martedì, settembre 15, 2009

Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 12

ultimo record (parte 11)

CVD: dopo una flessione DOVUTA A SMANETTAMENTI sui libri mastri[1], ecco che si riprende la GIUSTA VIA (dato l'autista, sic!):

Bankitalia, debito pubblico segna nuovo record
Torna a salire il debito pubblico italiano che nel mese di luglio si attesta a 1,753,5 miliardi, toccando un nuovo record (a giugno il debito delle amministrazioni pubbliche era calato a 1.751,6 miliardi). È quanto emerge dalle tabelle contenute nel supplemento Finanza Pubblica del bollettino statistico della Banca d'Italia. Dalla fine di dicembre 2008 il passivo ha segnato un incremento del 5,4 per cento.

da: http://www.rassegna.it/articoli/2009/09/14/51820/bankitalia-debito-pubblico-segna-nuovo-record

[1] http://www.primit.it/forum/phpBB3/viewtopic.php?f=5&t=22#p175

martedì, luglio 14, 2009

Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 11

auffh! non riesco a farci l'abitudine!

ultimo: parte 10


Debito pubblico record, calano le entrate fiscali

I dati contenuti nel Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia. Il deficit a maggio ha raggiunto quota 1.752,188 miliardi di euro, nuovo massimo storico. Giù le entrate fiscali: da gennaio a maggio -4,5 miliardi rispetto all'anno scorso

Aumenta il debito pubblico, calano le entrate fiscali. Il deficit a maggio ha raggiunto quota 1.752,188 miliardi di euro, segnando un incremento dello 0,22% rispetto ai 1.748,224 miliardi di aprile, precedente massimo storico. È quanto si legge nel Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia. A fine dicembre 2008 il debito pubblico era pari a 1.662,558 miliardi: in cinque mesi, dunque, si è registrato un aumento di 89,63 miliardi (+5,39%). Rispetto ai 1.648,74 miliardidi maggio dell'anno scorso, invece, il debito è invece cresciuto del 6,27%.

Quanto alle entrate fiscali, Bankitalia sottolinea che nei primi cinque mesi dell'anno sono calate del 3,2%, per un segno meno degli incassi del fisco pari a 4,5 miliardi di euro. Secondo le tabelle che riguardano il periodo da gennaio a maggio, considerate al netto dei Fondi speciali per la riscossione (cioè del gettito già contabilizzato ma non ripartito tra tasse e contributi) le entrate fiscali di cassa sono state pari a 134,8 miliardi, contro i 139,3 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno.

14/07/2009 11:45




da: http://www.rassegna.it/articoli/2009/07/14/49820/debito-pubblico-record-calano-le-entrate-fiscali


alla prox!

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giovedì, maggio 14, 2009

Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 10

rinfreschino: parte 9

oggi:

Su ogni italiano un conto da 29.021 euro
Debito pubblico record: a marzo 1.741 miliardi

Il fardello del debito pubblico italiano diventa sempre più pesante. Su ogni cittadino, compresi neonati e ultraottantenni, grava un conto di 29.021 euro. E la crescita non si ferma. A marzo, secondo la Banca d'Italia, è stato raggiunto un nuovo record a circa 1.741 miliardi di euro.

Una situazione poco consolante a cui si aggiunge un altro dato negativo, peraltro già dato dal ministero dell'Economia, qualche giorno fa. E cioè che le entrate tributarie, asciugate dalla crisi economica, sono calate di circa 4 miliardi nei primi tre mesi dell'anno. Unica nota positiva arriva invece da Regioni, Province e Comuni che si mostrano più virtuosi alleggerendo il peso del proprio contributo alla crescita dell'indebitamento. Da Palazzo Koch, insomma, arriva la conferma di quanto il Tesoro ha comunque già previsto peggiorando le proprie stime per l'anno in corso nella Ruef (relazione unificata sullo stato dell'economia). Anche la Banca d'Italia dunque conferma l'impatto della crisi e il peggioramento del quadro di finanza pubblica.
Per quanto riguarda in particolare il debito a marzo, secondo i dati di Via Nazionale, si è attestato esattamente a 1.741,275 miliardi di euro contro i 1.707,410 del precedente record segnato a febbraio. Non è questo comunque il dato utile ai fini della verifica del rispetto dei parametri europei ma il rapporto tra il debito e il Pil, la ricchezza prodotta nell'anno dal paese. Ma anche su questo fronte, come noto, non arrivano buoni segnali: la crescita, il denominatore di questo rapporto, si contrarrà di circa il 4% (come dicono il Tesoro, il Fmi, la Commissione europea). Mentre il numeratore continua ad aumentare facendo peggiorare il risultato finale. Tanto che il governo prevede che quest'anno il rapporto debito-pil salirà al 114,3% dal 105,8% del 2008 e prevede che nel 2010 arriverà al 117,1%.
Notizie altrettanto preoccupanti arrivano sul fronte delle entrate tributarie: si sono attestate, tra gennaio e marzo 2009, a 81,016 miliardi, ovvero circa 4 miliardi in meno rispetto agli 85,075 dei primi tre mesi del 2008. Il calo percentuale è del 4,8%. Un clima insomma non dei migliori al quale si è aggiunto ieri il brusco calo delle quotazioni in Borsa. Che scivola in deciso calo con le banche e le assicurazioni. Milano è così la peggiore d'Europa con il Mibtel che chiude a -3,91% (15.344 punti) e lo S&P/Mib che arretra del 4,70% a 19.381 punti.
Filippo Caleri 14/05/2009 da: http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/05/14/1024241-debito_pubblico_record_marzo_miliardi.shtml


13/5/2009 (11:1) - I NUMERI DI PALAZZO KOCH
Bankitalia: debito pubblico record
A marzo 1.741 miliardi di euro: 29mila euro per ciscun italiano
ROMA - Non si ferma l’escalation del debito pubblico italiano che a marzo centra un nuovo record a circa 1.741 miliardi di euro. Un conto che si fa sempre più salato e che vale 29.021 euro per ciascun italiano, ultraottantenni e bebè inclusi. Ma non è l’unico dato negativo: le entrate tributarie, asciugate dalla crisi economica, calano di circa 4 miliardi nei primi tre mesi dell’anno. Mentre, unico dato "consolante", Regioni, Province e Comuni si mostrano più virtuosi alleggerendo il peso del proprio contributo alla crescita dell’indebitamento.
La fotografia viene fornita dalla Banca d’Italia che nell’ultimo supplemento al bollettino statistico conferma quanto il Tesoro ha comunque già previsto peggiorando le proprie stime per l’anno in corso nella Ruef (relazione unificata sullo stato dell’economia) resa nota lo scorso mese. Anche la Banca d’Italia dunque conferma l’impatto della crisi e il peggioramento del quadro di finanza pubblica. Per quanto riguarda in particolare il debito a marzo, secondo i dati di Via Nazionale, si è attestato esattamente a 1.741,275 miliardi di euro contro i 1.707,410 del precedente record segnato a febbraio. Non è questo comunque il dato utile ai fini della verifica del rispetto dei parametri europei ma il rapporto tra il debito e il Pil, la ricchezza prodotta nell’anno dal paese.
Ma anche su questo fronte, come noto, non arrivano buoni segnali: la crescita infatti, il denominatore di questo rapporto, si contrarrà di circa il 4% (come dicono il Tesoro, il Fmi, la Commissione europea). Mentre il numeratore continua ad aumentare facendo peggiorare il risultato finale. Tanto che il governo prevede che quest’anno il rapporto debito-pil salirà al 114,3% dal 105,8% del 2008 e prevede che nel 2010 arriverà al 117,1%. Notizie altrettanto preoccupanti arrivano sul fronte delle entrate tributarie: si sono attestate, tra gennaio e marzo 2009, a 81,016 miliardi, ovvero circa 4 miliardi in meno rispetto agli 85,075 dei primi tre mesi del 2008. Il calo percentuale è del 4,8%.
Il dato è oltretutto calcolato al netto dei fondi speciali per della riscossione, cioè importi già incassati ma non ancora suddivisi tra tasse e contributi, che mostrano un leggero scostamento tra i due trimestri considerati e che potrebbero far peggiorare, anche se di poco, il risultato definitivo. Un dato peraltro in linea con quello del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia che lunedì scorso ha comunicato a sua volta che nel periodo gennaio-marzo 2009 le entrate erariali, al lordo delle una tantum, sono risultate inferiori di 4.068 milioni di euro (-4,6%). In questo quadro unico dato positivo arriva dalle amministrazioni locali che appaiono più virtuose riuscendo in qualche caso a contrarre il proprio debito anche se il dato riguarda solo i primi tre mesi e non tutto l’anno: per quanto riguarda i Comuni, a marzo il debito si è attestato a 47,282 miliardi (48,183 a febbraio).
Per le Regioni (più le Province autonome) il debito a marzo si è fermato a 43,068 miliardi stabile rispetto ai 43,026 miliardi di febbraio. Infine le Province: sempre a marzo debito a quota 8,961 miliardi contro i 9,219 del mese precedente. Complessivamente dunque il debito delle amministrazioni locali (compresa la voce ’altri entì che, sempre a marzo, segna un debito di 9,3 miliardi) cala da 109,024 miliardi di febbraio a 108,645 miliardi (109,585 a marzo 2008).
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200905articoli/43672girata.asp



alla prox.

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mercoledì, aprile 15, 2009

Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 9

aggiornamento (capiraaaaaaaaaaaiiii che aggiornamento!)

eravano alla parte 8..

oggi:

Bankitalia:debito record a 1.708mld

(ANSA) - ROMA, 15 APR -Record nel debito pubblico giunto a febbraio a 1.708mld, mentre calano al contempo del 7,2% le entrate fiscali. Lo dice Bankitalia.L'istituto rende note le cifre attraverso il supplemento al bollettino statistico dedicato alla finanza pubblica. In particolare sono le amministrazioni pubbliche a toccare il nuovo record di debito assoluto in febbraio a quota 1.708 miliardi come gia' evidenziato, in decisa crescita dal precedente livello record di 1.699,171 miliardi toccato a gennaio.

da: http://it.notizie.yahoo.com/10/20090415/tit-bankitalia-debito-record-a-1-708mld-2dba20d.html

alla prossima (ossia DOMANI)

lunedì, marzo 16, 2009

Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 8

che noia, no? dicevamo in "parte 7"

e ora, CVD, leggiamo:

Nuovo record del debito pubblico italiano, a 1.700 miliardi
13 Marzo, 2009

Nuovo record del debito pubblico. A gennaio, secondo i dati di Bankitalia contenuti nel supplemento al Bollettino statistico, l’ammontare complessivo del debito è balzato a 1.700,2 miliardi. Il precedente record risaliva a novembre 2008 quando il debito si era attestato a 1.686 miliardi di euro. A fine 2008 il debito pubblico italiano si è attestato a 1.663.637 milioni ovvero al 105,8% del Pil (Prodotto interno lordo) in rialzo rispetto al 103,5% del 2007. In calo, invece, le entrate fiscali, scese a gennaio a 29,675 miliardi (-5,1% su base annua).

Le cause. L’aumento del debito «riflette il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (49.322 milioni), l’incremento delle attività detenute dal Tesoro presso la Banca d’Italia (10.609 milioni), e l’emissione di titoli sotto la pari».

Ultime aste di titoli di Stato. Intanto questa mattina il Tesoro ha emesso nuovi BTp (Buoni del Tesoro poliennali). Il titolo a cinque anni è stato collocato per un importo di 3,5 miliardi con un rendimento lordo del 3,51%, mentre il BTp a 30 anni è stato piazzato per 1,46 miliardi con un rendimento lordo del 5,61 per cento.


CVD: al prossimo "RECORD"..

eppure mi sembra ieri che si era SFONDATO il 1.400..

venerdì, agosto 29, 2008

Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 7

Mancavamo da un po' di tempo al nostro appuntamento, un po' perché c'è sempre molto da fare e un po', diciamolo, perché ORMAI l'andazzo (il trend) ci è ormai chiaro e quello che dobbiamo, purtroppo, fare è solo una CONFERMA dai nuovi dati in arrivo. Vi ricordo l'ultima puntata:
Debito pubblico, è record storico (ma ogni volta?) parte 6


da: http://www.corriere.it/economia/08_luglio_11/debito_pubblico_italia_765a07fe-4f28-11dd-932f-00144f02aabc.shtml

Debito pubblico in aprile a 1.661,4 miliardi
E' il nuovo record, dopo i 1.646,8 registrati a marzo. In crescita nei primi 5 mesi del 2008 le entrate tributarie 

ROMA - Il debito pubblico italiano sale ancora e segna un nuovo record ad aprile a 1.661,4 miliardi di euro, dai 1.646,8 di marzo. Lo comunica la Banca d'Italia nel suo Supplemento del bollettino statistico.

ENTRATE TRIBUTARIE IN CRESCITA - La Banca d'Italia ha anche diffuso i dati sulle entrate tributarie che nei primi cinque mesi del 2008 sono ammontate a 140.333 milioni di euro, in crescita del 6,1% rispetto ai 132.178 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. A maggio, ultimo mese analizzato, le entrate sono state pari a 28.940 milioni di euro (28.363 nel maggio del 2007).

11 luglio 2008



dai, solito discorso noioso: entrate che aumentano, debito pubblico che aumenta eblablabla..

lunedì, marzo 31, 2008

Un prodigo avaro: Trichet

Un prodigo avaro: Trichet
di Marco Giacinto Pellifroni

Il continuo apprezzamento dell’euro sul dollaro fa sorgere ragionevoli domande, pur senza speranza di risposte da un’Eurotower blindata grazie a leggi infami volute dai passati governi senza alcuna consultazione popolare nonostante la loro rilevanza; leggi che la isolano da qualsivoglia interferenza nelle decisioni dei suoi vertici, che giocano con l’esistenza, e spesso la sopravvivenza, del nostro apparato produttivo, e quindi di tutti noi very normal people.

Si assiste, sulle due sponde dell’Atlantico, a politiche monetarie in parte convergenti, in parte divergenti. La politica convergente delle due rispettive banche centrali non fa che confermare, se mai ve ne fosse bisogno, data la loro struttura privata, la difesa a oltranza delle loro proprietarie: le banche commerciali, e più ancora quelle più squisitamente finanziarie, le CIB (Corporate Investment Banks), ideatrici dei derivati, collaterali, leverages, etc., ossia di tutto quel castello di carte in corso di crollo. Infatti, sia la Federal Reserve americana (Fed), sia la Banca Centrale Europea (BCE), non fanno che pompare liquidità nel sistema bancario, a ritmi di decine, quando non centinaia di miliardi di dollari ed euro, rispettivamente. Questo, nell’ovvio intento di salvarlo dalla bancarotta, di cui è esso stesso causa. Si effettuano insomma, senza troppo clamore, dei salvataggi plurimi (bailouts) sullo stile degli interventi di Stato di non remota memoria per impedire il collasso di aziende comunque decotte. Del resto, le banche centrali sono dichiaratamente lì anche per questo, come salvatori di ultima istanza; e non stupisce che sia la Fed che la BCE stiano accettando dalle banche disastrate, pagandoli in moneta sonante (si fa per dire) o in buoni del Tesoro, tutti quei titoli spazzatura della finanza strutturata che nessuno più vuole, e idonei ormai solo per le cartiere di riciclaggio.

La politica divergente invece vede, a Ovest, la Fed impegnata in ripetuti, e ravvicinati, tagli dei tassi; mentre in Europa la BCE di Trichet, dopo averli ripetutamente alzati sino al giugno scorso, non presta ascolto ai lamenti che da varie parti d’Europa si levano affinché segua, sia pur in parte, l’esempio del suo collega d’oltreoceano, Ben Bernanke.

Ora, mentre la politica di Bernanke, per quanto criticabile per l’entità delle operazioni, è perlomeno coerente sui due versanti, nel senso che entrambi provocano dichiaratamente inflazione, che si accetta per tentare di attutire gli effetti della recessione, quella di Trichet è contraddittoria, poiché egli non fa che lanciare anatemi contro l’inflazione, arrivando persino a chiedere il blocco dei salari, già esangui; ma, nello stesso tempo in cui demonizza i tagli dei tassi, si abbandona a maxi-trasferimenti di liquidità, cioè di soldi nostri, nel circuito bancario per salvarlo dalle sue stesse acrobazie truffaldine. Con una mano toglie (a noi) per profondere generosamente con l’altra (alle banche). Insomma affama la parte produttiva della nazione per profondere quanto le toglie alla parte parassitaria, colpevole dell’attuale dissesto. Di qui il mio epiteto di “prodigo avaro”.

Ma l’intervento che né l’uno né l’altro si decidono a fare è ancora più importante dei primi due: alzare la riserva monetaria obbligatoria; una mossa che, se fatta a tempo debito, avrebbe in buona parte impedito tutto il walzer di indebitamenti a catena, basati sul nulla, in cui si sono voluttuosamente lanciate tutte le compagnie finanziarie di ogni ordine e grado: dalle CIB alle compagnie monoline, ossia garanti della solvibilità dei bonds, emessi allegramente con l’avallo di garanzie fasulle, sia dalle suddette finanziarie sia, in volumi crescenti, dagli stessi enti pubblici, locali (munibonds) e federali, a loro volta garantiti da compiacenti o colluse società di rating, quelle cioè che danno i “voti” di affidabilità alle società, agli enti pubblici e addirittura agli Stati.

Insomma, di tutto fanno questi governatori centrali tranne che intervenire per salvare i cittadini che improvvidamente si sono consegnati, imbavagliati e con mani e piedi legati, nelle loro pelose mani: quelli americani dal lontano 1913,
quando fu fondata la Fed; e noi europei a partire dal funesto Trattato di Maastricht nel 1992, preludio alle catene dell’euro; trattato che impedisce al nostro Ministero del Tesoro di concertare con la Banca d’Italia i tassi di sconto, la quantità di nuova valuta circolante, la riserva frazionaria obbligatoria per tamponare l’emorragia di mutui e crediti al consumo concessi dalle banche e che tanta parte hanno avuto nella crescita dell’inflazione e nei conseguenti default.

Le politiche monetarie centrali, con la scusa di salvare l’economia, in realtà per ingrassare le banche loro azioniste, sono state determinanti nel favorire il formarsi di bolle speculative i cui successivi scoppi hanno fatto milioni di vittime tra i risparmiatori o anche solo nelle borse della spesa giornaliera. E la bolla più devastante è stata certamente l’ultima, seguita al 9/11, dove la moneta facile ha trasformato Stati Uniti ed Europa in immensi cantieri edili, con l’aggiunta, per i primi, di una “ripresa” drogata dalle spese infinite di guerre senza fine, specie in Iraq per la difesa all’ultimo sangue dei privilegi del dollaro. Coi risultati oggi sotto gli occhi di tutti.

A questo punto, riprende vigore il dibattito se l’intervento nell’economia di enti privati con ruoli tipicamente pubblici, come quello di una banca centrale, abbia ancora un senso. Infatti, le ripetute, massicce iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali a sostegno di banche e borse non sta conseguendo effetti di rilievo, visto il continuo declino dei mercati azionari e la cattiva salute delle maggiori banche mondiali. Considerati i modestissimi risultati dei loro interventi, ci si chiede se i tanto deprecati governi non avrebbero forse saputo far di meglio. In altre parole, un mercato finanziario regolato dal competente Ministero del Tesoro non avrebbe potuto evitare, agendo all’origine, i disastri cui stiamo ogni giorno assistendo? Se i tagli della Fed si stanno avvicinando al tasso zero, oltre il quale più nessun taglio è ovviamente possibile, mentre i non tagli della BCE stanno mettendo all’angolo le nostre esportazioni, non è tutto questo una dimostrazione che il passaggio di consegne dal Tesoro alle banche centrali è stato di ben scarsa utilità, o meglio di danno, all’economia reale al di qua e al di là dell’Atlantico? La cessione della sovranità monetaria del dollaro e dell’euro, dai rispettivi governi ad autorità private centrali, non ha raggiunto minimamente lo scopo dichiarato di metterci al riparo da profondi squilibri nel mercato dei cambi. Eppure, tale cessione ci è costata in una misura che maggiore non avrebbe potuto essere: il formarsi di un crescente debito pubblico, inestinguibile, e gravato di un interesse a totale arbitrio delle banche centrali, presunte salvatrici degli interessi collettivi. Un prezzo folle, suicida, che solo la collusione tra politici e banchieri ha potuto consigliare; e per giunta senza la minima partecipazione popolare, tenuta per decenni all’oscuro di questo patto occulto.

Patto di cui non si sente parlare, neppure in questi convulsi giorni pre-elettorali, da nessuna delle compagini antagoniste; e si dà per scontato che questa “tutela” dei nostri soldi da parte di una lobby privata e sovranazionale sia quanto di meglio possiamo desiderare. E non si venga a dire che personaggi come Berlusconi, Veltroni, Bertinotti e Casini non siano perfettamente al corrente di quanto da quasi due anni vado, da questa tribuna, denunciando ad un uditorio purtroppo assai più circoscritto di quello cui si rivolgono lorsignori.

Notizia dell’ultima ora, apparsa sull’Associated Press: Bush e il suo Ministro del Tesoro Henry Paulson (ex numero uno della Goldman Sachs), annunceranno pubblicamente lunedì prossimo un robusto giro di vite ai sistemi di regolazione e ispezione del disinvolto mondo della finanza. Forse il governo si appresta a fare ciò che dovrebbe da sempre competergli: difendere gli interessi dei suoi cittadini elettori, anziché affidarli ad una lobby privata che ingenuamente si voleva far credere anteponesse l’interesse pubblico al suo proprio*. Il mito del “privato e de-regolato è bello” sta afflosciandosi, non già, come sarebbe stato logico aspettarsi sino ad anni non remoti, sotto i colpi di politici di sinistra (che anzi in Italia vi si sono convertiti in pieno con il governo uscente), ma su richiesta dei precedenti fautori del liberismo più sfrenato: i banchieri. Naturalmente, non per motivi etici, ma per far passare la solita formula di privatizzare i profitti, veri o presunti, finché ci sono, e poi pubblicizzare le perdite, chiedendo l’intervento dello Stato, sino allora sdegnosamente osteggiato. A pagare questa generosità di governi e banche centrali saranno, come sempre, i comuni cittadini, che nulla hanno a che vedere coi misfatti del mondo di CIB, CEO, CFO, COO, etc., ossia dei veri artefici della frode finanziaria globalizzata.

Marco Giacinto Pellifroni 30 marzo 2008

* “Mio nonno non avrebbe mai messo una faina a guardia del pollaio!” (Sandro Pascucci, su: http://www.signoraggio.com/signoraggio_auguricapodanno2008.html)


fonte:  http://www.truciolisavonesi.it/articoli/numero148/pellifroni.htm