L'Istituto Opere Religiose è la banca del Vaticano. In deposito 5 miliardi di euro
Ai correntisti offre rendimenti record, impermeabilità ai controlli e segretezza totale
Scandali, affari e misteri
tutti i segreti dello Ior
di CURZIO MALTESE
LA CHIESA cattolica è l'unica religione a disporre di una dottrina sociale, fondata sulla lotta alla povertà e la demonizzazione del danaro, "sterco del diavolo". Vangelo secondo Matteo: "E' più facile che un cammello passi nella cruna dell'ago, che un ricco entri nel regno dei cieli". Ma è anche l'unica religione ad avere una propria banca per maneggiare affari e investimenti, l'Istituto Opere Religiose.
La sede dello Ior è uno scrigno di pietra all'interno delle mura vaticane. Una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolò V, con mura spesse nove metri alla base. Si entra attraverso una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo. Soltanto il presidio delle guardie svizzere notte e giorno ne segnala l'importanza. All'interno si trovano una grande sala di computer, un solo sportello e un unico bancomat. Attraverso questa cruna dell'ago passano immense e spesso oscure fortune. Le stime più prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi. La banca vaticana offre ai correntisti, fra i quali come ha ammesso una volta il presidente Angelo Caloia "qualcuno ha avuto problemi con la giustizia", rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza. Più impermeabile ai controlli delle isole Cayman, più riservato delle banche svizzere, l'istituto vaticano è un vero paradiso (fiscale) in terra. Un libretto d'assegni con la sigla Ior non esiste. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d'oro. Nessuna traccia.
Da vent'anni, quando si chiuse il processo per lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo Ior è un buco nero in cui nessuno osa guardare. Per uscire dal crac che aveva rovinato decine di migliaia di famiglie, la banca vaticana versò 406 milioni di dollari ai liquidatori. Meno di un quarto rispetto ai 1.159 milioni di dollari dovuti secondo l'allora ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta. Lo scandalo fu accompagnato da infinite leggende e da una scia di cadaveri eccellenti. Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera, Roberto Calvi impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, il giudice istruttore Emilio Alessandrini ucciso dai colpi di Prima Linea, l'avvocato Giorgio Ambrosoli freddato da un killer della mafia venuto dall'America al portone di casa.
Senza contare il mistero più inquietante, la morte di papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, alla vigilia della decisione di rimuovere Paul Marcinkus e i vertici dello Ior. Sull'improvvisa fine di Giovanni Paolo I si sono alimentate macabre dicerie, aiutate dalla reticenza vaticana. Non vi sarà autopsia per accertare il presunto e fulminante infarto e non sarà mai trovato il taccuino con gli appunti sullo Ior che secondo molti testimoni il papa portò a letto l'ultima notte.
Era lo Ior di Paul Marcinkus, il figlio di un lavavetri lituano, nato a Cicero (Chicago) a due strade dal quartier generale di Al Capone, protagonista di una delle più clamorose quanto inspiegabili carriere nella storia recente della chiesa. Alto e atletico, buon giocatore di baseball e golf, era stato l'uomo che aveva salvato Paolo VI dall'attentato nelle Filippine. Ma forse non basta a spiegare la simpatia di un intellettuale come Montini, autore della più avanzata enciclica della storia, la Populorum Progressio, per questo prete americano perennemente atteggiato da avventuriero di Wall Street, con le mazze da golf nella fuoriserie, l'Avana incollato alle labbra, le stupende segreterie bionde e gli amici di poker della P2.
Con il successore di papa Luciani, Marcinkus trova subito un'intesa. A Karol Wojtyla piace molto quel figlio di immigrati dell'Est che parla bene il polacco, odia i comunisti e sembra così sensibile alle lotte di Solidarnosc. Quando i magistrati di Milano spiccano mandato d'arresto nei confronti di Marcinkus, il Vaticano si chiude come una roccaforte per proteggerlo, rifiuta ogni collaborazione con la giustizia italiana, sbandiera i passaporti esteri e l'extraterritorialità. Ci vorranno altri dieci anni a Woytjla per decidersi a rimuovere uno dei principali responsabili del crac Ambrosiano dalla presidenza dello Ior. Ma senza mai spendere una parola di condanna e neppure di velata critica: Marcinkus era e rimane per le gerarchie cattoliche "una vittima", anzi "un'ingenua vittima".
Dal 1989, con l'arrivo alla presidenza di Angelo Caloia, un galantuomo della finanza bianca, amico e collaboratore di Gianni Bazoli, molte cose dentro lo Ior cambiano. Altre no. Il ruolo di bonificatore dello Ior affidato al laico Caloia è molto vantato dalle gerarchie vaticane all'esterno quanto ostacolato all'interno, soprattutto nei primi anni. Come confida lo stesso Caloia al suo diarista, il giornalista cattolico Giancarlo Galli, autore di un libro fondamentale ma introvabile, Finanza bianca (Mondadori, 2003). "Il vero dominus dello Ior - scrive Galli - rimaneva monsignor Donato De Bonis, in rapporti con tutta la Roma che contava, politica e mondana. Francesco Cossiga lo chiamava Donatino, Giulio Andreotti lo teneva in massima considerazione. E poi aristocratici, finanzieri, artisti come Sofia Loren. Questo spiegherebbe perché fra i conti si trovassero anche quelli di personaggi che poi dovevano confrontarsi con la giustizia. Bastava un cenno del monsignore per aprire un conto segreto".
A volte monsignor De Bonis accompagnava di persona i correntisti con i contanti o l'oro nel caveau, attraverso una scala, in cima alla torre, "più vicino al cielo". I contrasti fra il presidente Caloia e De Bonis, in teoria sottoposto, saranno frequenti e duri. Commenta Giancarlo Galli: "Un'aurea legge manageriale vuole che, in caso di conflitto fra un superiore e un inferiore, sia quest'ultimo a soccombere. Ma essendo lo Ior istituzione particolarissima, quando un laico entra in rotta di collisione con una tonaca non è più questione di gradi".
La glasnost finanziaria di Caloia procede in ogni caso a ritmi serrati, ma non impedisce che l'ombra dello Ior venga evocata in quasi tutti gli scandali degli ultimi vent'anni. Da Tangentopoli alle stragi del '93 alla scalata dei "furbetti" e perfino a Calciopoli. Ma come appare, così l'ombra si dilegua. Nessuno sa o vuole guardare oltre le mura impenetrabili della banca vaticana.
L'autunno del 1993 è la stagione più crudele di Tangentopoli. Subito dopo i suicidi veri o presunti di Gabriele Cagliari e di Raul Gardini, la mattina del 4 ottobre arriva al presidente dello Ior una telefonata del procuratore capo del pool di Mani Pulite, Francesco Saverio Borrelli: "Caro professore, ci sono dei problemi, riguardanti lo Ior, i contatti con Enimont...". Il fatto è che una parte considerevole della "madre di tutte le tangenti", per la precisione 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro, è transitata dallo Ior. Sul conto di un vecchio cliente, Luigi Bisignani, piduista, giornalista, collaboratore del gruppo Ferruzzi e faccendiere in proprio, in seguito condannato a 3 anni e 4 mesi per lo scandalo Enimont e di recente rispuntato nell'inchiesta "Why Not" di Luigi De Magistris. Dopo la telefonata di Borrelli, il presidente Caloia si precipita a consulto in Vaticano da monsignor Renato Dardozzi, fiduciario del segretario di Stato Agostino Casaroli. "Monsignor Dardozzi - racconterà a Galli lo stesso Caloia - col suo fiorito linguaggio disse che ero nella merda e, per farmelo capire, ordinò una brandina da sistemare in Vaticano. Mi opposi, rispondendogli che avrei continuato ad alloggiare all'Hassler. Tuttavia accettai il suggerimento di consultare d'urgenza dei luminari di diritto. Una risposta a Borrelli bisognava pur darla!". La risposta sarà di poche ma definitive righe: "Ogni eventuale testimonianza è sottoposta a una richiesta di rogatoria internazionale".
I magistrati del pool valutano l'ipotesi della rogatoria. Lo Ior non ha sportelli in terra italiana, non emette assegni e, in quanto "ente fondante della Città del Vaticano", è protetto dal Concordato: qualsiasi richiesta deve partire dal ministero degli Esteri. Le probabilità di ottenere la rogatoria in queste condizioni sono lo zero virgola. In compenso l'effetto di una richiesta da parte dei giudici milanesi sarebbe devastante sull'opinione pubblica. Il pool si ritira in buon ordine e si accontenta della spiegazione ufficiale: "Lo Ior non poteva conoscere la destinazione del danaro".
Il secondo episodio, ancora più cupo, risale alla metà degli anni Novanta, durante il processo per mafia a Marcello Dell'Utri. In video conferenza dagli Stati Uniti il pentito Francesco Marino Mannoia rivela che "Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano". "Lo Ior garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione". Fin qui Mannoia fornisce informazioni di prima mano. Da capo delle raffinerie di eroina di tutta la Sicilia occidentale, principale fonte di profitto delle cosche. Non può non sapere dove finiscono i capitali mafiosi. Quindi va oltre, con un'ipotesi. "Quando il Papa (Giovanni Paolo II, ndr) venne in Sicilia e scomunicò i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma". Mannoia non è uno qualsiasi.
E' secondo Giovanni Falcone "il più attendibile dei collaboratori di giustizia", per alcuni versi più prezioso dello stesso Buscetta. Ogni sua affermazione ha trovato riscontri oggettivi. Soltanto su una non si è proceduto ad accertare i fatti, quella sullo Ior. I magistrati del caso Dell'Utri non indagano sulla pista Ior perché non riguarda Dell'Utri e il gruppo Berlusconi, ma passano le carte ai colleghi del processo Andreotti. Scarpinato e gli altri sono a conoscenza del precedente di Borrelli e non firmano la richiesta di rogatoria. Al palazzo di giustizia di Palermo qualcuno in alto osserva: "Non ci siamo fatti abbastanza nemici per metterci contro anche il Vaticano?".
Sulle trame dello Ior cala un altro sipario di dieci anni, fino alla scalata dei "furbetti del quartierino". Il 10 luglio dell'anno scorso il capo dei "furbetti", Giampiero Fiorani, racconta in carcere ai magistrati: "Alla Bsi svizzera ci sono tre conti della Santa Sede che saranno, non esagero, due o tre miliardi di euro". Al pm milanese Francesco Greco, Fiorani fa l'elenco dei versamenti in nero fatti alle casse vaticane: "I primi soldi neri li ho dati al cardinale Castillo Lara (presidente dell'Apsa, l'amministrazione del patrimonio immobiliare della chiesa, ndr), quando ho comprato la Cassa Lombarda. M'ha chiesto trenta miliardi di lire, possibilmente su un conto estero".
Altri seguiranno, molti a giudicare dalle lamentele dello stesso Fiorani nell'incontro con il cardinale Giovanni Battista Re, potente prefetto della congregazione dei vescovi e braccio destro di Ruini: "Uno che vi ha sempre dato i soldi, come io ve li ho sempre dati in contanti, e andava tutto bene, ma poi quando è in disgrazia non fate neanche una telefonata a sua moglie per sapere se sta bene o male".
Il Vaticano molla presto Fiorani, ma in compenso difende Antonio Fazio fino al giorno prima delle dimissioni, quando ormai lo hanno abbandonato tutti. Avvenire e Osservatore Romano ripetono fino all'ultimo giorno di Fazio in Bankitalia la teoria del "complotto politico" contro il governatore. Del resto, la carriera di questo strano banchiere che alle riunioni dei governatori centrali non ha mai citato una volta Keynes ma almeno un centinaio di volte le encicliche, si spiega in buona parte con l'appoggio vaticano. In prima persona di Camillo Ruini, presidente della Cei, e poi di Giovanni Battista Re, amico intimo di Fazio, tanto da aver celebrato nel 2003 la messa per il venticinquesimo anniversario di matrimonio dell'ex governatore con Maria Cristina Rosati.
Naturalmente neppure i racconti di Fiorani aprono lo scrigno dei segreti dello Ior e dell'Apsa, i cui rapporti con le banche svizzere e i paradisi fiscali in giro per il mondo sono quantomeno singolari. E' difficile per esempio spiegare con esigenze pastorali la decisione del Vaticano di scorporare le Isole Cayman dalla naturale diocesi giamaicana di Kingston, per proclamarle "missio sui iuris" alle dirette dipendenze della Santa Sede e affidarle al cardinale Adam Joseph Maida, membro del collegio dello Ior.
Il quarto e ultimo episodio di coinvolgimento dello Ior negli scandali italiani è quasi comico rispetto ai precedenti e riguarda Calciopoli. Secondo i magistrati romani Palamara e Palaia, i fondi neri della Gea, la società di mediazione presieduta dal figlio di Moggi, sarebbero custoditi nella banca vaticana. Attraverso i buoni uffici di un altro dei banchieri di fiducia della Santa Sede dalla fedina penale non immacolata, Cesare Geronzi, padre dell'azionista di maggioranza della Gea. Nel caveau dello Ior sarebbe custodito anche il "tesoretto" personale di Luciano Moggi, stimato in 150 milioni di euro. Al solito, rogatorie e verifiche sono impossibili. Ma è certo che Moggi gode di grande considerazione in Vaticano. Difeso dalla stampa cattolica sempre, accolto nei pellegrinaggi a Lourdes dalla corte di Ruini, Moggi è da poco diventato titolare di una rubrica di "etica e sport" su Petrus, il quotidiano on-line vicino a papa Benedetto XVI, da dove l'ex dirigente juventino rinviato a giudizio ha subito cominciato a scagliare le prime pietre contro la corruzione (altrui).
Con l'immagine di Luciano Moggi maestro di morale cattolica si chiude l'ultima puntata dell'inchiesta sui soldi della Chiesa. I segreti dello Ior rimarranno custoditi forse per sempre nella torre-scrigno. L'epoca Marcinkus è archiviata ma l'opacità che circonda la banca della Santa Sede è ben lontana dallo sciogliersi in acque trasparenti. Si sa soltanto che le casse e il caveau dello Ior non sono mai state tanto pingui e i depositi continuano ad affluire, incoraggiati da interessi del 12 per cento annuo e perfino superiori. Fornire cifre precise è, come detto, impossibile. Le poche accertate sono queste. Con oltre 407 mila dollari di prodotto interno lordo pro capite, la Città del Vaticano è di gran lunga lo "stato più ricco del mondo", come si leggeva nella bella inchiesta di Marina Marinetti su Panorama Economy. Secondo le stime della Fed del 2002, frutto dell'unica inchiesta di un'autorità internazionale sulla finanza vaticana e riferita soltanto agli interessi su suolo americano, la chiesa cattolica possedeva negli Stati Uniti 298 milioni di dollari in titoli, 195 milioni in azioni, 102 in obbligazioni a lungo termine, più joint venture con partner Usa per 273 milioni.
Nessuna autorità italiana ha mai avviato un'inchiesta per stabilire il peso economico del Vaticano nel paese che lo ospita. Un potere enorme, diretto e indiretto. Negli ultimi decenni il mondo cattolico ha espugnato la roccaforte tradizionale delle minoranze laiche e liberali italiane, la finanza. Dal tramonto di Enrico Cuccia, il vecchio azionista gran nemico di Sindona, di Calvi e dello Ior, la "finanza bianca" ha conquistato posizioni su posizioni. La definizione è certo generica e comprende personaggi assai distanti tra loro. Ma tutti in relazione stretta con le gerarchie ecclesiastiche, con le associazioni cattoliche e con la prelatura dell'Opus Dei. In un'Italia dove la politica conta ormai meno della finanza, la chiesa cattolica ha più potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse ai tempi della Democrazia Cristiana.
(Hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)
(26 gennaio 2008)
da: http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/chiesa-commento-mauro/segreti-ior/segreti-ior.html
domenica, gennaio 27, 2008
venerdì, gennaio 25, 2008
Beato chi ci crede.
da: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/economia/societe-generale/societe-generale/societe-generale.html
Il colossale buco è stato scoperto domenica e oggi se ne è avuta notizia
Per coprirlo la banca ha varato un aumento di capitale da 5,5 miliardi
Truffa ai danni della Société Générale
Un trader sottrae 4,9 miliardi di euro
Non è stato diffuso il nome dell'uomo, che è stato licenziato ed è irreperibile
PARIGI - Una frode da 4,9 miliardi di euro è stata compiuta ai danni della Société Générale, la seconda banca francese per capitalizzazione di mercato. La scoperta è avvenuta domenica, ma la notizia è stata rivelata solo oggi. L'autore della colossale truffa, che non ha precedenti nella storia della finanza, assicura il quotidiano francese Le Monde, è un uomo solo, un dipendente della Société Générale, che ha potuto agire indisturbato per mesi grazie alle sue eccellenti conoscenze tecnico-informatiche. Société Générale ha fatto sapere di aver già licenziato il trader e che ha intenzione di denunciarlo, ma l'uomo nel frattempo ha "fatto perdere le sue tracce".
La banca non ha reso noto il nome del responsabile della truffa, tuttavia l'agenzia Reuters, citando "tre fonti della società", afferma che si tratta di Jerome Kerviel, un uomo di circa 30 anni, che lavorava per l'istituto di credito dal 2002.
La Banca di Francia ha annunciato di aver aperto un'inchiesta per esaminare "le condizioni nelle quali è accaduta la frode". Per coprire il 'buco' da 4,9 miliardi Société Générale ha annunciato un aumento di capitale da cinque miliardi e mezzo di euro. Morgan Stanley e JP Morgan hanno assunto l'incarico di trovare a questo scopo investitori istituzionali.
I profitti del 2007 saranno comunque decurtati, lo sarebbero comunque stati per via di 2,05 miliardi di euro in svalutazioni legate al segmento del subprime. Pertanto, la banca nel 2007 registrerà utili tra i 600 e gli 800 milioni di euro e distribuirà un dividendo del 45%.
In una nota, la banca ha spiegato che il presidente Daniel Bouton, dando ieri al consiglio di amministrazione la notizia della maxitruffa, ha anche presentato le proprie dimissioni, che sono state respinte. "Veniamo dai cinque giorni più difficili della nostra vita", ha dichiarato Bouton.
La truffa della quale è stata vittima la Société Générale ricorda quella da 1,5 miliardi di dollari di Nick Leeson, che nel 1995 mise in ginocchio la Barings, la banca della Regina Elisabetta, costringendola al fallimento (la banca fu poi venduta al prezzo simbolico di una sterlina all'olandese Ing).
(24 gennaio 2008)
Ma come? Gli rubano 5 miliardi di euro, ne perdevano già 2 per i subprime e ancora ne hanno da distribuire 0,6 - 0,8 miliardi di euro?? miliardi aò! mica milioni!
Non si sa il nome e pubblicano la foto?
E quel Daniel Bouton che vuole defilare?
bah!
Il colossale buco è stato scoperto domenica e oggi se ne è avuta notizia
Per coprirlo la banca ha varato un aumento di capitale da 5,5 miliardi
Truffa ai danni della Société Générale
Un trader sottrae 4,9 miliardi di euro
Non è stato diffuso il nome dell'uomo, che è stato licenziato ed è irreperibile
PARIGI - Una frode da 4,9 miliardi di euro è stata compiuta ai danni della Société Générale, la seconda banca francese per capitalizzazione di mercato. La scoperta è avvenuta domenica, ma la notizia è stata rivelata solo oggi. L'autore della colossale truffa, che non ha precedenti nella storia della finanza, assicura il quotidiano francese Le Monde, è un uomo solo, un dipendente della Société Générale, che ha potuto agire indisturbato per mesi grazie alle sue eccellenti conoscenze tecnico-informatiche. Société Générale ha fatto sapere di aver già licenziato il trader e che ha intenzione di denunciarlo, ma l'uomo nel frattempo ha "fatto perdere le sue tracce".
La banca non ha reso noto il nome del responsabile della truffa, tuttavia l'agenzia Reuters, citando "tre fonti della società", afferma che si tratta di Jerome Kerviel, un uomo di circa 30 anni, che lavorava per l'istituto di credito dal 2002.
La Banca di Francia ha annunciato di aver aperto un'inchiesta per esaminare "le condizioni nelle quali è accaduta la frode". Per coprire il 'buco' da 4,9 miliardi Société Générale ha annunciato un aumento di capitale da cinque miliardi e mezzo di euro. Morgan Stanley e JP Morgan hanno assunto l'incarico di trovare a questo scopo investitori istituzionali.
I profitti del 2007 saranno comunque decurtati, lo sarebbero comunque stati per via di 2,05 miliardi di euro in svalutazioni legate al segmento del subprime. Pertanto, la banca nel 2007 registrerà utili tra i 600 e gli 800 milioni di euro e distribuirà un dividendo del 45%.
In una nota, la banca ha spiegato che il presidente Daniel Bouton, dando ieri al consiglio di amministrazione la notizia della maxitruffa, ha anche presentato le proprie dimissioni, che sono state respinte. "Veniamo dai cinque giorni più difficili della nostra vita", ha dichiarato Bouton.
La truffa della quale è stata vittima la Société Générale ricorda quella da 1,5 miliardi di dollari di Nick Leeson, che nel 1995 mise in ginocchio la Barings, la banca della Regina Elisabetta, costringendola al fallimento (la banca fu poi venduta al prezzo simbolico di una sterlina all'olandese Ing).
(24 gennaio 2008)
Ma come? Gli rubano 5 miliardi di euro, ne perdevano già 2 per i subprime e ancora ne hanno da distribuire 0,6 - 0,8 miliardi di euro?? miliardi aò! mica milioni!
Non si sa il nome e pubblicano la foto?
E quel Daniel Bouton che vuole defilare?
bah!
martedì, gennaio 15, 2008
Sempre più giù..
2008-01-15 17:07
Subprime: da Bce e Fed 40 mld dlr
Due diverse aste Taf per fronteggiare la crisi
(ANSA) -ROMA,15 GEN- La Bce ha iniettato liquidita' per un controvalore di 10 miliardi di dlr per fronteggiare la crisi subprime. La Fed ne ha collocati 30 miliardi.
L'operazione straordinaria della Bce, denominata Term Auction Facility (Taf), e' al tasso fisso del 3,95% e della durata di 28 giorni. Le adesioni sono state 22 per un totale richiesto di 14,79 miliardi di dollari.
La Federal Reserve ha usufruito di una diversa asta Taf, cui hanno aderito 56 istituti per un totale richiesto di 55,53 miliardi di dollari.
da: http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/economia/news/2008-01-15_115149043.html
Subprime: da Bce e Fed 40 mld dlr
Due diverse aste Taf per fronteggiare la crisi
(ANSA) -ROMA,15 GEN- La Bce ha iniettato liquidita' per un controvalore di 10 miliardi di dlr per fronteggiare la crisi subprime. La Fed ne ha collocati 30 miliardi.
L'operazione straordinaria della Bce, denominata Term Auction Facility (Taf), e' al tasso fisso del 3,95% e della durata di 28 giorni. Le adesioni sono state 22 per un totale richiesto di 14,79 miliardi di dollari.
La Federal Reserve ha usufruito di una diversa asta Taf, cui hanno aderito 56 istituti per un totale richiesto di 55,53 miliardi di dollari.
da: http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/economia/news/2008-01-15_115149043.html
sabato, gennaio 12, 2008
L'onorabilità del debito..
da: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/bari-banca/bari-banca/bari-banca.html
Non voleva saldare i lavori di ristrutturazione della villa in campagna
L'imprenditore edile picchiato e minacciato, ma l'aggressione è stata filmata
Assolda boss per non pagare
arrestato direttore di banca a Molfetta
BARI - Non voleva pagare gli 88mila euro per la ristrutturazione della villa in campagna, così un direttore di banca di Molfetta ha deciso di ingaggiare un "boss" di Cerignola, in provincia di Foggia, perché convincesse l'imprenditore che aveva seguito i lavori ad accontentarsi di 15mila euro. Il direttore di banca è stato arrestato questa mattina, insieme ad altre quattro persone accusate di aggressione aggravata in concorso e lesioni ai danni di un costruttore del luogo.
Il capoclan che aveva avuto l'incarico su promessa di un compenso di 5mila euro - Giuseppe Caputo, di 54 anni - telefonò alla vittima, consigliandole di accettare la somma proposta per continuare a vivere senza problemi. L'imprenditore rifiutò e dopo due giorni venne accoltellato e picchiato a sangue dal boss e da altri suoi due uomini in un'area di servizio. Dopo l'aggressione il costruttore, senza aver ricevuto alcun pagamento, è stato costretto a consegnare ai picchiatori una falsa dichiarazione attestante di aver percepito 25mila euro dal committente dei lavori e di non aver nulla in più da pretendere.
I cinque sono stati arrestati questa mattina dai carabinieri di Molfetta, che avevano iniziato le indagini dopo il referto medico dell'ospedale dove l'imprenditore era stato curato per le lesioni. Il pestaggio è stato filmato dalle telecamere di sorveglianza dell'area di servizio, così gli investigatori hanno ricostruito tutto e identificato i personaggi coinvolti, eseguendo questa mattina le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Trani, Roberto del Castillo, su richiesta del sostituto procuratore Ettore Cardinali. Gli arrestati sono stati portati al carcere di Trani, mentre al direttore di banca, sono stati concessi gli arresti domiciliari.
(12 gennaio 2008)
Non voleva saldare i lavori di ristrutturazione della villa in campagna
L'imprenditore edile picchiato e minacciato, ma l'aggressione è stata filmata
Assolda boss per non pagare
arrestato direttore di banca a Molfetta
BARI - Non voleva pagare gli 88mila euro per la ristrutturazione della villa in campagna, così un direttore di banca di Molfetta ha deciso di ingaggiare un "boss" di Cerignola, in provincia di Foggia, perché convincesse l'imprenditore che aveva seguito i lavori ad accontentarsi di 15mila euro. Il direttore di banca è stato arrestato questa mattina, insieme ad altre quattro persone accusate di aggressione aggravata in concorso e lesioni ai danni di un costruttore del luogo.
Il capoclan che aveva avuto l'incarico su promessa di un compenso di 5mila euro - Giuseppe Caputo, di 54 anni - telefonò alla vittima, consigliandole di accettare la somma proposta per continuare a vivere senza problemi. L'imprenditore rifiutò e dopo due giorni venne accoltellato e picchiato a sangue dal boss e da altri suoi due uomini in un'area di servizio. Dopo l'aggressione il costruttore, senza aver ricevuto alcun pagamento, è stato costretto a consegnare ai picchiatori una falsa dichiarazione attestante di aver percepito 25mila euro dal committente dei lavori e di non aver nulla in più da pretendere.
I cinque sono stati arrestati questa mattina dai carabinieri di Molfetta, che avevano iniziato le indagini dopo il referto medico dell'ospedale dove l'imprenditore era stato curato per le lesioni. Il pestaggio è stato filmato dalle telecamere di sorveglianza dell'area di servizio, così gli investigatori hanno ricostruito tutto e identificato i personaggi coinvolti, eseguendo questa mattina le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Trani, Roberto del Castillo, su richiesta del sostituto procuratore Ettore Cardinali. Gli arrestati sono stati portati al carcere di Trani, mentre al direttore di banca, sono stati concessi gli arresti domiciliari.
(12 gennaio 2008)
venerdì, gennaio 11, 2008
Ancora dubbi su chi comanda il mondo? I portavassoi promossi da IGB
ILSOLE24ORE.COM
Pensionati d'oro, le brillanti carriere degli ex politici
Tra le carriere d'oro dei politici in pensione il caso che ha fatto più discutere è stato certamente il suo. Gerhard Schröder, l'uomo che ha guidato la Germania dal 1998 al 2005, ha concluso il suo secondo mandato da cancelliere con la sigla di un accordo, da lui ritenuto fondamentale: quello per la realizzazione del gasdotto sottomarino Nord Stream, che avrebbe trasportato il gas russo direttamente in Germania senza la transazione di Paesi terzi.
Appena dismesse le vesti di leader di Governo, Schröder ha accettato la nomina da parte di Gazprom a presidente proprio della società operatrice Nord Stream AG, sollevando polemiche su un possibile conflitto di interessi. Le critiche sono arrivate dalle fila dell'opposizione, ma anche dai Paesi attraverso i quali passa solitamente il gas russo, e tagliente fu l'editoriale del Washington Post, intitolato «Il tradimento di Schroeder», che poneva degli interrogativi sull'eticità dell'utilizzo delle conoscenze internazionali del Cancelliere a favore della sua nuova causa.
Molto più recente è invece la nomina da parte di Morgan Stanley del professore universitario ex direttore del Tesoro ed ex ministro dell'Economia nel secondo Governo Berlusconi, Domenico Siniscalco, diventato ufficialmente Chief Executive della divisione italiana del colosso bancario americano il primo dicembre del 2007. Tra le personalità dell'esecutivo berlusconiano anche Gianni Letta ha cambiato vita. L'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio è stato nominato advisor di Goldman Sachs nel giugno del 2007.
Per quanto riguarda i rapporti con i grandi istituti bancari i colleghi spagnoli non sono comunque da meno: è del dicembre scorso la notizia che Rodrigo de Rato, ex ministro delle Finanze ed ex vicepresidente del Governo di Madrid con Aznar, poi direttore esecutivo dell'Fmi, è stato ingaggiato da Lazard come senior managing director. E che dire infine delle parcelle di Clinton, Bill, pagato a peso d'oro solo per tenere un discorso di fronte ai pubblici più disparati? Secondo il «Washington Post» l'ex presidente, per esibire la sua ugola preziosa su commissione, per la Deutsche Bank o per Oracle, per Goldman Sachs come per la London School of Economics, ha guadagnato tra il 2001 e il 2005 circa 31 milioni di dollari, un vero pensionato d'oro.
da: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/01/politici-consulenze-carriera.shtml?uuid=64a18c04-bf6c-11dc-92dc-00000e25108c
Pensionati d'oro, le brillanti carriere degli ex politici
Tra le carriere d'oro dei politici in pensione il caso che ha fatto più discutere è stato certamente il suo. Gerhard Schröder, l'uomo che ha guidato la Germania dal 1998 al 2005, ha concluso il suo secondo mandato da cancelliere con la sigla di un accordo, da lui ritenuto fondamentale: quello per la realizzazione del gasdotto sottomarino Nord Stream, che avrebbe trasportato il gas russo direttamente in Germania senza la transazione di Paesi terzi.
Appena dismesse le vesti di leader di Governo, Schröder ha accettato la nomina da parte di Gazprom a presidente proprio della società operatrice Nord Stream AG, sollevando polemiche su un possibile conflitto di interessi. Le critiche sono arrivate dalle fila dell'opposizione, ma anche dai Paesi attraverso i quali passa solitamente il gas russo, e tagliente fu l'editoriale del Washington Post, intitolato «Il tradimento di Schroeder», che poneva degli interrogativi sull'eticità dell'utilizzo delle conoscenze internazionali del Cancelliere a favore della sua nuova causa.
Molto più recente è invece la nomina da parte di Morgan Stanley del professore universitario ex direttore del Tesoro ed ex ministro dell'Economia nel secondo Governo Berlusconi, Domenico Siniscalco, diventato ufficialmente Chief Executive della divisione italiana del colosso bancario americano il primo dicembre del 2007. Tra le personalità dell'esecutivo berlusconiano anche Gianni Letta ha cambiato vita. L'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio è stato nominato advisor di Goldman Sachs nel giugno del 2007.
Per quanto riguarda i rapporti con i grandi istituti bancari i colleghi spagnoli non sono comunque da meno: è del dicembre scorso la notizia che Rodrigo de Rato, ex ministro delle Finanze ed ex vicepresidente del Governo di Madrid con Aznar, poi direttore esecutivo dell'Fmi, è stato ingaggiato da Lazard come senior managing director. E che dire infine delle parcelle di Clinton, Bill, pagato a peso d'oro solo per tenere un discorso di fronte ai pubblici più disparati? Secondo il «Washington Post» l'ex presidente, per esibire la sua ugola preziosa su commissione, per la Deutsche Bank o per Oracle, per Goldman Sachs come per la London School of Economics, ha guadagnato tra il 2001 e il 2005 circa 31 milioni di dollari, un vero pensionato d'oro.
da: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/01/politici-consulenze-carriera.shtml?uuid=64a18c04-bf6c-11dc-92dc-00000e25108c
giovedì, gennaio 10, 2008
Tony Blair, dalla Regina al Re..
Jp Morgan/ Arriva un super consigliere: Tony Blair, l'ex premier britannico
Giovedí 10.01.2008 09:44
Nuovo incarico per il già primo ministro britannico Tony Blair: dopo essere stato nominato inviato speciale in Medio Oriente dall'organismo internazionale d mediazione noto come Quartetto di Madrid, Blair sbarcherà anche a Wall Street come collaboratore dell'istituto creditizio americano 'Jp Morgan Chase & Co.', per il quale presterà i propri servigi di consulente part-time, fornendo indicazioni su questioni strategiche e di politica globale agli alti quadri della compagnia, a cominciare dai membri del consiglio di amministrazione; sarà inoltre testimonial della terza banca Usa per importanza in occasione di eventi che ne coinvolgano i clienti più prestigiosi.
Lo ha riferito lo stesso ex leader laburista al quotidiano 'The Financial Times', aggiungendo che nel prossimo futuro intende assumere una "ristretta manciata" di incarichi analoghi, oltre a creare entro l'anno una fondazione inter-religiosa e a occuparsi di lotta ai mutamenti climatici.
"Intendo fornire loro consigli su come affrontare i grandi cambiamenti politici ed economici che la globalizzazione comporta", spiega Blair sul giornale londinese. "Oggigiorno è molto forte l'interazione tra politica ed economia in diverse aree del mondo, ivi compresi i mercati emergenti", sottolinea. Nessuna indiscrezione invece sul compenso che percepirà da 'Jp Morgan', il cui direttore generale Jamie Dimon ha definito "di enorme valore" il contributo che il neo-assistente sarà presto in grado di fornire alla società finanziaria statunitense, "grazie alle cognizioni e ai rapporti di cui egli dispone".
Blair cedette la guida del governo di Londra e del Labour all'attuale premier Gordon Brown nel giugno 2006, e da allora ha intrapreso tra l'altro una lucrosa attività di conferenziere. Nel 2008 sarà tra le personalità di maggiore spicco cui spetterà aprire e coordinare i lavori dell'annuale World Economic Forum a Davos, in Svizzera.
da: http://canali.libero.it/affaritaliani/jpmorganblair100108.html?pg=1
L'ex premier inglese, già impegnato in conferenze e nella scrittura dell'autobiografia
ora diventa consulente della prestigiosa banca d'investimenti. per 750mila euro l'anno
Blair sbarca nel mondo degli affari
per lui un posto alla J.P. Morgan
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - Da Downing street a Wall street. Tony Blair, fino allo scorso giugno primo ministro britannico, ha accettato un posto come consulente part-time per la J.P.Morgan, una delle più importanti banche d'investimenti americane, pilastro della cittadella finanziaria newyorchese.
L'ex-premier ha reso noto l'incarico, aggiungendo che intende svolgere mansioni simili di consulenza per un piccolo gruppo di grandi aziende e società interna zionali. Un part-time molto redditizio: la J.P.Morgan, secondo indiscrezioni del Financial Times, lo pagherà 500 mila sterline l'anno, circa 750 mila euro, per il suo lavoro. "Il commercio e l'impatto della globalizzazione mi hanno sempre interessato", ha dichiarato Blair a proposito della sua nomina. In realtà, osserva la stampa inglese, l'ex-premier non ha una reputazione di grande esperto di economia o finanza, quando era al governo lui si occupava della "big picture", ossia del quadro generale, lasciando agli specialisti il compito di predisporre piani e programmi (che lui poi ovviamente doveva approvare o respingere). Ma non è per questo che la banca di Wall street lo ha assunto, bensì per i suoi contatti ad alto livello con leader politici e grandi imprenditori in ogni angolo del pianeta, dunque per la capacità di poter alzare il telefono e chiamare persone di grande potere, quando la J. P. Morgan deve intraprendere un investimento o concludere un affare. "Il signor Blair darà un contributo di enorme valore alla nostra banca", dice Jamie Dimon, presidente esecutivo della J. P. Morgan. "Gli individui che hanno le conoscenze e le relazioni che ha lui si contano sulle dita di una mano in tutto il mondo".
Blair, naturalmente, non avrà bisogno di trasferirsi effettivamente a Wall street per svolgere la sua nuova attività, anche perché ne ha parecchie altre. Intanto continua la sua opera (gratuita, a parte qualche milione di euro di spese l'anno per ufficio, segretarie e viaggi) di negoziatore di pace del Quartetto (Usa, Russia, Unione Europea, Nazioni Unite) in Medio Oriente. Poi è impegnato a scrivere la propria autobiografia, per la quale ha firmato lo scorso anno un contratto da otto milioni di euro con un editore americano (solo Bill Clinton ha guadagnato altrettanto con le sue memorie). Inoltre è sempre in giro per il mondo a fare discorsi e tenere conferenze, pagate da 100 mila a 200 mila euro l'uno: si dice che guadagni a questo modo oltre un milione di euro al mese. Infine non è escluso che abbia altri ambiziosi piani per il futuro: questo fine settimana parlerà a un convegno politico organizzato a Parigi dal presidente francese Nicolas Sarkozy, tra crescenti supposizioni di una sua candidatura al nuovo posto di presidente dell'Unione Europea creato dal recentemente approvato trattato d'unione frai 27 paesi della Ue. Sarkozy, che andava a "lezioni private" da Blair quando era in corsa per l'Eliseo e che era un suo grande ammiratore pur appartenendo all'opposta corrente politica, appoggia fortemente la sua candidatura a presidente della Ue.
Ma non è chiaro se un presidente della Ue potrebbe fare contemporaneamente il banchiere per Wall street. A un certo punto Blair dovrà scegliere: il ritorno in politica o gli affari. E' vero che deve finire di pagare la casa da 6 milioni di euro che ha acquistato nel centro di Londra quando ha dovuto lasciare la sua residenza ufficiale di Wall street, ma è anche vero che, a questo ritmo di guadagni, l'avrà abbondantemente pagata entro breve tempo, per cui sarà probabilmente libero di scegliere quello che preferisce. Senza contare che a casa c'è anche Cherie Blair, uno dei cento avvocati migliori del Regno, che aiuta a riempire il conto in banca.
(10 gennaio 2008)
da: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/blair-cattolico/consulenza-morgan/consulenza-morgan.html
Giovedí 10.01.2008 09:44
Nuovo incarico per il già primo ministro britannico Tony Blair: dopo essere stato nominato inviato speciale in Medio Oriente dall'organismo internazionale d mediazione noto come Quartetto di Madrid, Blair sbarcherà anche a Wall Street come collaboratore dell'istituto creditizio americano 'Jp Morgan Chase & Co.', per il quale presterà i propri servigi di consulente part-time, fornendo indicazioni su questioni strategiche e di politica globale agli alti quadri della compagnia, a cominciare dai membri del consiglio di amministrazione; sarà inoltre testimonial della terza banca Usa per importanza in occasione di eventi che ne coinvolgano i clienti più prestigiosi.
Lo ha riferito lo stesso ex leader laburista al quotidiano 'The Financial Times', aggiungendo che nel prossimo futuro intende assumere una "ristretta manciata" di incarichi analoghi, oltre a creare entro l'anno una fondazione inter-religiosa e a occuparsi di lotta ai mutamenti climatici.
"Intendo fornire loro consigli su come affrontare i grandi cambiamenti politici ed economici che la globalizzazione comporta", spiega Blair sul giornale londinese. "Oggigiorno è molto forte l'interazione tra politica ed economia in diverse aree del mondo, ivi compresi i mercati emergenti", sottolinea. Nessuna indiscrezione invece sul compenso che percepirà da 'Jp Morgan', il cui direttore generale Jamie Dimon ha definito "di enorme valore" il contributo che il neo-assistente sarà presto in grado di fornire alla società finanziaria statunitense, "grazie alle cognizioni e ai rapporti di cui egli dispone".
Blair cedette la guida del governo di Londra e del Labour all'attuale premier Gordon Brown nel giugno 2006, e da allora ha intrapreso tra l'altro una lucrosa attività di conferenziere. Nel 2008 sarà tra le personalità di maggiore spicco cui spetterà aprire e coordinare i lavori dell'annuale World Economic Forum a Davos, in Svizzera.
da: http://canali.libero.it/affaritaliani/jpmorganblair100108.html?pg=1
L'ex premier inglese, già impegnato in conferenze e nella scrittura dell'autobiografia
ora diventa consulente della prestigiosa banca d'investimenti. per 750mila euro l'anno
Blair sbarca nel mondo degli affari
per lui un posto alla J.P. Morgan
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - Da Downing street a Wall street. Tony Blair, fino allo scorso giugno primo ministro britannico, ha accettato un posto come consulente part-time per la J.P.Morgan, una delle più importanti banche d'investimenti americane, pilastro della cittadella finanziaria newyorchese.
L'ex-premier ha reso noto l'incarico, aggiungendo che intende svolgere mansioni simili di consulenza per un piccolo gruppo di grandi aziende e società interna zionali. Un part-time molto redditizio: la J.P.Morgan, secondo indiscrezioni del Financial Times, lo pagherà 500 mila sterline l'anno, circa 750 mila euro, per il suo lavoro. "Il commercio e l'impatto della globalizzazione mi hanno sempre interessato", ha dichiarato Blair a proposito della sua nomina. In realtà, osserva la stampa inglese, l'ex-premier non ha una reputazione di grande esperto di economia o finanza, quando era al governo lui si occupava della "big picture", ossia del quadro generale, lasciando agli specialisti il compito di predisporre piani e programmi (che lui poi ovviamente doveva approvare o respingere). Ma non è per questo che la banca di Wall street lo ha assunto, bensì per i suoi contatti ad alto livello con leader politici e grandi imprenditori in ogni angolo del pianeta, dunque per la capacità di poter alzare il telefono e chiamare persone di grande potere, quando la J. P. Morgan deve intraprendere un investimento o concludere un affare. "Il signor Blair darà un contributo di enorme valore alla nostra banca", dice Jamie Dimon, presidente esecutivo della J. P. Morgan. "Gli individui che hanno le conoscenze e le relazioni che ha lui si contano sulle dita di una mano in tutto il mondo".
Blair, naturalmente, non avrà bisogno di trasferirsi effettivamente a Wall street per svolgere la sua nuova attività, anche perché ne ha parecchie altre. Intanto continua la sua opera (gratuita, a parte qualche milione di euro di spese l'anno per ufficio, segretarie e viaggi) di negoziatore di pace del Quartetto (Usa, Russia, Unione Europea, Nazioni Unite) in Medio Oriente. Poi è impegnato a scrivere la propria autobiografia, per la quale ha firmato lo scorso anno un contratto da otto milioni di euro con un editore americano (solo Bill Clinton ha guadagnato altrettanto con le sue memorie). Inoltre è sempre in giro per il mondo a fare discorsi e tenere conferenze, pagate da 100 mila a 200 mila euro l'uno: si dice che guadagni a questo modo oltre un milione di euro al mese. Infine non è escluso che abbia altri ambiziosi piani per il futuro: questo fine settimana parlerà a un convegno politico organizzato a Parigi dal presidente francese Nicolas Sarkozy, tra crescenti supposizioni di una sua candidatura al nuovo posto di presidente dell'Unione Europea creato dal recentemente approvato trattato d'unione frai 27 paesi della Ue. Sarkozy, che andava a "lezioni private" da Blair quando era in corsa per l'Eliseo e che era un suo grande ammiratore pur appartenendo all'opposta corrente politica, appoggia fortemente la sua candidatura a presidente della Ue.
Ma non è chiaro se un presidente della Ue potrebbe fare contemporaneamente il banchiere per Wall street. A un certo punto Blair dovrà scegliere: il ritorno in politica o gli affari. E' vero che deve finire di pagare la casa da 6 milioni di euro che ha acquistato nel centro di Londra quando ha dovuto lasciare la sua residenza ufficiale di Wall street, ma è anche vero che, a questo ritmo di guadagni, l'avrà abbondantemente pagata entro breve tempo, per cui sarà probabilmente libero di scegliere quello che preferisce. Senza contare che a casa c'è anche Cherie Blair, uno dei cento avvocati migliori del Regno, che aiuta a riempire il conto in banca.
(10 gennaio 2008)
da: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/blair-cattolico/consulenza-morgan/consulenza-morgan.html
sabato, gennaio 05, 2008
glu..glu..glu..
http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=283310&storico=giorno§ion=news/Forli
sei in news/Forli, data 05.01.2008, orario 12:50.
Riciclaggio di denaro, dieci banchieri in manette
FORLI’ - Maxi operazione anti-riciclaggio della Squadra Mobile forlivese. Dieci le persone finite in manette per reati finanziari per un giro d’affari di circa 20 milioni di euro. Tra gli arrestati ci sono amministratori e consiglieri della Banca di Credito e Risparmio di Romagna e della Banca Asset di San Marino. 47 in tutto gli indagati. L’indagine, durata quattro mesi e coordinata dal pm Fabio Di Vizio, ha visto il coinvolgimento di 120 uomini, anche da fuori Regione.
“Re Nero”, questo il nome dell’operazione che ha permesso di “decapitare i vertici di due banche”, come ha commentato il dirigente della Mobile, Oscar Ghetti. Gli arrestati (sette in carcere e tre ai domiciliari) sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di attività bancaria e finanziaria abusiva, di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, di riciclaggio di denaro nero, sottratto all’imposizione fiscale, di raccolta del risparmio ed esercizio del credito abusivi, di ostacolo alle operazioni dell'Autorità bancaria di vigilanza, riciclaggio, falso ed altro.
http://www.sanmarinortv.sm/attualita/default.asp?id=35&id_n=23739
Due banche nella bufera
05/01/2008 10 ordinanze di custodia cautelare, eseguite dalla polizia di Stato di Forlì. In manette alcuni amministratori della Asset Banca di San Marino e della finanziaria che fa capo allo stesso istituto di credito.
47, in totale, le persone indagate per reati di natura finanziaria. “Re Nero”, questo il nome della maxioperazione che ha permesso, come ha commentato il dirigente della Squadra Mobile di Forlì Oscar Ghetti di “decapitare i vertici di due banche”. Secondo gli investigatori, la Banca di Credito e Risparmio di Romagna altro non era che uno “sportello” in Italia della Asset Banca di San Marino. L’indagine, durata un anno, ha portato all’arresto – tra gli altri – di tre sammarinesi: Stefano Ercolani, presidente della Asset Banca, Barbara Tabarrini direttore generale e Stefano Venturini che siede nel consiglio d’amministrazione di entrambe le banche. Secondo la squadra mobile forlivese lo scopo dei dirigenti era quello di offrire agli imprenditori locali un servizio illegale: poter creare un tesoro in nero a San Marino. Gli imprenditori, affermano gli investigatori, potevano poi contare su un duplice vantaggio. Oltre al tesoro sammarinese, formato spesso con denaro sottratto indebitamente alle proprie attività societarie, l’Asset Banca – tramite la banca forlivese – concedeva linee di credito di pari importo a quanto depositato illegalmente. Questo poteva essere messo a bilancio tra le passività, abbattendo così gli utili e le conseguenti imposte fiscali. All’attività di uno dei corrieri che alimentavano il flusso di denaro verso l’istituto di credito del Titano secondo la Polizia è riconducibile il caso di Andrea Babbi, il piccolo commerciante di Mercato Saraceno vittima di un sequestro lampo e del furto di circa 180mila euro in contanti mentre stava uscendo dalla sede sammarinese di Asset Banca nello scorso novembre. Il fatto però che Babbi non avesse alcun rapporto con la banca forlivese fa ipotizzare agli inquirenti l’esistenza di altri canali di approvvigionamento di denaro e clienti per la Asset. Gli arrestati, alcuni come amministratori della Asset Banca e della società finanziaria San Marino Asset Management e altri in qualità di consiglieri e amministratori dell'istituto di credito 'Banca di Credito e Risparmio di Romagna' sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di attività bancaria e finanziaria abusiva, di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, di riciclaggio di denaro nero, sottratto all’imposizione fiscale, di raccolta del risparmio ed esercizio del credito abusivi, di ostacolo alle operazioni dell'Autorità bancaria di vigilanza, riciclaggio, falso ed altro. 24 le perquisizioni effettuate. Disposto il sequestro preventivo di 11 milioni di euro quale capitale sociale della "Banca di Credito e Risparmio di Romagna" da non confondere con il 'Credito di Romagna'. La somiglianza tra i nomi delle due banche sta creando qualche preoccupazione, dice l'amministratore delegato e direttore del 'Credito di Romagna', Giovanni Mercadini, che vuole rassicurare i suoi correntisti. Il 'Credito di Romagna' è presente con numerosi sportelli in tutta la regione, mentre la banca al centro delle indagini della polizia, ha un unico sportello a Forlì.
http://www.sestopotere.com/index.ihtml?step=2&rifcat=110&Rid=147414
(5/1/2008 16:43) | FORLì: OPERAZIONE "RE NERO", DUE BANCHE NEI GUAI
(Sesto Potere) - Forlì - 5 gennaio 2008 - La squadra mobile di Forlì, al termine di un'articolata indagine durata tre mesi e coordinata dal pm Di Vizio, ha smantellato l'attività illecita perpetrata da due istituti di credito, la Asset Banca di San Marino e la Banca di Credito e Risparmio della Romagna, e tratto in arresto 10 persone di cui 3 ai domiciliari, ritenute responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di abusiva attività bancaria e finanziaria, di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, e riciclaggio di denaro. A questi si aggiungono 37 imprenditori indagati per reati finanziari vari. Secondo quanto appurato dagli inquirenti, la Banca forlivese non era altro che uno 'sportello' in Italia della Asset Banca di San Marino. Scopo dei dirigenti era quello di offrire agli imprenditori locali un 'servizio' illegale molto redditizio: potevano evitare di contabilizzare certe somme di denaro portandole alla banca del titano attraverso corrieri di fiducia e mettendoli così al sicuro da accertamenti fiscali. Poi l'istituto sammarinese, attraverso l'apertura di crediti di pari importo presso la banca forlivese, permetteva ai clienti di gestire comodamente il proprio conto. Un sistema che peraltro, sottraeva molti ottimi clienti alle altre banche, che non potevano reggere la concorrenza con simili 'servizi'. A gestire il sistema illegale erano il presidente dell'Asset Banca Stefano Ercolani 45 anni, che si autodefiniva il “Re del Nero”, coadiuvato dal direttore Barbara Tabarrini, 37 anni, e Stefano Venturini, 40 anni, che manteneva i contatti tra San Marino e Forlì. Gli altri finiti in manette nell'inchiesta della procura di Forli' sono Tristano Zanelli, 62enne cesenate residente a Forli', che si occupava del reclutamento degli imprenditori; Valerio Abbondanza, 47 anni, residente a Cesena, consigliere dell'istituto di credito forlivese; Stefano Galvani, 44 anni, residente a Rimini, presidente del collegio sindacale di Banca di Credito e Risparmio; Fabrizio Neri, 59 anni, di Forli', direttore generale di Banca di Credito e Risparmio. Agli arresti domiciliari per motivi di eta' ci sono invece Arnaldo Corbara, 78 anni, residente a Bertinoro (Forli'-Cesena), presidente del consiglio di amministrazione e procuratore speciale di Banca di Credito e Risparmio; Gabriele Vignoletti, 70 anni, residente a Forli' e consigliere e procuratore speciale di Banca di credito e Risparmio e, infine, Vincenzo Dell'Aquila, 70 anni, di Forli', presidente del consiglio di amministrazione di Banca di Credito e Risparmio di Romagna e conosciuto nel mondo sportivo forlivese in qualità di presidente provinciale del Coni. L'autorità giudiziaria ha inoltre disposto il sequestro degli 11 milioni di capitale sociale dell'istituto forlivese.
C.R.
http://www.sanmarinortv.sm/attualita/default.asp?id=35&id_n=23737&Pagina=1
Inchiesta di Forlì: le reazioni e i commenti
Asset Banca
05/01/2008
E’ un fulmine a ciel sereno che di colpo attraversa la comunità e lascia interdetti. In manette a Forlì uno dei più noti e stimati commercialisti della Repubblica, convocato in questura, stando alle voci, per altre ragioni, dove si è visto contestare pesanti reati per l’attività della Banca di Credito e Risparmio di Romagna, di cui è uno dei consiglieri di amministrazione. Insieme a lui anche il Presidente e il Direttore Generale della Banca Asset. Sorpreso della notizia il Segretario di Stato alle Finanze, Stefano Macina, che dichiara di non aver al momento alcun elemento per potersi esprimere. Macina assicura l’intenzione di seguire la vicenda con grande attenzione per capire bene di cosa si tratti, valutare attentamente le accuse mosse e la loro rispondenza effettiva ai fatti. “Non abbiamo ricevuto alcuna informazione in merito – dichiara il responsabile delle politiche finanziarie – e neppure alcuna richiesta da parte italiana. Per quel che ci riguarda non mancheremo di verificare attentamente tutti gli aspetti relativi stando in stretto contatto con la Banca Centrale e i suoi organismi di vigilanza e controllo. Certo – aggiunge Macina - se l’Italia avesse dato il via libera all’accordo di collaborazione già definito fra la nostra Banca Centrale e la Banca d’Italia, avremmo avuto sicuramente qualche strumento in più per prevenire e controllare le operazioni finanziarie fra i due paesi".
Ma l’incredulità è generale, sia per i vertici della Banca, che in quasi dieci anni di attività non ha mai dato alcun segno di operazioni non ortodosse sia per il coinvolgimento di stimati professionisti che hanno sempre svolto la loro attività nel più assoluto rispetto delle regole. Il Direttore della Banca Centrale, Luca Papi, come il Segretario alle Finanze conferma la totale assenza di informazioni al riguardo e dichiara che come autorità di vigilanza sul settore finanziario della Repubblica non hanno mai ricevuto comunicazione alcuna né richiesta di chiarimenti o informazioni. Quello che sappiamo – dichiara Papi – lo abbiamo appreso dalle agenzie di stampa e dalla televisione.
http://www.sanmarinortv.sm/attualita/default.asp?id=35&id_n=23744&Pagina=1
Inchiesta di Forlì: l'opinione dei legali
San Marino
05/01/2008
La vicenda è destituita di ogni fondamento. Lo afferma Alessandro Petrillo, l’avvocato difensore di Stefano Ercolani e Barbara Tabarrini, rispettivamente Presidente e Direttore Generale della Banca Asset- “Gli elementi che ho a disposizione - dichiara il legale - mi consentono di affermare che si tratta di operazioni bancarie svolte nell’assoluto rispetto di qualsivoglia norma di legge, così come assolutamente regolamentari erano i rapporti e le relazioni fra le due banche. L’ipotesi accusatoria – aggiunge l’avvocato Petrillo – ritengo sia priva di ogni serio elemento di riscontro. E’ fortemente critico l’avvocato dei vertici della Asset, che si dichiara pronto ad affrontare tutti gli impegni giudiziari previsti. “I miei assistiti – rivela – aspettano di essere sottoposti al giudizio della magistratura nella massima serenità, certi di poter dimostrare la loro totale estraneità. Una serenità – conclude l’avvocato Petrillo – che si fatica a conservare vedendo due persone per bene rinchiuse in carcere pur avendo svolto nella piena correttezza il proprio lavoro”.
Anche l’avvocato Moreno Maresi ha fatto visita al suo assistito, il dottor Stefano Venturini, nella casa circondariale di Forlì. Lo ha trovato duramente provato per una vicenda dalla quale è assolutamente estraneo ed incredulo per quello che gli sta accadendo. Il dottor Venturini – ha affermato il suo legale – saprà chiarire ampiamente la propria posizione in considerazione del ruolo che in tutta questa vicenda ha rivestito. Conseguentemente – aggiunge l’avvocato Maresi – si potrà escludere ogni suo coinvolgimento nelle condotte delittuose che gli vengono addebitate. Verso metà settimana il giudice che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare procederà all’interrogatorio di garanzia e solo allora i legali dei tre sammarinesi potranno presentare istanza di scarcerazione dei loro assistiti.
http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=283310&storico=giorno§ion=news/Forli
Riciclaggio di denaro, dieci banchieri in manette
FORLI’ - Maxi operazione anti-riciclaggio della Squadra Mobile forlivese. Dieci le persone finite in manette per reati finanziari per un giro d’affari di circa 20 milioni di euro. Tra gli arrestati ci sono amministratori e consiglieri della Banca di Credito e Risparmio di Romagna e della Banca Asset di San Marino. 47 in tutto gli indagati. L’indagine, durata quattro mesi e coordinata dal pm Fabio Di Vizio, ha visto il coinvolgimento di 120 uomini, anche da fuori Regione.
“Re Nero”, questo il nome dell’operazione che ha permesso di “decapitare i vertici di due banche”, come ha commentato il dirigente della Mobile, Oscar Ghetti. Gli arrestati (sette in carcere e tre ai domiciliari) sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di attività bancaria e finanziaria abusiva, di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, di riciclaggio di denaro nero, sottratto all’imposizione fiscale, di raccolta del risparmio ed esercizio del credito abusivi, di ostacolo alle operazioni dell'Autorità bancaria di vigilanza, riciclaggio, falso ed altro.
mercoledì, dicembre 26, 2007
Banche, dal 1° gennaio arriva l'Iban
da: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/economia/banche/arriva-codice-iban/arriva-codice-iban.html
Nuova normativa in vigore dal 2008 nell'ambito dei 31 Paesi che aderiscono alla Sepa
Per conoscere il nuovo codice di 27 cifre basta controllare l'estratto conto
Banche, dal 1° gennaio arriva l'Iban
sostituisce Abi e Cab per i bonifici
ROMA - Dal primo gennaio cambiano le norme sui bonifici bancari: Cab, Abi, Cin e numero di conto vanno in pensione e vengono sostituiti dall'Iban (International Bank Account Number), il codice internazionale di 27 cifre per l'identificazione del conto corrente. La nuova normativa vale in ambito Sepa, cioè per effettuare bonifici nei 31 paesi che fanno parte dell'area unica dei pagamenti in euro (i 27 Paesi dell'Unione Europea più Svizzera, Norvegia, Islanda, Liechtenstein).
L'Iban è sempre indicato nell'estratto conto che la banca invia periodicamente al cliente; se si deve ricevere un bonifico e non si ha il codice a portata di mano, è possibile richiederlo alla propria banca in qualsiasi momento.
L'Associazione Bancaria Italiana ha messo a punto due guide, una per le famiglie e una per le imprese (realizzate in collaborazione con le associazioni di settore), per facilitare la vita ai clienti che si accingono a effettuare bonifici. Una sintetica guida online si trova anche sul sito delle Poste.
Solo nel 2006, gli italiani hanno effettuato oltre un miliardo di bonifici, per un ammontare di seimila e duecento miliardi di euro. I 27 caratteri dei quali si compone l'Iban corrispondono a numeri e lettere che identificano il paese, la banca, lo sportello e il numero di conto di ciascun cliente. Per motivi di leggibilità, l'Iban va indicato in blocchi separati di quattro caratteri, su moduli o bollettini cartacei, e senza spazi fra un carattere e l'altro su supporto elettronico.
"Con l'Iban si raggiungono facilmente e con certezza tutti i beneficiari in Italia e nei 31 paesi dell'area Sepa - spiega l'Abi -. I tempi massimi di esecuzione del bonifico saranno garantiti e certi: per un bonifico nazionale o internazionale (all'interno dell'area Sepa) occorrono al massimo tre giorni lavorativi bancari. Inoltre l'importo del bonifico sarà accreditato interamente: non sono infatti previste deduzioni da parte di intermediari".
"Per facilitare la rapida sostituzione delle vecchie coordinate bancarie, è stato messo a punto - spiega ancora l'Abi - un servizio di allineamento elettronico archivi Iban che consente di aggiornare in modo automatizzato gli archivi dei beneficiari. Per le imprese e la pubblica amministrazione, che intrattengono rapporti con un'ampia pluralità di soggetti, infatti, acquisire i codici contattando direttamente le controparti potrebbe risultare difficoltoso".
(26 dicembre 2007)
Nuova normativa in vigore dal 2008 nell'ambito dei 31 Paesi che aderiscono alla Sepa
Per conoscere il nuovo codice di 27 cifre basta controllare l'estratto conto
Banche, dal 1° gennaio arriva l'Iban
sostituisce Abi e Cab per i bonifici
ROMA - Dal primo gennaio cambiano le norme sui bonifici bancari: Cab, Abi, Cin e numero di conto vanno in pensione e vengono sostituiti dall'Iban (International Bank Account Number), il codice internazionale di 27 cifre per l'identificazione del conto corrente. La nuova normativa vale in ambito Sepa, cioè per effettuare bonifici nei 31 paesi che fanno parte dell'area unica dei pagamenti in euro (i 27 Paesi dell'Unione Europea più Svizzera, Norvegia, Islanda, Liechtenstein).
L'Iban è sempre indicato nell'estratto conto che la banca invia periodicamente al cliente; se si deve ricevere un bonifico e non si ha il codice a portata di mano, è possibile richiederlo alla propria banca in qualsiasi momento.
L'Associazione Bancaria Italiana ha messo a punto due guide, una per le famiglie e una per le imprese (realizzate in collaborazione con le associazioni di settore), per facilitare la vita ai clienti che si accingono a effettuare bonifici. Una sintetica guida online si trova anche sul sito delle Poste.
Solo nel 2006, gli italiani hanno effettuato oltre un miliardo di bonifici, per un ammontare di seimila e duecento miliardi di euro. I 27 caratteri dei quali si compone l'Iban corrispondono a numeri e lettere che identificano il paese, la banca, lo sportello e il numero di conto di ciascun cliente. Per motivi di leggibilità, l'Iban va indicato in blocchi separati di quattro caratteri, su moduli o bollettini cartacei, e senza spazi fra un carattere e l'altro su supporto elettronico.
"Con l'Iban si raggiungono facilmente e con certezza tutti i beneficiari in Italia e nei 31 paesi dell'area Sepa - spiega l'Abi -. I tempi massimi di esecuzione del bonifico saranno garantiti e certi: per un bonifico nazionale o internazionale (all'interno dell'area Sepa) occorrono al massimo tre giorni lavorativi bancari. Inoltre l'importo del bonifico sarà accreditato interamente: non sono infatti previste deduzioni da parte di intermediari".
"Per facilitare la rapida sostituzione delle vecchie coordinate bancarie, è stato messo a punto - spiega ancora l'Abi - un servizio di allineamento elettronico archivi Iban che consente di aggiornare in modo automatizzato gli archivi dei beneficiari. Per le imprese e la pubblica amministrazione, che intrattengono rapporti con un'ampia pluralità di soggetti, infatti, acquisire i codici contattando direttamente le controparti potrebbe risultare difficoltoso".
(26 dicembre 2007)
mercoledì, dicembre 12, 2007
Le banche islamiche contro l'usura..
da: http://www.iltempo.it/2007/12/10/813172-banche_islamiche_assalto_dell_europa.shtml
Banche islamiche all'assalto dell'Europa
Un vertice per dare l'assalto all'Europa. Oltre mille delegati hanno partecipato alla World Islamic Banking Conference in Bahrain.
Le banche islamiche vi hanno messo a punto le strategie di investimento futuro. Mentre gli Stati Uniti e l'Europa tremano per la crisi dei mutui, la finanza di Allah non teme terremoti nelle borse e continua a scalare i «tesori degli infedeli». E a gennaio sbarcheranno a Roma.
Il boom dei fondi islamici non ha precedenti: si parla di asset bancari per 450 miliardi di dollari di cui 85 emessi sotto forma di bond.
Nel segno della sharia, ovvero senza chiedere interessi per mutui e prestiti così come ha proibito Maometto ed è sancito nel Corano.
Non si fanno affari, almeno alla luce del sole, in campi proibiti come alcol, armi, tabacco, carne di maiale e gioco d'azzardo. Ma questo non frena l'escalation. L'espansione raggiunge livelli impensabili almeno fino a dieci anni fa.
L'11 settembre 2001 invece di seppellire ha fatto scoprire un mondo. Le banche halal, secondo i comandamenti coranici, impone che non vengano chiesti interessi ai clienti.
Attraverso equilibrismi finanziario-religiosi le banche offrono mutui senza chiedere tassi in sovrappiù: l'istituto bancario diviene proprietario del bene e lo rivende un tanto alla volta al cliente.
Nel caso che a chiedere soldi sia un'impresa, la banca islamica condivide eventuali perdite e profitti in una sorta di joint venture.
Ma il vero business i banchieri di Allah lo stanno facendo con i sukuk. Questo è un sistema per cui banca e cliente contribuiscono insieme alla finanza di un progetto.
I sukuk sono così lucrativi che vengono rastrellati anche da finanzieri non islamici.
E già molti colossi bancari come la Citigroup e le banche giapponesi stanno trasformando i loro portafogli sul modello dettato dal Corano.
Maurizio Piccirilli
10/12/2007
Banche islamiche all'assalto dell'Europa
Un vertice per dare l'assalto all'Europa. Oltre mille delegati hanno partecipato alla World Islamic Banking Conference in Bahrain.
Le banche islamiche vi hanno messo a punto le strategie di investimento futuro. Mentre gli Stati Uniti e l'Europa tremano per la crisi dei mutui, la finanza di Allah non teme terremoti nelle borse e continua a scalare i «tesori degli infedeli». E a gennaio sbarcheranno a Roma.
Il boom dei fondi islamici non ha precedenti: si parla di asset bancari per 450 miliardi di dollari di cui 85 emessi sotto forma di bond.
Nel segno della sharia, ovvero senza chiedere interessi per mutui e prestiti così come ha proibito Maometto ed è sancito nel Corano.
Non si fanno affari, almeno alla luce del sole, in campi proibiti come alcol, armi, tabacco, carne di maiale e gioco d'azzardo. Ma questo non frena l'escalation. L'espansione raggiunge livelli impensabili almeno fino a dieci anni fa.
L'11 settembre 2001 invece di seppellire ha fatto scoprire un mondo. Le banche halal, secondo i comandamenti coranici, impone che non vengano chiesti interessi ai clienti.
Attraverso equilibrismi finanziario-religiosi le banche offrono mutui senza chiedere tassi in sovrappiù: l'istituto bancario diviene proprietario del bene e lo rivende un tanto alla volta al cliente.
Nel caso che a chiedere soldi sia un'impresa, la banca islamica condivide eventuali perdite e profitti in una sorta di joint venture.
Ma il vero business i banchieri di Allah lo stanno facendo con i sukuk. Questo è un sistema per cui banca e cliente contribuiscono insieme alla finanza di un progetto.
I sukuk sono così lucrativi che vengono rastrellati anche da finanzieri non islamici.
E già molti colossi bancari come la Citigroup e le banche giapponesi stanno trasformando i loro portafogli sul modello dettato dal Corano.
Maurizio Piccirilli
10/12/2007
lunedì, dicembre 10, 2007
Una punturina e ZAC! già fatto?!
http://it.notizie.yahoo.com/rtrs/20071210/tts-ubs-subprime-ca02f96_1.html
Mutui, Ubs: altri 10 mld dlr perdite, arriva iniezione capitale
ZURIGO (Reuters) - Ubs ha iscritto a bilancio una nuova voce negativa da 10 miliardi di dollari, legata a svalutazioni sui mutui subprime, e contemporaneamente ha riferito di avere ottenuto un'iniezione di capitale da parte di un fondo di Singapore e da un investitore mediorientale.
La banca svizzera, duramente colpita dalla turbolenza che si è abbattuta sul mercato dei mutui Usa, si attende a questo punto di chiudere l'ultimo trimestre dell'anno in perdita, invertendo la guidance precedente e ha riferito che l'intero anno potrebbe terminare in negativo.
L'iniezione di capitale ha un valore complessivo di 13 miliardi di franchi svizzeri (11,48 miliardi di dollari), di cui 11 miliardi da parte della Government of Singapore Investment Corporation e 2 miliardi da un investitore del Medio Oriente.
Secondo una fonte finanziaria, si tratterebbe del governo del Qatar.
L'annuncio arriva il giorno prima di un incontro con gli investitori a Londra, a cui parteciperanno l'AD, Marcel Rohner, e altri top manager.
Mutui, Ubs: altri 10 mld dlr perdite, arriva iniezione capitale
ZURIGO (Reuters) - Ubs ha iscritto a bilancio una nuova voce negativa da 10 miliardi di dollari, legata a svalutazioni sui mutui subprime, e contemporaneamente ha riferito di avere ottenuto un'iniezione di capitale da parte di un fondo di Singapore e da un investitore mediorientale.
La banca svizzera, duramente colpita dalla turbolenza che si è abbattuta sul mercato dei mutui Usa, si attende a questo punto di chiudere l'ultimo trimestre dell'anno in perdita, invertendo la guidance precedente e ha riferito che l'intero anno potrebbe terminare in negativo.
L'iniezione di capitale ha un valore complessivo di 13 miliardi di franchi svizzeri (11,48 miliardi di dollari), di cui 11 miliardi da parte della Government of Singapore Investment Corporation e 2 miliardi da un investitore del Medio Oriente.
Secondo una fonte finanziaria, si tratterebbe del governo del Qatar.
L'annuncio arriva il giorno prima di un incontro con gli investitori a Londra, a cui parteciperanno l'AD, Marcel Rohner, e altri top manager.
sabato, dicembre 08, 2007
Il mondo è fatto a scale, chi le scende e chi..
Scala: Il Gotha Della Finanza Italiana Presente Alla Prima
(ANSA) - MILANO, 7 DIC - Il gotha della finanza non si perde la prima della Scala. E' molto significativa infatti la rappresentanza del mondo economico e finanziario che ha scelto nel tardo pomeriggio di oggi di recarsi alla Scala per assistere al Tristan und Isolde di Wagner.
Non è passata inosservata la presenza di Giovanni Bazoli che, benché claudicante e aiutato da un bastone dopo l'infortunio che l'ha coinvolto qualche settimana fa, non ha voluto rinunciare ad assistere, come da tradizione, alla prima.
Ma presente era tutto lo stato maggiore di Intesa Sanpaolo: il consigliere delegato Corrado Passera, il presidente del consiglio di gestione Enrico Salza, il direttore generale Pietro Modiano e il responsabile corporate Gaetano Micciché. Per Unicredit erano invece presenti l'ad Alessandro Profumo e il presidente Dieter Rampl.
Hanno fatto il loro ingresso in sala anche il direttore generale della Bpm Fabrizio Viola e il presidente del consiglio di gestione di Ubi Banca Emilio Zanetti.
Da Trieste, dove oggi ha ricevuto la cittadinanza onoraria, è arrivato il presidente delle Generali, Antoine Bernheim. In sala hanno fatto il loro ingresso anche il presidente di Rcs Piergaetano Marchetti e l'ad Antonello Perricone, i vertici di Edison, Umberto Quadrino e Giuliano Zuccoli, Paolo Scaroni, ad dell'Eni e il presidente del cane a sei zampe Roberto Poli.
Hanno scelto di assistere alla prima di Wagner anche il neo presidente di Telecom Gabriele Galateri di Genola, l'avvocato torinese Franzo Grande Stevens, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, l'ad dell'Enel Fulvio Conti.
Tra i primi a varcare l'ingresso del teatro milanese ci sono stati il presidente di Assolombarda Diana Bracco, il presidente dell'Atm Elio Catania, quello di Confcommercio Carlo Sangalli, il presidente della Fondazione Fiera Milano Luigi Roth, il presidente della Camera della Moda Mario Boselli, il consulente Bruno Ermolli.(ANSA).
lnk: http://it.biz.yahoo.com/07122007/2/scala-gotha-finanza-italiana-presente.html
(ANSA) - MILANO, 7 DIC - Il gotha della finanza non si perde la prima della Scala. E' molto significativa infatti la rappresentanza del mondo economico e finanziario che ha scelto nel tardo pomeriggio di oggi di recarsi alla Scala per assistere al Tristan und Isolde di Wagner.
Non è passata inosservata la presenza di Giovanni Bazoli che, benché claudicante e aiutato da un bastone dopo l'infortunio che l'ha coinvolto qualche settimana fa, non ha voluto rinunciare ad assistere, come da tradizione, alla prima.
Ma presente era tutto lo stato maggiore di Intesa Sanpaolo: il consigliere delegato Corrado Passera, il presidente del consiglio di gestione Enrico Salza, il direttore generale Pietro Modiano e il responsabile corporate Gaetano Micciché. Per Unicredit erano invece presenti l'ad Alessandro Profumo e il presidente Dieter Rampl.
Hanno fatto il loro ingresso in sala anche il direttore generale della Bpm Fabrizio Viola e il presidente del consiglio di gestione di Ubi Banca Emilio Zanetti.
Da Trieste, dove oggi ha ricevuto la cittadinanza onoraria, è arrivato il presidente delle Generali, Antoine Bernheim. In sala hanno fatto il loro ingresso anche il presidente di Rcs Piergaetano Marchetti e l'ad Antonello Perricone, i vertici di Edison, Umberto Quadrino e Giuliano Zuccoli, Paolo Scaroni, ad dell'Eni e il presidente del cane a sei zampe Roberto Poli.
Hanno scelto di assistere alla prima di Wagner anche il neo presidente di Telecom Gabriele Galateri di Genola, l'avvocato torinese Franzo Grande Stevens, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, l'ad dell'Enel Fulvio Conti.
Tra i primi a varcare l'ingresso del teatro milanese ci sono stati il presidente di Assolombarda Diana Bracco, il presidente dell'Atm Elio Catania, quello di Confcommercio Carlo Sangalli, il presidente della Fondazione Fiera Milano Luigi Roth, il presidente della Camera della Moda Mario Boselli, il consulente Bruno Ermolli.(ANSA).
lnk: http://it.biz.yahoo.com/07122007/2/scala-gotha-finanza-italiana-presente.html
domenica, dicembre 02, 2007
Mario Draghi, un altro TERRORISTA A PIEDE LIBERO.
Le fantasie di Draghi
26 novembre 2007 – Nel discorso rivolto ai banchieri riunitisi a Francoforte il 22 novembre, il Governatore di Bankitalia e presidente del Financial Stability Forum Mario Draghi ha elogiato il sistema finanziario fondato sui derivati e ha incoraggiato i colleghi a somministrare al paziente un'altra bella dose del veleno che lo ha già ridotto in fin di vita.
Ma qualche banchiere rimasto ancorato alla realtà, come Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, ha fatto sapere che la sua banca ha deciso di abbandonare la rotta imposta da Draghi.
Nel discorso pronunciato al Center for Financial Studies, Mario Draghi ha elogiato il modello “Originate-to-distribute” (OTD), una formula con cui si intende la creazione di titoli derivati e la ridistribuzione dei rischi sul mercato, soprattutto con la cartolarizzazione, come è stato fatto con la bolla dei mutui USA.
Draghi ha ammesso che la crisi in corso “essenzialmente è una crisi del modello OTD”, “ma è difficile credere che l'industria abbandonerà la cartolarizzazione”. “Come si può vedere, l'OTD è un modello che in alcuni aspetti presenta delle crepe, ma ritengo che sia troppo prezioso per tutte le parti per poter essere abbandonato”.
L'ex dirigente di Goldman Sachs ha lanciato il suo appello per una maggiore globalizzazione e una maggiore eliminazione di regolamentazioni nazionali, guardando in prospettiva alla crescita delle pensioni private.
Ha esaltato i successi “ottenuti dal settore privato e dalle autorità pubbliche nello smantellamento delle barriere tecniche e procedurali nazionali esistenti” nell'Unione Europea “secondo le proposte formulate nel secondo Rapporto Giovannini”.
Alberto Giovannini è l'ex dirigente di LTCM, il fondo che fallì nel 1998 portando sull'orlo dell'abisso l'intero sistema finanziario mondiale.
Ottenne, forse come premio, un posto come capo dei consiglieri per la transizione dalle monete nazionali alla moneta unica e per la liberalizzazione e l'integrazione dei mercati finanziari.
Mentre Draghi spaziava inebriato nella realità virtuale, Alessandro Profumo annunciava che la Unicredit, la terza banca europea, aveva deciso di abbandonare il modello fallito tanto decantato da Draghi.
"Precedentemente avevamo l'idea di dirigerci verso un modello di origination and distribution, ma questo modello non c'è più", ha detto Profumo al Financial Times.
“Mr. Profumo è in disaccordo con altri dell'industria secondo i quali la stretta creditizia e i disordini del mercato sono temporanei e non cambiano la tendenza a lungo termine”, ha scritto il quotidiano finanziario.
da: http://www.movisol.org/07news206.htm
26 novembre 2007 – Nel discorso rivolto ai banchieri riunitisi a Francoforte il 22 novembre, il Governatore di Bankitalia e presidente del Financial Stability Forum Mario Draghi ha elogiato il sistema finanziario fondato sui derivati e ha incoraggiato i colleghi a somministrare al paziente un'altra bella dose del veleno che lo ha già ridotto in fin di vita.
Ma qualche banchiere rimasto ancorato alla realtà, come Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, ha fatto sapere che la sua banca ha deciso di abbandonare la rotta imposta da Draghi.
Nel discorso pronunciato al Center for Financial Studies, Mario Draghi ha elogiato il modello “Originate-to-distribute” (OTD), una formula con cui si intende la creazione di titoli derivati e la ridistribuzione dei rischi sul mercato, soprattutto con la cartolarizzazione, come è stato fatto con la bolla dei mutui USA.
Draghi ha ammesso che la crisi in corso “essenzialmente è una crisi del modello OTD”, “ma è difficile credere che l'industria abbandonerà la cartolarizzazione”. “Come si può vedere, l'OTD è un modello che in alcuni aspetti presenta delle crepe, ma ritengo che sia troppo prezioso per tutte le parti per poter essere abbandonato”.
L'ex dirigente di Goldman Sachs ha lanciato il suo appello per una maggiore globalizzazione e una maggiore eliminazione di regolamentazioni nazionali, guardando in prospettiva alla crescita delle pensioni private.
Ha esaltato i successi “ottenuti dal settore privato e dalle autorità pubbliche nello smantellamento delle barriere tecniche e procedurali nazionali esistenti” nell'Unione Europea “secondo le proposte formulate nel secondo Rapporto Giovannini”.
Alberto Giovannini è l'ex dirigente di LTCM, il fondo che fallì nel 1998 portando sull'orlo dell'abisso l'intero sistema finanziario mondiale.
Ottenne, forse come premio, un posto come capo dei consiglieri per la transizione dalle monete nazionali alla moneta unica e per la liberalizzazione e l'integrazione dei mercati finanziari.
Mentre Draghi spaziava inebriato nella realità virtuale, Alessandro Profumo annunciava che la Unicredit, la terza banca europea, aveva deciso di abbandonare il modello fallito tanto decantato da Draghi.
"Precedentemente avevamo l'idea di dirigerci verso un modello di origination and distribution, ma questo modello non c'è più", ha detto Profumo al Financial Times.
“Mr. Profumo è in disaccordo con altri dell'industria secondo i quali la stretta creditizia e i disordini del mercato sono temporanei e non cambiano la tendenza a lungo termine”, ha scritto il quotidiano finanziario.
da: http://www.movisol.org/07news206.htm
venerdì, novembre 30, 2007
Il caso Northern Rock? Senza fondo..
CITY FURBETTA - LA GRANDE CRISI DELLA NORTHERN ROCK ERA SOLO UNA TRUFFA: LA BANCHE ERA CONTROLLATA DA UN FONDO OFF-SHORE, FORMALMENTE PER BENEFICENZA, IN SOSTANZA PER NON PAGARE LE TASSE…
Enrico Franceschini per “la Repubblica”
Quando mezza Inghilterra ha dato l´assedio agli sportelli della Northern Rock, qualche settimana fa, sembrava che il problema di una delle principali banche britanniche specializzate in prestiti per la casa fosse una crisi di liquidità, conseguenza della stretta creditizia che ha colpito i cosiddetti "mutui troppo facili", ovvero concessi con speculazioni ad alto rischio, in America e in Europa.
E la crisi era apparsa risolta, dapprima con il controverso intervento della banca centrale, che ha infuso 25 miliardi di sterline nelle casse della Northern per salvarla da un fallimento che minacciava di gettare nel panico tutto il sistema bancario nazionale, quindi con le trattative per il rilevamento e la rimessa in sesto della Northern da parte di altre banche o investitori, con il gruppo Virgin dell´imprenditore miliardario Richard Branson balzato apparentemente in prima fila negli ultimi giorni come candidato preferito dal consiglio d´amministrazione della banca e dalle autorità.
Ma ora un nuovo scandalo getta un´ombra ancora più maligna sulla Northern Rock, e in senso più ampio sul mondo finanziario anglosassone: il Guardian di Londra ha scoperto che la banca era controllata da un misterioso fondo off-shore con sede nelle isole Jersey, il quale è stato formalmente creato a beneficio di associazioni di carità, e in particolare di un piccolo istituto per bambini disabili affetti dalla sindrome di Down situato a Newcastle. In cambio, la banca godeva di forti agevolazioni fiscali. Ma non basta: nessuno alla Northern Rock aveva mai informato l´istituto di carità che esso era un suo beneficiario e l´istituto non aveva mai ricevuto neppure un penny dalla banca o dal fondo.
La vicenda è finita ieri in prima pagina sul quotidiano londinese, sollevando un polverone di accuse, giustificazioni e polemiche che dipingono il mondo finanziario come un avido Scrooge, l´avaro riccastro disegnato dalla penna di Charles Dickens nel suo celebre romanzo La ballata di Natale. Messa di fronte all´evidenza dei fatti dal Guardian, la Northern Rock ha ammesso "l´errore", si è scusata con l´associazione di carità e ha promesso di fare delle donazioni a suo favore in futuro, pur lasciando tempi e modalità nel vago.
La Commission Charities, l´organismo governativo che sovraintende al settore delle organizzazioni a scopo di beneficenza, ha immediatamente aperto un´inchiesta. Se verrà provato che Granite, il nome del fondo off shore a capo della Northern Rock, ha commesso una "frode d´identità" impadronendosi del nome di un istituto di carità a insaputa di quest´ultimo, la magistratura potrebbe aprire un´inchiesta giudiziaria.
Un parlamentare laburista, Jim Cousin, ha chiesto l´apertura di udienze alla camera dei Cominu per «fare piena luce su un´imperdonabile imbroglio». L´offerta di acquisto per la Northern Rock avanzata da Richard Branson, che due giorni fa appariva vicina a essere conclusa, rischia di saltare. E il sospetto che cinici banchieri sfruttino la legge a proprio vantaggio, anche sulla pelle di bambini disabili, pesa come un macigno sulla reputazione dell´intera City di Londra.
Per sette anni, mentre la Down´s Syndrome North East, questo il nome della piccola associazione di carità per bambini disabili, raccoglieva minuscole somme di denaro da donatori individuali, come un uomo che ha girato tutti gli Stati Uniti in bicicletta per raccogliere poche centinaia di dollari e una scuola di Middlesbrough i cui scolari hanno raccolto 100 sterline, gli assistenti volontari dei bambini sofferenti della sindrome di Down erano totalmente ignari di essere i beneficiari ufficiali di un fondo che nello stesso periodo ha raccolto 71 miliardi di sterline sui mercati finanziari e che lo scorso anno ha goduto di un profitto di quasi due miliardi di sterline, circa tre miliardi di euro.
Dagospia 29 Novembre 2007
http://dagospia.excite.it/articolo_index_36205.html
Enrico Franceschini per “la Repubblica”
Quando mezza Inghilterra ha dato l´assedio agli sportelli della Northern Rock, qualche settimana fa, sembrava che il problema di una delle principali banche britanniche specializzate in prestiti per la casa fosse una crisi di liquidità, conseguenza della stretta creditizia che ha colpito i cosiddetti "mutui troppo facili", ovvero concessi con speculazioni ad alto rischio, in America e in Europa.
E la crisi era apparsa risolta, dapprima con il controverso intervento della banca centrale, che ha infuso 25 miliardi di sterline nelle casse della Northern per salvarla da un fallimento che minacciava di gettare nel panico tutto il sistema bancario nazionale, quindi con le trattative per il rilevamento e la rimessa in sesto della Northern da parte di altre banche o investitori, con il gruppo Virgin dell´imprenditore miliardario Richard Branson balzato apparentemente in prima fila negli ultimi giorni come candidato preferito dal consiglio d´amministrazione della banca e dalle autorità.
Ma ora un nuovo scandalo getta un´ombra ancora più maligna sulla Northern Rock, e in senso più ampio sul mondo finanziario anglosassone: il Guardian di Londra ha scoperto che la banca era controllata da un misterioso fondo off-shore con sede nelle isole Jersey, il quale è stato formalmente creato a beneficio di associazioni di carità, e in particolare di un piccolo istituto per bambini disabili affetti dalla sindrome di Down situato a Newcastle. In cambio, la banca godeva di forti agevolazioni fiscali. Ma non basta: nessuno alla Northern Rock aveva mai informato l´istituto di carità che esso era un suo beneficiario e l´istituto non aveva mai ricevuto neppure un penny dalla banca o dal fondo.
La vicenda è finita ieri in prima pagina sul quotidiano londinese, sollevando un polverone di accuse, giustificazioni e polemiche che dipingono il mondo finanziario come un avido Scrooge, l´avaro riccastro disegnato dalla penna di Charles Dickens nel suo celebre romanzo La ballata di Natale. Messa di fronte all´evidenza dei fatti dal Guardian, la Northern Rock ha ammesso "l´errore", si è scusata con l´associazione di carità e ha promesso di fare delle donazioni a suo favore in futuro, pur lasciando tempi e modalità nel vago.
La Commission Charities, l´organismo governativo che sovraintende al settore delle organizzazioni a scopo di beneficenza, ha immediatamente aperto un´inchiesta. Se verrà provato che Granite, il nome del fondo off shore a capo della Northern Rock, ha commesso una "frode d´identità" impadronendosi del nome di un istituto di carità a insaputa di quest´ultimo, la magistratura potrebbe aprire un´inchiesta giudiziaria.
Un parlamentare laburista, Jim Cousin, ha chiesto l´apertura di udienze alla camera dei Cominu per «fare piena luce su un´imperdonabile imbroglio». L´offerta di acquisto per la Northern Rock avanzata da Richard Branson, che due giorni fa appariva vicina a essere conclusa, rischia di saltare. E il sospetto che cinici banchieri sfruttino la legge a proprio vantaggio, anche sulla pelle di bambini disabili, pesa come un macigno sulla reputazione dell´intera City di Londra.
Per sette anni, mentre la Down´s Syndrome North East, questo il nome della piccola associazione di carità per bambini disabili, raccoglieva minuscole somme di denaro da donatori individuali, come un uomo che ha girato tutti gli Stati Uniti in bicicletta per raccogliere poche centinaia di dollari e una scuola di Middlesbrough i cui scolari hanno raccolto 100 sterline, gli assistenti volontari dei bambini sofferenti della sindrome di Down erano totalmente ignari di essere i beneficiari ufficiali di un fondo che nello stesso periodo ha raccolto 71 miliardi di sterline sui mercati finanziari e che lo scorso anno ha goduto di un profitto di quasi due miliardi di sterline, circa tre miliardi di euro.
Dagospia 29 Novembre 2007
http://dagospia.excite.it/articolo_index_36205.html
Piccoli IGB crescono..
Corriere della Sera: http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_29/luigi_berlusconi_969a0bb0-9e4b-11dc-9968-0003ba99c53b.shtml
Dinasty italiane L’ultimogenito del Cavaliere e gli eredi delle grandi famiglie
«Niente tv, da grande farò il banchiere»
Luigi Berlusconi si racconta a «Style»: ho tanti amici di sinistra
MILANO — «La televisione? No grazie, per ora non è la mia strada. Meglio la finanza». Non ha ancora vent’anni ma ha le idee già chiare Luigi Berlusconi, il più giovane dei cinque figli del Cavaliere. Venti centimetri di altezza in più del celebre papà, fresco iscritto alla Bocconi (dove va accompagnato dalla scorta, «all’inizio c’era un po’ di curiosità, ma adesso è passata»), uno stage di un mese in una banca d’affari a Londra l’estate scorsa, che, dice, gli «ha aperto gli occhi» sul futuro: il piccolo di casa sta per spiccare il volo. Sulle orme di papà? Non proprio. «Il mondo della comunicazione è affascinante—spiega in un’intervista esclusiva a Style ("è la prima che faccio, sono emozionato, mi incepperò"), in edicola domani con il Corriere della Sera —. Mi piace sentire mio fratello parlare del suo lavoro: ci mette un tale entusiasmo». Lui però sceglie l’alta finanza («mi appassiona davvero») e ammette: «Quando penso al mio futuro lavorativo lo vedo sempre collegato all’impresa di famiglia: è una questione di responsabilità». Luigi Berlusconi come Giovanni Moratti, o come Giulia Zoppas, o Eleonora Stefanel.
Segni particolari: belli, vent’anni o giù di lì e un cognome che parla da solo. Eccoli i «saranno famosi» del jet set di casa nostra, l’ultima generazione di figli di (illustri) papà, eredi under 30 delle grandi dinasty all’italiana. Si raccontano a Style e tutti (o quasi) giurano di non aver mai fatto ricorso al cognome di papà per sottrarsi a qualche spiacevole incidente (o magari per non fare la fila al ristorante). Anche se la tentazione c’è. Tutti girano il mondo tra master e stage ma, tra dieci anni, si vedono al lavoro, molti nell’azienda di famiglia. Privilegiati? Probabilmente sì. Anche se, a sentire loro, quello che di più importante gli ha insegnato la famiglia non ha a che fare con i soldi: «Il rispetto per gli altri, anche se hanno posizioni opposte alle tue» (Giovanni Moratti), «la curiosità » (Antonio Mazzotta), «una regola di vita: honesty is the best policy» (Michela Catricalà), «che un amore può durare anche tutta la vita» (Giulia Zoppas).
E Berluschino? Lui accompagna i malati a Lourdes (è volontario nell’Ordine di Malta) e pensa a studiare, agli amici (anche comunisti? «Proprio di Rifondazione no, però tanti di sinistra»), alle sorelle («ci siamo tirati i capelli, è ovvio, ma siamo legatissimi») e alla fidanzata Francesca («il nostro rapporto dura da tre anni e mezzo, siamo molto sinceri l’uno con l’altra»). Ha conosciuto Tony Blair ma di lui l’ha colpito «soprattutto il suo senso religioso ». Intanto, però, a 19 anni ha già un posto nel consiglio di amministrazione della Mediolanum. Con i nipoti Gabriele e Silvio (5 e 3 anni, figli di Marina) e il piccolo Alessandro (un mese scarso, figlio di Barbara) sorride nel salotto della villa di Macherio. L’ultima generazione Berlusconi, pronta a conquistare un posto nel mondo. Nel nome di papà.
Giulia Ziino
29 novembre 2007
Dinasty italiane L’ultimogenito del Cavaliere e gli eredi delle grandi famiglie
«Niente tv, da grande farò il banchiere»
Luigi Berlusconi si racconta a «Style»: ho tanti amici di sinistra
MILANO — «La televisione? No grazie, per ora non è la mia strada. Meglio la finanza». Non ha ancora vent’anni ma ha le idee già chiare Luigi Berlusconi, il più giovane dei cinque figli del Cavaliere. Venti centimetri di altezza in più del celebre papà, fresco iscritto alla Bocconi (dove va accompagnato dalla scorta, «all’inizio c’era un po’ di curiosità, ma adesso è passata»), uno stage di un mese in una banca d’affari a Londra l’estate scorsa, che, dice, gli «ha aperto gli occhi» sul futuro: il piccolo di casa sta per spiccare il volo. Sulle orme di papà? Non proprio. «Il mondo della comunicazione è affascinante—spiega in un’intervista esclusiva a Style ("è la prima che faccio, sono emozionato, mi incepperò"), in edicola domani con il Corriere della Sera —. Mi piace sentire mio fratello parlare del suo lavoro: ci mette un tale entusiasmo». Lui però sceglie l’alta finanza («mi appassiona davvero») e ammette: «Quando penso al mio futuro lavorativo lo vedo sempre collegato all’impresa di famiglia: è una questione di responsabilità». Luigi Berlusconi come Giovanni Moratti, o come Giulia Zoppas, o Eleonora Stefanel.
Segni particolari: belli, vent’anni o giù di lì e un cognome che parla da solo. Eccoli i «saranno famosi» del jet set di casa nostra, l’ultima generazione di figli di (illustri) papà, eredi under 30 delle grandi dinasty all’italiana. Si raccontano a Style e tutti (o quasi) giurano di non aver mai fatto ricorso al cognome di papà per sottrarsi a qualche spiacevole incidente (o magari per non fare la fila al ristorante). Anche se la tentazione c’è. Tutti girano il mondo tra master e stage ma, tra dieci anni, si vedono al lavoro, molti nell’azienda di famiglia. Privilegiati? Probabilmente sì. Anche se, a sentire loro, quello che di più importante gli ha insegnato la famiglia non ha a che fare con i soldi: «Il rispetto per gli altri, anche se hanno posizioni opposte alle tue» (Giovanni Moratti), «la curiosità » (Antonio Mazzotta), «una regola di vita: honesty is the best policy» (Michela Catricalà), «che un amore può durare anche tutta la vita» (Giulia Zoppas).
E Berluschino? Lui accompagna i malati a Lourdes (è volontario nell’Ordine di Malta) e pensa a studiare, agli amici (anche comunisti? «Proprio di Rifondazione no, però tanti di sinistra»), alle sorelle («ci siamo tirati i capelli, è ovvio, ma siamo legatissimi») e alla fidanzata Francesca («il nostro rapporto dura da tre anni e mezzo, siamo molto sinceri l’uno con l’altra»). Ha conosciuto Tony Blair ma di lui l’ha colpito «soprattutto il suo senso religioso ». Intanto, però, a 19 anni ha già un posto nel consiglio di amministrazione della Mediolanum. Con i nipoti Gabriele e Silvio (5 e 3 anni, figli di Marina) e il piccolo Alessandro (un mese scarso, figlio di Barbara) sorride nel salotto della villa di Macherio. L’ultima generazione Berlusconi, pronta a conquistare un posto nel mondo. Nel nome di papà.
Giulia Ziino
29 novembre 2007
mercoledì, novembre 21, 2007
Lingotti d'oro crepati alla Banca d'Inghilterra
da: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/09_Settembre/29/lingotti_londra.shtml
L'intera riserva valutata in 320 tonnellate ha un valore di 6 miliardi di euro
Lingotti d'oro crepati alla Banca d'Inghilterra
Il fenomeno dovuto forse a una contaminazione del metallo. L'istituto londinese: «E' solo l'azione ossidante del tempo»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA — Allarme alla Banca d’Inghilterra. Alcuni dei lingotti d’oro custoditi nella sua sacrestia sotterranea presentano fessure e crepe. Secondo esperti consultati dalla rivista Metal Bulletin, bibbia del mercato dei metalli, il fenomeno potrebbe essere dovuto a una contaminazione dell’oro usato per le barre, i lingotti e le monete che rappresentano la riserva del Tesoro di Sua Maestà. Dopo che per anni le voci erano circolate senza alcuna possibilità di controllo nella City, finalmente in base al Freedom of Information Act è arrivata una risposta dalla Bank of England. «Non si tratta di carenza di purezza, ma di apparenza fisica e non è un grosso problema» ha detto un funzionario della Old Lady di Threadneedle Street (questo è il soprannome popolare della venerata istituzione fondata oltre tre secoli fa).
La banca centrale di Londra insiste che il suo oro è puro al 99,9 per cento e il deterioramento osservato è dovuto solo all’azione ossidante del tempo: parte della riserva, valutata oggi in 320 tonnellate per un valore di mercato di circa 6 miliardi di euro, fu importata dagli Stati Uniti tra il 1930 e il 1940. Un portavoce ha rassicurato che l’oro deteriorato potrebbe essere comunque affidato a un impianto di raffinazione per essere fuso e trasformato in nuovi lingotti. Non sono stati forniti dati sulla quantità delle riserve che ha presentato il «piccolo problema di invecchiamento». Ma coloro che nutrono sospetti insistono che le fessure potrebbero essere il sintomo di contaminazione all’origine con altri metalli di base e avvertono che nella stessa situazione si potrebbero trovare i tesori conservati da altri banche centrali europee.
La Bank of England tiene l’oro per conto del Tesoro. La maggior parte delle 320 tonnellate è in barre che pesano tra i 10.9 e i 13.4 chili, valore tra i 258 mila e i 317 mila dollari l’una. Il governo ha una riserva aurea e in valuta estera che viene mantenuta per sostenere il corso della sterlina in tempi di instabilità dei mercati. Una pratica comune a tutti gli istituti centrali del mondo. In teoria, in tempo di guerra, le riserve potrebbero essere impiegate per finanziare importazioni d’emergenza di materie prime e beni strategici. La banca fu fondata nel 1694 dallo scozzese William Paterson proprio per finanziare le guerre di Sua Maestà, al tempo ricorrenti.
La sede della Bank of England, un palazzo nel cuore della City, appare come una sorta di fortezza circondata da mura senza finestre. Fino al 1973 era difesa da un distaccamento dell’esercito che pattugliava il perimetro esterno. Il forziere sotterraneo è stato sempre considerato impenetrabile. Ma nel 1836 il governatore ricevette la lettera di uno sconosciuto che sosteneva di aver trovato una via segreta d’accesso. L’anonimo sfidò i dirigenti della Banca dando loro appuntamento all’interno: e mantenne la parola facendosi trovare puntuale sul posto. Era un operaio della rete fognaria che aveva trovato un varco. Secondo la leggenda fu ricompensato per l’informazione (e per non averne approfittato) con 800 sterline.
Guido Santevecchi
30 settembre 2007
L'intera riserva valutata in 320 tonnellate ha un valore di 6 miliardi di euro
Lingotti d'oro crepati alla Banca d'Inghilterra
Il fenomeno dovuto forse a una contaminazione del metallo. L'istituto londinese: «E' solo l'azione ossidante del tempo»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA — Allarme alla Banca d’Inghilterra. Alcuni dei lingotti d’oro custoditi nella sua sacrestia sotterranea presentano fessure e crepe. Secondo esperti consultati dalla rivista Metal Bulletin, bibbia del mercato dei metalli, il fenomeno potrebbe essere dovuto a una contaminazione dell’oro usato per le barre, i lingotti e le monete che rappresentano la riserva del Tesoro di Sua Maestà. Dopo che per anni le voci erano circolate senza alcuna possibilità di controllo nella City, finalmente in base al Freedom of Information Act è arrivata una risposta dalla Bank of England. «Non si tratta di carenza di purezza, ma di apparenza fisica e non è un grosso problema» ha detto un funzionario della Old Lady di Threadneedle Street (questo è il soprannome popolare della venerata istituzione fondata oltre tre secoli fa).
La banca centrale di Londra insiste che il suo oro è puro al 99,9 per cento e il deterioramento osservato è dovuto solo all’azione ossidante del tempo: parte della riserva, valutata oggi in 320 tonnellate per un valore di mercato di circa 6 miliardi di euro, fu importata dagli Stati Uniti tra il 1930 e il 1940. Un portavoce ha rassicurato che l’oro deteriorato potrebbe essere comunque affidato a un impianto di raffinazione per essere fuso e trasformato in nuovi lingotti. Non sono stati forniti dati sulla quantità delle riserve che ha presentato il «piccolo problema di invecchiamento». Ma coloro che nutrono sospetti insistono che le fessure potrebbero essere il sintomo di contaminazione all’origine con altri metalli di base e avvertono che nella stessa situazione si potrebbero trovare i tesori conservati da altri banche centrali europee.
La Bank of England tiene l’oro per conto del Tesoro. La maggior parte delle 320 tonnellate è in barre che pesano tra i 10.9 e i 13.4 chili, valore tra i 258 mila e i 317 mila dollari l’una. Il governo ha una riserva aurea e in valuta estera che viene mantenuta per sostenere il corso della sterlina in tempi di instabilità dei mercati. Una pratica comune a tutti gli istituti centrali del mondo. In teoria, in tempo di guerra, le riserve potrebbero essere impiegate per finanziare importazioni d’emergenza di materie prime e beni strategici. La banca fu fondata nel 1694 dallo scozzese William Paterson proprio per finanziare le guerre di Sua Maestà, al tempo ricorrenti.
La sede della Bank of England, un palazzo nel cuore della City, appare come una sorta di fortezza circondata da mura senza finestre. Fino al 1973 era difesa da un distaccamento dell’esercito che pattugliava il perimetro esterno. Il forziere sotterraneo è stato sempre considerato impenetrabile. Ma nel 1836 il governatore ricevette la lettera di uno sconosciuto che sosteneva di aver trovato una via segreta d’accesso. L’anonimo sfidò i dirigenti della Banca dando loro appuntamento all’interno: e mantenne la parola facendosi trovare puntuale sul posto. Era un operaio della rete fognaria che aveva trovato un varco. Secondo la leggenda fu ricompensato per l’informazione (e per non averne approfittato) con 800 sterline.
Guido Santevecchi
30 settembre 2007
sabato, giugno 16, 2007
Vuoi scopare? No, grazie, preferisco pagare l'ICI!
da: http://it.news.yahoo.com/15062007/201/ricerca-pagare-tasse-puo-gratificare-come-cibo-sesso.html
Ricerca: Anche Pagare Tasse Puo' Gratificare Come Cibo e Sesso
ADN Kronos - Ven 15 Giu
Roma, 15 giu . (Adnkronos Salute) - Sapere di aver destinato i propri soldi a una buona causa, anche se si tratta di tasse, dà lo stesso piacere del sesso o del cibo preferito. Lo dimostra la fotografia del cervello scattata dai ricercatori dell'università dell'Oregon, negli Usa. Essere altruisti è gratificante - sostiene l'equipe di neurologi ed economisti, che ha pubblicato lo studio su Science - anche in caso di un versamento obbligatorio come una tassa, se è a buon fine. Fare una donazione spontaneamente fa stare anche meglio.
''In un mondo ideale, se le tasse fossero impiegate bene - afferma Ulrich Mayr, psicologo dell'ateneo statunitense - ci sarebbero contribuenti soddisfatti''. Ed ecco risolto, dunque, il problema dell'evasione. Lo studio ha coinvolto 19 donne volontarie, a cui sono stati dati 100 dollari, mentre la loro attività cerebrale veniva monitorata con una risonanza magnetica funzionale per immagini. Sotto gli occhi delle partecipanti, i soldi venivano 'tassati' automaticamente dal computer e destinati, senza poter intervenire sul processo, a un ente caritatevole.
Solo alcune potevano decidere di devolvere parte o tutti i 100 dollari in beneficenza. In tutti i casi, sia che l'altruismo fosse spontaneo o imposto, la 'fotografia' del cervello ha evidenziato che si accendevano le stesse aree del piacere (il nucleo caudato e l'accumbens) stimolate dal sesso o dal cibo. A dimostrazione, sottolineano i ricercatori, che l'altruismo puro esiste e dà anche piacere.
Ricerca: Anche Pagare Tasse Puo' Gratificare Come Cibo e Sesso
ADN Kronos - Ven 15 Giu
Roma, 15 giu . (Adnkronos Salute) - Sapere di aver destinato i propri soldi a una buona causa, anche se si tratta di tasse, dà lo stesso piacere del sesso o del cibo preferito. Lo dimostra la fotografia del cervello scattata dai ricercatori dell'università dell'Oregon, negli Usa. Essere altruisti è gratificante - sostiene l'equipe di neurologi ed economisti, che ha pubblicato lo studio su Science - anche in caso di un versamento obbligatorio come una tassa, se è a buon fine. Fare una donazione spontaneamente fa stare anche meglio.
''In un mondo ideale, se le tasse fossero impiegate bene - afferma Ulrich Mayr, psicologo dell'ateneo statunitense - ci sarebbero contribuenti soddisfatti''. Ed ecco risolto, dunque, il problema dell'evasione. Lo studio ha coinvolto 19 donne volontarie, a cui sono stati dati 100 dollari, mentre la loro attività cerebrale veniva monitorata con una risonanza magnetica funzionale per immagini. Sotto gli occhi delle partecipanti, i soldi venivano 'tassati' automaticamente dal computer e destinati, senza poter intervenire sul processo, a un ente caritatevole.
Solo alcune potevano decidere di devolvere parte o tutti i 100 dollari in beneficenza. In tutti i casi, sia che l'altruismo fosse spontaneo o imposto, la 'fotografia' del cervello ha evidenziato che si accendevano le stesse aree del piacere (il nucleo caudato e l'accumbens) stimolate dal sesso o dal cibo. A dimostrazione, sottolineano i ricercatori, che l'altruismo puro esiste e dà anche piacere.
sabato, maggio 12, 2007
LA FACCIA COME IL CULO!
Economia
BANCHE: PRODI, IL RAPPORTO E' TRASPARENTE
NON C'E' STATO NESSUN GIOCO SOTTOBANCO
Roma, 12 mag. - (Adnkronos) - ''Non e' vero'' che le banche sono una forma di governo occulto. Lo assicura il premier Romano Prodi ai microfoni di 'Radio 24' commentando le ultime dichiarazioni del professore Mario Monti. ''Non e' vero -insiste il presidente del Consiglio- perche' il rapporto banche-governo e' assolutamente trasparente. Non c'e' mai stato nessun gioco sottobanco. Io sono contento che finalmente che l'Italia abbia alcuni istituto bancari forti''.
fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Economia/?id=1.0.942576774
ricordiamo che Prodi è un uomo della Goldman Sachs?!?
vedi: TUTTI GLI UOMINI DE IL GRASSO BANKIERE - la Goldman Sachs
BANCHE: PRODI, IL RAPPORTO E' TRASPARENTE
NON C'E' STATO NESSUN GIOCO SOTTOBANCO
Roma, 12 mag. - (Adnkronos) - ''Non e' vero'' che le banche sono una forma di governo occulto. Lo assicura il premier Romano Prodi ai microfoni di 'Radio 24' commentando le ultime dichiarazioni del professore Mario Monti. ''Non e' vero -insiste il presidente del Consiglio- perche' il rapporto banche-governo e' assolutamente trasparente. Non c'e' mai stato nessun gioco sottobanco. Io sono contento che finalmente che l'Italia abbia alcuni istituto bancari forti''.
fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Economia/?id=1.0.942576774
ricordiamo che Prodi è un uomo della Goldman Sachs?!?
vedi: TUTTI GLI UOMINI DE IL GRASSO BANKIERE - la Goldman Sachs
sabato, aprile 28, 2007
Un altro calcio in culo alla Banca Mondiale dal Sud America!
BANCA MONDIALE: ECUADOR CHIEDE ESPULSIONE RAPPRESENTANTE
(AGI) - Quito/Washington, 27 apr. - Il presidente dell'Ecuador, Rafel Correa, ha chiesto l'espulsione del rappresentante della Banca mondiale a Quito, Eduardo Somensatto, definendolo "persona non gradita", in segno di protesta per la decisione dell'organismo nel 2005 di negare un prestito da 100 milioni di dollari al paese.
Una dichiarazione che di fatto, come hanno spiegato fonti diplomatiche, implica l'espulsione ma non necessariamente la sospensione delle attivita' della banca.
Correa ritiene infatti che il prestito sia stato negato come forma di punizione per la riforma dell'industria del petrolio, anche se ufficialmente e' stato congelato per un presunto inadempimento.
In un comunicato, il Ministero degli Esteri dell'Ecuador ha reso noto che Correa ha dichiarato il funzionario "persona non gradita" e ha sollecitato, in una lettera inviata martedi', l'organismo mondiale a richiamare il brasiliano Somensatto.
Immediata la risposta della Banca Mondiale: in una nota diffusa a Washington, ha replicato che "sta studiando le implicazioni di questa decisione" e ha ribadito "la volonta' dell'istituzione di mantenere il dialogo al massimo livello con le autorita' del paese e l'impegno per la lotta alla poverta'".
http://finanza.repubblica.it/scripts/cligipsw.dll?app=KWF&tpl=kwfinanza%5Cdettaglio_news.tpl&del=20070427&fonte=AGI&codnews=170167
giovedì, aprile 19, 2007
Chàvez castiga IGB
http://www.aprileonline.info/2706/estinto-il-debito-con-il-fmi
Estinto il debito con il FMI
Ida Rotano, 18 aprile 2007
Venezuela
Il paese estingue il debito con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Adesso un altro obiettivo: la costituzione del Banco del Sur. Raggiunto intanto un accordo di base su quello che sarà un grande trattato sull'energia per la regione
Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale da qualche giorno hanno un cliente in meno. Che il 2007 fosse un anno straordinario per il Venezuela lo si era intuito quando il presidente Chavez aveva chiesto (e ottenuto) dal parlamento i pieni poteri per portare a termine gran parte del suo programma politico. La straordinarietà di questo anno ha poi coinciso con il pagamento dei debiti contratti dal paese sudamericano nel corso del tempo.
E dal ministro delle Finanze arriva la conferma: "Il Venezuela è libero e grazie a dio i venezuelani di oggi e quelli che stanno per nascere non hanno nemmeno un centesimo di debito con questi organismi capeggiati dai falchi statunitensi" ha fatto sapere Rodrigo Cabezas, che ha aggiunto: "Con il pagamento dell'ultima rata di debito il Venezuela ha recuperato interamente la sua sovranità" .
La soddisfazione traspare anche dalle parole del leader venezuelano Chavez: "Abbiamo trasformato il Venezuela da Paese indebitato e vincolato che eravamo, in un paese modesto ma importante e in un centro finanziario di appoggio ad altri paesi e popoli", ha detto riferendosi al concreto contributo venezuelano nell' estinzione dei debiti argentini. "Sono felice di aver potuto aiutare il fratello stato d'Argentina e adesso anche loro non devono dare più un centesimo al Fmi e alla Banca Mondiale" ha ribadito Chavez.
Eppure il grande stato sudamericano avrebbe avuto la possibilità di spalmare il proprio debito fino al 2012. Anticipando di cinque anni l'estinzione della cifra dovuta agli organismi finanziari internazionali, le casse venezuelane hanno risparmiato almeno 8 milioni di dollari Usa di interessi e aperto un ciclo storico politico nuovo.
"Chiudiamo una fase storica di indebitamento con Fmi e Banca Mondiale - dice soddisfatto il ministro Cabezas - iniziata nel 1989 con la presidenza di Carlos Perez. In quel periodo furono firmati accordi che hanno contribuito all'indebitamento nazionale".
Se da un lato la chiusura a Fmi e Banca Mondiale sembra ormai cosa definitiva, dall'altra Chavez lascia aperta la porta ad una possibile partecipazione del suo paese ai progetti del Bid (Banco Interamericano de desarrollo) e della Caf (Corporacion Andina de Fomento), anche se il vero progetto è la creazione della Banca del Sud.
Argentina, Bolivia, Ecuador, Venezuela e anche Brasile (che fra poco tempo formalizzerà la sua richiesta di far parte del gruppo) cercheranno di costruire un istituto di credito che abbia un forte impatto nella regione, conceda crediti ai paesi dell'area e rimpiazzi in questo modo il Fmi.
"Adesso andremo per la nostra strada cercando di realizzare le istituzioni che ci chiedono i cittadini per i progetti di sviluppo sociale" ha detto il ministro Cabezas. "La banca del sud - ha aggiunto il ministro - sarà un soggetto finanziario professionale e tecnicamente adatto a preservare le nostre ricchezze e a utilizzare le risorse per grandi progetti di sviluppo".
I paesi sudamericani hanno intanto raggiunto un accordo di base su quello che sarà un grande trattato sull'energia per la regione, nel quale si contempla di utilizzare in maniera complementare gli idrocarburi, i cosiddetti biocombustibili e l'idroelettricità, oltre a svariate forme di energie alternative, come quella eolica e solare. L'accordo è stato siglato dopo ore di negoziazione prima dai ministri dell'Energia, poi dai titolari degli Esteri e più tardi dai presidenti riuniti a Porlamar, nella venezuelana isola Margherita, durante il Primo summit energetico del Sudamerica.
Le discussioni sono riuscite a chiarire i dissidi fra le contrastanti posizioni di Brasile e Venezuela sul tema dei combustibili derivati dai prodotti agricoli come il mais e la canna da zucchero. "A noi sembra buono far derivare l'etanolo dalla canna da zucchero e dalla palma africana - ha dichiarato Hugo Chavez, riferendosi ai piani Usa di produrre etanolo dal mais e sostituirlo alla benzina per i veicoli, piano rispettato da Lula - ma non siamo d'accordo nel coinvolgere il coltivazioni alimentari come il mais, perché porterebbe all'aberrazione di dare ai veicoli i cereali mentre la gente muore di fame". Ad accordo raggiunto è stata creata la Unasur, ossia le Nazioni unite sudamericane, che avranno una segreteria permanente a Quito, in Ecuador, giusto a metà del continente e avrà come obiettivo il raggiungimento dell'integrazione energetica del sud.
Estinto il debito con il FMI
Ida Rotano, 18 aprile 2007
Venezuela
Il paese estingue il debito con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Adesso un altro obiettivo: la costituzione del Banco del Sur. Raggiunto intanto un accordo di base su quello che sarà un grande trattato sull'energia per la regione
Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale da qualche giorno hanno un cliente in meno. Che il 2007 fosse un anno straordinario per il Venezuela lo si era intuito quando il presidente Chavez aveva chiesto (e ottenuto) dal parlamento i pieni poteri per portare a termine gran parte del suo programma politico. La straordinarietà di questo anno ha poi coinciso con il pagamento dei debiti contratti dal paese sudamericano nel corso del tempo.
E dal ministro delle Finanze arriva la conferma: "Il Venezuela è libero e grazie a dio i venezuelani di oggi e quelli che stanno per nascere non hanno nemmeno un centesimo di debito con questi organismi capeggiati dai falchi statunitensi" ha fatto sapere Rodrigo Cabezas, che ha aggiunto: "Con il pagamento dell'ultima rata di debito il Venezuela ha recuperato interamente la sua sovranità" .
La soddisfazione traspare anche dalle parole del leader venezuelano Chavez: "Abbiamo trasformato il Venezuela da Paese indebitato e vincolato che eravamo, in un paese modesto ma importante e in un centro finanziario di appoggio ad altri paesi e popoli", ha detto riferendosi al concreto contributo venezuelano nell' estinzione dei debiti argentini. "Sono felice di aver potuto aiutare il fratello stato d'Argentina e adesso anche loro non devono dare più un centesimo al Fmi e alla Banca Mondiale" ha ribadito Chavez.
Eppure il grande stato sudamericano avrebbe avuto la possibilità di spalmare il proprio debito fino al 2012. Anticipando di cinque anni l'estinzione della cifra dovuta agli organismi finanziari internazionali, le casse venezuelane hanno risparmiato almeno 8 milioni di dollari Usa di interessi e aperto un ciclo storico politico nuovo.
"Chiudiamo una fase storica di indebitamento con Fmi e Banca Mondiale - dice soddisfatto il ministro Cabezas - iniziata nel 1989 con la presidenza di Carlos Perez. In quel periodo furono firmati accordi che hanno contribuito all'indebitamento nazionale".
Se da un lato la chiusura a Fmi e Banca Mondiale sembra ormai cosa definitiva, dall'altra Chavez lascia aperta la porta ad una possibile partecipazione del suo paese ai progetti del Bid (Banco Interamericano de desarrollo) e della Caf (Corporacion Andina de Fomento), anche se il vero progetto è la creazione della Banca del Sud.
Argentina, Bolivia, Ecuador, Venezuela e anche Brasile (che fra poco tempo formalizzerà la sua richiesta di far parte del gruppo) cercheranno di costruire un istituto di credito che abbia un forte impatto nella regione, conceda crediti ai paesi dell'area e rimpiazzi in questo modo il Fmi.
"Adesso andremo per la nostra strada cercando di realizzare le istituzioni che ci chiedono i cittadini per i progetti di sviluppo sociale" ha detto il ministro Cabezas. "La banca del sud - ha aggiunto il ministro - sarà un soggetto finanziario professionale e tecnicamente adatto a preservare le nostre ricchezze e a utilizzare le risorse per grandi progetti di sviluppo".
I paesi sudamericani hanno intanto raggiunto un accordo di base su quello che sarà un grande trattato sull'energia per la regione, nel quale si contempla di utilizzare in maniera complementare gli idrocarburi, i cosiddetti biocombustibili e l'idroelettricità, oltre a svariate forme di energie alternative, come quella eolica e solare. L'accordo è stato siglato dopo ore di negoziazione prima dai ministri dell'Energia, poi dai titolari degli Esteri e più tardi dai presidenti riuniti a Porlamar, nella venezuelana isola Margherita, durante il Primo summit energetico del Sudamerica.
Le discussioni sono riuscite a chiarire i dissidi fra le contrastanti posizioni di Brasile e Venezuela sul tema dei combustibili derivati dai prodotti agricoli come il mais e la canna da zucchero. "A noi sembra buono far derivare l'etanolo dalla canna da zucchero e dalla palma africana - ha dichiarato Hugo Chavez, riferendosi ai piani Usa di produrre etanolo dal mais e sostituirlo alla benzina per i veicoli, piano rispettato da Lula - ma non siamo d'accordo nel coinvolgere il coltivazioni alimentari come il mais, perché porterebbe all'aberrazione di dare ai veicoli i cereali mentre la gente muore di fame". Ad accordo raggiunto è stata creata la Unasur, ossia le Nazioni unite sudamericane, che avranno una segreteria permanente a Quito, in Ecuador, giusto a metà del continente e avrà come obiettivo il raggiungimento dell'integrazione energetica del sud.
martedì, aprile 17, 2007
Signoraggio->GoldmanSachs->Prodi->TAV-suicidi
Usura e Libertà (http://www.rinascita.info/cogit_content/rq_editoriale/Usura_e_Libert.shtml)
| Giovedì 8 Marzo 2007 - 16:19 | Stelvio Dal Piaz |
L’usura sta strangolando uomini e popoli.
E’ oggi fondamentale sottrarre l’emissione della moneta al sistema privato bancario e, per dare inizio a questa autentica “guerra di liberazione”, occorre denunciare i servi del sistema bancario, responsabile dell’indebitamento pubblico e causa dell’impoverimento delle nazioni.
Nazioni nelle quali il cittadino è chiamato a lavorare sempre di più per produrre beni e servizi di cui potrà godere sempre meno perché una parte sempre maggiore del suo reddito sarà assorbito da imposte, tasse, balzelli, tariffe monopolistiche non contrattabili e interessi di signoraggio sul denaro utilizzato.
Camerieri delle banche come l’attuale presidente del Consiglio Romano Prodi, un uomo della Goldman&Sachs, al tempo stesso presidente dell’Iri e consulente della multinazionale Unilever, protagonista, all’epoca, della discussa privatizzazione di Cirio, Bertolli e De Rica.
La Goldman&Sachs, appunto la banca d’affari che aveva finanziato nel 1993 la campagna elettorale di Prodi con un miliardo di lire versato sul conto corrente della ASE S.r.l. di cui lo stesso Prodi era socio insieme alla moglie.
Una banca strumento della svendita-rapina del patrimonio pubblico italiano e tra l’altro socia della Tav (Treno ad alta velocità). Una lobby che ha l’anno scorso ha piazzato il suo proconsole, Draghi, già direttore generale del Tesoro e presidente del comitato per le privatizzazioni (Enel, Telecom, Imi, Comit, Eni, BNL.) al vertice della Banca d'Italia.
Con la benedizione dell’altro personaggio legato al sistema bancario internazionale: l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, autore - da governatore della Banca d'Italia - di una delle più rovinose operazioni monetarie che la storia ricordi.
Draghi, con Prodi e il suo “maestro” Andreatta, era stato un perno di una perversa triangolazione: Banca centrale europea più banche d’affari, Commissione europea, governo italiano.
Una trimurti pericolosa che agiva e agisce attraverso la normativa imposta dal trattato di Maastricht, altro capolavoro studiato dalla cupola usurocratica per lo strangolamento dei popoli europei. Una trimurti alla quale partecipa l’attuale ministro dell’Economia, il finanziere Tommaso Padoa Schioppa, già vicedirettore della Banca centrale europea e uomo di fiducia dei banchieri privati.
A questi noti servi italiani della grande finanza, va aggiunto l’uomo forte del governo Prodi: quel Massimo D'Alema che, non dimentichiamolo, da presidente del Consiglio, con un decreto ad hoc, salvò le banche dopo la sentenza n. 2374 della Corte di Cassazione che aveva dichiarato illegittima la pratica usuraia dell’anatocismo. Una pratica vessatoria che ha fatto fallire tante imprese e tante sane attività economiche, provocando anche numerosi suicidi.
Abbiamo appena sollevato il velo sui nemici interni della libertà nazionale e della giustizia sociale. La guerra di liberazione è appena iniziata.
| Giovedì 8 Marzo 2007 - 16:19 | Stelvio Dal Piaz |
L’usura sta strangolando uomini e popoli.
E’ oggi fondamentale sottrarre l’emissione della moneta al sistema privato bancario e, per dare inizio a questa autentica “guerra di liberazione”, occorre denunciare i servi del sistema bancario, responsabile dell’indebitamento pubblico e causa dell’impoverimento delle nazioni.
Nazioni nelle quali il cittadino è chiamato a lavorare sempre di più per produrre beni e servizi di cui potrà godere sempre meno perché una parte sempre maggiore del suo reddito sarà assorbito da imposte, tasse, balzelli, tariffe monopolistiche non contrattabili e interessi di signoraggio sul denaro utilizzato.
Camerieri delle banche come l’attuale presidente del Consiglio Romano Prodi, un uomo della Goldman&Sachs, al tempo stesso presidente dell’Iri e consulente della multinazionale Unilever, protagonista, all’epoca, della discussa privatizzazione di Cirio, Bertolli e De Rica.
La Goldman&Sachs, appunto la banca d’affari che aveva finanziato nel 1993 la campagna elettorale di Prodi con un miliardo di lire versato sul conto corrente della ASE S.r.l. di cui lo stesso Prodi era socio insieme alla moglie.
Una banca strumento della svendita-rapina del patrimonio pubblico italiano e tra l’altro socia della Tav (Treno ad alta velocità). Una lobby che ha l’anno scorso ha piazzato il suo proconsole, Draghi, già direttore generale del Tesoro e presidente del comitato per le privatizzazioni (Enel, Telecom, Imi, Comit, Eni, BNL.) al vertice della Banca d'Italia.
Con la benedizione dell’altro personaggio legato al sistema bancario internazionale: l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, autore - da governatore della Banca d'Italia - di una delle più rovinose operazioni monetarie che la storia ricordi.
Draghi, con Prodi e il suo “maestro” Andreatta, era stato un perno di una perversa triangolazione: Banca centrale europea più banche d’affari, Commissione europea, governo italiano.
Una trimurti pericolosa che agiva e agisce attraverso la normativa imposta dal trattato di Maastricht, altro capolavoro studiato dalla cupola usurocratica per lo strangolamento dei popoli europei. Una trimurti alla quale partecipa l’attuale ministro dell’Economia, il finanziere Tommaso Padoa Schioppa, già vicedirettore della Banca centrale europea e uomo di fiducia dei banchieri privati.
A questi noti servi italiani della grande finanza, va aggiunto l’uomo forte del governo Prodi: quel Massimo D'Alema che, non dimentichiamolo, da presidente del Consiglio, con un decreto ad hoc, salvò le banche dopo la sentenza n. 2374 della Corte di Cassazione che aveva dichiarato illegittima la pratica usuraia dell’anatocismo. Una pratica vessatoria che ha fatto fallire tante imprese e tante sane attività economiche, provocando anche numerosi suicidi.
Abbiamo appena sollevato il velo sui nemici interni della libertà nazionale e della giustizia sociale. La guerra di liberazione è appena iniziata.
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