudiziaria.

Un parlamentare laburista, Jim Cousin, ha chiesto l´apertura di udienze alla camera dei Cominu per «fare piena luce su un´imperdonabile imbroglio». L´offerta di acquisto per la Northern Rock avanzata da Richard Branson, che due giorni fa appariva vicina a essere conclusa, rischia di saltare. E il sospetto che cinici banchieri sfruttino la legge a proprio vantaggio, anche sulla pelle di bambini disabili, pesa come un macigno sulla reputazione dell´intera City di Londra.

Per sette anni, mentre la Down´s Syndrome North East, questo il nome della piccola associazione di carità per bambini disabili, raccoglieva minuscole somme di denaro da donatori individuali, come un uomo che ha girato tutti gli Stati Uniti in bicicletta per raccogliere poche centinaia di dollari e una scuola di Middlesbrough i cui scolari hanno raccolto 100 sterline, gli assistenti volontari dei bambini sofferenti della sindrome di Down erano totalmente ignari di essere i beneficiari ufficiali di un fondo che nello stesso periodo ha raccolto 71 miliardi di sterline sui mercati finanziari e che lo scorso anno ha goduto di un profitto di quasi due miliardi di sterline, circa tre miliardi di euro.


Dagospia 29 Novembre 2007
http://dagospia.excite.it/articolo_index_36205.html

Piccoli IGB crescono..

Corriere della Sera: http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_29/luigi_berlusconi_969a0bb0-9e4b-11dc-9968-0003ba99c53b.shtml


Dinasty italiane L’ultimogenito del Cavaliere e gli eredi delle grandi famiglie

«Niente tv, da grande farò il banchiere»

Luigi Berlusconi si racconta a «Style»: ho tanti amici di sinistra

MILANO — «La televisione? No grazie, per ora non è la mia strada. Meglio la finanza». Non ha ancora vent’anni ma ha le idee già chiare Luigi Berlusconi, il più giovane dei cinque figli del Cavaliere. Venti centimetri di altezza in più del celebre papà, fresco iscritto alla Bocconi (dove va accompagnato dalla scorta, «all’inizio c’era un po’ di curiosità, ma adesso è passata»), uno stage di un mese in una banca d’affari a Londra l’estate scorsa, che, dice, gli «ha aperto gli occhi» sul futuro: il piccolo di casa sta per spiccare il volo. Sulle orme di papà? Non proprio. «Il mondo della comunicazione è affascinante—spiega in un’intervista esclusiva a Style ("è la prima che faccio, sono emozionato, mi incepperò"), in edicola domani con il Corriere della Sera —. Mi piace sentire mio fratello parlare del suo lavoro: ci mette un tale entusiasmo». Lui però sceglie l’alta finanza («mi appassiona davvero») e ammette: «Quando penso al mio futuro lavorativo lo vedo sempre collegato all’impresa di famiglia: è una questione di responsabilità». Luigi Berlusconi come Giovanni Moratti, o come Giulia Zoppas, o Eleonora Stefanel.

Segni particolari: belli, vent’anni o giù di lì e un cognome che parla da solo. Eccoli i «saranno famosi» del jet set di casa nostra, l’ultima generazione di figli di (illustri) papà, eredi under 30 delle grandi dinasty all’italiana. Si raccontano a Style e tutti (o quasi) giurano di non aver mai fatto ricorso al cognome di papà per sottrarsi a qualche spiacevole incidente (o magari per non fare la fila al ristorante). Anche se la tentazione c’è. Tutti girano il mondo tra master e stage ma, tra dieci anni, si vedono al lavoro, molti nell’azienda di famiglia. Privilegiati? Probabilmente sì. Anche se, a sentire loro, quello che di più importante gli ha insegnato la famiglia non ha a che fare con i soldi: «Il rispetto per gli altri, anche se hanno posizioni opposte alle tue» (Giovanni Moratti), «la curiosità » (Antonio Mazzotta), «una regola di vita: honesty is the best policy» (Michela Catricalà), «che un amore può durare anche tutta la vita» (Giulia Zoppas).

E Berluschino? Lui accompagna i malati a Lourdes (è volontario nell’Ordine di Malta) e pensa a studiare, agli amici (anche comunisti? «Proprio di Rifondazione no, però tanti di sinistra»), alle sorelle («ci siamo tirati i capelli, è ovvio, ma siamo legatissimi») e alla fidanzata Francesca («il nostro rapporto dura da tre anni e mezzo, siamo molto sinceri l’uno con l’altra»). Ha conosciuto Tony Blair ma di lui l’ha colpito «soprattutto il suo senso religioso ». Intanto, però, a 19 anni ha già un posto nel consiglio di amministrazione della Mediolanum. Con i nipoti Gabriele e Silvio (5 e 3 anni, figli di Marina) e il piccolo Alessandro (un mese scarso, figlio di Barbara) sorride nel salotto della villa di Macherio. L’ultima generazione Berlusconi, pronta a conquistare un posto nel mondo. Nel nome di papà.

Giulia Ziino
29 novembre 2007

mercoledì, novembre 21, 2007

Lingotti d'oro crepati alla Banca d'Inghilterra

da: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/09_Settembre/29/lingotti_londra.shtml


L'intera riserva valutata in 320 tonnellate ha un valore di 6 miliardi di euro

Lingotti d'oro crepati alla Banca d'Inghilterra

Il fenomeno dovuto forse a una contaminazione del metallo. L'istituto londinese: «E' solo l'azione ossidante del tempo»


DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

LONDRA — Allarme alla Banca d’Inghilterra. Alcuni dei lingotti d’oro custoditi nella sua sacrestia sotterranea presentano fessure e crepe. Secondo esperti consultati dalla rivista Metal Bulletin, bibbia del mercato dei metalli, il fenomeno potrebbe essere dovuto a una contaminazione dell’oro usato per le barre, i lingotti e le monete che rappresentano la riserva del Tesoro di Sua Maestà. Dopo che per anni le voci erano circolate senza alcuna possibilità di controllo nella City, finalmente in base al Freedom of Information Act è arrivata una risposta dalla Bank of England. «Non si tratta di carenza di purezza, ma di apparenza fisica e non è un grosso problema» ha detto un funzionario della Old Lady di Threadneedle Street (questo è il soprannome popolare della venerata istituzione fondata oltre tre secoli fa).

La banca centrale di Londra insiste che il suo oro è puro al 99,9 per cento e il deterioramento osservato è dovuto solo all’azione ossidante del tempo: parte della riserva, valutata oggi in 320 tonnellate per un valore di mercato di circa 6 miliardi di euro, fu importata dagli Stati Uniti tra il 1930 e il 1940. Un portavoce ha rassicurato che l’oro deteriorato potrebbe essere comunque affidato a un impianto di raffinazione per essere fuso e trasformato in nuovi lingotti. Non sono stati forniti dati sulla quantità delle riserve che ha presentato il «piccolo problema di invecchiamento». Ma coloro che nutrono sospetti insistono che le fessure potrebbero essere il sintomo di contaminazione all’origine con altri metalli di base e avvertono che nella stessa situazione si potrebbero trovare i tesori conservati da altri banche centrali europee.

La Bank of England tiene l’oro per conto del Tesoro. La maggior parte delle 320 tonnellate è in barre che pesano tra i 10.9 e i 13.4 chili, valore tra i 258 mila e i 317 mila dollari l’una. Il governo ha una riserva aurea e in valuta estera che viene mantenuta per sostenere il corso della sterlina in tempi di instabilità dei mercati. Una pratica comune a tutti gli istituti centrali del mondo. In teoria, in tempo di guerra, le riserve potrebbero essere impiegate per finanziare importazioni d’emergenza di materie prime e beni strategici. La banca fu fondata nel 1694 dallo scozzese William Paterson proprio per finanziare le guerre di Sua Maestà, al tempo ricorrenti.

La sede della Bank of England, un palazzo nel cuore della City, appare come una sorta di fortezza circondata da mura senza finestre. Fino al 1973 era difesa da un distaccamento dell’esercito che pattugliava il perimetro esterno. Il forziere sotterraneo è stato sempre considerato impenetrabile. Ma nel 1836 il governatore ricevette la lettera di uno sconosciuto che sosteneva di aver trovato una via segreta d’accesso. L’anonimo sfidò i dirigenti della Banca dando loro appuntamento all’interno: e mantenne la parola facendosi trovare puntuale sul posto. Era un operaio della rete fognaria che aveva trovato un varco. Secondo la leggenda fu ricompensato per l’informazione (e per non averne approfittato) con 800 sterline.
Guido Santevecchi
30 settembre 2007

sabato, giugno 16, 2007

Vuoi scopare? No, grazie, preferisco pagare l'ICI!

da: http://it.news.yahoo.com/15062007/201/ricerca-pagare-tasse-puo-gratificare-come-cibo-sesso.html

Ricerca: Anche Pagare Tasse Puo' Gratificare Come Cibo e Sesso

ADN Kronos - Ven 15 Giu

Roma, 15 giu . (Adnkronos Salute) - Sapere di aver destinato i propri soldi a una buona causa, anche se si tratta di tasse, dà lo stesso piacere del sesso o del cibo preferito. Lo dimostra la fotografia del cervello scattata dai ricercatori dell'università dell'Oregon, negli Usa. Essere altruisti è gratificante - sostiene l'equipe di neurologi ed economisti, che ha pubblicato lo studio su Science - anche in caso di un versamento obbligatorio come una tassa, se è a buon fine. Fare una donazione spontaneamente fa stare anche meglio.

''In un mondo ideale, se le tasse fossero impiegate bene - afferma Ulrich Mayr, psicologo dell'ateneo statunitense - ci sarebbero contribuenti soddisfatti''. Ed ecco risolto, dunque, il problema dell'evasione. Lo studio ha coinvolto 19 donne volontarie, a cui sono stati dati 100 dollari, mentre la loro attività cerebrale veniva monitorata con una risonanza magnetica funzionale per immagini. Sotto gli occhi delle partecipanti, i soldi venivano 'tassati' automaticamente dal computer e destinati, senza poter intervenire sul processo, a un ente caritatevole.

Solo alcune potevano decidere di devolvere parte o tutti i 100 dollari in beneficenza. In tutti i casi, sia che l'altruismo fosse spontaneo o imposto, la 'fotografia' del cervello ha evidenziato che si accendevano le stesse aree del piacere (il nucleo caudato e l'accumbens) stimolate dal sesso o dal cibo. A dimostrazione, sottolineano i ricercatori, che l'altruismo puro esiste e dà anche piacere.

sabato, maggio 12, 2007

LA FACCIA COME IL CULO!

Economia

BANCHE: PRODI, IL RAPPORTO E' TRASPARENTE

NON C'E' STATO NESSUN GIOCO SOTTOBANCO

Roma, 12 mag. - (Adnkronos) - ''Non e' vero'' che le banche sono una forma di governo occulto. Lo assicura il premier Romano Prodi ai microfoni di 'Radio 24' commentando le ultime dichiarazioni del professore Mario Monti. ''Non e' vero -insiste il presidente del Consiglio- perche' il rapporto banche-governo e' assolutamente trasparente. Non c'e' mai stato nessun gioco sottobanco. Io sono contento che finalmente che l'Italia abbia alcuni istituto bancari forti''.

fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Economia/?id=1.0.942576774




ricordiamo che Prodi è un uomo della Goldman Sachs?!?
vedi: TUTTI GLI UOMINI DE IL GRASSO BANKIERE - la Goldman Sachs

sabato, aprile 28, 2007

Un altro calcio in culo alla Banca Mondiale dal Sud America!




BANCA MONDIALE: ECUADOR CHIEDE ESPULSIONE RAPPRESENTANTE

(AGI) - Quito/Washington, 27 apr. - Il presidente dell'Ecuador, Rafel Correa, ha chiesto l'espulsione del rappresentante della Banca mondiale a Quito, Eduardo Somensatto, definendolo "persona non gradita", in segno di protesta per la decisione dell'organismo nel 2005 di negare un prestito da 100 milioni di dollari al paese.

Una dichiarazione che di fatto, come hanno spiegato fonti diplomatiche, implica l'espulsione ma non necessariamente la sospensione delle attivita' della banca.

Correa ritiene infatti che il prestito sia stato negato come forma di punizione per la riforma dell'industria del petrolio, anche se ufficialmente e' stato congelato per un presunto inadempimento.

In un comunicato, il Ministero degli Esteri dell'Ecuador ha reso noto che Correa ha dichiarato il funzionario "persona non gradita" e ha sollecitato, in una lettera inviata martedi', l'organismo mondiale a richiamare il brasiliano Somensatto.

Immediata la risposta della Banca Mondiale: in una nota diffusa a Washington, ha replicato che "sta studiando le implicazioni di questa decisione" e ha ribadito "la volonta' dell'istituzione di mantenere il dialogo al massimo livello con le autorita' del paese e l'impegno per la lotta alla poverta'".

http://finanza.repubblica.it/scripts/cligipsw.dll?app=KWF&tpl=kwfinanza%5Cdettaglio_news.tpl&del=20070427&fonte=AGI&codnews=170167


giovedì, aprile 19, 2007

Chàvez castiga IGB

http://www.aprileonline.info/2706/estinto-il-debito-con-il-fmi

Estinto il debito con il FMI
Ida Rotano, 18 aprile 2007

Venezuela
Il paese estingue il debito con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Adesso un altro obiettivo: la costituzione del Banco del Sur. Raggiunto intanto un accordo di base su quello che sarà un grande trattato sull'energia per la regione

Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale da qualche giorno hanno un cliente in meno. Che il 2007 fosse un anno straordinario per il Venezuela lo si era intuito quando il presidente Chavez aveva chiesto (e ottenuto) dal parlamento i pieni poteri per portare a termine gran parte del suo programma politico. La straordinarietà di questo anno ha poi coinciso con il pagamento dei debiti contratti dal paese sudamericano nel corso del tempo.

E dal ministro delle Finanze arriva la conferma: "Il Venezuela è libero e grazie a dio i venezuelani di oggi e quelli che stanno per nascere non hanno nemmeno un centesimo di debito con questi organismi capeggiati dai falchi statunitensi" ha fatto sapere Rodrigo Cabezas, che ha aggiunto: "Con il pagamento dell'ultima rata di debito il Venezuela ha recuperato interamente la sua sovranità" .

La soddisfazione traspare anche dalle parole del leader venezuelano Chavez: "Abbiamo trasformato il Venezuela da Paese indebitato e vincolato che eravamo, in un paese modesto ma importante e in un centro finanziario di appoggio ad altri paesi e popoli", ha detto riferendosi al concreto contributo venezuelano nell' estinzione dei debiti argentini. "Sono felice di aver potuto aiutare il fratello stato d'Argentina e adesso anche loro non devono dare più un centesimo al Fmi e alla Banca Mondiale" ha ribadito Chavez.

Eppure il grande stato sudamericano avrebbe avuto la possibilità di spalmare il proprio debito fino al 2012. Anticipando di cinque anni l'estinzione della cifra dovuta agli organismi finanziari internazionali, le casse venezuelane hanno risparmiato almeno 8 milioni di dollari Usa di interessi e aperto un ciclo storico politico nuovo.

"Chiudiamo una fase storica di indebitamento con Fmi e Banca Mondiale - dice soddisfatto il ministro Cabezas - iniziata nel 1989 con la presidenza di Carlos Perez. In quel periodo furono firmati accordi che hanno contribuito all'indebitamento nazionale".

Se da un lato la chiusura a Fmi e Banca Mondiale sembra ormai cosa definitiva, dall'altra Chavez lascia aperta la porta ad una possibile partecipazione del suo paese ai progetti del Bid (Banco Interamericano de desarrollo) e della Caf (Corporacion Andina de Fomento), anche se il vero progetto è la creazione della Banca del Sud.

Argentina, Bolivia, Ecuador, Venezuela e anche Brasile (che fra poco tempo formalizzerà la sua richiesta di far parte del gruppo) cercheranno di costruire un istituto di credito che abbia un forte impatto nella regione, conceda crediti ai paesi dell'area e rimpiazzi in questo modo il Fmi.

"Adesso andremo per la nostra strada cercando di realizzare le istituzioni che ci chiedono i cittadini per i progetti di sviluppo sociale" ha detto il ministro Cabezas. "La banca del sud - ha aggiunto il ministro - sarà un soggetto finanziario professionale e tecnicamente adatto a preservare le nostre ricchezze e a utilizzare le risorse per grandi progetti di sviluppo".

I paesi sudamericani hanno intanto raggiunto un accordo di base su quello che sarà un grande trattato sull'energia per la regione, nel quale si contempla di utilizzare in maniera complementare gli idrocarburi, i cosiddetti biocombustibili e l'idroelettricità, oltre a svariate forme di energie alternative, come quella eolica e solare. L'accordo è stato siglato dopo ore di negoziazione prima dai ministri dell'Energia, poi dai titolari degli Esteri e più tardi dai presidenti riuniti a Porlamar, nella venezuelana isola Margherita, durante il Primo summit energetico del Sudamerica.

Le discussioni sono riuscite a chiarire i dissidi fra le contrastanti posizioni di Brasile e Venezuela sul tema dei combustibili derivati dai prodotti agricoli come il mais e la canna da zucchero. "A noi sembra buono far derivare l'etanolo dalla canna da zucchero e dalla palma africana - ha dichiarato Hugo Chavez, riferendosi ai piani Usa di produrre etanolo dal mais e sostituirlo alla benzina per i veicoli, piano rispettato da Lula - ma non siamo d'accordo nel coinvolgere il coltivazioni alimentari come il mais, perché porterebbe all'aberrazione di dare ai veicoli i cereali mentre la gente muore di fame". Ad accordo raggiunto è stata creata la Unasur, ossia le Nazioni unite sudamericane, che avranno una segreteria permanente a Quito, in Ecuador, giusto a metà del continente e avrà come obiettivo il raggiungimento dell'integrazione energetica del sud.

martedì, aprile 17, 2007

Signoraggio->GoldmanSachs->Prodi->TAV-suicidi

Usura e Libertà (http://www.rinascita.info/cogit_content/rq_editoriale/Usura_e_Libert.shtml)

| Giovedì 8 Marzo 2007 - 16:19 | Stelvio Dal Piaz |

L’usura sta strangolando uomini e popoli.
E’ oggi fondamentale sottrarre l’emissione della moneta al sistema privato bancario e, per dare inizio a questa autentica “guerra di liberazione”, occorre denunciare i servi del sistema bancario, responsabile dell’indebitamento pubblico e causa dell’impoverimento delle nazioni.

Nazioni nelle quali il cittadino è chiamato a lavorare sempre di più per produrre beni e servizi di cui potrà godere sempre meno perché una parte sempre maggiore del suo reddito sarà assorbito da imposte, tasse, balzelli, tariffe monopolistiche non contrattabili e interessi di signoraggio sul denaro utilizzato.

Camerieri delle banche come l’attuale presidente del Consiglio Romano Prodi, un uomo della Goldman&Sachs, al tempo stesso presidente dell’Iri e consulente della multinazionale Unilever, protagonista, all’epoca, della discussa privatizzazione di Cirio, Bertolli e De Rica.

La Goldman&Sachs, appunto la banca d’affari che aveva finanziato nel 1993 la campagna elettorale di Prodi con un miliardo di lire versato sul conto corrente della ASE S.r.l. di cui lo stesso Prodi era socio insieme alla moglie.

Una banca strumento della svendita-rapina del patrimonio pubblico italiano e tra l’altro socia della Tav (Treno ad alta velocità). Una lobby che ha l’anno scorso ha piazzato il suo proconsole, Draghi, già direttore generale del Tesoro e presidente del comitato per le privatizzazioni (Enel, Telecom, Imi, Comit, Eni, BNL.) al vertice della Banca d'Italia.

Con la benedizione dell’altro personaggio legato al sistema bancario internazionale: l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, autore - da governatore della Banca d'Italia - di una delle più rovinose operazioni monetarie che la storia ricordi.
Draghi, con Prodi e il suo “maestro” Andreatta, era stato un perno di una perversa triangolazione: Banca centrale europea più banche d’affari, Commissione europea, governo italiano.

Una trimurti pericolosa che agiva e agisce attraverso la normativa imposta dal trattato di Maastricht, altro capolavoro studiato dalla cupola usurocratica per lo strangolamento dei popoli europei. Una trimurti alla quale partecipa l’attuale ministro dell’Economia, il finanziere Tommaso Padoa Schioppa, già vicedirettore della Banca centrale europea e uomo di fiducia dei banchieri privati.

A questi noti servi italiani della grande finanza, va aggiunto l’uomo forte del governo Prodi: quel Massimo D'Alema che, non dimentichiamolo, da presidente del Consiglio, con un decreto ad hoc, salvò le banche dopo la sentenza n. 2374 della Corte di Cassazione che aveva dichiarato illegittima la pratica usuraia dell’anatocismo. Una pratica vessatoria che ha fatto fallire tante imprese e tante sane attività economiche, provocando anche numerosi suicidi.

Abbiamo appena sollevato il velo sui nemici interni della libertà nazionale e della giustizia sociale. La guerra di liberazione è appena iniziata.

sabato, gennaio 20, 2007

Gli inaffondabili lavapiatti di IGB©!

19 gennaio 2007
Geronzi torna in sella, Emanuele (Fondazione Cassa di Roma) va dagli avvocati

Cesare Geronzi confermato dall'assemblea dei soci al vertice di Capitalia (-0,32% a 6,95 euro la chiusura di settimana in Borsa) - con i consiglieri Roberto Colaninno ed Ernesto Monti - nonostante la condanna in primo grado nel crack Italcase-Bagaglino, ma non senza strascichi polemici. Favorevole al reintegro è stato il 37,2% del capitale, contrari azionisti per il 9,7% e astenuti per lo 0,98%. Al voto ha partecipato il 47,9% del capitale. Per effetto della votazione, ha annunciato il vicepresidente Paolo Savona, che presiedeva l'assemblea, i tre amministratori «riprenderanno le loro funzioni con effetto immediato». Quindi sin dal consiglio di amministrazione in programma nel pomeriggio di venerdì 19 gennaio.

Deminor, società che rappresenta alcuni fondi di investimento (0,39% del capitale), e la Fondazione Cassa di risparmio di Roma (secondo i dati Consob azionista numero due con il 7,186% dopo Abn Amro al 7,679%, pur non essendo nel patto di sindacato che controlla il 31,01%), hanno votato contro, una decisione - ha spiegato il rappresentante di Deminor - opportuna «per evitare le critiche e i sospetti sulla banca». Gli amministratori, ha aggiunto, «ai quali auguriamo di uscire in modo cristallino dalla vicenda, hanno il dovere di presentare le dimissioni».

La Fondazione, presieduta da Emmanuele Emanuele, ha ribadito le proprie «riserve» sull'opportunità di confermare le cariche definendosi «a favore della revoca», e ha anche dato mandato ai propri legali per verificare se le decisioni del patto di sindacato possano essere valutate come «evento generatore» di eventuali danni che possano derivare. Valutazione ribadita da Emanuele a margine dell'assemblea: «Il fatto che Geronzi sia stato condannato è già un danno d'immagine per la banca», da tempo al centro dei rumor su fusioni e acquisizioni. La Fondazione ha sottolineato «l'opportunità di revoca» nei confronti del presidente e degli altri amministratori che erano stati sospesi Colaninno (numero uno del gruppo Piaggio) e Monti, condannato per bancarotta preferenziale e per distrazione nel processo Trevitex. Geronzi, è stato condannato alla pena di un anno e otto mesi di reclusione, oltre alle realtive pene accessorie, per concorso nel reato di bancarotta semplice, Roberto Colaninno (sempre per Italcase), alla pena di quattro anni e un mese di reclusione, oltre alle relative pene accessorie per concorso nei reati di bancarotta preferenziale e di bancarotta semplice.

Tuttavia secondo il presidente del Patto di sindacato della banca, Vittorio Ripa di Meana, «Allo stato degli atti non sussistono motivi per mettere in discussione il rapporto di fiducia» con gli amministratori. «I manager - ha aggiunto Ripa di Meana - stanno gestendo la banca con effetti soddisfacenti ed il patto ha tenuto conto delle capacità nel confermare la fiducia e sul piano tecnico e giuridico bisogna attendere il giudizio definitivo, altrimenti entreremmo in un sistema che dopo una semplice iniziativa della magistratura o in presenza di sentenze di primo grano potrebbero creare delle vittime» alla luce dei risultati definitivi della vicenda. «È in questo contesto - ha concluso - che il patto di è mosso: sarebbe paradossale che i soci sindacati si riuniscano per esaminare le conseguenze di processi futuri».

mercoledì, gennaio 17, 2007

Ma la BCE puo' comandare sui suoi comandanti? Ovviamente no!

In un anno la Banca centrale europea ha alzato il costo del denaro dal 2,25 al 3,5%. Nessuno l’ha seguita. Malgrado il decreto Bersani

Le banche? Snobbano la Bce

Fermi i tassi sui conti, su quelli sul rosso. Ma non è un vizio italiano: in tutta Europa rendimenti al palo

LA SCHEDA

Adeguare i tassi alle variazioni della Banca centrale europea, alzando le retribuzioni dei conti correnti? Macché, per le banche resta una missione impossibile e per i risparmiatori un miraggio. Piuttosto, vengono alzati i tassi per chi va in rosso: l’ha fatto un istituto su due del nostro panel, in un anno. Resta la magra consolazione che le banche di Internet, invece, i rendimenti li hanno alzati di pari passo con la Bce: in un anno, dal 2,4% al 3,5% We@bank, dal 2,25% al 3,25% FinecoBank e dal 2,5% al 3,5% IwBank. Nel 2006 la Banca centrale europea ha aumentato il costo del denaro cinque volte, dal 2,25% di gennaio al 3,5% di dicembre. Ebbene, dai prospetti Abi-Pattichiari risulta che, fra il febbraio 2006 e questo mese, solo una delle otto banche monitorate da CorrierEconomia (vedi tabella) ha alzato il tasso attivo sul conto per famiglie: la Bpm di Roberto Mazzotta, che ha portato il suo Flexiconto dall’1% all’ 1,5%.

Non è il punto e un quarto della Bce, ma è qualcosa. Le altre non hanno toccato il tasso attivo, il Sanpaolo l’ha addirittura tagliato dell’80% introducendo il nuovo Contutto (0,10% contro lo 0,5% del vecchio Multibenefit 1). Ma non basta. Non solo i correntisti non hanno guadagnato, ci hanno anche perso. In interessi passivi. Il tasso passivo lordo massimo extra fido è passato, fra il febbraio 2006 e questo mese, dal 15,09% al 15,42% nel conto Genius Family di Unicredit Banca; dal 10,65% all’ 11,19% nel conto Per Te Family di Bnl; dal 14,75% al 15,03% in Flexiconto di Bpm; e dal 14,75% al 15,31% in BluLight Family della Banca di Roma. Niente male, se si pensa che la legge Bersani del 4 agosto 2006, la 248, obbliga le banche a modificare i tassi contestualmente, con le variazioni Bce: se salgono i passivi, devono crescere anche gli attivi. Chi trasgredisce è punito con molte progressive, fino alla chiusura degli sportelli, da Bankitalia. La Bnl fa notare che ha alzato il tasso passivo «dopo il decreto Bersani, e comunque resta il più basso ». Bpm, come si è detto, ha alzato anche il tasso attivo, quindi è in regola. Unicredit e Banca di Roma invece risultano avere aumentato gli interessi sullo scoperto fra settembre e oggi, quindi dopo la nuova legge. «Le condizioni a prospetto sono i minimi e i massimi — dice Rodolfo Ortolani, vicedirettore generale di Unicredit Banca —. Per i singoli clienti è diverso, variamo i tassi attivi e passivi nella stessa misura. È una nostra regola, del resto proprio noi abbiamo alimentato il decreto Bersani. Inoltre sugli strumenti di deposito, come i certificati e i pronti termine, i nostri tassi variano con quelli Bce». «La legge Bersani riguarda i rapporti in essere, il nostro aumento è scattato il 3 novembre e vale solo per i nuovi clienti», spiega invece Massimo Macchitella, responsabile Family della banca di Roma. «Resta un’elusione di un obbligo di legge — dice però Elio Lannutti, presidente Adusbef —.

Mi stupisco che il governo non intervenga ». L’Adusbef stima in 1,2 miliardi i minori interessi pagati dalle banche, da agosto a dicembre, per mancato adeguamento ai tassi Bce. Ha chiesto al ministro dell’Economia, Tommaso Padoa- Schioppa, di convocare il Cicr, il Comitato interministeriale credito il risparmio; e ha invitato i correntisti a inviare una lettera di messa in mora alle banche che non hanno adeguato i tassi. A triste consolazione, si può dire che all’estero le cose non vanno diversamente. Le banche straniere, che hanno costi in genere più bassi delle nostre (ma anche i rendimenti), all’adeguamento Bce non pensano. La spagnola Bbva non ha variato i tassi del suo Conto Bbva, e lo stesso la tedesca Deutsche Bank con dbAktivKonto e l’austriaca Hypo Alpe Adria Bank con Inklusivkonto. La francese Bnp Paribas, socia di Bnl, ha lasciato fermo il rendimento (0%) e alzato il tasso passivo del suo Esprit Libre (dal 14,4% al 15,3%). L’olandese Abn Amro, socia di Antonveneta, è l’unica che si distingue anche se per poco, visto che ha alzato il tasso attivo nel 2006 dei conti tradizionali di 15 punti base, dal 2,6% al 2,75%. All’estero sono cresciuti però i rendimenti dei libretti di risparmio: è importante, perché negli altri Paesi il conto corrente rende zero, è il libretto lo strumento di risparmio. «In Germania sono arrivati al 4%, qui sono fermi all’1%», dice Gianni Colangelo che a Bruxelles rappresenta gli utenti bancari italiani presso il Financial Services Consumer Group. «E in Austria sono stati legati agli indici Bce», dicono in Hypo Alpe Adria Bank. Perché? «Sull’onda della richiesta delle associazioni dei consumatori».

Alessandra Puato

15 gennaio 2007

domenica, dicembre 31, 2006

Le concessioni della FED alla Zecca degli Stati Uniti

Le nuove monete da 1 dollaro degli USA (dal 2007 al 2016) con i volti dei presidenti

10/12/2006 0.1 - Astrea

Dopo il “Presidential Coin Act” del 2005, che prevede l’emissione di monete da 1 dollaro per ricordare i presidenti americani, nel 2007 la Zecca degli Stati Uniti metterà in circolazione 4 splendide monete, emesse a distanza di 3 mesi l’una dall’altra, dedicate rispettivamente a George Washington, Thomas Jefferson, John Adams e James Madison.

La serie sarà inaugurata il 15 febbraio da George Washington (22 febbraio 1732 - 14 dicembre 1799), generale e comandante dell'esercito americano nella guerra di rivoluzione (1775–1783) ed primo Presidente degli USA (1789 - 1797): la moneta da 1 dollaro color oro recherà, come le altre che seguiranno, sul dritto l’immagine del presidente e l’indicazione degli anni in cui ha svolto il mandato; sul bordo troveremo le tradizionali iscrizioni “E PLURIBUS UNUM” e “IN GOD WE TRUST”. Sul retro del conio, invece, sarà raffigurata la statua della libertà e saranno impresse le iscrizioni “THE UNITED STATES OF AMERICA” e “$1”.

La Federal Reserve, con questa iniziativa, si propone di permettere l’utilizzo di più monete al posto delle banconote perché, secondo varie stime, ciò farebbe risparmiare al governo circa 500milioni di dollari all’anno. Infatti, anche se le monete prevedono maggiori costi di produzione, esse durano circa 30 anni, mentre le banconote si usurano più facilmente, e quindi restano meno tempo in circolazione.

Come afferma Barbara Hagenbaugh e conferma un sondaggio, gli statunitensi accetteranno le monete da 1 dollaro solo se le corrispondenti banconote saranno tolte dalla circolazione.

“Le nuove monete presidenziali da 1 dollaro sono modo efficace e divertente per imparare sui presidenti del passato”, ha affermato Edmund C. Moy, direttore della Zecca statunitense.

L’ attività promozionale delle monete punterà a incitare la curiosità degli americani sulla figura di ciascun presidente: la Federal Reserve si augura che siano gli stessi americani a richiedere le monete, spinti dal desiderio o dalla curiosità di conoscere meglio vita e operato dei presidenti.

continua su: http://www.banconotemondiali.it/articolo.asp?id=435

mercoledì, dicembre 27, 2006

Continuano le manovre per sputtanare le banconote cartacee da parte dei giornalisti prezzolati da Il Grasso Bankiere© (ovvero il 99,9%)

Cocaina sul 94% delle banconote in Spagna
Reuters - Dom 24 Dic

MADRID (Reuters) - Tracce di cocaina si trovano sul 94% delle banconote in Spagna, un paese con una delle percentuali più alte di consumatori della droga, secondo uno studio pubblicato oggi.

I cento biglietti presi in esame sono stati raccolti in palestre, supermercati e farmacie in giro per la Spagna, dove la cocaina è diventata sempre più accessibile grazie al maggior afflusso e al calo dei prezzi di vendita per strada.

La cocaina ora si vende a 60 euro al grammo, o 5 euro a striscia, e viene regolarmente usata dall'1,6% degli spagnoli, in crescita rispetto allo 0,9% del 1999, diceva un rapporto governativo questo mese.

Non è chiaro quante delle banconote in questione siano state usate per sniffare cocaina e quante si siano invece sporcate al contatto con altri biglietti, secondo lo studio del laboratorio Sailab, pubblicato dal quotidiano El Mundo.

*da: http://it.news.yahoo.com/24122006/58-59/cocaina-94-delle-banconote-in-spagna.html

lunedì, dicembre 25, 2006

Ma che ce frega, ma che c'emporta..noi bankieri all'arte* je sputamo 'nfaccia..


noi bankieri all'arte je sputamo 'nfaccia..
e poi je dimo..
e poi je famo..
tu nun ce rendi e noi te cacciamo
mapperò..
noi semo quelli..
che se stammmmpenòòooo li sòrdi
e del teatro bello tu-u-u-o
noi ce ne fregamo, olè

BANKITALIA VENDE IL SALONE MARGHERITA A 15.000.000 DI EURO

Attori e comparse facciano bagagli e bagaglini e fuori dalle balle!




BANKITALIA VENDE IL SALONE MARGHERITA

La Banca d’Italia ha messo in vendita il Salone Margherita di via Due Macelli, storico spazio scenico della capitale su cui si sono esibiti da Marinetti a Petrolini, da Totò a Fabrizi senza dimenticare i miti femminili come la Bella Otero o Lina Cavalieri. Inaugurato nel 1898 come caffè concerto, ha ospitato serate futuriste e varietà, per poi diventare il café chantant che si contendeva con Napoli l’invenzione della celebre "mossa”, consacrata anche da Gabriele D’Annunzio. La decisione inspiegabile di liberarsi della proprietà dell’immobile con una base d’asta di 15 milioni di euro, con possibilità di inviare le buste con le offerte fino alle 13.30 del 30 gennaio, ha creato dolore, incredulità e panico nella produttrice Rosa Pol, nel regista Pierfrancesco Pingitore e nell’attore Oreste Lionello che ormai da anni lavorano nella sala, creando anche spettacoli per la televisione con il marchio del "Bagaglino”. La compagnia ha comunque un contratto di locazione con scadenza prevista nel 2009 ed è stata invitata già da giugno a rendere visitabile l’edificio per eventuali acquirenti come accade quando si decide la compravendita di un bene occupato. E’ sconosciuta la motivazione per cui la Banca d’Italia non abbia preferito disfarsi di altri suoi possessi infruttuosi come per esempio lo stabile limitrofo al teatro occupato in passato dalla Fideuram e attualmente abbandonato. «Reputo vergognoso che la Banca d’Italia venda un teatro con avviso d’asta come se fosse un locale dismesso - ha dichiarato Pingitore - Non è molto credibile che versi in cattive acque, altrimenti dovremmo tremare tutti noi italiani». Nel tentativo di convincere la proprietà a rinunciare al misterioso progetto, si auspica una dilazione temporale cercando anche di sollevare una giusta mobilitazione di politici e artisti. L’assessore alle Politiche culturali, Gianni Borgna e l’assessore alle Politiche del Patrimonio, Claudio Minelli hanno congiuntamente espresso il loro interessamento nei riguardi della vicenda, impegnandosi a prendere gli opportuni contatti e a sollecitare la Banca d’Italia alla tutela di questo prezioso spazio culturale. Hanno inoltre voluto assicurare che il Comune non permetterà mai che un teatro di così grande importanza possa avere destinazioni d’uso diverse da quelle teatrali. Anche l’assessore alla Cultura della Provincia, Vincenzo Vita ha fornito la sua completa disponibilità in tale prospettiva. T. D. M.
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rif: http://www.iltempo.it/approfondimenti/print.aspx?id=1064078



Bankitalia: Vende a Roma Il 'Salone Margherita'
Di (Peg/Gs/Adnkronos)

Roma, 26 ott. (Adnkronos) - A.A.A. Salone Margherita vendesi. Il mittente dell'annuncio apparso oggi sul 'Sole 24 Ore' e che riguarda il teatro romano vicino a Piazza di Spagna, sede di uno dei cabaret storici della capitale, il 'Bagaglino', e' la Banca d'Italia. L'istituto centrale e' dunque il proprietario che nell'avviso di vendita offre ''al miglior offerente'' il teatro di via Due Macelli ''nello stato di fatto e di diritto in cui si trova al prezzo base di 15.000.000,00 euro''.
rif: http://it.biz.yahoo.com/26102006/201/bankitalia-vende-roma-salone-margherita.html



SALONE MARGHERITA: BANKITALIA VENDE TEATRO, PREZZO BASE 15 MLN

(AGI) - Roma, 25 ott. - Cambia padrone il Salone Margherita, storico teatro romano che ha visto esibirsi sul suo palcoscenico tutti i principali protagonisti della rivista italiana, da Ettore Petrolini a Walter Chiari, da Aldo Fabrizi a Toto’ fino alle recenti esibizioni della compagnia del Bagaglino. A mettere in vendita quello che fu il primo cafe’ chantant nazionale e’ la Banca d’Italia. Base d’asta: 15 milioni di euro.
Le buste con le offerte, si legge nell’avviso pubblicato da via Nazionale, dovranno essere presentate entro le 13,30 del 30 gennaio 2007 e saranno aperte lo stesso giorno. Le proposte di acquisto dovranno essere irrevocabili per un periodo di 180 giorno. La cauzione, costituita da fideiussione bancaria, assicurativa o finanziaria, ammonta a 750 mila euro, pari al 5% del prezzo base. (AGI)
Mau
rif: http://www.economia-oggi.it/archives/00016177.html



*a parte le edizioni del Bagaglino, ovvio.

domenica, dicembre 24, 2006

San Paolo-Banca Intesa e Banca Rothschild, Prodi sull’attenti!

San Paolo-Banca Intesa e Banca Rothschild, Prodi sull’attenti!

DilloAdAlice.it n. 134 del 20/12/2006
http://www.dilloadalice.it/lettera.aspx?articolo=l134manuelnegri.xml

L'imminente maxi-fusione tra Banca Intesa e San Paolo Imi, salutata calorosamente dagli 'addetti ai lavori' del settore finanziario e accolta con plauso reverenziale dai massimi esponenti del governo di centrosinistra, Prodi in testa, è stata presentata quale logica conseguenza delle irrinunciabili esigenze dettate dagli indiscutibili processi di globalizzazione, ritenuti esiziali per l'intero sistema creditizio europeo.

Esigenze tanto care ai 'padroni planetari' quanto nefaste, alla luce del già annunciato riassetto aziendale, per il personale dei due istituti. L'operazione di fusione-accorpamento prevede infatti il licenziamento, loro li chiamano 'esuberi', di 15/20 mila persone, per lo più costrette al prepensionamento, con onerosi costi aggiuntivi per i già lacunosi conti dell'INPS.

L'annoso problema occupazionale che investirà 15/20 mila famiglie, maggiore e più nefasto aspetto, non deve però fare passare in sordina la preoccupante concentrazione di potere e gli oscuri intrighi di palazzo che ombreggiano su tutta l'operazione, a partire dai protagonisti principali, come i sodali di Romano Prodi, Giovanni Bazoli, presidente di Banca Intesa che guiderà il nuovo gruppo, ed Enrico Salza, presidente di San Paolo Imi, che sarà a capo del nuovo Consiglio di gestione.

Alla loro corte verranno confermati Pietro Modiano, direttore generale di San Paolo Imi, nonché marito del Ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini e il protagonista, unitamente al presidente di Unicredit Alessandro Profumo, delle primarie uliviste Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa. Senza però dimenticare Alfonso Iozzo, già amministratore delegato di San Paolo Imi, oggi scelto, guarda caso, dal Consiglio dei Ministri, come Presidente della potentissima Cassa Depositi e Prestiti, il cui riassetto è stato recentemente stilato e presentato al governo Prodi dalla Banca Rothschild. Un nome, una garanzia...non certo per i circa 20 mila senza più occupazione.

L'Iran usa l'euro e scattano le sanzioni

L'Iran usa l'euro e scattano le sanzioni
(di Sandro Pascucci)

La storia si ripete: chi tocca il signoraggio [del dollaro in questo caso] muore, in un modo o nell'altro. Risoluzione 1737 delle Nazioni Unite? per ora. A febbraio inizieranno a bombardare il paese. Gli USA e Israele attaccheranno un Paese Sovrano che vuole avere e usare ciò che loro [più i soliti imboscati inghilterra, francia, russia, blablabla] hanno e usano. I giornalisti_schiavisti (o giornalisti_pusher, spacciatori di fandonie e caporali di IGB©) tirano fuori i loro articoli sull'afghanistan, iraq e 100 altri paesi già in precedenza arbitrariamente distrutti e iniziano le consuete operazioni di find e replace. Sostituire la parola "iraq" con "iran" e salvare il file con nuovo nome: guerra_in_iran_0001.doc. Di sicuro era pronto un lavoretto simile anche per il venezuela ma gli è andata buca!

Ma che c'entra il dollaro con l'iran? TUTTO. Gli USA non possono permettersi che si scopra che razza di cartastraccia sia diventato il dollaro e non possono permettersi NESSUN concorrente alla loro valuta. La valuta EURO, pur essendo cartastraccia colorata da IGB© alla stessa stregua della valuta DOLLARO, è vietata nel mondo finanziario internazionale poiché metterebbe a nudo l'enorme DEFICIT americano e renderebbe il crollo degli USA IMMEDIATO. Si smaschererebbe infatti la truffa del signoraggio NEL MONDO. La notizia passata sottobanco dai giornalisti_pusher è quella che l'iran è passato ad usare l'EURO in TUTTE le sue attività economiche/finanziarie/commerciali con l'estero. Il pensiero ovviamente va ai pagamenti di PETROLIO ma non sono esclusi altri aspetti, più psicologici e destabilizzatori dell'EURO-PETROLIO. Ad esempio l'EURO potrebbe entrare nei bilanci statali e allora..



L'Iran dice addio al dollaro e converte tutto in euro

Il governo iraniano ha ordinato alla banca centrale di convertire in euro le attività denominate in dollari detenute all'estero e di rimpiazzare la divisa Usa con quella europea nelle transazioni con l'estero.

MILANO - Il governo iraniano ha ordinato alla banca centrale di convertire in euro le attività denominate in dollari detenute all'estero e di rimpiazzare la divisa Usa con quella europea nelle transazioni con l'estero e negli scambi internazionali.


Lo ha annunciato il portavoce del governo Gholam Hossein Elham. La decisione è stata adottata in risposta alle pressioni degli Stati Uniti sulle Nazioni Unite per adottare sanzioni contro l'Iran per il suo controverso programma nucleare. Elham ha aggiunto che anche il budget dell'Iran sarà calcolato in euro.


'Le risorse dall'estero e le entrate petrolifere saranno calcolate in euro e le riceveremo in euro per mettere fine alla dipendenza dal dollaro", precisa un portavoce del governo iraniano, secondo il quale "procederemo anche al cambio dei nostri averi all'estero, il che include sia le entrate delle esportazioni, sia le fonti di finanziamento internazionali".
(Repubblica.it 18 dicembre 2006)


Bankitalia alla Goldman Sachs e Soros Corporation?

CAMBIO DEI QUADRI IN BANKITALIA. FATTO FUORI IL NEOKEYNESIANO CIOCCA

Roma, 20 Dicembre 2006 – AgenParl – Non è finito sotto silenzio negli ambienti politici il fatto che le dimissioni di Pierluigi Ciocca da vice direttore generale della Banca d’Italia segnano il coronamento della svolta operata dal governatore Mario Draghi che sta trasformando la nostra banca centrale in una brutta copia di una banca d’affari privata come la Goldman Sachs. Ciocca è noto per il suo orientamento neokeynesiano e, anche se da posizioni di minoranza, ha sempre sottolineato l’importanza di privilegiare l’economia reale dei settori produttivi di fronte all’avanzata della finanza e della speculazione.

I due nuovi vicedirettori, Ignazio Visco e Giovanni Carosio, sono uomini di fiducia di Draghi, anche vicini alle posizioni di Padoa Schioppa, e parte della nidiata dei famosi “Ciampi’s boys”. Adesso la Banca d’Italia, che, e non scordiamocelo mai, è strutturata come una società per azioni privata, è lanciata sulla strada del liberismo economico con sempre meno regole e del monetarismo a la Milton Friedman della Scuola di Chicago che esporrà l’Italia alle mire speculative di banche e finanziarie internazionali. Per l’economia e per i cittadini ci saranno ricadute molto negative di austerità e di tagli.

Draghi aveva iniziato la sua “lunga marcia” quando il 2 giungo 1992, come direttore generale del ministero del Tesoro di Ciampi, guidò la pattuglia di dirigenti delle Partecipazioni Statali nell’incontro sul “Britannia”, il panfilo della regina Elisabetta d’Inghilterra, dove si perfezionò la svendita, a prezzi stracciati, dell’industria di stato italiana alle finanziarie della City di Londra.

Infatti, poche settimane dopo, all’inizio di settembre, l’attacco speculativo guidato da George Soros e co. portò ad una svalutazione della lira del 30%.

In seguito, per i suoi meriti guadagnati sul campo della grande finanza, Mario Draghi lasciò gli incarichi di stato per essere nominato vicedirettore della banca d’affari internazionale Goldman Sachs, di cui divenne nel periodo 2002-2005 responsabile per l’Europa. Sponsorizzato dal mondo bancario e finanziario della City e di Wall Street, e in un assordante silenzio di entrambe le coalizioni politiche, è stato portato a Via Nazionale, precedentemente liberata, con scandali e intrighi di corte, da un Antonio Fazio, forse troppo tradizionalista per essere amato dalla egemonica finanza d’assalto. In caso di una seria crisi finanziaria, la sua legge espone le banche italiane ad una fine come nel ’29.

rif. http://www.agenparl.com/news.asp?id=1869

mercoledì, dicembre 13, 2006

Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 6

Eccoci come sempre al nostro appuntamento con:
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 6

ricordiamo la parte 5



da: http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/economia/conti-pubblici-33/debito-record/debito-record.html
Bankitalia, il debito pubblico sfonda i 1.600 miliardi di euro

ROMA - Il debito pubblico italiano sfonda per la prima volta il tetto dei 1.600 miliardi di euro e a fine settembre si attesta a 1.601,5 miliardi. E' quanto riporta il supplemento Finanza Pubblica al Bollettino Statistico della Banca d'Italia.

Il debito pubblico ha così conquistato un nuovo record assoluto, segnando nei primi nove mesi dell'anno un crescita di circa 90,6 miliardi, con un trend al rialzo del 6%. A fine dicembre, infatti, i conti avevano chiuso con un debito a quota 1.510,8 miliardi. Ai fini del Patto di Stabilità non è però il valore monetario del debito che incide nel rispetto dei parametri, ma solo il rapporto con il Pil che sarà disponibile solo quando saranno pronti i dati di dicembre, che solitamente registra un avanzo di cassa.

Con il livello raggiunto oggi è come se ciascuno dei 48 milioni di cittadini italiani - ma si tratta ovviamente di una astrazione statistica senza valore ai fini macro economici - avesse accumulato una quota di debito pubblico pari a 27.611 euro.

(12 dicembre 2006)



da: http://finanza.kataweb.it/scripts/cligipsw.dll?app=KWF&tpl=kwfinanza\dettaglio_news.tpl&del=20061212&fonte=RPB&codnews=58523

Bankitalia, il debito pubblico sfonda i 1.600 miliardi di euro

ROMA - Il debito pubblico italiano sfonda per la prima volta il tetto dei 1.600 miliardi di euro e a fine settembre si attesta a 1.601,5 miliardi. E' quanto riporta il supplemento Finanza Pubblica al Bollettino Statistico della Banca d' Italia.


12/12/2006 - 16:30


da: http://www.tgcom.mediaset.it/tgfin/articoli/articolo340019.shtml

Debito pubblico alle stelle
Bankitalia: oltre i 1.600 miliardi


Record dei record per il debito pubblico italiano. Per la prima volta nella storia è stato sforato il tetto dei 1.600 miliardi di euro. A fine settembre, infatti, il debito si è attestato a 1.601,483 miliardi di euro. Ben 67,016 miliardi di euro in più (pari al 4,36%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando era a quota 1.534,467 miliardi di euro. E' quanto riporta il supplemento Finanza Pubblica al Bollettino Statistico della Banca d'Italia.


I tecnici di Via Nazionale sottolineano che nei primi nove mesi dell'anno la crescita del debito è stata di circa 90,6 miliardi, con un trend al rialzo del 6%. A fine dicembre 2005, infatti, i conti avevano chiuso con un debito a quota 1.510,826 miliardi.

Con il livello raggiunto oggi è come se ciascuno dei 48 milioni di cittadini italiani - ma si tratta ovviamente di una astrazione statistica senza valore ai fini macro economici - avesse accumulato una quota di debito pubblico pari a 27.611 euro.

Ai fini del Patto di Stabilità non è però il valore monetario del debito che incide nel rispetto dei parametri. Per i calcoli di Bruxelles si prende il rapporto con il Pil che sarà disponibile solo quando saranno pronti i dati di dicembre. E nell'ultimo mese dell'anno, di solito, si registra un avanzo di cassa.

IN CRESCITA LE ENTRATE FISCALI
A registrare un trend fortemente al rialzo non è solo il debito pubblico, ma anche le entrate fiscali. Tra gennaio e ottobre nelle casse dello Stato sono arrivati 29 miliardi in più, con una crescita di gettito dell'11,5% rispetto allo stesso periodo del 2005. I, sottolineano da Bankitalia, dati confermano il buon andamento registrato dalle entrate fiscali nel 2006.


NIENTE DI NUOVO QUINDI! IL DEBITO CRESCE COME SEMPRE E SEMPRE PIU'! INARRESTABILE! PER CONFONDERE IL POPOLINO ACCOMPAGNANO LA TRAGICA NOTIZIA CON PARADOSSI COME QUESTO DELLE MAGGIORI ENTRATE MA "AKKA NISCIUNO E' FESSO!":

SE LE ENTRATE AUMENTA... COME MAI IL DEBITO NON DIMINUISCE?? MAH!

sabato, dicembre 09, 2006

MA LA STAMPA ITALIANA A CHE SERVE (oltre che ad incartare le uova o pulire i vetri?)

Cesare Geronzi, Roberto Colaninno e Divo Gronchi condannati..

MA LA STAMPA ITALIANA A CHE SERVE
(oltre che ad incartare le uova o pulire i vetri?)



da http://it.news.yahoo.com/08122006/58-56/geronzi-colaninno-gronchi-sospesi-cda-delle-banche.html

MILANO (Reuters) - La condanna di ieri a Brescia di Cesare Geronzi, Roberto Colaninno e Divo Gronchi - fra gli altri - comporta per i tre manager la sospensione immediata dalla carica di amministratore di società bancarie, mentre tutte le altre pene sono sospese e non verranno eseguite fino a che la sentenza non diventerà eventualmente definitiva.

La legge e il regolamento sui requisiti di onorabilità di amministratori di società bancarie e sgr prevedono infatti la sospensione immediata dalla carica anche a fronte di una condanna non definitiva . L'assemblea della società può però prendere atto della condanna e confermare comunque il consigliere.

Geronzi oltre a essere presidente di Capitalia siede nel cda Mediobanca, Colaninno è consigliere della banca romana e di quella milanese, mentre Divo Gronchi è amministratore delegato di Bpi, prossima alle nozze con Popolare di Verona e Novara.

Capitalia ha già fatto sapere in una nota che il cda dell'11 dicembre esaminerà la sentenza "in particolare per le deliberazioni relative alla convocazione dell'assemblea" che dovrebbe tenersi il 18 gennaio, secondo una fonte finanziaria.

Non è stato possibile per ora avere un commento da Bpi e Mediobanca, che quest'anno, il 29 maggio, ha già tenuto un'assemblea per confermare Geronzi dopo un provvedimento di interdizione emanato dalla Procura di Parma nell'ambito dell'inchiesta Parmalat.

La prima sezione penale del Tribunale di Brescia, secondo una fonte legale, ha condannato stanotte Geronzi e Gronchi entrambi a un anno e otto mesi per bancarotta semplice, il presidente e Ad di Piaggio Roberto Colaninno a quattro anni e un mese per bancarotta preferenziale al termine del processo di primo grado sul fallimento del gruppo edilizio Italcase-Bagaglino.

Il Tribunale ha inoltre condannato fra gli altri Mario Bertelli - il patron dell'impero dell'edilizia turistica di lusso crollato a fine anni 90 per un buco di 1.200 miliardi di lire - a 13 anni di reclusione, gli ex membri del cda di Banca Agricola Mantovana Steno Marcegaglia ed Ettore Lonati a quattro anni e un mese di carcere e l'ex vicepresidente di Unipol Ivano Sacchetti a un anno e otto mesi.

Per quel che riguarda le pene accessorie, il Tribunale ha disposto per Geronzi e Sacchetti l'incapacità a ricoprire uffici direttivi per due anni, mentre Colaninno, Lonati e Marcegaglia sono stati interdetti dai pubblici uffici per cinque anni. Le pene accessorie, come quelle principali, non diventano esecutive sino a quando la sentenza non sarà passata in giudicato, dopo gli eventuali gradi di appello.

Geronzi, Colaninno e Gronchi sono fra i 62 imputati - fra amministratori, soci e consiglieri delle società della holding edilizia, e una schiera di banchieri - per i quali la procura aveva chiesto un totale complessivo di oltre 174 anni.

Secondo la procura, le banche avrebbero cercato di mettersi in una posizione di vantaggio in vista del fallimento. In particolare la procura sostiene che i banchieri, pur di fronte al crack inevitabile, finanziarono il piano di salvataggio del gruppo attraverso garanzie ipotecarie per trasformare i crediti chirografari in privilegiati, danneggiando così tutti gli altri creditori.

Tutti i banchieri hanno sempre respinto gli addebiti.



da: http://it.biz.yahoo.com/08122006/2/crac-italcase-grado-condanna-i-big-fi.html

(ANSA) - BRESCIA, 8 DIC - Con la condanna di alcuni dei nomi più noti della finanza italiana, da Roberto Colaninno, Steno Marcegaglia e Ettore Lonati (4 anni e 1 mese ciascuno) a Cesare Geronzi, Divo Gronchi e Ivano Sacchetti (per tutti e tre 1 anno e 8 mesi) si è concluso il processo di primo grado per il cosiddetto crac Italcase.

La sentenza - che ha condannato Mario Bertelli, patron di Italcase alla pena più pesante, 13 anni di reclusione - è stata pronunciata a notte inoltrata dopo oltre due anni di udienze e dopo una settimana di camera di consiglio: una mole di lavoro giustificata dalla presenza di 62 imputati. Una sentenza complessa, tanto che per la sola lettura del dispositivo sono stati necessari 40 minuti.
Colaninno, Marcegaglia, Lonati e altri sono stati interdetti dai pubblici uffici per cinque anni. Beneficeranno però dell' indulto, con il condono di tre anni di pena. Gronchi, Sacchetti e Geronzi, fra i personaggi di maggior spicco, sono stati dichiarati inabilitati all'impresa commerciale e agli uffici direttivi per due anni. Ma il Tribunale ha concesso loro la sospensione condizionale sia della pena principale che di quella accessoria.
"Il gruppo imprenditoriale ex Italcase Bertelli poi Country Village ha costituito, per anni, una delle primarie realtà imprenditoriali sulla scena bresciana". Iniziava così la ricostruzione che della vicenda passata alle cronache come 'crac Italcase', e che produsse una voragine finanziaria da più di 1000 miliardi di vecchie lire, aveva fatto l'accusa, nel processo iniziato il 22 novembre del 2004. In questi due anni di udienze tenutesi, soprattutto, in considerazione del numero degli imputati, nell'aula bunker di via Collebeato a Brescia, si è parlato di villaggi in Sardegna, del ruolo delle banche nella vicenda, particolarmente complessa. Ma sin dall'inizio della propria ricostruzione di quanto sarebbe accaduto, poco dopo la descrizione dell'importanza del gruppo, "organizzato in 19 società" il Pm Silvia Bonardi, che nelle indagini e nel processo ha rappresentato l'accusa, era passata a indicare il 1998, come l'anno quando le difficoltà in cui il gruppo si " dibatteva da anni", si "evidenziarono".
E' poi negli anni successivi che viene " congegnato e posto in essere" quello che nella ricostruzione del pm - sostanzialmente accolta dal Tribunale - è "un disegno di spoliazione dalla massa fallimentare" delle "perle immobiliari del gruppo". Nel 2000, però a seguito di una verifica fiscale la Guardia di Finanza interrompe " tale disegno". E dalle indagini emergono "numerosi atti distrattivi" da parte "degli amministratori, di diritto e di fatto", finalizzati "a salvare elementi patrimoniali delle società delle società destinate al fallimento, trasferendoli ad altre società o privati", obbligando di fatto gli organi delle diverse procedure fallimentari ad una continua "rincorsa" dei beni destinati alla garanzia patrimoniale dei creditori".
Da allora l'inchiesta, il rinvio a giudizio, il processo e oggi la sentenza.(ANSA).




cercando "GERONZI" e "REPUBBLICA" si trova quest'altra storia DIMENTICATA

da: http://www.repubblica.it/2003/g/sezioni/economia/cirio/banchiere1/banchiere1.html

Sullo sfondo del caso Geronzi, anche gli attacchi del ministro del Tesoro al governatore Fazio
Le ambizioni del superbanchiere impigliato nella sua ragnatela
Con Capitalia è riuscito a trasferire a Roma l'eredità della Mediobanca di Cuccia
di MASSIMO GIANNINI

NEL Paese dei garantisti a corrente alternata, può succedere che nella maggioranza qualcuno festeggi una sentenza di condanna a 5 anni di galera per Cesare Previti come se fosse un'assoluzione, e pochi giorni dopo saluti un semplice avviso di garanzia per Cesare Geronzi come una pronuncia definitiva e inappellabile. Ma a parte queste inattuali "sottigliezze" da trapassati cultori di un'etica del diritto, la notizia che il presidente di Capitalia è stato iscritto nel registro degli indagati per il crac della Cirio fa in effetti parecchio rumore.

Tramontata l'era degli Agnelli e i Pirelli, spenta la stella dei Cuccia e dei Siglienti, il "Cesarone" della superbanca romana, con quella perfetta chioma d'argento pareva davvero il simbolo del "nuovo ordine" del capitalismo italiano. Algido, autoreferenziale, e intoccabile. Quel suo studio affrescato, al quarto piano del palazzo a due passi da Piazza Venezia, era diventato la cabina di regia di tutte le più importanti operazioni di questi ultimi anni. La sua nuova creatura, Capitalia, aveva assunto l'eredità della vecchia Mediobanca governata dal mitico "don Enrico". Il moderno salotto buono della finanza, trasferito dalle poltroncine stile impero di via Filodrammatici a Milano ai divani di pelle rossa di Via del Corso a Roma.

Dopo l'"incidente" sul caso Cirio, ci si chiede se questo "giocattolo" finirà per rompersi. Chi gli ha parlato, racconta di un Geronzi seccato, ma tranquillo. L'uomo è navigato. Roma è una piazza difficile, il Centro-Sud una frontiera rischiosa. Miscela di affarismo politico, velleitarismo finanziario e avventurismo imprenditoriale. Lo sa bene, "Cesarone". Creare il suo gigante bancario gli è costato scommesse e compromessi. Sempre un po' "border line". Tentate convergenze con l'alta finanza lombardo-piemontese. Ma anche relazioni pericolose con il generone romano e sudista: da Ciarrapico e Bocchi a Casillo e Semenzato. Dal disastro Federconsorzi all'affare Cirio. C'è stata una lunga fase in cui l'Avvocato, con sabaudo distacco, diceva: "Quell'istituto si dà un gran da fare: secondo me lo dovrebbero chiamare "Banca di traffico centro-meridionale"...". L'ambizione di Geronzi è sempre stata quella di trasformarla, la sua banca. A costo di seminare nel fango. Alla fine degli anni '80, con l'indulgenza della Dc, del Vaticano e del Psi, con la sua piccola Cassa di Risparmio di Roma assorbì il Banco di Santo Spirito e il Banco Roma. A metà degli anni '90 sfilò allo scalcagnato conte Auletta la disastrata Bna. A metà del 2002 ha "ingoiato" Bipop e Banco di Sicilia, piene di sofferenze e buchi di bilancio, e ha dato vita finalmente al colosso bancario che aveva sempre sognato.


Con Capitalia, Geronzi è riuscito a trasferire Piazzetta Cuccia a Via del Corso. È riuscito a tessere una trama di rapporti personali e di incroci azionari blindati con l'Ambroveneto e l'Unicredit. Paradossalmente, proprio grazie ai buoni uffici di Gianni Agnelli, che nel frattempo aveva imparato a stimarlo e che in una delle ultime cene dell'Avvocato a Milano aveva detto a Bazoli: "Lei, Profumo e Geronzi dovreste collaborare, per il bene dell'Azienda Italia...". Così è stato. Nel vuoto pauroso di classe dirigente e nel declino inesorabile dell'industria nazionale, i tre hanno gestito la drammatica crisi della Fiat, governato la ristrutturazione di Telecom, pilotato la transizione di Mediobanca. Nel bene e nel male, hanno assicurato uno sbocco non traumatico al "Sistema-Paese", altrimenti condannato alla colonizzazione o alla scomparsa.

Oggi Geronzi è un super-banchiere. Nel patto di sindacato di Capitalia ha riunito Moratti e Tronchetti, Colaninno e Ligresti. È vicepresidente anziano di Mediobanca, ha partecipazioni strategiche ovunque. Si è inventato una specie di "Capitalia football club". È azionista di riferimento della Lazio. Ha in mano la Roma di Sensi. Presta soldi all'Inter di Moratti. Tiene in pegno il 99,5% delle azioni del Perugia di Gaucci. Si serve della "leva" finanziaria del Mediocredito centrale, presieduta da Franco Carraro che è anche presidente della Figc. Ha una figlia, Benedetta, che dello stesso Mediocredito centrale è responsabile marketing. Ha un'altra figlia, Chiara, che è giornalista del Tg5 e che ha fondato la Gea World, insieme ai figli di Moggi, Tanzi e Cragnotti.

Era fatale che, in questa fitta e intricatissima ragnatela, Geronzi rimanesse impigliato ai trucchi di quello che il solito Cuccia definì "una fattucchiera", cioè proprio Sergio Cragnotti? Lo dirà l'inchiesta. Per adesso, resta il "rumore" dell'avviso di garanzia che gli è piovuto in testa. Per il sicuro impatto mediatico con il quale è stato "gestito" dai magistrati della Procura di Roma: annuncio a mercati aperti, con perquisizioni nelle abitazioni private del banchiere. Per la sorprendente rilevanza delle ipotesi di reato formulate: bancarotta "preferenziale" e truffa. Ma poi, soprattutto, per le implicazioni politiche che la vicenda si porta dietro. Parte dalla Cirio, investe Capitalia, lambisce la Banca d'Italia: l'istituzione che, suo malgrado, sfugge al controllo del governo. Detta in parole più semplici: nasce da Cragnotti, si estende a Geronzi, porta ad Antonio Fazio. Il personaggio che, suo malgrado, è sospettato dal centrodestra di nutrire segrete ambizioni per il "dopo-Berlusconi".

Di questi risvolti, non possono e non devono tener conto né i 35 mila risparmiatori gabbati dalle obbligazioni della Cirio, né tanto meno i procuratori della Repubblica. La magistratura merita un rispetto assoluto. Sarebbe inaccettabile anche il solo sospetto che qualche toga romana si sia mossa a comando, su pressione di qualche potentato "esterno". Un caso Baffi-Sarcinelli c'è già stato, a macchiare le pagine della storia italiana. Ma quello che colpisce è la disinvolta rapidità con la quale i politici, da Cossiga a La Malfa, cavalchino l'avviso di garanzia al presidente di una banca di Roma, per mettere in discussione il governatore della Banca d'Italia. Quanta fretta da parte di chi, in altri contesti, ha giustamente invocato la tutela costituzionale dell'articolo 27: l'imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva, cioè dopo i tre gradi di giudizio. Nel caso Cirio-Capitalia, il giudizio non è neanche cominciato. E non è nemmeno detto che cominci.

Geronzi e Fazio sono amici. Ma oltre all'amicizia, condividono un progetto: "Tutti e due hanno sempre avuto a cuore la salvaguardia di un solido polo creditizio del Centro-Sud", dice un grande banchiere del Nord. Ma la difesa di quel progetto, evidentemente, disturba la Casa delle Libertà. Perché avviene al di fuori della sua "giurisdizione", come ha dimostrato l'operazione Generali. E perché, come dice Cossiga, di qui alle elezioni europee può "nascondere" soluzioni politiche imprevedibili di fronte alla crisi di leadership del Cavaliere. Così si spiegano i velenosi attacchi del ministro del Tesoro contro la Banca d'Italia. A metà ottobre Tremonti ha tentato un "processo sommario" e indebito a Fazio, convocando un Cicr per contestare a Via Nazionale l'omessa vigilanza sui bond di Cragnotti. Fazio ha respinto l'assalto. Già allora ha chiarito che il controllo di merito sulla solvibilità dei soggetti non finanziari compete alla Consob. Alla Giornata mondiale del risparmio, il 31 ottobre, ha ricordato che in Italia c'è stato un solo caso di default, sui 32 che si sono verificati in Europa nel 2002. Ha spiegato che l'insolvenza Cirio rappresenta meno dello 0,05% delle attività finanziarie delle famiglie. Ha invitato i giudici e le singole banche a svolgere serenamente i propri doveri d'indagine, sanzionando le irregolarità ma evitando gli allarmismi.

La battaglia è appena cominciata. In queste ore turbolente, il governatore tiene in bella mostra, sulla sua scrivania, un "documento" prezioso. È il testo che Carlo Azeglio Ciampi ha letto una settimana fa, alla festa dei dipendenti da 30 anni al servizio di Palazzo Koch: "La Banca d'Italia rappresenta un modello di servizio istituzionale - ha detto il presidente della Repubblica - e se non è mai stata coinvolta in vicende "anomale", né toccata da fatti che potessero costituire disdoro per l'Istituto, il motivo sta proprio in questo modo d'essere della banca, il modo d'essere che vi ho trovato e che sono certo continui tuttora. Ha saputo coniugare professionalità delle prestazioni, efficienza della gestione, attenzione alle compatibilità finanziarie, trasparenza della propria azione...". Per Fazio, in questo clima rovente, la "copertura istituzionale" del Capo dello Stato vale quanto un'assicurazione sulla vita.
(6 dicembre 2003)


ossia 3 anni fa il signore era GIA' invischiato in fatti del genere!
e ancora:


da: http://www.repubblica.it/2003/g/sezioni/economia/cirio/geron/geron.html

Amministratori e sindaci in carica nel '96 accusati di false comunicazioni alla Banca d'Italia. Il processo a marzo
Geronzi rinviato a giudizio con gli ex vertici Banca di Roma
Il titolo Capitalia scivola a Piazza Affari

ROMA - Nuovo infortunio giudiziario per Cesare Geronzi e per i vertici della Banca di Roma in carica nel 1996. Un gruppo di consiglieri di amministrazione e sindaci dell'istituto di credito romano, tra i quali, appunto, Geronzi, sono stati rinviati a giudizio con l'accusa di false comunicazioni alla Banca d'Italia, dal giudice dell'udienza preliminare Giorgio Maria Rossi. La questione, è ovvio, non ha nulla a che vedere con la vicenda Cirio che in questi giorni pesa sul presidente dei Capitalia.

Per gli stessi indagati, una quindicina, è stata dichiarata la prescrizione per il reato di falso in bilancio in relazione al documento contabile del 1996. Tra le persone rinviate a giudizio figura anche il nome di Antonio Nottola, all'epoca direttore generale della Banca di Roma. Il processo è stato fissato per il 23 marzo prossimo davanti al giudice monocratico. Secondo il collegio di difesa dei vertici della Banca di Roma si tratta di un'accusa di "limitato rilievo" e comunque "non appare minimamente fondata".

Sulla notizia del rinvio a giudizio, Capitalia scivola in Borsa: il titolo, che questa mattina aveva aperto in rialzo, dell'1,81%, a 2,645 euro, e che alle 9,17 toccava i 2,67 euro, dopo la notizia ha imboccato la via del ribasso, fino a toccare un minimo di 2,42 euro, in calo del 5,70%.

La vicenda culminata con la decisione del rinvio a giudizio fa riferimento all'inchiesta avviata nel 1997 sulla base di un esposto presentato da Maurizio Boccacci, già leader del disciolto Movimento Politico Occidentale nonché ex dipendente e sindacalista della Banca di Roma, nel quale si faceva riferimento a "una cattiva gestione delle risorse" da parte della Banca di Roma.


Al centro delle indagini presunte anomalie con particolare riferimento alla classificazione di crediti per alcune migliaia di miliardi di lire indicati sotto la voce delle "sofferenze" (quindi di difficile recupero) invece che sotto quelle dei "crediti vivi" o "partite incagliate" (ossia con prospettive di rientro). Classificazioni, secondo i pubblici ministeri Perla Lori e Gustavo De Marinis, titolari dell'inchiesta giudiziaria, che avrebbero avuto il fine di dimostrare il buon andamento dell' istituto di credito.

I pm avevano contestato per questo episodio il reato di falso in bilancio (dichiarato prescritto dal gip) e quello di false comunicazioni all'istituto centrale di vigilanza (per il quale è stato dichiarato il rinvio a giudizio). Nell'ambito della stessa inchiesta era stato approfondito un altro aspetto contenuto nella denuncia di Boccacci: i presunti finanziamenti illeciti che sarebbero stati erogati dalla Banca di Roma ad alcuni partiti. Gli accertamenti si conclusero con un'archiviazione delle posizioni degli indagati da parte dei pm Lori e De Marinis, quest'ultimo uno dei magistrati che indaga sul dissesto della Cirio che vede Geronzi, attuale presidente di Capitalia, sotto inchiesta per concorso in bancarotta preferenziale e truffa.
(12 dicembre 2003)



che altro dire?! attendiamo il 2009 per un'altra lieta novella o li mettiamo sotto chiave per sempre ORA?!?

mercoledì, novembre 29, 2006

Chi ha le mani sul Tesoro?

GOLDMAN SACHS: UNA BRUTTA STORIA ANDATA NEL DIMENTICATOIO

Roma, 27 Novembre 2006 – AgenParl – A metà settembre Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef, aveva fatto circolare un comunicato stampa in cui denunciava che, approfittando delle diverse legislazioni fiscali in vigore nei paesi europei, Goldman Sachs International, quarta banca d’affari nel mondo, ha attuato una ingegnosa truffa ai danni dello Stato per 202 milioni di euro”. La banca ha avuto come vice presidente e responsabile per l’Europa Mario Draghi nel periodo incriminato (2002-2005). C’è in corso un’indagine della magistratura e un’operazione delle Fiamme Gialle è stata disposta dalla Procura della Repubblica di Pescara, titolare dell’indagine in quanto nella città abruzzese ha sede il centro operativo dell’Agenzia delle Entrate. Queste operazioni hanno portato all’inizio di settembre a sequestrare valori per 5 milioni di euro nella sede romana della Goldman Sachs, dopo i quattro milioni prelevati in precedenza.

Era stato messo in atto un meccanismo truffaldino con il quale le azioni di società italiane quotate in borsa, detenute anche da investitori istituzionali ( come fondi pensione e altri), poco prima del periodo di distacco delle cedole dei dividendi, venivano “trasferite” in altri paesi, in prevalenza in Inghilterra, in modo da creare le premesse per evitare la doppia imposizione fiscale. Quindi partiva la richiesta di rimborso, ma subito dopo i titoli tornavano in Italia, scriveva l’Adusbef. L’indagine era stata denominata “Easy Credit”. Lannutti si chiede dove sia finita la solerzia sia di Tommaso Padoa Schioppa che di Draghi, anche perché il Tesoro continua ad avvalersi di Goldman Sachs come banca di riferimento privilegiata nel piazzamento dell’ultima emissione di global bond decennali da 3 miliardi di dollari con scadenza 20 settembre 2016, conferendole la qualifica di lead manager, assieme a JPMorgan e Citigroup.

Queste ultime sono poi le due banche internazionali più coinvolte in derivati finanziari e speculativi. Mentre ci si accanisce a raccogliere le tasse dalle tasche dei cittadini, per favore, non scordiamoci anche di queste “piccole” faccende e di chi le ha tollerate. Sono cose che non vanno viste sotto un colore politico ma dal punto di vista dell’interesse dello Stato sovrano.

La Lega Nord si allea con i Cittadini: il signoraggio è del Popolo e non dei banchieri privati

da DISINFORMAZIONE.IT

Sapete bene come la pensiamo: i partiti politici sono i camerieri dei banchieri o meglio, del potere economico gestito da questi ultimi.
Ma ben vengano tutte quelle iniziative, che come questa, almeno potrebbero servire per far prendere coscienza della più grande truffa della storia dell'umanità: il signoraggio monetario!!!


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"La Lega Nord si allea con i Cittadini:
il signoraggio è del Popolo e non dei banchieri privati"

Il Congresso della Provincia di Torino della Lega Nord approva a grandissima maggioranza la mozione "L'unica politica possibile" presentata da Claudio Marovelli.

"La Lega è da sempre una forza popolare che non ha paura di difendere gli interessi del Popolo dagli interessi dei poteri forti.
Vi chiedo di votare per questa mozione perché così facendo si restituirà al Popolo la vera Sovranità che ROMA LADRONA ha viceversa regalato a pochi banchieri privati senza nessuna contropartita.
Quando noi produciamo e consumiamo dei beni e dei servizi, come credete che riusciamo a scambiarceli vicendevolmente? Con le monete!

Come pensate che le monete che abbiamo in tasca arrivino fin lì? Arrivano fin lì perché ROMA LADRONA si indebita per nostro conto nei confronti dei banchieri centrali, rigorosamente privati, avviando così la spirale perversa del debito i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. I banchieri privati creano dal nulla le banconote, si impossessano illegalmente del loro valore (dei numeri che gli stampano sopra) e ci chiedono pure gli interessi. Non solo! Non ci pagano sopra neanche una lira di tasse perché ROMA LADRONA li autorizza a non metterli nel conto economico e questi se li portano in nero alle Cayman e comunque dove gli pare. L'ordine di grandezza annuo di questa truffa è il triplo di questa finanziaria.

Ma quei soldi sono i nostri!
Perché siamo noi che produciamo e consumiamo i beni ed i servizi.
Perché siamo noi che riconosciamo valore a quei pezzi di carta colorati e li riteniamo idonei per effettuare gli scambi.
Perché siamo noi il Popolo Sovrano di cui al primo articolo secondo comma della Costituzione.
Sottopongo quindi al Congresso le seguenti proposte necessarie e sufficienti per risolvere istantaneamente tutti i problemi finanziari della nostra Società:

1) il Parlamento stabilisce, alla stregua di Regno Unito, Danimarca e Svezia, che il potere monetario compete allo Stato italiano, con conseguente ed immediata uscita del nostro Paese dal Trattato di Maastricht;

2) la banca d'Italia effettuerà l'emissione monetaria ACCREDITANDOLA allo Stato che la porrà all'attivo del Suo bilancio; la banca d'Italia verrà compensata sia per le prestazioni tipografiche, sia per le consulenze, sia per i servizi svolti, ma non certo consentendole di sottrarre alla Comunità l'intera emissione monetaria, come viceversa è avvenuto fino ad oggi. Se la banca d'Italia non sarà disponibile tutte le sue funzioni verranno svolte senza difficoltà dal Ministero del Tesoro e dall'Istituto Poligrafico dello Stato.

Con questi semplicissimi provvedimenti sarà possibile vivere in uno Stato vero, senza debito pubblico. Vi immaginate cosa significherebbe vivere in uno Stato senza debito pubblico?

- Non sarebbe più necessario tartassarci; un'aliquota del 10% (la decima) sarebbe più che sufficiente per mantenere l'equilibrio economico e la macchina dello Stato SANO.

- Grazie alla produzione automatizzata di molti prodotti sarà possibile, mantenendo l'attuale tenore di vita, come negli anni 60 e 70, far sì che un solo stipendio permetta alla famiglia anche numerosa di vivere bene e magari anche di fare qualche risparmio. Infatti in quegli anni il rapporto debito/PIL era inferiore al 30%.

- Le casalinghe potrebbero essere agevolmente stipendiate dallo Stato; i nostri figli potrebbero finalmente essere accuditi dalla madre prevenendo i tantissimi problemi che stiamo vivendo sulla nostra e loro pelle.

- La scuola e la ricerca potrebbero finalmente ritornare ad essere decorose.

- Idem per la Sanità.

- Idem per le Forze Armate e dell'Ordine.

La lista delle cose che si potrebbero fare è vastissima.
Chiudo con una nota di concretezza.
Ricordate le 500 lire di carta?
Quelle erano banconote dello Stato e per fare quelle non ci ha indebitati. Erano monete SANE.
Quelle che abbiamo in tasca le abbiamo perché ROMA LADRONA si è indebitata per nostro conto. Quelle nelle nostre tasche sono monete AVVELENATE. Hanno con loro il debito, sempre più grande, sempre più inestinguibile: un vero cappio al collo per noi stessi e per nostri figli e nipoti.

CHIEDO CHE VOTIATE PER QUESTA MOZIONE."

"L'unica politica possibile
La mozione riprende la perizia di Savino Frigiola nel processo intentato a Lecce contro la Banca d'Italia / B.C.E. nel 2005. Il giudice ha condannato la Banca d'Italia ed ha riconosciuto che la moneta deve essere accreditata allo Stato e non addebitata, come viceversa avviene oggi. Questa storica sentenza è stata rigettata dalla Cassazione il 22 giugno 2006 ma le motivazioni sono state assai significative: " . al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sopranazionali . "
In sostanza la Cassazione afferma senza mezzi termini che la questione è politica e non può quindi essere disputata dalla "Giustizia".
Fra le righe ci sta' scritta un'altra cosa: "non ci sono più argomenti tecnico-giuridici per sostenere la correttezza dell'attuale sistema monetario basato sul debito".
Sta' ai Partiti politici prendere in mano questa questione.
Scopo della politica è quello di individuare soluzioni innovative, indirizzare, amministrare, incrementare le risorse nazionali, pubbliche e private, per conseguire il bene comune di tutti e di ciascuno.
Mentre le scelte e gli indirizzi delle varie correnti e formazioni, politiche e culturali, possono essere soggettive, condivise od opinabili, un punto resta incontrovertibile: quello di preoccuparsi, in primis, di disporre delle necessarie risorse per realizzare i propri programmi enunciati e perseguiti.
Senza questa verifica, senza un chiaro e realistico programma per il recupero delle risorse economiche, sciaguratamente cedute nel passato, dalla politica al sistema bancario e monetario, qualunque azione intrapresa da una qualunque formazione politica di qualunque colore, risulta vana, velleitaria ed ingannevole verso il prossimo, verso i propri aderenti, verso la propria persona ed ancor peggio verso la propria famiglia.
Posto che il miglior sistema conosciuto per produrre e distribuire la ricchezza, risulta quello dell'iniziativa privata e del libero mercato, con la conseguente preminenza della meritocrazia, occorre fermamente stabilire il limite invalicabile per tutte le attività di pubblico interesse, specialmente per quelle che non possono essere svolte in regime di concorrenza, le quali debbono assolutamente essere amministrate pubblicamente. (distribuzione acqua, gas, energia, sanità, nettezza urbana, autostrade, ecc.)
Sappiamo con precisione come e dove reperire le risorse per esaudire le istanze sociali, neglette sia dal polo di destra che da quello di sinistra, pertanto risulta inderogabile, nell'interesse comune, unire tutte le componenti politiche e culturali, non asservite ai poteri forti, per smascherare quelle al servizio dell'apparato bancario e monetario per riappropriarsi di quanto già appartiene al popolo sovrano. Solo successivamente potrà risultare giustificato avviare confronti e distinguo tra le eventuali diverse posizioni e soluzioni culturali. Il polo di SINISTRA non riesce più a governare, se non togliendo ai cittadini per conferire ai banchieri, quello di DESTRA non è in grado di differenziarsi; è arrivato il momento di fare un salto di qualità.
Ci sono abbondanti ed impellenti motivi per spingere le persone libere e responsabili ad assumere un maggior impegno pubblico e sociale.
La grande spinta popolare deve essere finalizzata all'affrancamento dalla schiavitù sempre più strisciante ed opprimente che il Mondialismo, nelle sue diverse forme attua, attraverso le proprie subdole articolazioni costituite dai potenti sistemi di distribuzione di ricchezza. Oggi, il sistema non palese di governo mondiale, cerca di annichilire i singoli individui usando parassitariamente governi nazionali e governanti, le persone e le loro libertà.
La leva principalmente utilizzata è quella monetaria con il coinvolgimento dell'intero apparato bancario.
La questione monetaria infatti risulta essere attualmente la causa di tutte le cause.
Per comprendere definitivamente le conseguenze e le implicazioni, negative o positive, che si determinano in campo politico e sociale, mediante l'utilizzo appropriato o distorto della funzione monetaria, è opportuno formulare e rispondere correttamente alle due classiche domande:

1) chi è il proprietario della moneta al momento della sua emissione, se della comunità che la utilizza o delle banche centrali,

2) quale è l'ordine di grandezza del danno medio, che ne subisce la comunità nazionale derivante dall'indebita appropriazione del signoraggio monetario, da parte del sistema bancario e monetario nazionale ed internazionale.

Queste due domande, ingenue solo nell' apparenza, sono le stesse che il Giudice di Lecce ha rivolto al Perito d'Ufficio in occasione del processo contro la Banca d'Italia - B.C.E..
La perizia redatta dal Perito di Parte illustra e risponde esaurientemente ai due quesiti. L'inevitabile conclusione che ne scaturisce dalla perizia è quella che lo Stato, nell'interesse dei propri cittadini, deve creare la moneta necessaria per il proprio mercato nella quantità e nella misura sufficiente e necessaria."